Sator. Epigrafe del culto delle sacre origini di Roma

NICOLA IANNELLI, Sator. Epigrafe del culto delle sacre origini di Roma. La genesi e il significato del quadrato magico svelati nella teoria della correlazione astronomica, Bastogi, Foggia 2009, pp. 192, € 18,00.

La famosa ed enigmatica iscrizione palindroma latina nota come “Quadrato Magico del Sator” ha stimolato nel tempo l’interesse degli studiosi. Le varie interpretazioni passate, soprattutto quelle che vedevano in esso una crux dissimulata giustificante una sua presunta quanto fantasiosa origine cristiana, non sono mai state del tutto convincenti[1]. Nicola Iannelli, architetto (si occupa prevalentemente di restauro architettonico e conservazione di beni culturali), astrofilo e studioso di astronomia antica, ci offre una nuova ma plausibile interpretazione.

Utilizzando conoscenze astronomiche – delle quali dimostra una grande dimestichezza – unite a quanto ci tramanda la tradizione romana della dottrina religiosa etrusca e il complesso dei rituali divinatori, in seguito importati anche dai Romani, raccolti e conservati nei Libri, che costituivano la cosiddetta “disciplina etrusca”[2], la padronanza del diritto augurale ed usufruendo della recente storiografia romanistica riesce a mostrare la chiave per comprendere il messaggio del Sator.  Nel saggio il significato perduto delle parole iscritte nel “quadrato magico” è finalmente svelato nella rappresentazione dell’antico “culto delle sacre origini di Roma” e identificato con Fauno, il re-divino della fertilità e dei Lupercalia, i rituali di celebrazione della fondazione di Roma, nei quali si rappresentava la società delle origini.

Il testo ne spiega la genesi e il significato, attraverso ricostruzioni al computer delle correlazioni astronomiche con le costellazioni “generatrici”, nel modo in cui i nostri avi hanno rappresentato in terra – nella scacchiera della centuriazione romana – ciò che avveniva in cielo, attribuendogli un valore di sacralità.

Romolo fondò Roma secondo un preciso rituale[3], mutato dagli Etruschi e “preconizzato dal primo creatore di culti e di civiltà: Fauno” (p. 35), secondo Angelo Brelich “eroe civilizzatore” dell’arcaica Roma.

Fauno predice la fondazione di Roma e il suo apparire in cielo, nelle sembianze del “sator-seminatore” della costellazione di Bootes, è il segnale per Romolo che è giunto il momento della fondazione” (p.36).

Il rituale prevedeva l’applicazione di regole precise, provenienti dagli Etruschi, sotto l’auspicio degli Dei e in seguito stilate nella pietra dell’epigrafe del Sator.

La frase SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS è svolta dall’Autore come “il seminatore sul carro-aratro tiene le ruote dell’opera di fondazione”, il quale ulteriormente precisa: “Il seminatore è rappresentato ritualmente, nella configurazione astronomica del giorno di fondazione, dalla costellazione di Bootes, proiezione “caelestis” di Fauno; il carro-aratro dalla costellazione dell’Orsa Maggiore e in fine l’opera nel solco (della nuova città inaugurata) simboleggiato dalla Vergine” (pp. 36-7).

Boote è da sempre ritenuto “l’aratore”, colui che dirige i buoi nei campi della volta celeste, per tracciare il solco rappresentato dalla Vergine e che dà i suoi frutti identificati nella stella “Spica”.

Secondo Iannelli è questo il significato originario del Sator scritto nel cielo di più di duemila anni fa e ne ripercorre l’utilizzo lungo i sentieri della storia e dell’arte.

* * *

Tratto da “Arthos”, XIV, n.s., 19, 2011, p. 107.
Note

[1] Cfr. la mia rec. a M. Perfigli, Indigitamenta. Divinità funzionali e funzionalità divina nella Religione Romana, [Ed. Ets, Pisa 2004] Rassegna bibliografica, in Arthos, 13 n.s., 2005, 314-318.

[2] Cfr. M. E. Migliori, Haruspices e Mos Maiorum, in “Vie della Tradizione”, n. 145, genn.-apr. 2007, pp. 22 – 29.

[3] P. Catalano, Aspetti spaziali del sistema giuridico-religioso romano. Mundus, templum, urbs, ager, Latium, Italia, “Aufstieg und Niedergang der Römischen Welt“, Band II.16.1, W. De Gruyter, Berlin – New York 1978,pp. 440-553.

Segui Mario Enzo Migliori:

Nato a Prato nel 1953. Collabora alle seguenti riviste di studi storici e tradizionali: Arthos; La Cittadella; Vie della Tradizione; ha collaborato a Convivium ed a Mos Maiorum. Socio della Società Pratese di Storia Patria; dell'Istituto Internazionale di Studi Liguri e del Centro Camuno di Studi Preistorici. E' stato tra i Fondatori del Gruppo Archeologico Carmignanese.

Lascia una risposta