Studi Evoliani 2013. Gli approfondimenti dell’annuario della Fondazione Evola

studi-evoliani-2013Anche quest’anno la Fondazione Evola ha rispettato una consuetudine ormai consolidata. E’ infatti nelle librerie, per i tipi delle edizioni Arktos di Carmagnola, il nuovo Annuario Studi Evoliani 2013 (per ordini: edizioniarktos@yahoo.it, euro 22,00), ricco di contributi critici, di testi rari del filosofo romano, di saggi esegetici, di un’ampia e articolata rassegna libraria attinente, direttamente o indirettamente, a tematiche evoliane.

La parte più rilevante del volume è sicuramente la prima: in questa sezione sono raccolte le cinque relazioni del Convegno di studi “Sessant’anni de ‘Gli uomini e le rovine’. Un’analisi generazionale”, tenutosi a Roma il 30 Novembre 2013, presso la Sala de “L’Universale”, per ricordare e valutare l’attualità del trattato politico che Evola pubblicò con l’Edizioni dell’Ascia nel 1953. All’evento presero parte studiosi di generazioni diverse, da quella degli anni Venti a quella degli anni Ottanta, i quali, da punti di vista e prospettive teoriche differenti, illustrarono l’importanza del primo libro che Evola scrisse negli anni concitati del secondo dopoguerra. Non possiamo non segnalare il generoso contributo fornito in quell’occasione da Primo Siena, uno dei figli del sole, di quei giovani cioè che negli anni Cinquanta si strinsero attorno al pensatore tradizionalista per ricostruire un attivo nucleo di resistenza per restituire speranza e prospettive politiche agli sconfitti. In particolare, questo l’insegnamento essenziale che Siena e i suoi coetanei trassero dalla lettura de Gli uomini e le rovine: “Il pensatore tradizionalista, con il suo libro, ci insegnava un esame critico del fascismo per farci comprendere che ci si poteva definire “fascisti” o “neofascisti” solo in relazione a ciò che nel fascismo era stato positivo” (p. 19). Lo studioso ricostruisce nel saggio le modalità attraverso le quali il magistero evoliano influì ed agì sul mondo giovanile del MSI, richiamando alla memoria personaggi di grande spessore morale ed intellettuale quali Fausto Gianfranceschi, Enzo Erra, Franco Petronio, Cesare Pozzo. E’ noto che successivamente Siena si allontanò da Evola, a causa della sua opzione cattolica. Nella relazione riconosce, comunque, al filosofo il merito di aver evitato alla gioventù nazionale degli anni Cinquanta la deriva socialisteggiante o, peggio, liberal-democratica.

Altrettanto interessanti le altre relazioni. A partire da quella di Nazzareno Mollicone, appartenente alla generazione di “Trieste italiana”, che sostiene di avere apprezzato prima di ogni altra cosa nel libro di Evola “l’affermazione d’apertura secondo cui gli sconvolgimenti del tempo moderno sono derivati dalla sovversione determinata in Europa dalle rivoluzioni del 1789 e del 1848” (p.31). Tesi questa dalla quale discende la possibilità di costruire una storiografia alternativa a quella ufficiale, sulle cui risultanze impostare un’azione politica realmente matura, positiva, cosciente di sé. Il fatto più rilevante a nostro giudizio è che Mollicone, divenuto in seguito sindacalista nazionale, sia riuscito, con questa scelta, a dimostrare come i concetti di Tradizione e socialità non siano ossimorici. Andrea Marcigliano, appartenente alla generazione che lesse “Gli uomini e le rovine” negli anni Settanta, decennio in cui si sviluppò la seconda fase della guerra civile italiana, attribuisce a quest’opera il merito di aver aperto gli occhi a quanti la lessero senza pregiudizi, su quella che definisce la grande illusione. L’illusione di vivere nel migliore dei mondi possibili, costruita ad hoc nella società etero-diretta, dai manipolatori delle coscienze. Inoltre, a dire di Marcigliano, e chi scrive concorda con lui, il testo evoliano conterrebbe significative premonizioni sulla realtà contemporanea, in particolare sugli aspetti più pervasivi della globalizzazione, e ciò rende ancora oggi la sua lettura stimolante. Alessio de Giglio e Giacomo Rossi, i più giovani tra i relatori, oltre a ricostruire il vissuto esistenziale e politico che li ha condotti all’incontro con il libro in questione, cercano di indicare l’ubi consistam del testo. Secondo il primo esso si darebbe nell’idea di “una comunità che nella persona (e non nell’individuo), ritrovasse la compattezza di un gesto capace di ridurre in prassi la libertà” (p. 53). Per il secondo, Evola ha insegnato che “l’uomo spersonalizzato, pensato come un automa, all’interno del processo tecnico-economico, non può fermare la corsa se non si situa in uno spazio sovratemporale, se non si trae fuori dalla corrente”. (p. 68). Ci sembra che, con queste tesi, i due giovani autori ravvisino una continuità incontestabile dell’Evola “politologo” con l’Evola filosofo.

L’annuario è completato dalle sezioni presenti anche nei precedenti numeri. Nei Saggi compare lo scritto di Andrea Scarabelli che contestualizza, in modo organico e compiuto, i rapporti teorici Evola-Jünger, mentre il contributo dello studioso leccese Giandomenico Casalino si sofferma ad analizzare le relazioni esistenti tra pensiero evoliano, hegelismo e tradizione ermetica. La sezione Inediti e rari è caratterizzata da un saggio dello storico dell’arte ed artista egli stesso, Vitaldo Conte, che individua le connessioni teoriche, ma anche le differenze in tema di metafisica del sesso, tra Evola e P. B. Randolph. In chiusura dello scritto di Conte, la prefazione evoliana al libro Magia Sexualis. Compare invece in Cronache e polemiche il commosso ricordo di Giovanni Oggero, fondatore delle edizioni Arktos e intransigente tradizionalista, a firma della figlia Elisabetta che sta, con merito, proseguendo l’encomiabile lavoro paterno. Gianfranco de Turris, documenti alla mano, fa i conti con quanti, in particolare nell’ultimo periodo, hanno attaccato Evola per la sua presunta “vigliaccheria”, che, dalla lettura, si evince, inutile dirlo, del tutto infondata.

Molti gli spunti teorici che possono essere tratti dalle numerose Rassegne dedicate alla discussione di studi incentrati sul pensatore tradizionalista. Studi Evoliani 2013 è, pertanto, un Annuario imperdibile per quanti siano interessati al dibattito intellettuale intorno ad Evola e alle attività della Fondazione che porta il suo nome.

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Giovanni Sessa è nato a Milano nel 1957 e insegna filosofia e storia nei licei. Suoi scritti sono comparsi su riviste e quotidiani, nonché in volumi collettanei ed Atti di Convegni di studio. Ha pubblicato le monografie Oltre la persuasione. Saggio su Carlo Michelstaedter (Roma 2008) e La meraviglia del nulla. Vita e filosofia di Andrea Emo (Milano 2014). E' segretario della Scuola Romana di Filosofia Politica, collaboratore della Fondazione Evola e portavoce del movimento di pensiero "Per una nuova oggettività".
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