Il ritorno del Barone immaginario. Evola tra realtà e fantasia

Julius Evola, nonostante i giudizi il più delle volte preconcetti che gravano sulla sua opera e le sue scelte politiche, comunque la si pensi, resta una presenza ingombrante nella cultura italiana, con la quale in pochi sono riusciti a fare veramente i conti. Presenza ingombrante la sua, in particolare per i paladini dell’intellettualmente corretto, le cui reprimende critiche non sono però riuscite a marginalizzare la forza speculativa di questo autentico filosofo. I suoi libri richiamano, a molti decenni dalla scomparsa, un numero considerevole di lettori. Animato da una forza vitale senza pari, non fu fermato neppure dalla bomba che, a Vienna, lo paralizzò per il resto della vita. Lo conferma un libro recente, scritto a più mani, che raccoglie racconti le cui trame sono in alcuni casi “fantastiche”, in altri “realistiche”, da cui si evince, come rileva il curatore Gianfranco de Turris: «la sua vita movimentata non certo “borghese” […] e […] la poliedricità delle sue idee ed attività» (p. 5). Ci riferiamo al volume di AA.VV, Il ritorno del Barone immaginario, nelle librerie per Idrovolante (per ordini: idrovolante.edizioni@gmail.com, pp. 287, euro 19,00).

In effetti, si tratta di un ritorno in quanto, nel 2018, Mursia ha dato alle stampe il volume, Il Barone immaginario, che raccoglieva una ventina di racconti aventi per protagonista Evola. Questa volta sono diciassette gli scrittori che si sono cimentati in questa prova. Alcuni di loro sono saggisti al primo impegno in una prova di narrativa, altri come Vito Tripi, Andrea Gualchierotti ed Alex Voglino, già noti nell’ambito della letteratura fantastica. Anche per i neofiti, è possibile asserire che la prova ha davvero avuto esito positivo, sia per l’originale costruzione delle trame, sia per il tratto affabulatorio e coinvolgente della prosa dei racconti. Pertanto: «chiusa l’ultima pagina al lettore sembrerà di aver avuto di fronte sempre il medesimo protagonista dalle molteplici sfaccettature, da volti solo in apparenza diversi». Nei testi, ambientati in località disparate quali Palermo, Roma, Budapest, Parigi e la Bucarest degli anni Trenta, il Barone affronta e si confronta con situazioni e personaggi differenti: da Eliade e Codreanu a Lernet-Holenia, da Guido de Giorgio a Giacomo Boni, dal Conte Kalergi a…Giulio Andreotti. Non manca, naturalmente, in alcuni racconti, il confronto di Evola con il sovrasensibile e, addirittura, con la morte. Il lettore è aiutato ad entrare nelle trame, dalla specificazione del fatto storico o episodio della vita di Evola, indicato in una nota alla fine di ogni contributo, da cui ogni testo ha preso le mosse.

Lo scritto di Paola de Giorgi presenta il filosofo bambino, durante una vacanza estiva a Palermo. In visita con la famiglia ad un cimitero, egli improvvidamente si addormenta e ha un sogno premonitore, il cui senso comprenderà anni dopo. Più precisamente quando, orami giovane intellettuale, visse una profonda crisi esistenziale e si trovò a leggere la pagina di un codice buddhista che trattava il tema dell’estinzione. Nel sogno Evola vede ciò che gli sarebbe toccato in sorte: farsi paladino di una vita piena e persuasa ed operare per restaurare l’Ordine tradizionale. Guido Andrea Pautasso, da critico d’arte qual è, ci presenta il Barone nell’ambiente dadaista parigino, in un racconto carico d’atmosfera. Nella capitale transalpina il filosofo incontra Maria de Naglowska, donna dal grande fascino, professante la religione delle Troisième Terme de la Trinitè, costituita: «dalla venerazione per il Dio padre, per il figlio di Dio incarnato da Gesù, e per il Sesso» (p. 43). Con lei Evola, narra Pautasso, pratica un rito di magia sexualis durante il quale si manifesta la materializzazione di una creatura luciferina, prontamente allontanata da Maria: «la creatura […] si arrese e tornò nello specchio da dove era venuta» (p. 47).

La magia sessuale è al centro anche del racconto di Vitaldo Conte che, da storico, si è spesso occupato della produzione futur-dadaista del pensatore romano. Egli ipotizza, nel narrato, che Evola abbia dipinto, dopo i tre nudi femminili realizzati negli anni Sessanta, un quarto quadro, un quadro ultimo, nel quale lo sguardo della donna ritratta avrebbe dovuto esemplificare lo: «stato fluidico della forza tsing degli amanti» (p. 243). Dallo sguardo, tale fluido, transita nel sangue di chi si ama. Questo dipinto avrebbe dovuto rimanere segreto, ed il filosofo lo affida, allo scopo, alla custodia di tre fidati discepoli, i Fedeli d’amore della Rosa rossa. Questi avrebbero dovuto: «preservare il potere del fuoco magico dell’eros trasmutante, presente nell’opera di Evola» (p. 244). Ivano, un giovane studioso del Barone, avverte in modo impellente di essere coinvolto dal segreto del quadro evoliano. Si reca a Bologna, dove viveva uno dei discepoli-custodi, ed incontra una donna da questi inviata a conferire con lui. Guardandola negli occhi comprende che: «l’immagine dell’eros magico può essere un segreto, la cui comprensione passa attraverso il riconoscimento di uno sguardo» (p. 248).

Andrea Gualchierotti in, Il sentiero di Mnemosine, pone a confronto il tradizionalista con l’archeologo Giacomo Boni. Questi, nei primi decenni del secolo XX: «aveva rinfocolato le braci di una Tradizione velatasi e tuttavia immortale, giungendo con la sua opera a rievocare dai loro celesti intermundia i numi stessi di Roma» (p. 57). Evola viene in possesso, in modo rocambolesco, di uno scritto di Boni e vagabondando nottetempo in una Roma magica e surreale, giunge al Foro. Qui sente provenire dal mondo ctonio un richiamo, acquisisce contezza che il “passato è vivo” ed è protagonista di un’esperienza iniziatica. Gli si para dinnanzi, all’improvviso, il “Genio del popolo romano”: questi lo informa che avrebbe dovuto raccogliere l’eredità di Boni, difendere  la Tradizione. Enrica Perucchietti presenta Evola intento a rivedere le bozze de La tradizione ermetica. Egli, grazie a messaggi cifrati, comprende che i segreti dell’ermetismo non devono essere rivelati. Aderisce, pertanto, convintamente all’invito di Benedetto Croce di tagliare il corposo saggio.

Alberto Lombardo dà ottima prova delle proprie capacità narrative e ambienta il suo racconto a Budapest. Qui Evola è in visita alla contessa Zichy. Presso di lei conosce lo scrittore Lernet-Holenia ma, soprattutto, dalla contessa è messo in contatto con emissari orientali, che erano stati vicini al Barone Ungern. Tema centrale, il re del Mondo e la sua funzione. Al contrario, Luca Valentini ci presenta Evola davanti a fenomeni medianici nel castello di Taufers in Val Pusteria, mentre Luca Siniscalco in, Il viaggio del Bisonte, racconta di un incontro tra Evola e Guido de Giorgio avvenuto a Roma, mentre questi stava recandosi in Puglia, in visita a Padre Pio.

Un Evola a tutto tondo quello che emerge da queste pagine. Personaggio complesso, affascinante, da studiare…

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Giovanni Sessa è nato a Milano nel 1957 e insegna filosofia e storia nei licei. Suoi scritti sono comparsi su riviste e quotidiani, nonché in volumi collettanei ed Atti di Convegni di studio. Ha pubblicato le monografie Oltre la persuasione. Saggio su Carlo Michelstaedter (Roma 2008) e La meraviglia del nulla. Vita e filosofia di Andrea Emo (Milano 2014). E' segretario della Scuola Romana di Filosofia Politica, collaboratore della Fondazione Evola e portavoce del movimento di pensiero "Per una nuova oggettività".

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