Le due Vie dei Misteri per l’Opera del vīra

Se si vuole “spiegare” la Via che porta verso il Compimento dell’Opera da parte di un adepto iniziato, si potrebbe provare a suddividerla in due fasi di apprendimento dei “Misteri”. Quelli “dell’Uomo” e quelli “della Donna”. La sintesi di entrambi, incarnata nella manifestazione reale, è l’Essere Unico, dal carattere doppio, “ermafrodito” (da intendere come compresenza di principii, senza accezione alcuna di tipo fisico/sessuale), che generato nell’Uomo a partire dalla Via maschile fondata sul logos del Sole e dalla Conoscenza saturniana, porge nella fase Alchemica della Rubedo, il Rebis che compie appunto l’Opera.

Sui “Misteri dell’Uomo” ho appena accennato riferendomi al logos del Sole ed al Saturno rettore della Conoscenza. In questa sede si collocano tutte le dottrine poste “a priori”, quelle prettamente metafisiche che esaltano il distacco dal profano e che contribuiscono alla trascendenza piena del reale. Qui si colloca la via prettamente Tradizionale intesa nel senso proprio di “trasmissione” (etimologicamente tradizione deriva proprio da tràdere cioè trasmettere), ovvero di collegamento alla Fonte e di unificazione al Sacro con il mantenimento vivo del rapporto diretto con l’Uno (o Dio). Nella luce cristallina della conoscenza saturniana, così pura, distaccata, noetica, intuitiva, virile nello Spirito, aderente alla Possibilità Universale di memoria guénoniana, l’uomo si fa Uomo, perfettamente compiuto nella “sede” che gli è gnosticamente propria, quella della Buddhi, l’intelletto trascendente o intelligenza universale della dottrina indù. La partecipazione alla Buddhi è funzione, potremmo dire, del “grado di connessione” alla Fonte dell’Uno, e dipende precisamente dalla Manas ovverossia la facoltà mentale individuale che definisce il “senso interno” nella forma determinata della coscienza individuale dell’Essere (Ahankara). Nelle pratiche operative iniziatiche, da svolgere naturalmente nel mondo reale e manifesto, l’Uomo deve operare e superare le “Prove del Fuoco” essendo questo principio primo quello prettamente maschile retto da Agni e prima manifestazione dopo la materia, del principio del mutamento del Cosmo.

Trattandosi dei Misteri “alti”, relativi alle parti superiori dell’Uomo, quando si associa il Fuoco “alla destra”, occorre equilibrare “a sinistra” tramite il dominio dell’Aria (che è “comburente” del fuoco) che avviene, precisamente, tramite l’intervento del principio del Sale che taglia o “impietra” il Fuoco. Non a caso, com’è noto, il simbolismo ermetico che designa il fuoco è quello di un triangolo con la punta in alto mentre per l’aria lo stesso è tagliato da una linea. A questo punto, tramite esperienze pratiche dirette ed operative che vedono l’Uomo agire sia da brâhmana che da kshatriya, la Via dei “Misteri dell’Uomo” strettamente pura e maschile, può essere ritenuta completa. Si noti evidentemente che per
approdare alla forma cosmica Compiuta mancano gli elementi dell’Acqua e della Terra, ovvero il triangolo con il vertice in basso. Dai Misteri “alti” occorre passare ai misteri “bassi” tramite le “Prove dell’Acqua”. Vi sono due possibilità.

Nella prima l’Uomo estende la propria Via verso il “basso” mediante l’Alchimia Trasmutatoria e le pratiche occulte, intendendo per “occulto” tutto ciò che è nascosto dal dominio a lui proprio. Approda cioè all’Acqua ed alla Terra mediante la propria Via dei “Misteri dell’Uomo” tramite, però, la strutturazione simbolica di questi due principii. Si approccia così ai “Misteri della Donna” secondo la definizione che meglio d’altre descrive questa Via e che dobbiamo a Julius Evola in Oriente e Occidente:

“Con l’espressione “Misteri della Donna”, si intendono quelle tradizioni che riferiscono ad un principio femminile la partecipazione dell’uomo al sacro nelle sue diverse forme, siano esse quelle dell’esaltazione spirituale, dell’illuminazione o dell’effettiva iniziazione. Di regola, il punto di partenza è una ipostasi divina, una divinità femminile o donna “occulta”, concepita come principio ontologico, reso manifesto nelle donne reali che pertanto lo contengono in se stesse e ne sono le potenziali portatrici”.

Operando in tale forma l’Uomo evolve verso colui che possiede il “Real Secreto” assurgendo al ruolo di Ierofante o Rex Sacrorum a seconda della preponderanza del suo agire concreto rispettivamente da brâhmana oppure da kshatriya. L’Opera è Completa preservando la Natura “maschia” dell’Uomo in cui i misteri superiori sono manifesti e quelli inferiori occulti. Il carattere doppio dell’essere ermafrodito cioè del Rebis è presente nello stato “di potenza”, come la corda tesa di un arco (“dell’arco il nome è vita, azione la morte” dice Eraclito), e dona all’Uomo la Vita non disgiunta dalla Sophia. Ed in questa Vita, così sacralizzata (non religiosa, che è cosa ben diversa), gestire l’energia insorta dalla “tensione” nei rituali della quotidianità, legati alle funzioni naturali, che vengono così ricondotti ad una crescita interiore dallo sfondo cosmico e dall’animo ampio e liberato dalle forme tamasiche del bisogno e del desiderio.

La seconda possibilità è più complessa ed è praticabile quando nella Natura dell’adepto (che deve essere preventivamente conosciuta) sono già presenti specificità anche “feminee” (come direbbe ancora Evola). Si tratta cioè di vivere una seconda Iniziazione che ribalta i canoni della prima, un po’ come il mitologico indovino Tiresia che fu sia maschio che femmina. Si tratta cioè di penetrare completamente nei “Misteri della Donna” non più con la strutturazione simbolica che re-interpreta la realtà ma con l’abbandono “de facto” d’ogni ontologia. Laddove nei Misteri dell’Uomo v’era il Dio (o l’Uno) qui c’è la ipostasi femminile della deità da ritrovare nelle donne reali che, soltanto se “dotate”, ne sono portatrici. Appare del tutto evidente che una impostazione iniziatica di questo tipo non parta né dal logos del Sole né dalla Conoscenza noetica saturniana, bensì dal logos della Luna e dalla conoscenza dell’Amore; si ricorda appena, infatti, che gnosticamente all’Uomo “spetta” la deità di Conoscenza, alla donna la deità dell’Amore (si veda tra gli altri Samael Aun Weor, Il Matrimonio Perfetto, 1950). Pertanto, ribaltando i canoni enunciati nei “Misteri dell’Uomo”, avremo che la “trasmissione” è data dalla ipostasi femminile al momento manifestatasi, tutta la parte della Buddhi o dell’intelletto trascendente è assente perché sostituita dall’intelletto d’amore (si legga Dante in “Vita nuova” quando canta “Donne ch’avete intelletto d’amore”), mentre le prove pratiche operative iniziatiche da operare e superare sono le “Prove dell’Acqua” essendo questo principio primo quello prettamente femminile e, da questo punto di vista, prima manifestazione dopo la materia, del principio del mutamento del Cosmo. Trattandosi dei Misteri “bassi”, relativi alle parti inferiori dell’Uomo, quando si associa l’Acqua “alla sinistra”, occorre equilibrare “a destra” tramite il dominio della Terra che avviene, precisamente e daccapo, tramite l’intervento del principio del Sale che taglia o “impietra” l’Acqua. Non a caso il simbolismo ermetico che designa l’acqua è quello di un triangolo con la punta in basso mentre per la terra lo stesso è tagliato da una linea. Anche in questo caso, a questo punto, tramite esperienze pratiche dirette ed operative, l’adepto compie i “Misteri della Donna” e si preoccuperà infine del Coagula delle due Vie incarnando colui che è detto Maestro “polarizzato” mediante l’Alchimia Trasmutatoria e le pratiche manifeste.

Il Rebis prende corpo con il carattere di doppio unificato nell’Uno.

Inutile dire che vi sono tempistiche ben precise, legate allo svolgimento dei Cicli Cosmici affinché questo possa accadere ed è appena il caso di sottolineare come occorre totale dedizione, attenzione e perseveranza per poter mantenere la “polarizzazione” che, ancora una volta, lo ripetiamo, consente di sacralizzare il Vivente nei rituali della quotidianità, legati alle funzioni naturali, che vengono così ricondotti ad una crescita interiore dallo sfondo cosmico e dall’animo ampio e liberato dalle forme tamasiche del bisogno e del desiderio. Ed è proprio a questo stadio che l’uomo completa eroicamente il cammino iniziatico, ed è a Uomini tali che si assegna l’appellativo di vīra riservandogli il “rituale segreto” del Pancatattva.

Come si nota il fine delle Vie per il Compimento dell’Opera è la “realizzazione” che è, citando René Guénon, “essenzialmente implicita nella totalizzazione dell’Essere e cioè nella Liberazione (Moksha)”. Ed ancora, infine, “questo Essere è perfettamente identico alla sua ragion sufficiente, che è la sua origine principiale ed anche il suo destino finale”.

In conclusione, a mò di sugello, mi piace proporre una immagine simbolica e chiarificante che presenta l’Uomo in equilibrio polarizzato tra gli elementi e la cui esegesi corrisponde esattamente a tutto quanto fin qui illustrato. L’immagine è tratta dall’edizione tedesca del “De remediis utriusque fortunae” del 1360-1366 di Francesco Petrarca e, per chi ha una qualche familiarità ad interpretare i significati dei simboli, non sarà difficile notare che, nella Notte, l’Uomo-Alchimista, per dirla con Ippolito nel “Philosophumena” è “colui che si tiene in piedi, che si tenne in piedi, che si terrà in piedi”.

23 novembre – 23 dicembre 2017

(tratta da “Das Glückbuch, Beydes dess Guten und Bösen”, colorazione di Adam Mc Lean del 1997)
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Ingegnere edile e strutturale, percorre da anni le Vie della Tradizione Iniziatica al cui punto di vista tutto è ricollegato. Con il nome palindromo muXum, ha prodotto lavori d’arte “sacra” e pregna di Essenza adoperando linguaggio poetico, trascendente, metafisico e figurativo. L’aderenza alla Fonte del Polo Perenne svela ogni Conoscenza e favorisce l’incontro con lo Spirito.

2 Responses

  1. […] (articolo pubblicato anche sul portale del Centro Studi La Runa) […]

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