Liguri, non Siculi, non proto-Illiri, ma sempre ethnos indoeuropeo. Prima parte

Una curiosità è quel fatto di accostare a volte toponimi ed idronimi della Liguria con quelli dell’area occidentale della Sicilia occupata dagli Elimi, fatto, questo, che ha alimentato per anni l’infondata e totalmente fuorviante teoria che ha confuso i Siculi con i Liguri.

A parte il fatto che gli Elimi, sebbene sempre proto-Illiri, non erano ‘’Siculi’’, ma un frazionamento degli Enotri con apporti ellenici e qualche leggero apporto sicano; e poi i Liburni sono stati davvero l’oggetto di scambio con i Liguri nelle fonti antiche, ben sapendo che i Liburni erano veramente imparentati con i Siculi, provenendo tra l’altro dalle stesse aree balcaniche. Tuttavia, come ho già fatto notare nei miei saggi, trattando tutti questi popoli antichi, vi sono certi antichi toponimi della Liguria che rimandano palesemente a radici proto-illiriche, possano esse essere liburne o d’altri ethne dello stesso ceppo proto-illirico. Sempre il nostro Plinio, infatti, ci fa notare, quando tratta della Liguria e dei Liguri, alcuni toponimi, quali Segesta Tiguliorum (dei Tigulli) in prossimità del fiume Macra, dove finiva la regione dei Liguri (la Regio IX, compresa tra i fiumi Varo e Macra), e poi una Libarna, più vicina al fiume Po.

Io ho già pensato ad una infiltrazione proto-illirica in Liguria, seppur piccola (che ovviamente non c’entra assolutamente con quanto supposto da quegli studiosi che mettono in relazione Siculi o Elimi con i Liguri, cosa totalmente inverosimile, senza fondamento, senza criterio e senza senso, del tutto fuorviante). Ma allo stato attuale delle mie ricerche potrei supporre che questa evidente, sebbene non ancora probante, infiltrazione proto-illirica nelle terre dei Liguri possa attribuirsi proprio ai Liburni, buoni navigatori e costruttori di mirabili flotte, che avrebbero risalito il Po proprio dal Mare Adriatico, o per esplorare nuove terre, dunque direttamente dai Balcani (ma anche dall’Italia), oppure per sfuggire alle nuove popolazioni che si avvicendavano nella conquista delle terre centro-peninsulari (popoli quali gli Umbri o gli Etruschi, sempre citati da Plinio).

Idronimi come Entella ‘’Tra le terre’’, simile al toponimo elimo della Sicilia occidentale, fa ulteriormente pensare a questa infiltrazione proto-illirica in Liguria, che, ripeto non è assolutamente attribuibile ai Siculi o agli Elimi. E poi, è proprio un toponimo come Libarna a spingere verso questa teoria: Liburni in Liguria. Per Segesta Tiguliorum e Libarna vedasi: Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, libro III, 5, 48-49. Però non si dimentichi anche la Segesta dei Carni nell’opposto versante Nord-orientale, oltre il territorio dei Veneti, menzionata sempre da Plinio (Naturalis Historia, libro III, 19, 131). E ci sono pure altre ‘’Segesta’’ europee. L’unico problema, sfuggito a tutti gli studiosi, è che queste ‘’Segesta’’ sono tutte di origine ur-celtica e celtica, disseminate in tutti quei territori dove si è propagata la Cultura ur-celtica dei campi d’urne e le successive facies culturali di diretta derivazione da essa e pertanto alcune propriamente celtiche. Queste ‘’Segesta’’ infatti si trovano in Liguria, area di diffusione delle Culture celtiche di Canegrate, proto-Golasecca e Golasecca; nelle terre di Norici e Pannoni; nel versante alpino e prealpino orientale dell’Italia (l’area occupata dai Carni); nei Balcani, territorio dove è stata abbastanza forte l’influenza della Cultura dei campi d’urne (i Dauni la importarono nel versante Sud-orientale dell’Italia proprio dai Balcani, loro sede precedente).

Il toponimo ‘’Segesta’’ è celtico (dunque ur-celtico), presentando la tipica forma radicale seg– ‘’tagliare/dividere’’ < *sehx(j)k-, non proto-illirico, il cui esito è invece sik-, proprio come nell’etnonimo dei Siculi. La ‘’Segesta’’ di Sicilia, assolutamente elima, non è in realtà ‘’Segesta’’, storpiatura volontaria o involontaria dei Romani, ma Aigesta, toponimo che ha tuttaltro significato e tutt’altra origine. A sua volta Aigesta è la forma ellenica (siceliota) di un precedente dialettale prettamente proto-illirico e mai documentato perché molto antico, che doveva essere *Hakesta, significante come nel calco fonetico ellenico qualcosa come ‘’Reggia del capraio’’. Gli Elimi di Segesta hanno poi usato dapprima la forma toponomastica siceliota, Aigesta (che restituiva l’originario dittongo indoeuropeo), e poi Segesta, ossia quello in uso presso i Romani (nell’Eneide virgiliana si parla infatti di Aceste, suo eponimo, non di ‘’Segeste’’, che tra l’altro restituisce invece l’originaria forma proto-illirica/elima).

Di sicuro, i Romani, avendo a disposizione più forme toponomastiche per indicare la stessa località, finirono per sovrapporle l’una all’altra e dalla confusione che ne derivò si giunse ad identificarla con una forma dapprima molto vicina, poi identica, a quelle varie ‘’Segesta’’ celtiche che già conoscevano: la forma proto-illirica/elima originaria avrebbe, come già è successo in altri casi simili, generato nel linguaggio dei Romani una sibilante (s) proprio in corrispondenza dell’aspirazione iniziale (h), quest’ultima esito prettamente proto-illirico della fusione del dittongo ancestrale ai (proprio come nell’oronimo siculo Hatna ‘’Etna’’ dalla radice semantica ancestrale *aidh– ‘’fuoco/calore/luce/accendere/riscaldare/illuminare’’), mantenutosi integro invece nel Greco antico; inoltre, gli stessi Romani, apprendendo il toponimo in questione da un’area dove si parlava maggiormente il dialetto dorico, avrebbero preso in considerazione il toponimo medesimo per ellenico (visto anche il loro bagaglio storico-culturale derivato dalle vicende del troiano Enea, antenato della gens Iulia), e consideratolo tale avrebbero intuito che l’aspirazione originaria proto-illirica/elima non fosse stato altro che l’esito della caduta di un fonema sibilante (s) dinanzi a vocale, fenomeno, questo, tipico di gran parte dei dialetti ellenici; e succesivamente, avendo così ottenuto per calco fonetico qualcosa come *Sakesta (dall’originaria forma proto-illirica/elima *Hakesta, per di più con la Tradizione storica dalla loro parte giuntaci grazie all’Eneide virgiliana, la quale ci parla ancora di Aceste e di Acesta, pronunciata originariamente ‘’Akesta’’); poi ancora il trattamento della velare sorda intervocalica (-k-) come sua corrispondente sonora (-g-), giungendo pertanto ad *Hagesta > *Sekesta > *Segesta, proprio come nell’esempio di Akragas > Agragas > Agrigentum. Il risultato finale è stato proprio questo: la sovrapposizione di questa *Segesta ricostruita dalla loro erudizione e sovrapposta per similitudine con tutte le altre ‘’Segesta’’ che già conoscevano, quasi fosse un caso da considerare nell’ambito dell’etimologia popolare, quel fenomeno che forza parole dall’ostico significato o pronuncia a glosse più familiari alla comunità linguistica accentante.

La forma in uso presso i Romani alla fine prevalse su quella ellenica, e da quel periodo la Segesta elima cominciò a somigliare a tutte le altre ‘’Segesta’’ celtiche, senza mai esserlo. Pertanto la ‘’Segesta’’ dei Liguri Tigulli rivela un forte influsso celtico e dunque una convivenza nella suddetta località di Celti e Liguri; le varie ‘’Segesta’’ delle altre aree summenzionate sono tutte di palese origine celtica; la ‘’Segesta’’ della Sicilia è soltanto il frutto di una confusione originatasi dal sovrapporre svariate forme toponimiche provenienti dalle varie lingue e dai vari popoli che abitavano il luogo (ho trattato ampiamente anche questo problema nei miei saggi riguardanti Siculi, Sicani ed Elimi). Stessa cosa dicasi per quella ‘’Lerici’’ ligure, posta a confronto con Erice della Sicilia, altra roccaforte elima: trattasi di due derivazioni assolutamente distinte da elementi radicali totalmente differenti ed erroneamente identificate l’una nell’altra a forza, senza alcun criterio o metodo scientifico, ma solo per totale imperizia e grossolanità.

* * *

Per tutto questo, vedasi: Alessandro Daudeferd Bonfanti, Siculi: popolo Ario venuto dal Nord, Centro Studi Antica Europa ed. – Collana La Ruota del Sole, Noto-Siracusa (I e II ed.) 2020, Noto-U.S.A. (III ed.) 2021; Alessandro Daudeferd Bonfanti, Siculi Indoeuropei. Le origini nordiche dell’Ethnos. Tomi I-II, Centro Studi Antica Europa ed. – Collana La Ruota del Sole, Noto-Siracusa (I e II ed.) 2020, Noto-U.S.A. (III ed.) 2021.

La Regio IX Liguria augustea (I sec. Era volgare).
Le statue-stele dei Liguri della Lunigiana (Museo delle Statue Stele A.C. Ambrosi, Pontremoli).
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Alessandro Bonfanti, ricercatore e studioso di Archeologia ed Antropologia, è nato a Noto, cittadina della provincia di Siracusa, nel lembo Sud-orientale, il 26 Agosto 1977. Ha compiuto i suoi studi presso l'Ateneo di Catania, conseguendo i titoli accademici con il massimo dei voti. Ha svolto lavori di ricerca e di perfezionamento presso gli enti museali della sua regione, collabora con giornali e riviste del settore, essendo massimo esperto non soltanto della più remota preistoria siciliana, ma soprattutto della più remota preistoria europea, qualificandosi come indoeuropeista di formazione globale, ossia non semplicemente linguistica, ma abbracciando vari campi scientifici e soprattutto formulando ad uopo nuovi metodi di indagine e di analisi volti ad infirmare nuove teorie senza mai distaccarsi dagli studi dei veri pionieri del settore che ebbero rinomanza e riconoscimento di grandi onori nelle accademie europee fino alla prima metà del secolo scorso. Fare scienza indoeuropeistica per Alessandro Bonfanti, attento seguace evoliano e romualdiano, significa unire innanzitutto Antropologia fisica e culturale con la Glottologia e la Linguistica generale, per poi trovare altri appigli probatori nella cultura materiale dei popoli antichi, ossia tramite l'Archeologia stricto sensu, se non prima leggendo accuratamente le fonti nelle lingue originali, così come facevano gli insigni studiosi dell'800 usando la nota frase ''Pausania alla mano''. L'amore smisurato, l'inestinguibile passione e lo sfavillante ardore con cui Alessandro Bonfanti svolge le sue ricerche trovano ragion d'essere nella sua Weltanschauung assolutamente tradizionale ed etnocentrica, nell'orgoglio di sentimenti ancestrali come Blutesbund e Volkssturm, dunque principalmente nella sua fortissima spiritualità ariosofica. Le sue ricerche condotte con ardente passione hanno avuto inizio molti anni innanzi al completamento della sua formazione accademica, che egli stesso considera ''mai attesa con tanta soddisfazione intellettuale'' se non per meri scopi burocratici, ma sin dalla sua più tenera fanciullezza, sostenuta negli anni da frequenti viaggi nel Nord Europa (Scandinavia, Islanda, isole britanniche, Germania etc.) alla scoperta sempre della vera Heritage indoeuropea. Il suo percorso iniziatico ed ascetico nell'Antica Tradizione gli ha conferito il cognomen alto-norreno di Daudeferd, stando a significare il vero senso metafisico e metastorico delle sue idee e delle sue imprese come ponte tra passato, presente e futuro, dunque come erede, guardiano e milite della Tradizione indoeuropea. Con le tre seguenti pubblicazioni, Siculi: popolo Ario venuto dal Nord e Siculi Indoeuropei. Le origini nordiche dell'Ethnos. Tomi I-II, Alessandro Bonfanti ha inaugurato la collana speciale LA RUOTA DEL SOLE, dedicata interamente all'Archeologia, Antropologia, Filologia, Linguistica, Glottologia e Storiografia relative ai popoli indoeuropei.

  1. piero colombani
    | Rispondi

    Tutto ci riconduce alla Tradizione di Iperborea da sempre soffocata ,travisata ed occultata dal Giudaesimo -Cristiano .Gli studi di J.Evola sui popoli Indoeuropei si uniscono alla verità storico-Tradizionale del “pensiero ” del Bonfanti , ampliamente dimostrata nei suoi studi e ampie ricerche relative ai popoli Indoeuropei .Le mie sentite Congratulazioni ! ( Piero Colombani )

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