Julius Evola e l’Oriente

Nuccio D'Anna, Julius Evola e l'Oriente
Nuccio D'Anna, Julius Evola e l'Oriente

Il cosiddetto sdoganamento di Evola filosofo da parte della “intellighenzia” della sinistra nostrana, è fatto piuttosto recente. Noi riteniamo che tale accettazione segua soprattutto l’onda lunga dei vari “nomi della rosa” e di quella strana appropriazione indebita della spiritualità e persino dell’esoterismo, che fa straparlare di religione chi, fino a pochi anni fa, la considerava ancora oppio dei popoli. In realtà, la circospezione e il pregiudizio con il quale Evola è stato recentemente indagato da alcuni intellettuali dichiaratamente atei, ha fatto da contraltare all’entusiasmo, spesso scarsamente cosciente, con il quale truppe di giovani e meno giovani hanno trasformato Evola in una icona, cercando soprattutto di enfatizzarne la connotazione politica e, per così dire, “pagana”, forse riflettendo meno sull’indagine profonda del ricercatore, dello studioso attento delle discipline spirituali d’Oriente e d’Occidente.

Julius Evola, Lo Yoga della PotenzaUn libro attentamente critico ed esaustivo, come quello che Nuccio D’Anna ha dedicato ad Evola e ai suoi rapporti con le dottrine orientali, è un evento benefico in quanto affronta con grande equilibrio le interpretazioni evoliane, proprio quelle che appaiono fortemente motivate dalla ricerca di una chiave eroica e guerriera, troppo spesso a detrimento della dimensione contemplativa. Resta il fatto che, come mette bene in luce D’Anna, nel pensiero di Evola c’è una forte spinta verso una visione dinamica della storia del mondo che pone costantemente in conflitto l’Ordine e il caos, la luce e le tenebre, e tenta di individuare con chiarezza quali sono le situazioni fisiche e metafisiche che preludono e sviluppano la prevalenza ora di un polo, ora dell’altro.

Nuccio D’Anna è uno storico delle religioni particolarmente esperto del mondo classico che non si è limitato all’analisi delle civiltà occidentali, ma ha allargato i suoi interessi studiando la lingua sanscrita e approfondendo le dottrine indù con alcuni degli studiosi contemporanei più noti. E’ sufficientemente ferrato, perciò, per affrontare le dottrine indù e per valutare il tipo di studio che ne ha fatto Evola con  puntelli culturali adatti che rendono il suo libro l’unico testo capace di penetrare all’interno della complessa morfologia delle civiltà che Evola ha disegnato nel corso delle sue molte opere. Non si tratta di uno sguardo fuggevole, ma di un’analisi attenta che tiene conto per intero del mondo spirituale cui Evola si è richiamato e senza la quale non si capirebbero le prospettive di indagine che hanno caratterizzato gli aspetti sapienziali e persino iniziatici dell’opera evoliana.

Julius Evola, Oriente e OccidenteIn questo libro viene puntualmente ricordato come i primi studi di Evola sull’Induismo si siano svolti in un periodo in cui, a parte Giuseppe Tucci, Formichi e pochissimi altri, mancava una reale cultura accademica sull’argomento e tutto l’Induismo veniva interpretato prevalentemente sotto il profilo filosofico. Evola, invece, recupererà l’aspetto operativo e realizzativo della spiritualità orientale presentando, simile in ciò a shri Aurobindo, il mondo dei cantori vedici come il più prossimo all’umanità primordiale, capovolgendo così drasticamente qualsiasi scientismo darwiniano.

In tutto il pensiero evoliano le dottrine indù avranno una influenza determinante, ma bisogna considerare come l’approccio a tali dottrine inizialmente si basasse sulle letture dei testi di Woodroffe (= Arthur Avalon), che privilegiava fortemente il tantrismo.  Evola instaurò un buon rapporto con l’autore inglese, ma approfondì soprattutto gli aspetti operativi del sistema shivaita e ne scrisse inizialmente nel suo L’Uomo come potenza. La ricerca verso l’Individuo Assoluto che contraddistingue il pensiero giovanile di Evola e i suoi interessi magico-operativi, lo portarono a studiare a fondo le tecniche esposte nei vari testi sui tantra con cui veniva man mano in contatto, prendendo in minor considerazione gli aspetti ascetici e contemplativi contenuti nel Vedânta. D’Anna pone quindi in evidenza come l’influenza iniziale di Arturo Reghini sul giovanissimo Evola improntò principalmente la formulazione dei suoi progetti culturali sulla “tradizione romana” e come l’influenza del suo amico Guido De Giorgio abbia progressivamente modificato la stessa sua idea di Tradizione, ri-orientando il suo pensiero e inducendolo ad abbandonare definitivamente le prospettive reghiniane.

Julius Evola, L'arco e la clavaIl D’Anna, pur riportando le critiche di molti orientalisti al pensiero evoliano, pone nella giusta luce come il metodo comparativo stringato ed efficace con cui Evola pone a confronto le morfologie delle varie civiltà, sia un’opera pressoché unica nel suo genere e offra un profondo significato metafisico allo svolgimento della storia umana. D’Anna evidenzia come Evola ponga alle origini della tradizione vedica tre distinti momenti: quello cosmico, quello eroico e quello religioso. Tutti e tre questi momenti sono attraversati dal Sanâtana Dharma, cioè dalla Sapienza Eterna che sostanzia con un “respiro” di carattere universale tutte le dottrine indù. Andando ben aldilà di interpretazioni filologiche e storicistiche, in questo modo Evola fa assumere alla metafisica del continente indiano un valore applicabile a “qualsiasi” tradizione.

Molto importanti sono le considerazioni di Evola sullo yoga e sulla difesa delle radici vediche che sostanziano le metodologie yoghiche, un punto di vista che contrasta con le recenti tesi di alcuni orientalisti, ma permette di interpretare le infinite forme di yoga che fecondano la tradizione indù in una dottrina dai fondamenti rintracciabili nelle stesse radici spirituali dalle quali è scaturita la civiltà primordiale, quella che Evola chiama “artica”. Un’opera come “Rivolta contro il mondo moderno” darà una spinta incomparabile verso una rivisitazione in chiave spiritualmente operativa della possibilità realizzative dell’uomo occidentale e giustificherà determinate posizioni poco comprese dagli accademici occidentali nei confronti della sapienzalità brahmanica. Evola sarà ancor meno accondiscendente verso il grande Shankara e quindi verso molte dottrine espresse dalle Upanishad, e D’Anna mette giustamente in evidenza come la posizione predominante della funzione dello kshatriya finisce spesso, in Evola, per sottomettere o trascurare gli aspetti contemplativi delle dottrine indù.

Julius Evola, La dottrina del risveglioL’esaltazione dell‘azione eroica, e l’analisi del comportamento di Arjuna nella Bhagavad Gita, vede Evola impegnato allo sviluppo della dottrina della Vittoria e della trasformazione dell’eroe nella sua stessa potenza: “potenza terribile che, abbandonando ogni aspetto di persona…fa tremare i tre mondi”. Questa drastica posizione è posta ancor più in evidenza nel famoso Cavalcare la tigre, nella quale lo kshatriya appare eroicamente solo e destinato ad assistere, “ritirato” nel rispetto dei valori tradizionali, ad una progressiva dissoluzione del mondo cercando di cavalcare anche le forze oscure che hanno dato consistenza al mondo moderno. Nei confronti di tale posizione Titus Burckhardt, nella guénoniana rivista francese Études Traditionelles si espresse in maniera abbastanza critica nei confronti dell’individualismo evoliano e dei pericoli del suo preteso cavalcare gli elementi thamasici che hanno reso possibile l’esistenza delle correnti psichiche che caratterizzano il mondo in cui viviamo. Secondo la critica tradizionale, seguendo quanto suggerisce Evola nel suo libro si può rischiare di diventare succubi delle stesse forze oscure che avviluppano la vita del nostro modo di vivere e rendono impossibile comprendere il significato della trascendenza. La forzatura nel valorizzare, ad ogni costo, il primato spirituale della casta guerriera portò Evola a proporre una visione drastica delle stesse lotte fra Impero e Chiesa nel periodo medioevale. Tali istituzioni nella sua interpretazione sembrano difendere valori spirituali diametralmente opposti. Su tale tema Nuccio D’Anna dissente decisamente e, per un approfondimento, consigliamo la lettura del suo “La Sapienza nascosta. Linguaggio e simbolismo in Dante” (I Libri del Graal, Roma 2001) in cui pone in evidenza, mantenendo una visione tradizionale della storia, come tale contrapposizione possa avere una chiave di lettura completamente diversa.

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Nuccio D’Anna, Julius Evola e l’Oriente, Edizioni Il Settimo Sigillo, Roma 2006, pp. 170, € 18.

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