Demone Pulcinella

Napoli come città ricca di simboli luminosi, di miti fondanti, di spiritualità profonda ed antica. E quindi anche una città ricca di storia, di cultura, di creatività che vuole proiettarsi nel futuro. Esiste anche una Napoli negativa, inferica, tenebrosa che non è ineluttabile perché può essere sconfitta. È il messaggio positivo che si coglie leggendo questo thriller (preceduto dalla prefazione di Gianfranco De Turris) di Bruno Pezone, narratore già noto per una raccolta di racconti (Arcana Temporis, Larcher, Brescia, 2007) – in cui ci parlava delle storie di stregoneria e di magia della terra del Casertano – nonché per altri racconti pubblicati nelle antologie collettanee Partenope Pandemonium (Larcher, 2007) e Questi fantasmi (BoopenLED, 2009).

Colpisce, anzitutto, la scelta della copertina del libro, l’immagine di Castel dell’Ovo e del pontile sul quale camminano quattro amici in un alone sfumato, surreale, quasi un paesaggio da fantasmi. È una immagine che sintetizza efficacemente il senso e l’atmosfera di questo racconto, ove la quotidianità metropolitana si intreccia col mistero e col sogno.

La trama del thriller si caratterizza per la sovrapposizione di tre piani narrativi: il mondo dei fenomeni (quindi la storia e la contemporaneità), la dimensione “altra” – dove compiaono sirene e dèmoni, Partenope e Pulcinella-Phersu, figure mitiche luminose ed entità tenebrose – e la dimensione onirica, quella dei sogni premonitori, in cui la distinzione fra presente e futuro si scioglie in una dilatazione percettiva fuori dal tempo.

La narrazione parte da un momento dell’antichità – quando Virgilio trova nelle grotte del monte Gauro (monte Barbaro) il libro negromantico di Chirone (il “Libro della Conoscenza”) e nasconde il mitico Uovo (simbolo di totalità cosmica e di fecondità spirituale) nei recessi dell’isolotto di Megaride, ove ora sorge Castel dell’Ovo – per poi coinvolgere il lettore, subito dopo, nel racconto di una lotta cruenta che si svolge nel presente, inframmezzata, talvolta, da episodi narrativi, di atmosfera antica, sulla regina Giovanna di Napoli, sempre nella continuità di una lotta perenne fra Luce e Tenebre.

Il nucleo centrale della narrazione – che è poi il filo conduttore di tutto il thriller – è proprio questo antagonismo, talvolta cruento e comunque sempre pericoloso, fra esseri luminosi ed esseri di tenebre, dove uomini e donne della Luce agiscono in alleanza con la sirena alata (Partenope) ed uomini e donne della camorra sono in sintonia con esseri inferici e tenebrosi (quali Pulcinella, assimilato nel romanzo al demone etrusco Phersu). L’oggetto della contesa è il libro della Conoscenza, della negromanzia, il libro di Virgilio che rappresenta la salvezza stessa della città, unitamente al mitico Uovo del castello.

Sul piano simbolico – non privo di risvolti antropologici degni di interesse – è originale questa lettura in negativo di Pulcinella, che non è visto come una maschera allegra, ma come metafora di una Napoli inferica, tenebrosa, catalizzatrice di negatività, dalla riluttanza a rinnovarsi al rancore sordido verso tutto ciò che può avere un carattere superiore, in termini di sapienza misterica, di poesia ispirata, di capacità di elevazione (Virgilio come poeta e mago, nume tutelare della polis prima di San Gennaro, Partenope come sirena alata). In precedenza, solo lo scrittore e giornalista Ottorino Gurgo aveva denunciato, in un suo saggio, questa valenza negativa di Pulcinella.

È inoltre squisitamente occidentale questa inclinazione storicizzante, per cui la lotta fra Luce e Tenebre non avviene in un mondo mitico e metastorico, ma su questa terra, nella nostra quotidianità. è una attitudine che, nella nostra cultura, nasce con Roma antica, con la storicizzazione dei miti di cui ci parla Georges Dumézil, ma che nasce ancor prima con Zarathustra, con la spiritualità iranica, col suo “amore per la terra” di cui ci parla anche lo Zarathustra di Nietsche. Non a caso, un capitolo del romanzo è intitolato “Tauromachìa”, ispirandosi ad un ben noto rituale mithriaco e solare di origine iranica.

Il romanzo è anche la metafora della storia spirituale di tutta un’area di amici partenopei dell’autore che si ispirano alla cultura della tradizione: Publio Pontillo – uomo d’azione, protagonista coraggioso e vincente della lotta con Pulcinella – Guido, Sergio, Gustavo, il professor Stefano Arcieri (mente lucida che scioglie gli enigmi e intuisce la strada per riscoprire il luogo ove è nascosto da millenni il libro della Conoscenza che poi gli toccherà di conservare), la bellissima e seducente Patrizia Serao, incarnazione terrena della sirena Partenope, l’ufficiale dei carabinieri Renzo Pasquali che, nella sua ottica, indaga sull’omicidio di Andrea Catamànte.

Il thriller affronta inoltre un tema di scottante attualità sociale: la camorra come concentrato di negatività, come incarnazione del Male, proponendo una risposta al problema del male in termini metafisici, come giustamente osserva Gianfranco De Turris nella sua prefazione. Perché il fenomeno della criminalità a Napoli e nel Mezzogiorno non è riducibile ai confini dell’organizzazione di questo o quel clan, ma è un problema di mentalità, di cultura, di costume. Esso ha radici antropologiche, e, più ancora, energetiche, sottili. La camorra come “forma-pensiero”, dotata di una sua energia negativa, distruttrice, tenebrosa. La camorra come “buco nero”, un buco nero che ricorda, per analogia, il colore nero della maschera di Pulcinella, che poi, spesso, nel romanzo, si muta in rosso, come il rosso del sangue che viene versato nelle azioni criminali.

Napoli oggi vive un momento di crisi storica, di transizione epocale, dovendo scegliere, per esprimerci in termini simbolici, fra Pulcinella (inteso come simbolo di passivo attaccamento al vecchio, a forme stantìe del passato) e la Vergine alata (la sirena Partenope che guarda lontano, verso il futuro), fra il vecchio e l’antico, fra la riluttanza a rinnovarsi e modernizzarsi e la capacità di rigenerare in forme nuove ed aggiornate la sua tradizione culturale. In questo senso, il romanzo di Bruno Pezone è un segno interessante e positivo dei nuovi fermenti culturali che si stanno sviluppando nella città di Virgilio e di San Gennaro.

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Bruno Pezone, La catena di Partenope. Un thriller magico che viene dal passato (prefazione di Gianfranco De Turris), BoopenLED, Napoli, novembre 2009.

(Tratto da Linea del 10 dicembre 2009).

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