Evola e l’eros. Dalla magia alla democrazia

“Secolarizzata dall’Illuminismo, l’anima non poté più tenere insieme spirito ed eros. Lo spirito fu assunto dall’idealismo materialistico del progresso utilitaristico. L’eros trapassò in sentimentalismo castrato e in pornografia”.

Mi sembra piuttosto mirata questa osservazione di James Hillman per introdurre l’argomento della sessualità nella prospettiva di Julius Evola, immaginando poi i due pensatori in un fantastico confronto e in una possibile convergenza di visioni.

Viviamo in un’esistenza di totale omogeneità: dalla cultura all’ideologia, dai gusti ai comportamenti, tutto si svolge al di fuori della pur minima cornice di differenza, e il sesso non poteva sfuggire a questo evento di omologazione.

Il sesso, nella tradizione e nella simbologia archetipica, è sempre stato interpretato come la unio tra opposti; tra l’uomo come elemento spirituale e sovranaturale, e la donna nella funzione materiale e concreta: insieme per una convergenza di perfezione. L’attrazione reciproca è sempre derivata dalla soggettiva necessità inconscia di completamento, di animus femminile e di anima maschile, secondo l’impostazione junghiana, per un congiungimento che è innanzitutto psichico.

Ma questa visione differenzialista di funzioni non poteva essere tollerata né dall’ideologia comunista, che prevedeva una massa uniforme e indistinta da realismo socialista, né da quella capitalista, che necessitava di una massa equivalente e indefinita da consumismo modernista. Entrambi i dispositivi, in una perversa e degenerata sinergia, si sono trovati d’accordo nell’operazione di smantellamento sia della virilità che della femminilità, imponendo con subdola operazione un soggetto ibrido e informe.

Come aveva annotato Fausto Antonini nella prefazione a Metafisica del sesso di Evola: “La vera repressione dell’Occidente non è la repressione del sesso, ma la repressione dell’unità tra sesso e sentimento […]: tra sesso, sentimento e amor sacro”. Ormai, però, siamo ben oltre alla repressione, che come ogni movimento costrittivo prevede in sé un’azione spontanea e liberatoria; noi ci troviamo di fronte ad una apatica accettazione di qualsivoglia manipolazione delle menti e dei corpi, in nome e per conto di un umanitarismo egoistico ed accattone.

Eros, dio dell’amore e del desiderio. Era questa la simbologia sacra della Tradizione. La divinità che governava due elementi inseparabili dell’essere è stata scardinata e sostituita dalla sessuologia e dalle voglie, due istanze tanto grottesche quanto pericolose. Il senso mistico e sacro di Eros si è dissolto nel consumismo erotomanico, tra una eccitazione permanente e pervasiva ed una deforme intossicazione intellettuale, focalizzando l’attenzione e la pressione solamente sugli aspetti meccanici, carnali e provocatori delle pulsioni vegetative.

Se una buona spallata alla visione tradizionale è imputabile alla psicoanalisi ed alla sua interpretazione pansessualistica dell’uomo e dei suoi comportamenti, il colpo di grazia è stato dato dai movimenti femministi, i quali hanno portato all’estremo talune rivendicazioni di carattere sociale, per arrivare alla negazione della differenza, quando non ad una reclamata superiorità del femminile sul maschile.

Il mancato riconoscimento di una psicologia diversa dell’uomo e della donna è proseguito nello scardinamento metodico di qualsivoglia funzione di complementarietà tra i due sessi, fino all’annullamento dello stesso ordine naturale.

Per arrivare all’omologazione completa si è passati dal rifiuto della condivisione sessuale (l’utero è mio e lo gestisco io) alla negazione della procreazione in quanto impedimento alla realizzazione personale e trasformazione del corpo in gravidanza, all’affitto dell’utero da parte di lesbiche e omosessuali in nome di un grottesco diritto alla genitorialità fino all’ipotesi sperimentale di un concepimento in provetta e uno sviluppo in incubatrice.

Altroché superamento del sacro, deriva nell’animalità o corruzione del sentimento. Il paesaggio desolante che abbiamo davanti riguarda un transumanesimo del quale ancora non abbiamo la più pallida idea di quali devastanti conseguenze porterà.

A parte l’impostazione tecnocratica della stessa vita dell’uomo inteso come essere vivente, già solo l’ideologia gender presenta una sufficiente quota di allarme.

Attraverso dei precisi meccanismi di propaganda e di manipolazione, il cosiddetto “terzo sesso” è stato sdoganato con il supporto della psichiatria e dell’accomodamento psicoanalitico, e si è arrivati allo smantellamento dell’eterosessualità con l’ufficializzazione del fenomeno in un sistema che a ragione possiamo definire come istituzionale.

Dalla subliminale e pervasiva immunizzazione delle coscienze, passando per la censura e per una vera operazione poliziesca contro ogni dissidenza, allo stato attuale c’è una semplice accettazione diffusa di questa deformazione della realtà, per altro passata come innocuo esercizio dei diritti individuali.

L’ideologia transgender, cioè il superamento della differenza tra uomo e donna, anche contraddicendo i parametri corporei, ormonali e genetici determinati dalla natura, è la massima riprova di quanto sinistra e capitalismo siano convergenti nello stesso disegno criminoso.

Entrambe queste distorte visioni dell’uomo e del mondo puntano alla dissoluzione di ogni princìpio: niente razze, niente psiche, niente identità. Siamo, quindi, ben al di là dell’ “uomo della razza sfuggente” evoliano; siamo al massimo della democrazia realizzata dove il tanto decantato egualitarismo è arrivato al traguardo della medesimità, per usare il neologismo di de Benoist. Siamo ben oltre a quanto aveva scritto Evola già con sguardo profetico: “In una società egualitaria e democratizzante, in una società dove non esistono più caste, né classi funzionali, né Ordini […], in una società dove avere un carattere vale come un lusso che solo uno stupido può permettersi mentre la labilità interiore è la norma”.

Se, come ha più volte indicato lo stesso Evola, “la democrazia non è un semplice fatto politico e sociale, una aberrazione ideologica; è un clima generale il quale a lungo andare non può non avere conseguenze regressive sullo stesso piano esistenziale”, altrettanto è da dirsi a riguardo del suo compagno di strada, il capitalismo.

Questo non è un circoscritto pensiero e strumento economico, ma un vero e proprio dispositivo di attacco alla psiche individuale e comunitaria. Come la democrazia pretende sudditi, così il capitalismo pretende consumatori: in entrambi i casi una mescolanza indifferenziata che, nel campo del sesso, trova sostegno in quella setta di femminismo relativista che pretende di modificare anche il dato di natura in base a egoismi e voglie individuali. Come il capitalismo, con lo sfondamento delle frontiere e l’uniformizzazione dei mercati, ha voluto il nomadismo dei capitali e lo scardinamento delle sovranità nazionali, così l’ideologia gender, che del femminismo radicale è la sua costola spontanea, ha determinato la decostruzione della sessualità identitaria con la distruzione di ogni confine naturale, la dissoluzione dell’egemonikon quale sovrano interiore e la diffusione sessuale secondo voglie più o meno indifferenziate.

Allora, che nessuno si meravigli della sterilità in corso, della promiscuità diffusa dalla fascia infantile e né, tanto meno, delle violenze quotidiane denunciate. Avvertì Evola negli ormai lontani anni Settanta: “Quanto a chi argomenta che il pudore non è nulla di naturale, gli animali, i selvaggi e i bambini ignorandolo, egli cade nell’errore di non distinguere quello che è “naturale” per un essere umano in quanto tale, giunto a pieno sviluppo, da quel che può esserlo, appunto, per un animale o per un selvaggio”.

Si è voluto dissolvere la Legge, l’Ordine, l’Armonia: chi ha preteso ciò si assuma pienamente la responsabilità di aver determinato la regressione dell’uomo e della donna in animali, selvaggi, prede e predatori.

2 Responses

  1. giovanni
    | Rispondi

    Personalmente sono arrivato a pensare che l’attuale diffusione dell’ideologia gender e dell’aumentato fenomeno della omosessualita’, sia semplicemente un fenomeno messo in piedi dalla Natura con un fine ben preciso:
    – siamo ormai 7 miliardi di persone su questa terra, pertanto e’ necessario un contenimento o una riduzione della popolazione.
    La Natura provvede attraverso l’aumento della omosessualita’.
    Eterogenesi dei fini, qualcuno pensa di diffondere nuove ideologie, ma la Provvidenza agisce attraverso loro.
    Chiaramente eistono sempre effetti collaterali, tuttavia il Tempo poi li riassorbe

  2. Guardando al cielo
    | Rispondi

    Sono un tipo pratico e ho chiesto ad un mio amico omosessuale. Lui non trova oramai uno straccio di ragazzo serio da quindici anni perchè ovunque vogliono solo sesso e nessuna relazione duratura e credetemi ha tentato ovunque (clubs, chats..).
    Lui conviene con me che il fenomeno omosessuale sia fabbricato da una grande operazione di marketing. L’amore genuino non si basa su modelli ipnotico-utilitaristici, non lo si riproduce con la provetta!

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