Carl Larsson: il pittore dell’anima nordica

Carl Larsson nel 1913
Carl Larsson (Stoccolma, 28 maggio 1853 – Sundborn, 22 gennaio 1919)

Cantore della natura, della patria, della tradizione contadina dunque pagana, Carl Larsson fu probabilmente il pittore più popolare della Svezia. Raramente un artista è riuscito a descrivere così fedelmente l’anima di un popolo. Per tutte queste ragioni vogliamo rendergli omaggio con questo scritto sperando di renderlo più popolare al pubblico italiano che non lo conosce.

Carl Larsson nacque a Stoccolma il 28 maggio 1853. Di umili origini, cresce nei quartieri bassi i più poveri e malfamati della città. Fu ammesso a 13 anni ad un corso preparatorio all’Accademia delle Belle Arti a cui s’iscrisse tre anni più tardi. I suoi disegni di studente lo portano ad essere assunto come illustratore di Kasper, il più importante giornale satirico svedese. Diventa disegnatore reporter itinerante in Svezia e col suo guadagno mantiene la famiglia. Nel 1877 si installa a Parigi lasciando un salario sicuro e soddisfacente per dedicarsi completamente alla pittura, alternando i soggiorni presso la colonia degli artisti svedesi di Parigi ai reportages disegnati in Svezia. Prova a cimentarsi con l’arte decorativa, realizzando la su prima pittura murale, le illustrazioni per libri, specialmente quelli dei racconti di Andersen.

larsson-acquerelliDifficoltà economiche lo portano a Grez en Seine-et-Marne, villaggio rifugio degli artisti. Lì incontra Karin Bergöö, con cui si sposerà ed avrà sei figli. L’arte di Larsson si trasforma: “Improvvisamente tolsi le scaglie che mi avevano coperto gli occhi, un’atmosfera si era rotta. Io vedevo per la prima volta la natura. Ero stato nelle bizzarrie della lordura e l’acqua mi estraniava scombinando le idee. Quelle restavano. Non avevo aperto le mie braccia alla natura, ma semplicemente era entrata. La terra calda, la terra che genera sarà ormai l’oggetto della mia pittura”.

Una pittura di plein air

Brita en Idun, 1901 (Idun era nella mitologia nordica la guardiana delle mele della giovinezza che venivano mangiate dagli Dei quando si sentivano invecchiare) Questo fu per Carl Larsson il suo primo periodo di successo. La sua arte rispondeva all’ideale artistico dell’epoca, che acclamava questa pittura che respirava la gran salute e la bellezza della natura. Quello che caratterizza la “pittura di plein air” è l’armonia tra l’uomo e la natura. I motivi folkloristici sono onnipresenti nella sua pittura, che cercava di ritrarre i contadini nel loro ambiente naturale. Il suo successo al salone di Parigi e le vendite di opere allo stato francese e a quello svedese migliorano la sua situazione finanziaria, ed egli decide nel 1885 di far ritorno al paese natale per scoprire e dipingere la natura svedese. Ma dopo qualche tempo sceglie altre fonti di ispirazione: la pittura monumentale e le immagini d’interni familiari. Contemporaneamente si impegna fortemente nella rivolta contro gli insegnamenti dell’Accademia delle Belle Arti e la politica delle acquisizioni di stato. I giovani artisti svedesi in rivolta organizzano le loro esposizioni e formano un sindacato, l’Associazione degli artisti, sul modello dei sindacati socialisti. Larsson lascerà l’organizzazione nel 1891 per protestare contro la sua politicizzazione: “questo stato di sciopero generale ha dato un bel colpo al mio vecchio liberalismo. Io credo ormai che i grandi ed i potenti debbano restare al di sopra, in una frase, credo che la forza superi il diritto! (…) Il dispotismo illuminato, questo è, in questo momento, il mio ideale politico”.

Un pittura radicata

Brita e io! (1895, Kunstmuseum Göteborg) Un concorso per una pittura murale fu bandito dal museo Nazionale di Stoccolma per affrescare otto ali di muro. Larsson sottopose ripetutamente alla commissione i suoi lavori di carattere storico ma la decisione non veniva presa. Si occupò della decorazione del nuovo liceo femminile di Göteborg scegliendo come tema “a donna svedese nel corso dei secoli” (13 composizioni imponenti istoriate di ricchi ornamenti). Trasferendosi a Sundborn, vicino a Falun, nella provincia di Dalarna, Larsson cerca di creare un’arte specificamente svedese, fatta di una pittura più aspra, talvolta anche più brutale. Si immerge nella foresta della Dalarna per ricercare i motivi più primitivi. Voleva riformare i gusti dei suoi contemporanei mostrando loro la cultura contadina; era per lui dovere dell’artista quello di esprimere la gioia che gli procuravano i paesaggi, le feste, gli artigiani e i costumi svedesi. Il contadino è per lui un simbolo nazionale: “Quando il paese è in pericolo, è sempre presente per la sua difesa. Con quello che produce e con il suo sangue!”. Ma questa tendenza doveva presto sfumare sotto l’influenza sempre maggiore delle sue riflessioni sulla pittura monumentale e del suo lavoro di illustratore. Con lo sviluppo della riproduzione a colori egli aveva la possibilità di raggiungere un pubblico più sempre più ampio. Una serie d’acquarelli accompagna i suoi scritti apparsi nel 1894 col titolo di La nostra casa. Sosteneva a suo modo di dipingere una specie di “documento familiare da trasmettere ai futuri capi famiglia”: “(…) Io immagino di aver fatto tutto con molto buon senso che credo possa servire da modello. Un modello chiaro, tipicamente scandinavo, l’opposto della standardizzazione tetra e senza stile che inizia a corrompere i focolari domestici svedesi alla fine del XIX secolo”. Larsson detestava ora l’immagine di Parigi, che simboleggiava per lui tutto quello che si doveva bandire. Riscopriva sempre più i legami che lo univano alla tradizione svedese ed alle proprie origini contadine. Acquista una fattoria e, nel 1903, per il suo cinquantesimo compleanno, viene festeggiato calorosamente da tutti. La sua carriera è all’apogeo. Poi la sorte sarà meno felice. Ulf, il figlio primogenito, muore due anni più tardi. Il suo vecchio amico August Strindberg lo attacca pubblicamente in modo ignobile. Il morale di Larsson ne risente. Nel suo nuovo scritto La casa del sole sorprende per il contrasto tra i suoi dipinti di un’infanzia spensierata, le immagini solari di Sundborn e la sua prefazione disperata.

Una pittura monumentale

Dopo qualche insuccesso Larsson riesce, nel 1908, a rendere concreto un suo vecchio sogno: realizzare gli affreschi interni del famoso Museo Nazionale di Stoccolma. L’entrata di Gustav Vasa a Stoccolma il giorno di San Giovanni del 1523 è una pittura murale monumentale, solare ed eroica, dalle linee chiare e limpide. Oltre a questo lavoro del vestibolo ovest restava un progetto da completare. Larsson invia al Museo uno schizzo con un motivo d’epoca pagana, Sacrificio del Solstizio d’inverno (Midvinterblot), che contrasta totalmente con l’immagine piena di gioia estiva del re trionfante. Egli lo spiega così: “Ecco il sacrificio di un re per il bene del suo popolo” (per ottenere un buon raccolto). Questo progetto viene fatto oggetto di critiche molto forti sia per il soggetto che per la forma. La commissione dichiara che Carl Larsson doveva terminare il lavoro ma che non si poteva accettare come soggetto il sacrificio benevolo di un re, evento non confermato da nessuna fonte storica. La Commissione propone che si dipinga una rappresentazione del Solstizio d’inverno senza questa componente macabra. Nel 1914 Larsson rifiuta e scrive al Ministro dell’Industria e a quello del Culto di non interessarsi alle decorazioni dei muri! A suo rischio e pericolo e senza l’appoggio di nessun mecenate dipinge lo stesso il Sacrificio del Solstizio d’inverno con le dimensioni di un murale (3,60 m. per 13.60 m.). Il dipinto fu appeso per prova nel 1915, ma la Commissione del museo rifiutò di acquistarlo, mantenendo la sua richiesta verso Larsson per un soggetto di decorazione meno sensazionale e, così si direbbe oggi, più politicamente corretto. Larsson non si degna nemmeno di rispondere. La polemica cresce ed arriva fino al governo tanto che Larsson declina definitivamente l’ordinazione nel 1916. L’inquietudine per il destino di questo dipinto avvelena i suoi ultimi anni. Infaticabilmente egli continua nonostante tutto a dipingere i suoi acquarelli domestici tanto amati dal pubblico. Nel 1910 aveva acquistato una piccola casa nella fattoria di Lövhult nel comune di Hammarby che era stata di proprietà dei suoi avi. La famiglia Larsson ritorna sulla terra dei suoi antenati, l’anello si chiude. Dipinge la chiesa e il cimitero del villaggio con un’opera intitolata Le tombe dei nostri avi. Durante i suoi ultimi anni dipinge soprattutto ritratti su commissione e scrive le sue memorie (che saranno pubblicate col titolo Jag (Io). All’inizi del gennaio del 1919 viene colpito da una leggera crisi apoplettica. Muore tra i suoi cari il 22 dello stesso mese.

Sacrificio del Solstizio d’inverno
Sacrificio del Solstizio d’inverno, rifiutato dalla commissione, fu acquistato dai giapponesi. Solo negli anni ’90 il Museo Nazionale di Stoccolma si rende conto del suo errore e riacquista l’opera che oggi troneggia fieramente sul muro ovest del vestibolo d’ingresso. Non tutto è perduto in Svezia, dove ancora sanno riconoscere i loro geni!

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Articolo tratto da Réfléchir & Agir. Revue autonome de désintoxication idéologique, 12 (été 2002). E-mail: reflechiretagir@fr.st

Bibliografia italiana

Renate Puvogel, Carl Larsson, Ed. Taschen, 1999.

Hans-Curt Koster, Tra gente felice. Il mondo luminoso di Carl Larsson, Ed. Longanesi, 1983.

Sito della casa-museo Carl Larsson

3 Responses

  1. […] e agricoltore», così si definiva Carl Larsson, il grande pittore svedese dell’Ottocento, che rappresentò, nei suoi delicati acquerelli, una […]

  2. Miranda Elvstam
    | Rispondi

    Bellissimo articolo, grazie!

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