Gli Indoeuropei e le origini dell’Europa

Questo denso saggio del prof. Villar, docente di linguistica indoeuropea dell’Università di Salamanca, espone in una grande visione d’insieme il quadro delle idee correnti tra gli studiosi in materia di studî indoeuropei, oltre a una storia del loro sviluppo.

Il libro si apre tentando di dare una risposta alla vexata quaestio della localizzazione dell’Urheimat, la patria arcaica comune in cui si svilupparono (e fors’anche nacquero) le varie lingue indoeuropee diffusesi poi in Europa e in parte dell’Asia. L’autore prende in esame le diverse teorie, ma propende purtroppo per le assai discutibili tesi della Gimbutas, che vorrebbero vedere come “kurganica” la sede nativa degli Indoeuropei, ossia individuarla nelle steppe meridionali russe. Ora, pur non ignorando le più fondate teorie che situano – con alcune varianti – nell’Europa del Nord la sede dell’Urheimat (tra questi anche Giacomo Devoto), l’autore del saggio accetta poi una tesi estremamente fragile (che, detto in estrema sintesi, intende localizzare la terra del faggio, del salmone, del castoro, della lontra, dell’alce, della foresta – ossia l’Urheimat, secondo le ricostruzioni fondate sul vocabolario comune – nella steppa russa).

Di là da questo discutibile presupposto, l’autore si “rimette in carreggiata” demolendo le inconsistenti moderne teorie “diffusioniste” degli archeologi, le quali, ridotte in poche parole, vorrebbero la diffusione delle lingue indoeuropee dovuta a semplici contatti (nella versione più estrema addirittura come una semplice “convenzione commerciale”). Villar ha dunque facile gioco nel dimostrare che le lingue indoeuropee, per la loro estrema ricchezza e complessità grammaticale e sintattica, non si prestano a un’appropriazione “utilitaristica”, ma sono state quasi certamente imposte da élites di dominatori che hanno soggiogato altri popoli che parlavano precedentemente linguaggi diversi, dei quali rimangono tracce nei dialetti formatisi dopo la diaspora: si riafferma in tal modo il principio “migrazionista”.

Un altro limite, purtroppo non del solo Villar ma assai diffuso tra gli studiosi contemporanei, è dato dall’accettazione passiva del “tabù” ormai invalso di tacere sugli Indoeuropei dal punto di vista razziale (o quanto meno etnico): stando alle parole di Villar, “il concetto di indoeuropeo è meramente linguistico” (p. 76): così dicendo si potrebbe ben giungere a identificare come “indoeuropei” anche gli afroamericani, il che come risulta evidente costituisce un vero paradosso. Villar non giunge a tanto, ma si limita ad affermare che “un linguista non ha niente da dire su questo aspetto”. Purtroppo però la ricerca è oggi molto più imbavagliata (o, meno prosasticamente, “specialistica” e “di settore”) di quanto non possa sembrare ictu oculi.

Un diverso giudizio, più nettamente positivo, va espresso nei confronti della seconda parte del libro, di carattere linguistico, che passa in rassegna le diverse popolazioni e civiltà indoeuropee anche nella loro avventura storica. Pur se l’impostazione, anche qui, risente della suaccennata premessa “kurganica”, l’affresco è comunque grandioso, poiché il suo oggetto è la storia antica di tutti i nostri antenati.

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Francisco Villar, Gli Indoeuropei e le origini dell’Europa , Il Mulino, Bologna 1998, pp. 684, £55000.

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Alberto Lombardo è stato tra i fondatori del Centro Studi La Runa e ha curato negli anni passati la pubblicazione di Algiza e dei libri pubblicati dall'associazione. Attualmente aggiorna il blog Huginn e Muninn, sul quale è pubblicata una sua più ampia scheda di presentazione.

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