Gordon Pym, discesa agli inferi e trasformazione

 enduranceNella collana degli Oscar Mondadori è recentemente uscita una nuova, ennesima edizione delle Avventure di Gordon Pym di Edgar Allan Poe. Se si fa un conto del numero enorme di pubblicazioni che questo romanzo scritto nel 1837 continua ad avere senza sosta (includendo nel novero le antologie dell’autore), si può avere una misura del successo che esso continua a riscuotere.

Le ragioni di un simile caso letterario non sono, evidentemente, soltanto le qualità di scrittore di Poe: un successo tanto duraturo ha ben altre ragioni. Il Gordon Pym, come gli altri scritti “terribili” di Poe, possiede anche un altro fascino segreto e misterioso: quello di un messaggio celato che traspare dalla trama, sovrapponendosi ad essa.

Ma per quanto intere generazioni di studiosi si siano cimentate in analisi del romanzo di tipo estetico e sociologico, filosofico e psicanalitico, strutturalista e addirittura psicopatologico, su Poe resta ancora molto da dire. Una delle interpretazioni più pregnanti è stata tracciata alcuni anni orsono da Gianfranco de Turris, attento studioso di simboli e tradizioni sapienziali. Il romanzo prosegue e rinnova un’antica tradizione narrativa (Coleridge, Swift, Cooper), nella quale si ripropongono il viaggio per mare, la calata negli abissi, burrasche e naufragî, la fame e il cannibalismo, le esplorazioni di terre vergini e contatti con i selvaggî: tutti questi non sono solo topoi letterarî che si inseriscono in una grande tradizione letteraria (e che hanno ispirato generazioni di grandi scrittori: Melville, Stevenson, Conrad, Verne), ma anche le immagini di un duro itinerario iniziatico del protagonista, che attraverso un processo di morte e risurrezione, superando prove terribili, accede nel finale (dai contenuti assai “epici”) a una nuova dimensione dell’essere.

gordon-pymLa vicenda narrata è, almeno nella parte iniziale, del tutto realistica. Il giovane avventuriero Gordon Pym si imbarca per mare in modo clandestino, deciso a lasciarsi alle spalle la vita precedente. Come molti eroi tradizionali attraverserà una serie di esperienze che ne segneranno profondamente l’esistenza, giungendo alla fine di un viaggio periglioso, dopo essere scampato anche a temibili, neri selvaggi, nella bianca terra antartica, luogo ancora oggi poco conosciuto ed esplorato, e tanto più affascinante e misterioso all’epoca in cui Poe mise mano al suo romanzo. Persino i colori, osserva acutamente de Turris, hanno un preciso significato simbolico nella loro successione: essi rimandano infatti alle fasi della Grande Opera alchemica, cioè a quel processo ermetico di solve et coagula, fisico e spirituale allo stesso tempo, essenziale alla trasformazione dell’Io. Il romanzo termina quindi in un modo imprevedibile e “fantastico“, aperto alle più diverse possibilità.

A chi voglia dedicarsi a questa lettura, certo affascinante, va caldamente consigliata quella successiva: Le montagne della follia di H. P. Lovecraft, che ne costituisce il seguito ideale – e anche dichiarato – e che non è certo inferiore al Gordon Pym quanto a interessanti contenuti simbolici, pur svolgendosi su un piano “iniziatico” differente. Ai lettori il giudizio, oltre al piacere della scoperta.

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Tratto da Il Tempo del 23 maggio 2004.

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Alberto Lombardo è stato tra i fondatori del Centro Studi La Runa e ha curato negli anni passati la pubblicazione di Algiza e dei libri pubblicati dall'associazione. Attualmente aggiorna il blog Huginn e Muninn, sul quale è pubblicata una sua più ampia scheda di presentazione.

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