Il pensiero tradizionale e la molteplicità attuale delle forme religiose

Per “pensiero tradizionale” (in francese “Pensée de la tradition”) si intende quella corrente di idee del nostro secolo che è rappresentata da un gruppo di scrittori i quali, in varia misura, e sotto diversi aspetti, si richiamano all’opera di René Guénon (Blois 1886 – Il Cairo 1951). Questi, convinto assertore della superiorità del pensiero orientale ed in specie del pensiero indù, si convertì all’Islam ed entrò a far parte di una confraternita sufi. In Italia appartennero a tale gruppo Julius Evola (1898-1974) e Guido De Giorgio (1890-1957). Il pensiero tradizionale ha certamente influenzato le idee dello storico delle religioni Mircea Eliade, ed ha come maggiori aree di diffusione la Francia, l’Italia, l’Argentina ed il Canada. Esso è noto in alcuni ambienti del vicino Oriente e dell’Oriente vero e proprio, soprattutto in paesi di religione islamica.

Il gruppo, cui ci riferiamo, si è formato liberamente per il naturale irraggiamento delle idee di Guénon e non può in nessun modo essere considerato come una scuola, e meno che mai come una setta, poiché Guénon non volle discepoli e non considerò suo compito fondare un’associazione di qualunque genere. Quando parliamo del “pensiero tradizionale” ci riferiamo all’adesione ad alcune idee comuni a pensatori non legati personalmente tra loro, e richiamantisi a Guénon ognuno per proprio conto ed a proprio modo. L’idea principale del “pensiero tradizionale” è l’unità trascendente delle religioni e delle forme, con le quali per le più diverse vie l’uomo entra in rapporto con il divino. Tale idea non fu propria del solo Guénon. Essa fu molto diffusa tra i principali rappresentanti dell’occultismo di questo e del passato secolo. In Italia essa è stata propria anche della scuola di magia fondata da Giuliano Kremmerz (Ciro Formisano). Possiamo ricordare ancora che l’idea dell’unità trascendente delle religioni ispirò i romanzi di Gustav Meyrink, scrittore appartenente all’Espressionismo tedesco.

Unità trascendente delle religioni significa che la verità, che trasumana ed eternizza chi la possiede, fu data ad un legislatore primordiale che la trasmise all’umanità in uno stato chiamato età dell’oro o età dell’essere. Questo legislatore coincide con l’intelligenza cosmica che regge il nostro mondo. Per il “pensiero tradizionale” l’età dell’oro sta in epoca a noi anteriore, come per il pensiero antico, e non è già una realtà del futuro come per l’Ebraismo ed il Cristianesimo. Questo fa comprendere perché per il “pensiero tradi­zionale” sopravvenne una decadenza, nel corso della quale l’umanità percorse il ciclo regressivo raffigurato con l’età dell’argento, del bronzo e del ferro. Durante questo regresso il centro che custodisce la verità primordiale si occultò per l’umanità comune, e trasmise la verità ad un numero sempre minore di persone per vie nascoste, esoteriche ed iniziatiche. Dall’epoca dell’occultamento, che ha corrispondenza con idee proprie dell’islamismo sciita, si introdusse nelle religioni la distinzione tra il nocciolo esoterico nascosto e riservato a pochi, e la forma esteriore, aperta a tutti. Alla decadenza del sapere si unì la decadenza della società umana, che dall’unità originaria passò prima sotto il dominio dei sacerdoti, e poi dei guerrieri, dei mercanti, dei servi, ed infine dei senza casta (regressione delle caste). Questa è la visione del mondo propria del “pensiero tradizionale”.

Anche nell’età della decadenza il centro supremo del genere umano non ha cessato di esercitare la sua influenza trasmettendo la verità in varie forme simboliche rappresentate dalle religioni storiche, le quali sono state adattate alle condizioni proprie di un dato ciclo storico, di un dato ambiente umano, di un dato tempo e di un dato luogo. Non sono lontane da questa visione dell’origine delle religioni le idee di certi odierni teologi della liberazione che concepiscono la religione come il dono della rivelazione ad un dato ambiente storico ed umano.

Queste premesse molto semplici ci permettono di rispondere alle domande che ci sono state poste. Risponderemo ad esse per quanto ce lo consente la nostra conoscenza degli scritti nei quali si esprime il “pensiero tradizionale”. La visione regressiva della civiltà umana giustifica per tale pensiero la molteplicità delle forme religiose. Poiché, secondo gli scrittori di tale corrente, noi stiamo vivendo nell’età ultima dei senza casta, le forme religiose si moltiplicano a dismisura nel nostro tempo e crescono in eguale misura ed allo stesso modo anche le contrapposizioni e le adulterazioni delle forme tradizionali. Tutto il processo contemporaneo di espansione e mescolanza delle forme religiose non è che il naturale effetto della regressione e della decadenza. La legge primordiale non si lascia violare invano. Quando avviene una violazione, questa comporta un’usurpazione. Ma l’usurpazione chiama l’usurpazione, e questa provoca una nuova caduta verso il basso. Per questa via si è svolta la discesa ciclica nelle età successive all’età dell’oro, e la regressione delle caste fino ai senza casta. L’età ultima, che è la nostra, è l’età della confusione delle caste e delle funzioni nella società, e per conseguenza anche l’età della confusione delle religioni, dei culti e delle sette.

Per il “pensiero tradizionale” il tempo e lo spazio non sono indifferenti entità matematiche e geometriche. Essi hanno un valore qualitativo e sacrale. In questo senso ogni tempo ed ogni spazio è distinto da ogni altro per la sua qualità, la sua direzione ed il suo orientamento, che ne fanno il ricettacolo adatto per certi atti e certe azioni e non per altri di una qualunque natura. C’è un tempo sacro ed una geografia sacra. La conseguenza di questo è che una forma religiosa ha un suo tempo prefissato fin dalle origini, ed uno spazio di diffusione predeterminato con altrettanta necessità. Questo comporta ancora che l’invasione di una forma religiosa nel tempo e nello spazio propri di altre forme religiose ha carattere antitradizionale, e comporta una inevitabile contraffazione ed adulterazione della forma stessa che invade l’ambiente storico e geografico di un’altra forma.

Date queste premesse, il lettore comprende che il proselitismo è condannato da parte dei pensatori della tradizione, da qualunque parte esso provenga. Il miscuglio di culti e di varie forme religiose che viene attuandosi in molte zone del mondo attuale per questi pensatori non può essere che la contraffazione che procede dall’usurpazione di tempi e luoghi che non appartengono alle forme che ne invadono altre. Ci si deve attendere che, proseguendo nella discesa ciclica, questi invasioni si moltiplichino e che alla rivendicazione di identità religiosa si associno come conseguenza sempre più le rivendicazioni politiche e nazionalistiche, che inaspriranno le lotte ed i conflitti tra i popoli e le nazioni. I centri che custodiscono la verità primordiale saranno sempre più pochi, si faranno sempre più chiusi per l’umanità. La verità per conseguenza non sarà mai più rinvenibile nelle religioni e nelle associazioni chiamate grandi guardando solamente alla forza del numero dei loro proseliti.

C‘è un esito positivo di tutto questo processo di decadenza e di regresso? Per il “pensiero tradizionale” la condizione ciclica implica anche il rovesciamento del ciclo ed il ritorno dell’età dell’oro. Ma questo ritorno non avverrà per la nostra umanità, bensì per un’altra umanità differente dalla nostra. Di essa potranno far parte solamente i pochissimi tra noi che avranno saputo ritrovare la via per il centro supremo nelle terribili convulsioni della fine dei tempi provocata dal simultaneo insorgere delle forze della natura e delle masse umane improvvidamente scatenate.

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Tratto da Tellus. Rivista di geofilosofia, n. 17 (1996).

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