Le nuove frontiere della sovversione: la nascita dell’uomo-ibrido (terza parte) – i libretti dell’UNAR per diffondere il genderismo nelle scuole italiane

Categorie: Italiano, L'arco e la clava, Teiwaz | 0

abbecedario

Questo articolo fa parte di una serie di cinque.

Questa è la serie completa degli articoli:

  1. Le nuove frontiere della sovversione: la nascita dell’uomo-ibrido (prima parte) – la teoria del gender imposta ai bambini.
  2. Le nuove frontiere della sovversione per la nascita dell’uomo-ibrido (seconda parte) – la diffusione del genderismo in Europa
  3. Le nuove frontiere della sovversione: la nascita dell’uomo-ibrido (terza parte) – i libretti dell’UNAR per diffondere il genderismo nelle scuole italiane
  4. Le nuove frontiere della sovversione: la nascita dell’uomo-ibrido (quarta parte) – L’Italia nell’abisso del genderismo
  5. Le nuove frontiere della sovversione per la nascita dell’uomo-ibrido (quinta ed ultima parte) – partenogenesi umana ed uteri artificiali, verso l’anarchia generativa

* * *

Dopo aver analizzato la problematica legata alla diffusione sistematica dell’ideologia gender dal punto di vista generale e averne visto alcune applicazioni concrete in Europa, diamo un’occhiata a quanto è accaduto in Italia, dove, nell’indifferenza pressoché generale dei grandi media, si è consumato nel corso di quest’anno uno scontro frontale tra le forze pro-gender ed un primo fronte di resistenza all’onda sovversiva.

La vicenda ha visto protagonista l’UNAR, cioè l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (il nome è già un programma), organo alle dirette dipendenze dei Ministeri delle Pari Opportunità, formato da una ventina di dipendenti con contratto a termine. L’ufficio, che ha una dotazione di ben 2 milioni di euro all’anno, si occupa di “campagne anti-discriminatorie”, con relativo “contact center” per segnalare casi di discriminazione, gestito da un’altra agenzia governativa.

L’UNAR non sembrerebbe avere fra i suoi compiti la promozione nelle scuole di tematiche “socio-culturali” né tantomeno compiti più o meno velatamente pedagogici, e sarebbe pertanto tenuto ad informare il ministero dell’Istruzione qualora volesse intraprendere simili iniziative. E invece, come sottolineato dal sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi, l’UNAR “si sta cimentando in pubblicazioni, convegni, giornate di formazione che riguardano insegnanti e studenti”. “Il Ministero dell’Istruzione non sa niente di quanto viene deciso da questo ufficio, che invece produce materiale per le scuole, gli studenti e gli insegnanti, con un’impronta culturale a senso unico, tra l’altro”.

In particolare, senza informare nessun altro ministero né organismo, l’Ufficio in questione ha prodotto e diffuso nelle scuole, per un certo periodo, tre libretti che, sotto il generico titolo Educare alla diversità nella scuola, vorrebbero promuovere le teorie sull’identità di genere e sulla assoluta equipollenza di tutti gli orientamenti sessuali.

La vicenda prende le mosse dall’epoca del Governo Monti, che tra i vari danni che ha causato al paese si è reso responsabile anche dell’approvazione di “linee guida” in materia, predisposte dall’allora ministro del Lavoro con delega alle Pari opportunità Elsa Fornero (che ha dunque contribuito a fare disastri anche in questo settore), in attuazione delle quali stati poi preparati i “percorsi innovativi di formazione e aggiornamento per dirigenti, docenti e alunni sulle materie antidiscriminatorie, con particolare focus sul tema LGBT e sui temi del bullismo omofobico e trans fobico” (!). Successivamente, è stata elaborata una “strategia nazionale anti-omofobia”, finanziata dai contribuenti con circa 10 milioni di euro ed affidata per decreto a 29 associazioni del mondo LGBT (!), col compito di elaborarla nei dettagli e diffonderla nelle scuole.

Il decreto legge 104/2013, convertito dalla legge 128/2013, ha poi previsto “attività di formazione e aggiornamento obbligatori del personale scolastico”, con riguardo, tra le altre cose, “all’aumento delle competenze relative all’educazione all’affettività, al rispetto delle diversità e delle pari opportunità di genere e al superamento degli stereotipi di genere” (art. 16, primo comma, lett. d). La “teoria del genere” è dunque diventata ufficialmente materia scolastica, senza che nessuno se ne sia accorto.

Il passo successivo è stato quello dell’UNAR e dei suoi fantomatici libretti, diffusi, con qualche variante, nei vari livelli scolastici: superiore, media inferiore ed elementare.

Il contenuto di questi libretti è, come facilmente intuibile, delirante.

In primo luogo si dice che non è più sufficiente essere “gay friendly” (amichevoli nei confronti di gay e lesbiche), ma è necessario essere “gay informed” (informati sulle tematiche gay e lesbiche). Per evitare, cioè, discriminazioni che nascono da affermazioni o comportamenti che “gli insegnanti devono evitare”, non basterà impegnarsi a non insultare o a non assumere atteggiamenti di esclusione. D’ora in poi i docenti dovranno evitare “analogie che facciano riferimento a una prospettiva eteronormativa (cioè che assume che l’eterosessualità sia l’orientamento normale)” (!), poiché queste potrebbero tradursi nella assunzione troppo unilaterale “che un bambino da grande si innamorerà di una donna” (!!). Quindi non si dovranno mai dividere i maschi dalle femmine o ad assegnare loro diverse attività. Sarebbe vietato anche elaborare compiti che siano orientati secondo impostazioni troppo “tradizionali”. Pertanto, occorrerebbe formulare i primi problemini di matematica in questo modo: “Rosa e i suoi papà hanno comprato tre lattine di tè freddo al bar. Se ogni lattina costa 2 euro, quanto hanno speso?”.

gender-diktatSecondo questi opuscoli, l’identità sessuale sarebbe formata da quattro componenti: innanzitutto l’identità biologica che si riferisce al sesso, e l’identità di genere che dipenderebbe dalla percezione che si ha di sé. E “non sempre l’identità di genere e quella biologica coincidono”. Infatti “a volte il disagio rispetto al proprio sesso biologico è così forte che la persona è disposta a sottoporsi a cure ormonali e operazioni chirurgiche”. La terza componente è poi il ruolo di genere, che sarebbe imposto dalla società, per colpa del quale, ad esempio, una donna “deve imparare a cucinare” o “deve volere un marito e dei figli”. E il quadro è già piuttosto chiaro: si ritorna ad applicare il concetto di sovrastruttura di sapore marxista anche ai generi sessuali ed alle loro caratteristiche. Infine c’è l’orientamento sessuale, quello da cui dipende l’attrazione verso altre persone, le quali ovviamente possono essere indifferentemente di un altro sesso o dello stesso.

Si parla poi del concetto di “omofobia interiorizzata” (!), che provocherebbe agli omosessuali “forti sensi di colpa rispetto alla propria omosessualità” e che secondo i teorici del gender sarebbe dovuta a “pregiudizi e discriminazioni che possono rendere più difficile l’accettazione del proprio orientamento”. Viene presentato a ruota un “ritratto dell’individuo omofobo”, che di solito è di “età avanzata” ed è accecato da un alto “grado di religiosità” e di “ideologia conservatrice”. Si va dall’“omofobo di tipo religioso che considera l’omosessualità un peccato” a quello “scientifico che la considera una malattia”, fino ai “genitori omofobi”. Nelle pagine successive vengono poi forniti i dati sulla discriminazione, presi direttamente dal sito Gay.it.

Nei libretti anti-omofobia si propone poi di realizzare un questionario per misurare il proprio livello di omofobia, e si consiglia di coinvolgere nel progetto anche i genitori. Quanto alle risposte alle domande più frequenti, in particolare a quella sul perché ci sono persone con attrazioni dello stesso sesso, si impone di replicare che è così “per la stessa ragione per cui altri individui sono attratti da persone del sesso opposto”. A chi domanda se esista una cura per l’omosessualità si deve risponde ovviamente di no, ricordando che “chiunque dica il contrario diffonde un pregiudizio” e che qualunque ipotesi di terapia riparatrice al riguardo va duramente respinta.

C’è poi una sezione dedicata all’insegnamento pratico. Qui viene sottolineato il ruolo dei media italiani che discriminano le famiglie omosessuali, invitando i docenti a chiedere agli alunni come mai “in Italia non ritraggono diverse strutture familiari”. Quindi viene caldeggiata la visione di film con modelli di “famiglie allargate” come Modern Family, oppure serie tv su famiglie eterosessuali litigiose come Tutto in famiglia o La vita secondo Jim. Viene proposto inoltre il “Gioco dei fatti e delle opinioni” in cui, ad esempio, se uno studente dice “due uomini che fanno l’amore sono disgustosi”, a quel punto l’insegnante deve far notare che questa è un’opinione che deriva dal fatto che siamo poco abituati dal cinema e dalla tv a vedere due uomini che si baciano o fanno l’amore. Dopo di che gli insegnanti dovrebbero addirittura tentare di fare immedesimare gli alunni eterosessuali con gli omosessuali e mettere gli alunni “in contatto con sentimenti e emozioni che possono provare persone gay o lesbiche”. Ci sono storielle, attività e strumenti anche per questo, ed è proposto un elenco di documentari come Kràmpack, in cui addirittura l’autoerotismo fra due ragazzi è presentata come esplorazione e “gioco”, e L’altra metà del cielo, che racconta “le vite di donne che amano altre donne” le quali “si sono scontrate con l’omofobia della propria famiglia”.

Ci sono poi suggerimenti per aiutare le maestre a modificare nelle teste dei loro alunni il concetto di famiglia. Ecco un esempio: “L’insegnante utilizza un tabellone e incolla a caso le immagini di famiglie differenti (ad esempio, l’immagine di una famiglia multi-razziale: due persone bianche con un bambino nero; le foto di un uomo vecchio, di una donna e di un cane; di due donne; di due uomini ecc). Chiede, allora, agli studenti se, secondo loro, le persone nelle foto potrebbero essere una famiglia (…). L’insegnante fa riferimento, dunque, alla definizione comune di famiglia e ricorda agli studenti che non si tratta di come appare, ma piuttosto di come i membri si supportano tra loro, si amano e si accudiscono a vicenda”.

Il quadro sconvolgente che ne esce merita ben pochi commenti.

L’offensiva dell’UNAR non si è arrestata di certo qui, dato che, in occasione della settimana contro il razzismo del 2014, l’ufficio ha candidamente proposto una sitcom appositamente prodotta per le scuole, Vicini, in cui si parla di un condominio che accoglie le coppie omosessuali ma non le famiglie con bambini.

La distribuzione del libretto è iniziata all’inizio del 2014 in alcune scuole d’Italia, ma fortunatamente l’opera sovversiva dell’UNAR ha trovato uno sbarramento di fuoco che ha prodotto dei risultati significativi.

In primo luogo si sono progressivamente moltiplicate le proteste da parte dei genitori per contrastare l’aumento fuori controllo delle iniziative dell’UNAR e delle associazioni Lgbt che continuano ad usare sistematicamente le scuole per promuovere la loro agenda: pubblicazioni, convegni, giornate di “formazione” per insegnanti e studenti.

Ad esempio in Umbria, in alcune scuole (da Città di Castello a Perugia, fino a Marsciano e Terni) dove erano stati distribuiti i libretti ed alcune favole gay (tra cui una intitolata Qual è il segreto di papà?, storia di due uomini omosessuali che rivelano la loro relazione ai piccoli), c’è stata la violenta reazione dei genitori degli alunni, che si sono lamentati di non essere nemmeno stati avvisati del progetto e hanno cominciato a raccogliere firme per bloccare l’iniziativa, minacciando di ritirare i figli dall’asilo. Lorena Pesaresi, assessore al Comune di Perugia con delega alle Pari opportunità, ha dichiarato sfacciatamente che la cosiddetta “cultura di genere” “va promossa e inserita nei percorsi educativi”. Secondo l’assessore “abbiamo organizzato dei seminari rivolti ai genitori, chiedendo la collaborazione dei circoli didattici, ottenendo un buon riscontro da parte delle coppie che hanno dato la loro adesione volontaria”. Un progetto che, almeno per Perugia, ha interessato tre scuole medie, una primaria, un asilo e un istituto superiore. Il programma prevedeva incontri su sessualità, omosessualità, educazione alle differenze. “L’obiettivo è quello di superare gli stereotipi perché bambini e bambine si nasce, ma uomini e donne si diventa”. Perfetto.

Sono poi cresciute in modo esponenziale le proteste della Manif pour tous Italia, nata, come detto dal presidente Jacopo Coghe, “perché non sentivamo intorno a noi il giusto allarme, nemmeno da parte di un mondo delle associazioni cattoliche che pure su quei temi è attivo, e perché non arrivava una vera informazione su quello che si stava preparando”. L’AGE (Associazione italiana genitori) per reagire al pericolo dell’ideologia del gender, che “subdolamente, senza incontrare una vera opposizione”, si sta diffondendo nelle scuole, ha proposto come forma di protesta di non mandare a scuola i figli un giorno al mese: la medesima cosa è stata già fatta in Francia, come osservato nel precedente articolo.

Ecco l’appello del presidente nazionale dell’AGE, Fabrizio Azzolini: “Insegnanti e presidi, state uniti a noi genitori, facciamo sentire insieme la nostra voce, anche attraverso le nostre associazioni e rappresentanze sindacali. Informiamo gli altri docenti e genitori, facciamo conoscere i contenuti della teoria del gender, il tipo di società che vuole costruire”. Teoria del gender che, come spiegato da Azzolini, “afferma che la differenza tra i due sessi è solo un pregiudizio, che il maschile e il femminile sono costruzioni sociali e storiche da abbattere. Si insinua l’utopia sottile e pervasiva dell’indifferenziazione sessuale e la presunta uguaglianza tra individui tutti asessuati, cioè astratti…”. Non si nasce maschi e femmine, ma “individui che rimandano la propria identità a future scelte”.

Se maschio e femmina non esistono e tutti possono “scegliere” cosa vogliono essere, ne deriva che anche le figure di padre e madre non hanno più alcun senso, i ruoli naturali e tradizionali decadono, tutti gli individui sono disumanizzati e indifferenziati.

Ogni giorno queste teorie sono accolte da qualche Comune o scuola: “Da mesi insieme ad altre associazioni familiari denunciamo il rischio di rieducazione al gender attraverso la formazione dei docenti e i progetti didattici per gli studenti, attivati dal ministero dell’Istruzione, dall’Unar (presidenza del Consiglio dei ministri) e da alcuni Comuni, Province, Regioni. Come docenti e genitori dobbiamo proteggere il nostro mestiere di educatori – ha proseguito il presidente dell’Age –. L’impressione è che lo Stato cerchi di separarci, nonostante nella scuola italiana la legge ci unisca nel patto di corresponsabilità educativa: ai genitori nasconde l’obiettivo delle strategie, agli insegnanti lo impone. (…). I sostenitori del gender – ha sottolineato infine Azzolini – non si limitano a proporre un’opinione, ma conducono a una nuova educazione, orientano il governo in Italia, in Europa, in Occidente”.

Anche la Chiesa Cattolica ha fatto sentire la sua voce. Il presidente della CEI Angelo Bagnasco, ha così commentato: “È in atto una strategia persecutoria contro la famiglia, un attacco per destrutturare la persona e quindi destrutturare la società e metterla in balia di chi è più forte e ha tutto l’interesse a che la gente sia smarrita. Nel torbido il male opera meglio”.

Al Consiglio episcopale permanente in corso a Roma, Bagnasco ha aggiunto: “In questa logica distorta e ideologica, si innesta la recente iniziativa – variamente attribuita – di tre volumetti dal titolo ‘educare alla diversità a scuola’, che sono approdati nelle scuole italiane, destinati alle scuole primarie e alle secondarie di primo e secondo grado. In teoria le tre guide hanno lo scopo di sconfiggere bullismo e discriminazione – cosa giusta –, in realtà mirano a istillare nei bambini preconcetti contro la famiglia, la genitorialità, la fede religiosa, la differenza tra padre e madre … parole dolcissime che sembrano oggi non solo fuori corso, ma persino imbarazzanti, tanto che si tende a eliminarle anche dalle carte. È la lettura ideologica del ‘genere’ – una vera dittatura – che vuole appiattire le diversità, omologare tutto fino a trattare l’identità di uomo e donna come pure astrazioni. Viene da chiederci con amarezza se si vuol fare della scuola dei ‘campi di rieducazione’, di ‘indottrinamento’. Ma i genitori hanno ancora il diritto di educare i propri figli oppure sono stati esautorati? Si è chiesto a loro non solo il parere ma anche l’esplicita autorizzazione? I figli non sono materiale da esperimento in mano di nessuno, neppure di tecnici o di cosiddetti esperti. I genitori non si facciano intimidire, hanno il diritto di reagire con determinazione e chiarezza: non c’è autorità che tenga”.

Anche l’arcivescovo di Torino e vicepresidente della Cei, Cesare Nosiglia, è intervenuto sul tema, anche perché varie schede del Servizio LGBT del Comune, contenenti montagne di sciocchezze tra cui pretestuose interpretazioni del testo biblico, sono allegramente apparse sul sito del Comune di Torino, come si osserverà nel prossimo articolo. Nosiglia ha parlato della lettura ideologica del genere come di “una vera dittatura che vuole appiattire le diversità, omologare tutto fino a trattare l’identità di uomo e donna come pure astrazioni”. “I vescovi avvertono la necessità di investire con generosità e rinnovato impegno nella formazione, risvegliando le coscienze di genitori, educatori, associazioni, consulte di aggregazioni laicali e istituzioni di ispirazione cristiana in merito a quella che si rivela una questione antropologica di rilevante urgenza (…). Stiamo assistendo a una discriminazione al ‘contrario’. Il modo in cui le citazioni della Bibbia sono presentate, orienta infatti a giudicare negativamente – e dunque a condannare – proprio chi segue tali insegnamenti, che vengono sottoposti a un’interpretazione strumentale e ideologicamente unilaterale, distorti nello spirito come nella sostanza”. E ancora: “Di fronte a tale strumentalizzazione del testo sacro, qualora le schede relative alla omofobia che parlano della omosessualità nella Bibbia vengano offerte agli studenti insieme alle altre, è necessario che gli insegnanti di religione si facciano carico di spiegare in modo approfondito agli alunni il significato dei brani biblici indicati, sottolineando la superficialità delle domande che le schede propongono. Infine si richiamano le famiglie con figli nelle scuole di ogni ordine e grado a vigilare perché sul tema della sessualità a scuola si proceda sempre e soltanto con il permesso esplicito delle famiglie stesse, dopo che esse siano state compiutamente informate delle modalità didattiche e dei contenuti che verrebbero proposti. Tocca infatti previamente a loro – primi responsabili educatori dei propri figli – esercitare il diritto di approvare o meno ogni insegnamento in materia di sessualità che riguarda aspetti di grande rilevanza educativa per i ragazzi e giovani”.

Bagnasco e Nosiglia chiedono ad insegnanti e famiglie di vigilare: ma lo Stato? E la Chiesa stessa? Queste entità devono comunque essere esenti da ruoli di controllo e formazione? La paura di intaccare il “dogma” moderno della laicità conduce a questi vicoli ciechi. Purtroppo non si può non notare che, di fatto, la Chiesa cattolica non ha dato e non sta dando sufficiente risalto mediatico alla problematica, non coinvolgendo tra l’altro, come sarebbe stato necessario fare, il Papa stesso. Così la vicenda rimane circoscritta a qualche intervento isolato e non assume né un carattere organico né un rilievo pubblico, il che costituirebbe invece un’ottima arma per stimolare forti reazioni. Viene da chiedersi perché ciò avvenga, perché la Chiesa si rifiuti di andare oltre. Cosa c’è dietro? Non si può o non vuole andare oltre?

Le forti polemiche e qualche iniziativa politica hanno fatto sì che il sottosegretario al ministero dell’Istruzione Gabriele Toccafondi, già citato, abbia ottenuto, almeno temporaneamente, il blocco della distribuzione ed il ritiro degli opuscoli incriminati: l’ufficializzazione è arrivata nel corso dell’anno da una circolare del ministero dell’istruzione. Il direttore generale del Dipartimento per l’Istruzione del ministero, Giovanna Boda, incontrando il Fonags, il Forum nazionale delle associazioni dei genitori della scuola, ha spiegato, come osservato da Toccafondi, che tali opuscoli erano stati inizialmente distribuiti senza condividere il progetto col ministero, ma solo con le associazioni LGBT: una modalità d’azione ispirata evidentemente ad un piano ideologico ben preciso.

Immancabili le reazioni scomposte dei gruppi LGBT e dei gruppi di difesa dei diritti gay, cui si affianca ovviamente la cieca “intellighenzia” della sinistra. Altrettanto puntuali i servizi scandalizzati del solito TG3, cui ha fatto seguito la lagnanza penosa del quotidiano “La Repubblica”, organo di stampa-tipo del perfetto borghese “intellettualoide” di sinistra, che ha presentato la vicenda come “l’ultima battaglia tra i laici e i cattolici” sulla scuola. Evidente dimostrazione di come la sinistra e più in generale un certo tipo di pensiero modernista che ha ormai travolto ogni ambito del mondo che ci circonda sia incapace di andare oltre i consueti stereotipi e steccati ideologici e non sia nella condizione, per un declino in primo luogo antropologico, di interpretare la realtà nell’ottica di una corretta metafisica della storia, in cui il dato spirituale non è sovrastruttura, ma struttura in continua lotta con la sua antitesi, lungo il crinale di una caduta regressiva, e non lungo la dorsale di un’evoluzione progressiva.

Per il resto, nessun particolare rilievo mediatico è stato dato, incredibilmente, a questa squallidissima vicenda.

Al di là dell’iniziativa sui libretti “formativi” da parte dell’UNAR (le cui attività continuano peraltro senza sosta, come si può verificare consultando il sito unar.it, o verificando ad esempio qui http://www.tempi.it/l-ideologia-del-gender-arrivera-nelle-classi-italiane-e-il-ministero-sta-a-guardare-e-inaccettabile), nel successivo intervento si procederà a fare un quadro più generale della situazione relativamente alla diffusione a macchia d’olio dell’ideologia gender ed alla “sessualizzazione” forzata dei bambini in Italia.

* * *

PRINCIPALI LINK DI RIFERIMENTO:

http://www.tempi.it/libretti-unar-ricostruzione-di-un-pasticcio-e-di-una-strategia-iniziata-da-tempo

http://www.tempi.it/gender-in-classe-ecco-i-libri-che-insegneranno-agli-scolari-italiani-ad-essere-piu-moderni-dei-loro-genitori-omofobi

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/26/distruggono-la-famiglia-tradizionale-bagnasco-contro-leducazione-alla-diversita-nelle-scuole/927200/

http://www.tempi.it/unar-colpisce-ancora-sitcom-gay-nelle-scuole-toccafondi-tutti-dobbiamo-prendere-posizione-anche-il-governo

http://www.tempi.it/favole-gay-e-libretti-unar-nelle-scuole-e-asili-dell-umbria-i-genitori-vogliono-ritirare-i-figli

http://comitatoarticolo26.it/in-umbria-i-bimbi-a-casa-dallasilo-per-protesta/

http://www.avvenire.it/famiglia/Pagine/studenti-a-casa-contro-il-gender.aspx

http://www.tempi.it/bagnasco-in-atto-persecuzione-contro-la-famiglia-corriere-i-libretti-unar-preparano-il-terreno-al-matrimonio-gay

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-torino-nosiglia-contro-la-dittatura-gender-8863.htm

http://www.tempi.it/bloccati-i-libretti-unar-le-associazioni-lgbt-attaccano-bagnasco-e-il-governo

Lascia una risposta