Le maschere di Olindo Guerrini

La figura di Olindo Guerrini è una delle più originali che la letteratura italiana abbia mai prodotto. Una celebre fotografia sintetizza il carattere dell’uomo e della sua opera: il poeta è ritratto mentre cade dalla bicicletta col volto coperto da una maschera d’asino!

Olindo Guerrini (Forlì, 4 ottobre 1845 – Bologna, 21 ottobre 1916)
Olindo Guerrini (Forlì, 4 ottobre 1845 – Bologna, 21 ottobre 1916)

Olindo Guerrini nacque nel 1845 a Forlì, si laureò in Giurisprudenza a Bologna, e trovò impiego come bibliotecario presso l’Università di Bologna. Quest’incarico gli permise di coltivare i prediletti studi letterari, e ben presto Guerrini cominciò a scrivere testi poetici su varie riviste anche a carattere militante. Guerrini, infatti, fu un fervente sostenitore del patriottismo risorgimentale in versione socialista; animato da un vivace anticlericalismo fu iscritto alla massoneria ed ebbe anche incarichi politici nelle file della sinistra a Ravenna e a Bologna, ma il contatto con la politica nel suo aspetto operativo, che Guerrini aveva iniziato con sincera passione, si rivelò deludente. Gli entusiasmi risorgimentali si impantanarono ben presto in una rigida mentalità borghese che fece della neonata nazione italiana, e delle sue velleitarie ambizioni, una caricatura delle grandi potenze. Guerrini preferì quindi dedicarsi alle attività letterarie e a interessi che cominciavano allora a diventare popolari fra il pubblico di massa: la fotografia e la bicicletta. Tuttavia Guerrini seguì sempre con attenzione le vicende politiche, caratterizzandosi come severo fustigatore delle autorità civili e religiose e, divenuto scomodo per tutti gli schieramenti politici e culturali, dovette anche affrontare procedimenti giudiziari per vari reati d’opinione. Negli ultimi anni si schierò sul fronte interventista nella Grande Guerra, coerentemente con gli ideali di socialismo patriottico che lo avevano animato in gioventù. Morì nel 1916 per un cancro alla gola.

L’attività poetica di Guerrini fu un successo straordinario: l’autore romagnolo, che si firmava sempre con degli pseudonimi, ha raggiunto numeri eccezionali nelle vendite, non solo per quell’epoca, ma in assoluto. Postuma, la raccolta più celebre, negli ultimi anni di vita del Guerrini vendeva circa 10.000 copie all’anno! Se si considera il numero di abitanti dell’Italia del tempo e il loro livello di scolarizzazione, si tratta di una cifra sbalorditiva. Guerrini scrisse in italiano, in romagnolo e in veneto. I suoi sonetti dialettali sono un monumento letterario di primaria grandezza del vernacolo romagnolo, ma anche i testi in italiano sono tutt’altro che disprezzabili. Guerrini veniva accusato dagli avversari di essere un poeta facile e orecchiabile fino alla banalità; i critici più feroci ne attaccavano certe espressioni popolaresche bollandolo come poeta da osteria e da bordello. In realtà i testi di Guerrini non sfigurano di fronte alla produzione coeva e, sebbene alle volte siano un po’ manieristici, rivelano un uso sapiente e sorvegliato della lingua e una maestria nell’uso della metrica che non è seconda a quella dei lirici maggiori. La forma prediletta nelle composizioni di Guerrini era il sonetto, che egli trattò con ogni genere di metro, ma nella sua produzione trovarono spazio tutte le forme metriche: dall’ottava al rispetto, dall’ode saffica alle quartine e ai versi sciolti…

La scorrevole cantabilità del verso guerriniano fece delle sue poesie testi per musica che ispirarono compositori importanti, fra cui: Ruggero Leoncavallo, Umberto Giordano, Ferruccio Busoni, Pietro Mascagni. I temi a carattere comico-realistico, inoltre, si caratterizzano per impennate ironiche e umoristiche che raramente è dato riscontrare nella letteratura in versi.

Il più grande successo di Guerrini fu la raccolta Postuma, firmata da Lorenzo Stecchetti. Il nome che Guerrini aveva scelto come pseudonimo era quello di un immaginario giovane malato di tisi, che aveva affidato a Guerrini i suoi versi perché li pubblicasse postumi dopo la morte del poeta. Questa trovata riprendeva temi cari ai poeti maledetti e scapigliati, e fece grande impressione al pubblico dell’epoca. Stecchetti nelle sue liriche levava lamenti sull’infedeltà femminile, cantava le fugaci gioie della vita, e rovesciava in gustose parodie certi temi della letteratura romantica e decadentista in cui sono riconoscibili gli stereotipi di Carducci e di Baudelaire, nonché di Emilio Praga. Il linguaggio lirico esasperato ed estetizzante di Stecchetti fece scuola, ispirò autori importanti come D’Annunzio e attirò l’attenzione di critici illustri come Benedetto Croce. I versi di Postuma divennero un fenomeno di costume: i testi venivano recitati a memoria, integrando un patrimonio orale che si tramandava da secoli e facendo di Stecchetti l’ultimo dei poeti popolari in senso tradizionale.

In seguito, con lo pseudonimo di Marco Balossardi venne pubblicato il Giobbe, poemetto satirico di oltre 4000 versi che metteva alla berlina i potenti dell’epoca, questa volta scritto a quattro mani da Guerrini e da Corrado Ricci.

Un altro volume di straordinario successo furono le Rime di Argia Sbolenfi. Sotto questo pseudonimo femminile, Guerrini canta i desideri erotici di una cuoca bolognese piuttosto brutta, tormentata da irrefrenabili desideri sessuali e dall’ansia di trovare un marito. Le Rime della fanciulla bolognese si segnalano per i virtuosismi linguistici e metrici che ne fanno un capolavoro di poesia comica dopo il quale nulla di paragonabile è stato pubblicato in versi italiani.

Grande popolarità ebbero anche le Ciacole de Bepi, ovvero i discorsi del papa Pio X°. Nella raccolta Guerrini fa parlare il papa in dialetto veneto per commentare le vicende di attualità dell’epoca. In questi testi Guerrini non perde occasione di manifestare i suoi sentimenti anticlericali che peraltro si estendono a una critica radicale dei monoteismi che non risparmia ebrei e musulmani: il poeta romagnolo definisce la Bibbia una “giudaica fola”. Guerrini, infatti, rivendicò sempre un orgoglioso richiamo ai valori del paganesimo che innervano tutta la sua produzione letteraria.

Per approfondire la conoscenza di quest’autore non si può prescindere da due libri pubblicati dalla Società Editrice «Il Ponte Vecchio». Innanzi tutto l’antologia Sonetti Romagnoli, curata da Andrea Brigliadori e da Roberto Casalini, e impreziosita dalle belle illustrazioni di Romano Buratti. L’antologia propone oltre cento testi di Guerrini: una scelta significativa delle poesie più importanti, in dialetto romagnolo e in italiano. Ma si tenga presente che Guerrini scrisse altre centinaia di testi poetici, pubblicati sempre sotto le maschere dei più vari pseudonimi e dispersi in riviste e giornali. Per quanto riguarda una considerazione critica dell’opera guerriniana, occorre segnalare l’importante monografia di Mauro Novelli Il verismo in maschera. L’attività poetica di Olindo Guerrini.

La poesia di Guerrini è ancora oggi una lettura assai godibile e soprattutto, al di là delle scelte ideologiche dell’autore che naturalmente vanno contestualizzate, è l’esempio di una vena letteraria irriverente e provocatoria di cui si sente la mancanza nel panorama culturale contemporaneo, asfittico e conformista come non mai.

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Olindo Guerrini, Sonetti Romagnoli, Società Editrice «Il Ponte Vecchio», Cesena, 2004, pp.160, € 13,00

Mauro Novelli, Il verismo in maschera. L’attività poetica di Olindo Guerrini, Società Editrice «Il Ponte Vecchio», Cesena, 2004, pp.272, € 15,00

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Michele Fabbri ha scritto il libro di poesie Apocalisse 23 (Società Editrice Il Ponte Vecchio, 2003). Quella singolare raccolta di versi è stata ristampata più volte ed è stata tradotta in inglese, francese, spagnolo e portoghese. Dell’autore, tuttavia, si sono perse le tracce… www.michelefabbri.wordpress.com
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