Stefan George, un poeta per pochi

George insegna in maniera simbolista che l’esperienza delle opere d’arte sia adeguata soltanto in quanto vivente, creante ‘energia organica’ e ciò la dice lunga sulla relazione tra osservante e osservato e sulla kathexis psicologica come condizione della percezione estetica. Vivente è l’esperienza estetica che procede dall’oggetto nell’attimo in cui le opere d’arte, sotto il suo sguardo, diventano esse stesse viventi. George prende presto le distanze dal naturalismo, un movimento culturale e letterario che in Germania si caratterizza in due aspetti preliminari; per un verso, gli scrittori che si rifanno a tale movimento tendono a guardare al di là dei propri confini, ispirandosi, dunque, a modelli riconducibili a esperienze letterarie diverse. Il naturalismo in Germania (che Ladislao Mittner fa iniziare nel 1885 e la conclude nel 1900), apre in un qualche modo la letteratura tedesca alla cultura europea, assorbendo e rielaborando autori francesi, russi, scandinavi e belghi.

Con il 1892 e fino al 1919 George inizia per una ristretta cerchia di amici la pubblicazione dei suoi Blätter für die Kunst, che diventeranno il manifesto della nuova politica che attesta la volontà di chiusura elitaria, di delimitazione del campo di circolazione delle proprie idee e delle proprie opere (i Blätter erano in vendita solo in quattro librerie, a Berlino, Monaco, Vienna e Parigi).

Attorno ai Blätter si formerà il ‘George Kreis’, il circolo vero e proprio nel quale gli eletti che ne faranno parte sperimenteranno nuovi linguaggi. Gli eletti sono tutti uomini, prevalentemente non tedeschi e, soprattutto, esordienti. Poeti minori che giovavano di essere messi in luce dall’astro di Stefan George, ad esempio vi fu il giovane Max Kronberger che incontrò George a Monaco nel 1902 e fu ammesso alla cerchia dei ‘cosmici’; morirà di meningite nell’aprile 1904. Il circolo si evolverà nel tempo; da Kreis diverrà Bund, e cioè alleanza di tutti coloro che si erano uniti alla venerazione per la morte del giovane Maximin, deceduto ad appena sedici anni (l’età della crisi) ed eletto così a ‘stella dell’alleanza’. Il Bund diverrà Reich, dieci anni dopo il crollo del secondo Reich germanico e cinque prima del terzo. Si ideò un programma utopistico che avrà il controverso titolo di Das Neue Reich (1928). Il poeta e la propria opera devono essere – e rimanere al di fuori – della folla, vivendo al di là del proprio tempo ed essere però contemporanei. Ciò significa rifuggire energicamente e con consapevolezza dagli aspetti più rumorosi e caotici del suo secolo, in cui oramai la potenza industrial-nichilista della modernità si faceva imperante. Rinnegazione del meccanicismo, della melma in cui l’individuo è avvinghiato, il regno della quantità guenoniano. La lirica di George si caratterizza per oggetti privilegiati a livello sintattico; la sua è semplicemente una poesia aristocratica. E’ anche una scrittura della solitudine, di un gelo sociale cosmico.

Ma se da un lato la sua visione si distacca dall’ideologia delle masse e della numericità, grande rilievo è dato all’amicizia, alle relazioni umane. La distanza tra le anime diviene una piccola fessura che tende verso la propria dissoluzione, anche se soltanto momentanea, nel contatto e nell’unione.

‘E’ soltanto quando due esseri si separano che si sa che qualcosa non c’è più davvero’.

George morì nel 1933 a Minusio in Svizzera, in una specie di autoesilio dal mondo. Mentre intorno stava per cambiare tutto, il vate si fece muto, e nella sua bara priva di simboli cristiani i suoi fedeli piansero lacrime di azione. Nel 1944 si ritornerà a parlare di lui in una sperduta landa della Prussia orientale, ma questa è un’altra storia.

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