I misteri di Iside e Osiride – 2. Il Signore dell’Universo e la Dea della Vita

Le religioni dei misteri. 2.Samotracia, Andania, Iside, Cibele e Attis, mitraismo. Con testo a fronte In un mio precedente intervento (Hera, n° 74; pubblicato su questo sito col titolo I misteri di Iside), ho illustrato il percorso storico dei culti di Iside ed Osiride, dai tempi antichissimi della spiritualità egizia all’incontro con la cultura greca in età ellenistica, con il conseguente processo di sincretismo religioso fra culti egizi, misteriosofia greca ed interpretazioni filosofiche ed il rapporto con la cultura romana la quale oscillava fra apertura e rifiuto dei misteri egizi.

Voglio ora trattare del profilo specificamente misterico di questi culti, così come si configurano in età ellenistica e come noi li conosciamo attraverso le fonti letterarie da Erodoto a Plutarco a Diodoro Siculo, da Apuleio alle fonti cristiane.

Il mito

Il mito – tramandato da Plutarco ma, ancor, prima, da Erodoto – narra che Osiride sarebbe nato nel primo dei 5 giorni intercalari che Hermes – il dio astuto e giocondo – avrebbe formulato sottraendo alla luna la settantesima parte di ciascuna delle sue fasi di illuminazione (5 giorni aggiunti ai 360 annuali). “Affermano – scrive Plutarco – che nel preciso momento della sua nascita scese dall’alto una voce che diceva: “Ecco, viene alla luce il Signore di tutto” ”. Osiride si configura, pertanto, ab initio, quale Signore universale. Iside sarebbe nata, invece, nel quarto giorno intercalare “nelle regioni che costeggiano le paludi” come dice Plutarco (relazione con la terra e l’acqua come elementi dell’universo). Tifone – che corrisponde al Seth egizio – sarebbe nato invece nel terzo giorno intercalare. Il mito pone dunque una relazione di fratellanza fra Iside, Osiride e Seth-Tifone, il dio malvagio e disgregatore, che agisce “per invidia e ignoranza”.

Pascal Vernus, Jean Yoyotte, Dizionario dei faraoni Ciò può significare l’intima relazione di complementarietà che, in una visione unitaria, intercorre fra la luce spirituale e le tenebre dell’ignoranza, intese entrambe come forze cosmiche, impersonali, ma può indicare anche che le “tenebre” esistono come condizione per la libertà dell’uomo, affinché egli eserciti consapevolmente la sua facoltà di scelta.

Tifone ordisce una congiura ai danni di Osiride, chiudendolo, con un inganno, in un sarcofago sul quale viene fatto colare del piombo fuso (possibile simbolo dell’oscuramento del principio spirituale dell’uomo e della sua pietrificazione materialistica) e viene poi abbandonato nel fiume, in direzione del mare (il simbolo dello smarrimento nelle acque è comune a molti popoli antichi, come la cesta contenente Romolo e Remo abbandonata nelle acque del fiume).

Iside, resasi conto dell’accaduto, si veste a lutto e cerca a lungo il corpo di Osiride ed il sarcofago in cui è racchiuso. Dopo varie vicissitudini ed un lungo peregrinare (simboli della difficoltà della ricerca spirituale per l’uomo), dopo aver navigato attraverso le “paludi”(= la stagnazione nella condizione profana) su una zattera di papiro, la dea ritrova il corpo di Osiride smembrato da Tifone, lo ricompone e lo rianima. L’unico resto non trovato è il membro virile, del quale la dea fa una riproduzione che viene consacrata ed in onore del fallo gli Egiziani celebreranno poi una festa annuale, per propiziarsi il sacro potere di fecondità che esso rappresenta.

Michael Baigent, Misteri antichi Lo smembramento di Osiride simboleggia la dispersione dell’Uno nel molteplice e la sua ricomposizione allude alla reintegrazione del molteplice nell’Uno. Questa lettura filosofica – sostenuta da Mircea Eliade e che risente del retaggio neoplatonico – è suscettibile, a sua volta, di un’interpretazione sub specie interioritatis, sotto il profilo del percorso dell’anima individuale che, nel suo incarnarsi nell’individuo sin dal momento del concepimento, si perde nella molteplicità dei fenomeni e nella visione dualistica propria all’uomo nella sua condizione ordinaria, perdendo il ricordo della sua origine dal mondo spirituale, come già insegnava Platone. Il passaggio dal molteplice all’Uno allude quindi all’uomo che, dopo un lungo cammino di ricerca, riscopre il suo legame col Tutto-Uno e risveglia il ricordo della sua origine spirituale.

I Misteri

Su questo mito fondante, si formano i Misteri ellenistici isiaci ed osiridei che, secondo varie fonti antiche, conservano una liturgia in lingua egizia sacerdotale, con formule rituali arcaiche, in relazione con la visione della regalità faraonica e continuando talune cerimonie praticate nell’antico Egitto.

I Misteri prevedevano un momento cultuale pubblico che si articolava in due feste che riattualizzavano alcuni episodi del mito. La prima, il Navigium Isidis, inaugurava la navigazione in primavera; la seconda, l’Inventio di Osiride, riattualizzava il suo ritrovamento e la sua ricomposizione e si svolgeva dal 29 ottobre al 1° novembre.

Al terzo giorno di digiuni, lamentazioni funebri e pantomime (che rappresentavano la ricerca di Osiride ucciso e smembrato da Seth-Tifone ed i riti funebri praticati da Iside) seguivano la gioia dei fedeli all’annuncio che il corpo del dio era stato ritrovato, ricomposto e rianimato; era la reiterazione rituale di una vicenda mitica di morte e rinascita.

Giamblico, I misteri degli Egiziani. Con testo greco a fronte E’ degno di rilievo che l’Inventio di Osiride si svolgesse in autunno e non in primavera; in altri termini, l’autunno è il periodo in cui si celebrano i Grandi Misteri, come avveniva anche per i Misteri di Eleusi, mentre i Piccoli Misteri, che riattualizzano una vicenda di smarrimento e di ricerca, si svolgono in primavera.

L’iniziazione misterica

L’aspetto più strettamente misterico ed iniziatico è testimoniato da Apuleio, dal cui racconto si possono evincere varie fasi dell’iter iniziatico.

La prima fase, preliminare, è quella del sonno e del sogno in cui la dea compare all’iniziando, dandogli consigli e spingendolo a farsi iniziare ai “sacri riti”. Questa fase è segnata da una rigorosa pratica ascetica, che ha una funzione preparatoria di purificazione, in mancanza della quale non ci si può accostare al sacro. Occorre che il principio cosciente sia svincolato dalle condizionalità corporee e sussista in uno stato di stabilità e di autonomia. Non a caso, Apuleio indica come prescrizioni di questa fase la lontananza da ogni eccesso ed alterigia, ossia la denudazione dell’Io da ogni senso di egoità, da quella malattia dell’importanza personale che vizia l’anima e di cui parlano varie tradizioni sapienziali.

La seconda fase è l’iniziazione isiaca, come una “morte volontaria” ed una salvezza temporanea, che si realizza in questa vita terrena ed è tutta concentrata sulla immanenza della trascendenza nella quotidianità e solo in questi termini è una effettiva preparazione al post-mortem.

Franz Cumont, L'Egitto degli astrologi “Ascolta, dunque, e credi: è tutto vero. Guadagnai i confini della morte, misi il piede sulla soglia di Proserpina e tornai indietro, trascinato attraverso tutti gli elementi; nel cuore della notte vidi il sole vibrare di luce radiosa, venni alla presenza degli dèi inferi e degli dèi celesti e li adorai da vicino.” (Apuleio, Metamorfosi, XI, 23).

Questo brano ha dato luogo a molteplici e contrastanti letture fra gli studiosi, ma certamente si tratta di un’esperienza di morte e rinascita, di contatto con la luce spirituale. Si può ricordare che la pratica del “Sole di mezzanotte” è una costante nelle tradizioni iniziatiche ed è ampiamente illustrata nella rivista Ur, diretta da J.Evola, nel 1927; si tratta di una esperienza di contatto col proprio principio spirituale attraverso il sonno ed il sogno, adeguatamente preparati ed orientati, mediante pratiche di visualizzazione, nutrite col dolce fuoco di un Amore sottile.

L’iniziazione isiaca è completata poi da un festeggiamento con un sacro banchetto e “allegri festini”.

La terza fase è quella della osirificazione, quando Osiride appare nel sonno e fa entrare Apuleio nel collegio dei pastofori e “persino in quello dei decurioni quinquennali”. L’iniziazione isiaca è quindi il passaggio fondamentale ed indispensabile per la successiva unificazione rituale con Osiride ed occorre quindi fermare l’attenzione sui caratteri ed il senso complessivo di questa dea.

La Dea della Vita

Stefano Arcella, I misteri del sole. Il culto di Mithra nell'Italia antica Gli appellativi coi quali Iside viene evocata racchiudono un archetipo che non è solo quello della madre terra ma, più ampiamente, di Signora dell’universo, colei che ha il potere di governare i ritmi cosmici, il corso dei fenomeni celesti, l’alternarsi delle stagioni, che ha potere persino sul Fato e sull’influsso degli astri, sulle tempeste della Fortuna. “Tu sciogli le più intricate fila dei fati, plachi le tempeste della fortuna, scongiuri i funesti influssi degli astri. A te rendono onore i Celesti, a te prestano rispetto gli Inferi. Tu produci la rotazione della terra, dai luce al sole, governi l’Universo, schiacci sotto ai piedi il Tartaro” (Apuleio, Metamorfosi, XI, 25).

La dea che concepisce il dio Horo quando Osiride è già morto (quindi una concezione immacolata), la regina del Fato, che schiaccia il Tartaro sotto ai suoi piedi, dai molti nomi e dai molteplici colori che segnano la sua veste, ci fa comprendere, nelle sue sembianze, da dove il cristianesimo abbia mutuato, su un piano fideistico-devozionale (e qui sta la differenza), molte delle caratteristiche teologiche e iconografiche della Vergine Maria.

Mircea Eliade, Storia delle credenze e delle idee religiose. Vol. 2: Da Gautama Buddha al trionfo del cristianesimo I simboli di Iside sono lo scettro – < href=”simboli.html”>simbolo di autorità spirituale – e, nell’altra mano, il geroglifico ankh, la croce ansata, simbolo della Vita “chiave della crescenza della vita e dei segreti del sacerdozio”, come dice Kremmerz. “L’amore – scrive l’esoterista partenepeo – è la chiave di Iside purissima che schiude i fecondi tesori della divinità nelle creature umane e decadute. I misteri di Venere non furono che celebrazioni del culto di questo amore comprensivo che unisce i due poli della creazione nel mercurio sottile e intelligente”.

Iside è il principio femminile cosmico, il potere universale fecondante senza del quale il principio attivo, maschile non può avere il suo completamento spirituale e realizzativo. Il messaggio spirituale racchiuso nell’iconografia di questa dea è di grande attualità; sulla strada della ricerca spirituale occorre integrare ed unificare i due poli della creazione, come esperienza interiore trasformatrice.

In un passo di Plutarco (Iside e Osiride, 17) è detto, enigmaticamente che “la sua potenza …concerne la materia che tutto diviene e tutto accoglie”. Nel quadro della religione cristiana, sarebbe difficile trovare un messaggio spirituale in cui la divinità riguarda la materia. Iside è un principio cosmico vivente nell’uomo, immanente alla sua realtà concreta, che racchiude il segreto della sua trasformazione.

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BIBLIOGRAFIA

Le fonti antiche su Iside ed Osiride sono consultabili in Le religioni dei Misteri (a cura di Paolo Scarpi), Fondazione L. Valla-Mondadori, II, Milano, 2004, pp.155-258 e commento ivi, pp.468-532. La lettura dei miti e dei misteri isiaci ed osiridei sulla base di categorie neoplatoniche (la dispersione dell’Uno nel molteplice, il ritorno all’Uno), viene svolta in Mircea Eliade, Storia delle credenze e delle idee religiose, II, Ed. Sansoni, Firenze, 1982, pp.291-297 e bibli. ivi, pp.492-493. Nella letteratura storico-religiosa italiana, il primo rilevante contributo di approfondimento è dato da N. Turchi, Le religioni dei Misteri nel mondo antico, Roma, 1923, poi ripubblicato nel 1987 dalle edizioni F.lli Melita. Per l’interpretazione esoterica di Iside v. G. Kremmerz, La Sapienza dei Magi, I-III, F.lli Melita Editori, Milano, 1987; L’eredità isiaca ed osiridea dell’Egitto sacerdotale (a cura della Associazione Culturale S.P.H.C.I. Fr+Tm+ di Miriam), Montemonaco, 2002.

Tratto dalla rivista Hera, n° 75, aprile 2006.

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