Mode & conformismi. Scusi, ma lei è per caso sessista?

bindiBerlusconi dice che la Bindi è “più bella che intelligente”. Paolo Bonolis fa una battuta sulla non magrezza di Antonella Clerici. L’onorevole Brunetta afferma: “La Boschi è volubile come tutte le donne, e come Renzi”. Una esponente del PD confeziona un manifesto che la ritrae con su la scritta: “Per la Presidenza scopri una donna”. Ignazio Marino, mentre era sindaco di Roma, proibisce i manifesti pubblicitari che, a suo insindacabile giudizio, “offendono la donna”. Al festival di Cannes pare che sul famoso “tappeto rosso” fosse consentito passarci soltanto con i tacchi a spillo (o stiletti) e non con la scarpe rasoterra (o ballerine). La consigliera comunale di Roma, Daniela Tiburzi del PD ha affermato: “Il Gay Pride? Mancanza di rispetto e oscenità”. Tim Hunt, premio Nobel per la medicina, ha proposto laboratori separati per uomini e donne, affermando: “Quando le donne sono in laboratorio, tu ti innamori di loro, loro si innamorano di te, e quando le critichi scoppiano a piangere”. Lo IAP, Istituto di autodisciplina pubblicitaria, ha bocciato una pubblicità di pannolini per bimbi e bimbe perche in essa si sottolineava uno stile maschie e femminile di preferenza nella vita. Su Linkedin, il sito dei profili dei professionisti, un noto avvocato inglese, dopo aver visto la foto nel profilo di una giovane collega, le ha rivolto un apprezzamento galante (non certo offensivo né volgare: “la foto è favolosa”). L’interessata si è sentita offesa e lo ha denunciato al cosiddetto “tribunale virtuale” di Twitter minacciando di passare poi a un vero tribunale civile. Una giornalista l’ha definita “feminazi”, un terribile neologismo anglosassone che sta a indicare le femministe estremiste, accusandola di volersi fare pubblicità. Due senatori “verdiniani”, Barani e D’Anna (quindi ex Forza Italia) hanno rivolto ad una collega dei Cinquestelle gestacci che sono stati considerati talmente offensivi da indurre il presidente Grasso a sospenderli dai lavori per cinque giorni.

altra-boldriniQuesta carrellata di disparati episodi più o meno recenti in Italia e all’estero ha un denominatore comune, indovinate quale. Se non lo avete capito non siete al passo coi tempi, con quello che si vorrebbe presentare come un sentire comune, e invece non è altro che un ulteriore passo in vanti imposto dalle lobby anglosassoni del politicamente corretto, del maramaldeggiante moralismo “di genere”, dell’imporsi della dittatura delle minoranze ideologicamente chiassose.Tutti questi episodi non sono in alcuni casi poco opportuni, in altri maleducati, in altri semplicemente esagerati, in altri ancora nella norma di battute su cui sorridere, ma condannati in nome di un muovo giudizio di costume. No, sono tutti e soltanto “sessisti”. Termine coniato, promosso e imposto dal femminismo radicale americano e accolto a braccia aperte qui da noi, eterni provinciali, eterna periferia dell’Impero. Alle americanate ci siano abituati da decenni, ma esse erano considerate come tali e rimandate al mittente, ma da qualche tempo a questa parte, specie se sul piano della moralità, della sessualità, dei rapporti interpersonali, dell’imporsi appunto della ideologia gender, sono accettate, condivise e rilanciate dalla politica e dal giornalismo, vale a dire due settori in cui la donna è tutt’altro che discriminata, al contrario. In tal modo grazie alla campagna mediatica di signore e signorine e di signori e signorini al loro seguito, si tende a condizionare la communis opiinio e a far entrare nel linguaggio corrente il termine “sessiamo”/“sessista” e ad usarlo nelle occasioni più disparate come un marchio infamante con cui bollare l’avversario, maschio o femmina che sia, ma soprattutto maschio, un po’ come “fascista” e “razzista”. A formare questa nuova abitudine e mentalità contribuiscono purtroppo anche testate definibili “di destra” che usano il termine per pigrizia e assuefazione, per automatismo, senza pensarci su, sena nemmeno virgolettarlo. Purtroppo. E così che si impone una moda…

luxurisAppare evidente che spesso e volentieri gli esempi riportati lo confermano. Si tratta di semplici scuse per polemizzare e riuscire ad avere ragione con la stupida complicità di stampa, televisione e soprattutto della Rete, che sembra il medium più efficace per condurre campagne discriminatorie e linciaggi morali, proprio perché in mano a utenti anonimi che in tal modo si prendono una rivalsa nei confronti di chi è più noto, famoso o importante di loro (ovviamente per chi ne fa uso, in quanto chi non è su facebook, linkedin, instagram, twitter eccetera non se ne preoccupa minimamente).Il conformismo sessista crea situazioni grottesche e si morde la coda a conferma della sua artificiosità. Ad esempio, una femminista storica, l’australiana Germaine Greer, che oggi ha 76 anni (il suo primo e famoso libro è L’eunuco femmina del 1970), nonostante sia un’icona del “movimento” è stata definita un “dinosauro” e, con un ennesimo ridicolo neologismo, “transfobica” perché ha contestato il Premio Donna assegnato dalla rivista Glamour ad un transessuale. Ha detto in una intervista: “I trans non sono donne” in quanto “non sembrano, parlano, né si comportano come donne”. Apriti cielo, pur avendo detto una cosa ovvia. In realtà, la Greer ha “tecnicamente” ragione: un transsessuale, sino a che non decide di operarsi, mantiene ancora gli attributi maschili che cerca di far regredire a suon di ormoni, e quindi “vera” donna non è affatto (nemmeno dopo, peraltro: è una donna “artificiale”, se così si può dire). Si ricorderanno le interviste ai transessuali brasiliani che frequentavano il giornalista ed ex governatore del Lazio, Piero Marrazzo, coinvolto in un clamoroso scandalo: esteriormente più o meno femminili parlavano con voce baritonale maschile che strideva con l’aspetto. E si ricorderà la grottesca polemica di anni fa in Parlamento quando l’onorevole “Wladimir Luxuria”, ancora un trans non operato, pretendendeva di frequentare i WC delle signore sollevando indignate proteste della onorevole Elisabetta Gardini. Possedeva infatti ancora gli organi maschili…La vecchia femminista si è così beccata l’accusa di “sessista” dagli studenti della Università di Cardiff, dove doveva tenere una conferenza. La Greer considera l’avanzata dei trans una specie di rivincita “maschile” (sic!) ritenendo che nel premio al trans come “donna dell’anno” vi abbia “giocato un ruolo importante la misoginia”! Secondo lei, infatti – sentite bene – “il messaggio è che un uomo che si impegna così tanto per diventarlo sarà una donna migliore di qualcuno che è nato donna”, anche se l’operazione cui si sottoporranno “non le renderà delle donne”. Opinione non sbagliata, invero. Accusa di misoginia, proprio per il doppio volto del contendere, che le si è rivoltata contro: è proprio lei, la Greer, icona del femminismo storico, colei che difese le donne contro i maschi sin dall’epoca della contestazione nei campus, ad essere misogina!

sessistaMorale della favola: il sessismo gioca brutti (e ridicoli) scherzi…Il conformismo sessista che si vuole imporre, ed in un certo qual modo in alcuni ambienti si è già imposto sin troppo rapidamente, ha uno scopo puramente verbale, linguistico, che vorrebbe di solito inchiodare quei porci dei maschi (anche se non sempre, come si è visto negli esempi iniziali) che considerano le femmine ancora come “cose”, come “oggetti”. E’ un derivato dello pseudo moralismo settoriale dei tempi in cui viceversa sul piano sessuale si può tutto e di più. E’ veramente singolare e contraddittorio (ma nessuno ci pensa, o se lo pensa non lo dice) che in una società in cui si vogliono affermare i capricci dei singoli spacciati per diritti universali sul piano sessuale, si invochi poi una attenzione esasperata e intransigente di linguaggio o di scrittura che nella pratica è bandito. Questo è il vero moralismo d’accatto: predicare bene e razzolare male. Denunciare il fuscello e non vedere la trave. Oggi, grazie anche al potere legiferativo che si sono arrogati i giudici italiani, e al lassismo permissivista generalizzato, al quasi totale menefreghismo per questi aspetti della convivenza, tutti possono rivendicare tutto su questo piano, senza limiti. Sono consentite sfilate carnascialesche pubbliche e che sino a tempi recenti sarebbero state considerate oscene e quindi sanzionate per oltraggio al pudore (basta assistere o vedere le immagini dei cosiddetti Gay Pride, altra americanata, per rendersene perfettamente conto, altro che manifesti pubblicitari che “offendono la donna”…). Sono ammesse famiglie in cui i bambini hanno due padri o due madri (e che si giustificano in nome dell’ “amore”). Sono utilizzati uteri in affitto, per cui una donna che non è la madre partorisce un figlio per conto terzi con l’impianto di un ovulo fecondato altrove (come si fa con gli animali). Sono consentite inseminazioni eterologhe, vale a dire una donna viene fecondata con il seme che non è del marito ma di uno sconosciuto, acquistato in una “banca del seme” potendo chiedere anche alcuni requisiti come il colore dei capelli e degli occhi (però se ha un figlio di un altro per vie naturali magari il marito chiede la separazione). Una madre di una certa età partorisce un figlio che è anche suo nipote, in quanto ospita l’ovulo inseminato di sua figlia e di suo genero o di altri. Si accetta la poligamia, anche con il consenso della prima moglie. Una donna che è voluta diventare uomo (con barba e baffi) ma che non si è fatta togliere le ovaie, può permettersi di farsi inseminare e partorire. E si potrebbe continuare, perché alle fantasie sessuali concrete (non verbali) pare non ci sia ormai un limite, complice la “scienza. Tutto ciò è consentito, una battuta, una galanteria, una verità, magari anche una vera offesa, no. Quel che prevale è, ripetiamolo, la realizzazione del volere o capriccio individuale inteso come diritto assoluto che poi, grazie al silenzio complice dei politici, l’avallo dei magistrati, la benevolenza dei giornalisti e degli opinionisti a un tanto al chilo, si tenta (e qualche volta si riesce) a far passare come “normalità” dando la caccia mediatica a chi reagisce o si oppone, e tacciando di “sessismo” parole e comportamenti tutto sommato assai meno gravi in una società mondiale dove, peraltro, la pornografia è diffusa come non mai grazie alla Rete (ma nessuno pensa di far chiudere le migliaia di siti che se ne occupano gratuitamente). E la pornografia è il luogo centrale in cui le donne (e gli uomini) sono “oggetti” allo stato puro. I pretesi guru intellettuali pontificano che coloro che sono accusati di “sessismo” o che si oppongono all’andazzo “non capiscono il mondo che cambia”, ma meglio si dovrebbe dire “il mondo in cui si sta imponendo il cambiamento” a suon di lavaggio del cervello della gente comune. Non è che costoro siano in minoranza, al contrario sono ancora in maggioranza, ma sono silenziati in tutte le maniere, dal non aver modo di opporsi all’aggressione di una minoranza vociante di facinorosi, specie nelle Reti Sociali.

Oggi, i modi per conculcare il pensiero sono molti e sofisticati, e ci si deve rendere conto di quanto accade intorno a noi. Il vero guaio è che una volta fatto un passo in avanti, è pressoché impossibile farne poi uno indietro non soltanto per la canea che si solleverebbe a tutti i livelli, alle pressioni massmediatiche, alle proteste “europee” e magari anche agli interventi della magistratura e alle manifestazioni di piazza, ma anche grazie ad una trasversalità politica sinistra/destra, dove a destra per la paura di essere scavalcati dalla sinistra e di apparire meno adeguati ai tempi, si fa anche peggio. In teoria un diverso governo eletto dal popolo, con una sua maggioranza esplicita, non potrebbe far quasi nulla nonostante avesse messo nei suoi programmi elettorali certe marce indietro. Questa è la democrazia attuale. Dobbiamo farcene una ragione, purtroppo, anche perché siamo di fronte a una deriva che ha molteplici fronti e quindi è impossibile frenare dato che le stesse istituzioni ne sono complici e responsabili. Rimane, credo, solo una resistenza personale.

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Giornalista, vicedirettore della cultura per il giornale radio RAI, saggista ed esperto di letteratura fantastica, curatore di libri, collane editoriali, riviste, case editrici. E' stato per molti anni presidente, e successivamente segretario, della Fondazione Julius Evola.

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