Ipazia: il martirio del paganesimo

La locandina del film

Il massacro della filosofa Ipazia ad opera di fanatici cristiani nel 415 è uno degli episodi più orrendi della storia del pensiero.

Il film Agorà del regista spagnolo Alejandro Amenàbar narra la vicenda rendendola nota al pubblico di massa. Il film naturalmente risponde a esigenze spettacolari, per cui la ricostruzione delle vicende è assolutamente fantasiosa e arbitraria, ma certamente si deve riconoscere a questa pellicola una vis polemica che se non altro muove le acque di uno scenario culturale intorpidito oltremisura.

La prima parte del film è decisamente ispirata a Nietzsche e richiama le grandiose pagine de L’Anticristo che descrivono la psicologia dell’egualitarismo monoteista: una folla di fuori-casta, un gregge di mediocri gonfio di odio e di risentimento assalta l’aristocrazia pagana arroccata nella biblioteca di Alessandria. Quando i cristiani fanno irruzione nella sala centrale della biblioteca, la telecamera offre una suggestiva inquadratura ribaltata, quasi a significare l’inizio di un mondo alla rovescio. E la scena in cui lo schiavo di Ipazia tenta di violentare la sua padrona è una esemplare immagine del nauseante livore che anima le ideologie progressiste!

La seconda parte del film, invece, mette in scena uno scontato cliché della cultura dominante: i cristiani, dopo aver messo fuori gioco i pagani, se la prendono con gli ebrei. Ovviamente il regista vuole accreditare l’idea dell’ebreo come eterna vittima innocente: forse sarebbe meglio far riflettere il pubblico sul fatto che il monoteismo biblico è un’invenzione ebraica…

La terza parte del film è sicuramente la meglio riuscita perché mette in scena il dramma umano di Ipazia, ormai ultima pagana isolata e abbandonata da tutti coloro che un tempo le erano amici, e tuttavia decisa a non rinunciare alla sua libertà di coscienza. La scienziata, com’è noto, sarà vittima sacrificale di un gioco di potere fra il vescovo Cirillo e il prefetto Oreste.

Il film è un kolossal di grande impatto, e si avvale anche di un originale utilizzo della macchina da presa che spesso parte dall’inquadratura dell’intero pianeta per poi stringersi al delta del Nilo e al leggendario Faro di Alessandria. Sebbene, come si è detto, la vicenda sia trattata in maniera molto superficiale, questa pellicola è comunque una buona occasione per riflettere sulle radici pagane dell’Europa.

Il passaggio dal paganesimo al monoteismo è stato un fenomeno estremamente complesso e non riducibile a facili generalizzazioni, tuttavia ha rappresentato indubbiamente un trauma psicologico che ha messo in atto la più grande rivoluzione di tutti i tempi nella storia della coscienza. Proprio per questo la vicenda di Ipazia ci deve ricordare con quanta facilità i monoteismi possano scivolare nell’intolleranza, tanto più in un’epoca in cui nel cuore della stessa Europa ci sono intellettuali colpiti dalla fatwa islamica e storici revisionisti perseguitati dagli ebrei!

* * *

Agorà, regia di Alejandro Amenàbar, 2009.

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Michele Fabbri ha scritto il libro di poesie Apocalisse 23 (Società Editrice Il Ponte Vecchio, 2003). Quella singolare raccolta di versi è stata ristampata più volte ed è stata tradotta in inglese, francese, spagnolo e portoghese. Dell’autore, tuttavia, si sono perse le tracce… www.michelefabbri.wordpress.com
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5 Responses

  1. Nicla
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    Mi scusi gentile sig. Fabbri, ma ho qualche appunto… "E la scena in cui lo schiavo di Ipazia tenta di violentare la sua padrona è una esemplare immagine del nauseante livore che anima le ideologie progressiste!". In quanto progressista sono schifata sia dall'esistenza della schiavitù – ma so che non è d'uopo giudicare una convenzione antica secondo i canoni di oggi – sia dal tentativo di stupro, giacché la violenza sessuale non è e nn è mai stata una bandiera del pensiero progressista. L'abolizione della schiavitù, si. Io penso che coloro che vorrebbero reintrodurre una così netta divisione in caste immaginino sempre sé stessi nella casta privilegiata. Sono in errore? Ora Lei mi può parlare di come sarebbe migliore e più ordinata la società se fosse divisa in caste come ai tempi antichi, ma sinceramente, Lei dove si colloca in questa società? Per dirla come dicono a Roma, in modo gergale ma efficace, "son tutti froci col culo degli altri".

    Seconda cosa, il fatto che fra ebrei e cristiani non corra molto affetto è storicamente accertato, indipendentemente dal fatto che l'Ebraismo abbia "la colpa" di aver dato i natali al Cristianesimo, che ne è comunque un'eresia e quindi certamente non benvisto dalla religione ebraica. Questa è, ripeto, una realtà storica, non un complotto giudaico per dipingere gli ebrei come vittimucce innocenti. Se gli ebrei sono stati spesso soverchiati nel corso della Storia, suppongo sia solo perché erano numericamente inferiori ai cristiani, o forse perché a differenza dei cristiani – unica cosa che approvo dell'Ebraismo – non avevano la missione di fare proseliti e badavano quindi ai fatti loro.

    Terzo e ultimo commento, mi sembra che Lei parli dell'intolleranza dei monoteismi – cosa vera, per carità! – ma poi ricada nella stessa intolleranza quando parla di qualsiasi posizione ideologica o religiosa che non sia la Sua.

    Distinti saluti.

  2. Michele Fabbri
    | Rispondi

    Il mondo in cui viviamo ha letteralmente rovesciato il senso delle caste. E io sono un fuori-casta…

  3. Paganitas
    | Rispondi

    Ho visto il film dopo aver letto l'articolo. Concordo con tutta la critica. Il film mi è piaciuto particolarmente inoltre. Non mi aspettavo venissero fatte certe tipologie di film che cercano di rivedere alcuni dogmi.
    Che dire? Sottolineo l'analogia che si percepisce fra la decomposizione dell'Impero Romano e la presa del potere del cristianesimo, e la decomposizione dell'Occidente e la progressiva presa del potere del materialismo dialettico marxista, il nuovo monoteismo.
    Le analogie sono evidentissime. Innanzittutto la circoncisione presente in entrambe le religioni. In una rappresentata dal battesimo. Nell'altra rappresentata dall'accettazione della scientificità del materialismo, a tutti gli effetti posizione non scientifica ma di fede, in quanto non falsificabile.
    L'intolleranza è simile. La pretesa di incarnare il Bene Assoluto e di combattere il Male assoluto, quindi il tentativo di rendere assoluto ciò che è relativo e di LIVELLARE gli altri allo standard considerato giusto. La negazione perciò del Molteplice, del Relativo, rappresentato dagli Dei, come Via per raggiungere il Centro e l'Assoluto. La pretesa dell'esistenza di un unica via giusta e superiore alle altre.
    La concezione lineare della storia.
    L'esistenza di di agitprop truffaldini che muovono le folle verso false speranze. Come non trovare un analogia fra i convertitori del film che fanno falsi miracoli e gli odierni centri sociali?
    Aggiungerei poi un ulteriore elemento a mio parere. E' evidente che sottolineare le colpe solo dei cristiani non ha senso. L'aristocrazia pagana che viene rappresentata nel film è una falsa aristocrazia che giustamente fa la fine che merita. Il falso atteggiamento illuminato e colto dei aristocrati pagani rappresentati, nasconde in realtà una debolezza intrinseca e la perdità evidente della "Fedeltà alla terra" che deve distinguere ogni Aristocratico. Fedeltà alla terra in senso nietzschiano ovviamente, fedeltà alla realtà della volontà di potenza che distingue tutte le cose. Inoltre la frase di Ipazia "siamo tutti fratelli" nella scuola all'inizio del film mette in luce come era perso ormai un altro elemento fondamentale degli Aristocrati l'"Istinto del rango", anche questo di nietzschiana memoria.
    Insomma i cristiani hanno seppellito un cadavere.

  4. Musashi
    | Rispondi

    Rispondo a Nicla, quale lettore del sito.

    io, personalmente, e per svariate ragioni che non sto qui a giustificarle, mi colloco, per usare una sua espressione, fra gli "kshatriya" , se la sua cultura progressista non si sente uratata da ciò…

    Comunque siamo ben consci, tutti qui, che nell'era del Kali Yuga una strutturazione in caste – peraltro legittima in seno alle civilità tradizionalmente e cioè spiritualmente orientate- oggi non ha più senso, non ha più la sua ragion d'essere.

    Tuttavia ogni società sana, cioè organica, ed inoltre spiritualmente orientata, non può che essere gerarchica…. Poichè la stessa osservazione del kosmos ci da una immagine gerarchizzata dell'Essere, sia nella sua componente naturale, sia in quella sovrannaturale. Se la società come ogni microcosmo deve rispecchiare il macrocosmo essa DEVE rispettare l'ordine cosmico di evoluzione e crescita gerarchizzata.
    Se poi si decide di inseguire astrattezze illuministiche….

    Aggiungerei, credendo di comprendere e condividere il pensiero di chi ha firmato l'articolo, che quello che in sito tradizionalista si vada a denunciare è l'irrompere di una nuova temperie religiosa: agitata dal forte fideismo collettivo, dal divino di massa, dal fanatismo e dalla furiosa rabbia verso gli altri culti.
    In ciò il cristianesimo di massa agì in forte controtendenza con la linea storica e morale del tardo Impero: caratterizzata da estrema tolleranza di culti, tutti visti come identicamente legittime manifestazioni del sacro scambi culturali, polimorfismo divino, persino in certi casi sincretismo (nella miglior accezione del termine). Religioni misteriche, neoplatonismo, Ermetismo, tutto spazzato via dalla furia del popolo fanatizzato e del clero ignorante. Come non vedere in questo una involuzione?

  5. Musashi
    | Rispondi

    …piuttosto mi aspetto un nuovo articolo di Introvigne in cui denunci il film Agorà come l'ennesimo complotto massonico-neognostico e anche un po' new age per infangare la Santa Chiesa Apostolica, che invece poverina ha così ben meritato…

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