Esoterismo e letteratura

Esoterismo e Letteratura è il titolo del libro nel quale sono stati raccolti tre saggi (di cui due inediti), due del nostro Direttore ed uno di Gabriella Chioma, tra le prime collaboratrici della serie iniziale di questa Rivista, che c’introducono a tematiche insolite ma degne di riflessione.

“Il filone della letteratura esoterica – come ci ricorda la Presentazione del volume – è antico quanto la capacità dell’uomo di esprimersi. Dagli arcani simboli e ierogrammi tracciati su rocce e pietre nella lontana Preistoria sino ai poemi sacri della tradizione italica, quali l’Eneide e la Divina Commedia, arte, tradizioni e segreti velati sono giunti sino ai giorni nostri sotto forme ed espressioni diverse che molti interpreti hanno cercato, con maggiore o minore efficacia, di decifrare e rendere accessibili a chi abbia le capacità di intenderli”.

Bram Stoker, Dracula Nel primo saggio, intitolato Dal vampiro all’esoterismo di Dante (l’itinerario occulto della famiglia Polidori-Rossetti), Renato del Ponte intraprende la sua ricostruzione dalla “fatidica riunione” a villa Diodati sul lago di Ginevra, in una sera fredda e piovosa, che vide riuniti un gruppo d’amici, uomini e donne, tra cui diversi poeti e letterati, alcuni già di gran fama ed altri destinati a diventarlo, intenti a raccontarsi ed elaborare narrazioni terrificanti. Avranno così origine, da una scommessa letteraria scaturita da una discussione sul soprannaturale, due grandi miti della letteratura dell’orrore: il Frankenstein o il Prometeo moderno di Mary Shelley e quello del Vampiro. Due miti angoscianti e negativi destinati a gran fortuna. Lord Byron inventò sul momento una storia romanzesca e misteriosa rimasta incompiuta, mentre John William Polidori, il suo segretario e medico personale, prendeva appunti. Il Polidori in seguito metterà a punto quest’archetipo letterario ed il suo The Vampire sarà il progenitore del più famoso Dracula di Bram Stoker.

Del Ponte ricorda i legami d’appartenenza a circoli esoterici degli autori di questo genere letterario mossi probabilmente da propositi di “ritualismo mascherato” e nota che “nei confronti di Polidori il vampiro esercitò tutti i suoi poteri distruttivi, riuscendo quasi a cancellare il nome e il ricordo dell’autore che lo aveva evocato”. Il segretario di Byron morì giovanissimo suicida in circostanze poco chiare nel 1821. La cattiva sorte, a parte Mary Shelley, colpì “quasi tutti i personaggi riuniti in villa Diodati nel giugno 1816 [che] moriranno di morte violenta o precoce”: Shelley annegò davanti alle coste della Versilia nel 1822, Byron due anni dopo in Grecia colpito da febbri.

John William era il primogenito di Gaetano Polidori, toscano immigrato a Londra dopo essere stato per alcuni anni il segretario di Vittorio Alfieri, mentre la secondogenita Francesca Maria Lavinia sposerà, nel 1826, il patriota italiano Gabriele Rossetti, esule per il fallimento dei moti napoletani del ’21, poeta, scrittore, profondo interprete del pensiero più segreto di Dante. Renato del Ponte ci conduce non solo attraverso i libri del Rossetti, elaboranti la teoria secondo la quale nell’opera di Alighieri vi è un significato recondito celato “sotto il velame delli versi strani”, ma anche tra le loro vicissitudini. Gli studi intensi del Rossetti contageranno anche i figli. Il più famoso è quel Dante Gabriele, tra l’altro traduttore in inglese della Vita Nuova, famoso nella storia della pittura per essere stato tra i fondatori della Confraternita Preraffaellita.

Al “fenomeno letterario” del Pendolo di Foucault di Umberto Eco è dedicato il secondo saggio, a suo tempo apparso ne “Il Corriere Apuano”, dal rilevante sottotitolo L’ambiguo successo di un romanzo sui “misteri” della fine del XX secolo. Renato del Ponte ricorda tutto il lavorio mediatico predisposto per il successo nelle vendite di questo romanzo, tutt’altro che pregevole e dall’esile trama.

Un ambiguo personaggio vorrebbe pubblicare un manoscritto che documenterebbe le basi di un complotto millenario legato all’esecuzione dell’ultimo Gran Maestro dell’Ordine dei Templari. “Tutto il racconto si snoda sulla ‘costruzione’ del ‘Piano’ che, pur partendo da basi assolutamente false, pare realizzarsi, prendere consistenza, generare fenomeni, vicende, omicidi”. “Si può dire – è evidenziato – che nulla e nessuno del mondo dell’esoterismo e dell’occultismo sia stato dimenticato da Eco in un calderone di riferimenti e citazioni (per la massima parte esatti, ma che assumono un significato mistificatorio, estrapolati dal loro proprio contesto), certamente impressionante per il lettore non esperto di tali tematiche. (…) Umberto Eco si diverte a dipanare le fila di una storia parallela che attraversa da cima a fondo, sotterraneamente, tutta la nostra civiltà: anzi, sembra condizionarla per buona parte”.

Reagendo all’interesse dimostrato anche da certi intellettuali di sinistra e dal mondo accademico verso alcune tematiche esoteriche, Eco ha creato una voluminosa parodia “non solo del più screditato occultismo (ma anche di quei lati dell’esoterismo più degni di rispetto), bensì delle fedi e delle credenze sacre più diverse dell’umanità attuale”. Arrivando alla conclusione: “se egli ha scritto una summa dei miti occulti del XX secolo o, piuttosto, un ‘trattato dell’impostura’, facendone la paradia, ciò è significativo, proprio perché il nostro tempo è essenzialmente il tempo della parodia. Ma, nel contempo, è la confessione a chi verrà dopo di noi dell’impotenza del ‘razionalismo’, di cui Umberto Eco appare oggi l’epigono più significativo, nei confronti delle ineludibili esigenze spirituali dell’uomo di tutti i tempi”.

Nell’ultimo saggio, Simbologia ermetica ed archetipi ne “La Principessa Brambilla” di E. Th. A. Hoffmann, Gabriella Chioma ci conduce tra i simboli, le allusioni e i riferimenti celati in un fantastico racconto dello scrittore prussiano ambientato nel Carnevale romano, il cui sottotitolo è “Capriccio sulle maschere di Jacopo Callot”, geniale incisore del ‘600. Coerentemente il volume è riccamente illustrato. La collocazione temporale stessa sottolinea “l’aspetto allegorico e sapienziale della narrazione: il Carnevale romano suggerisce l’inevitabile riferimento a quei Saturnali dell’antica Roma, di cui il moderno Carnevale costituisce una delle tante degradazioni”. “Attraverso il mito,” – ci ricorda la Chioma – “si risale al travestimento di verità profonde: ed il ‘travestimento’ dei personaggi allude al loro misterioso destino, particolarmente apprezzabile nelle pagine, alcune veramente felici, quando allegoria, simbolo e mito si dispiegano con forza, facendosi realtà, in cui traspare non soltanto l’affinità coi terreni tipici al magico ed al fantastico, in collegamento con antiche tradizioni di cui rimangono tracce, spesso a livello di folklore, ma soprattutto nella terminologia e nella simbologia di cui gli alchimisti si servirono nei loro testi per adombrare verità non a tutti comunicabili”.

Michel Lamy, Jules Verne e l'esoterismo. I viaggi straordinari, i Rosacroce, Rennes-le-Chateau Non starò a ricordare i vari simboli presenti nel racconto di Hoffmann ripercorsi in questo saggio ma mi piace segnalare, forse per analogia di contenuti con miei recenti contributi in altra rivista (1), le pagine dedicate all’acqua che “in tutte le sue variazioni e manifestazioni morfologiche (polle, fonti, sorgenti, ruscelli, stagni, fiumi, laghi, mari, per arrivare agli oceani) occupa un considerevole spazio sia quale elemento portatore del Magico (fonti che innamorano, fonti che ringiovaniscono, ecc.) sia come luogo principe in cui si nascondono potenze nouminose legate all’epifania dell’acqua: draghi, ninfe, fate, folletti, pronti ad apparire, sotto le più congeniali metamorfosi, in determinate ore del giorno e/o, in variante, della notte, ai viandanti che più o meno incautamente e inconsapevolmente si accostino al luogo magico”.

“Gli stessi riti religiosi, dal battesimo cristiano all’immersione sacra nel Giordano e nel Gange, si rifanno a questa simbologia, in analogia con i valori e la potenzialità di purificazione e di lavacro rigeneratore, legato alla potenza nouminosa, al ‘mana’ delle acque. Quale matrice universale, l’acqua è elemento fondamentale per la fecondazione del suolo, per il germogliare ed il riprodursi di piante, per la nascita ed il sostentamento degli animali stessi: il sorgere ed il mantenersi di ogni genere di vita”.

Come gran parte dei simboli anche l’acqua si presta ad innumerevoli variazioni tipologiche. “L’acqua è ambivalente: ciò che possiede il ‘mana’ risanatore può avere anche il potere contrario”. Infatti l’acqua può dare la vita, guarire, al contrario può anche sciogliere e distruggere, ma soprattutto può purificare. Il culto delle acque risale, ab origine, alla notte dei tempi: come ricorda Eliade, citato anche dalla Chioma, “preesisteva in Grecia alle invasioni indoeuropee ed ancora prima della valorizzazione mitologica dell’esperienza religiosa” (2). Naturalmente Hoffmann non ha intenzione di scrivere un trattato od un libello didascalico ma dissimula la “filosofia occulta”, con maestria musicale, nell’intreccio del suo racconto.

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*) Recensione a Renato del Ponte – Gabriella Chioma, Esoterismo e Letteratura, Tre saggi, Edizioni del Tridente, Treviso 2005, pp. 80, ill. € 12,50 apparsa in “Arthos”, n.s., 13, pp. 309-312.
1) M. E. Migliori, “Archeologia del culto”: il “Lago degli Idoli”, in “La Cittadella”, n.s., 17, pp. 26-35, e Tacito, La ricostruzione del Campidoglio (a cura di M. E. Migliori), in “La Cittadella”, n.s., 18, pp. 3-9.
2) M. Eliade, Trattato di storia delle Religioni, Einaudi, Torino 1957, p. 209.

Il libro è ordinabile presso:
“Arthos”
Renato del Ponte, casella postale 1750 – 16121 Genova Centro
Tel. 010 – 2530045 (solo ore 21.15-22.30)

Segui Mario Enzo Migliori:
Nato a Prato nel 1953. Collabora alle seguenti riviste di studi storici e tradizionali: Arthos; La Cittadella; Vie della Tradizione; ha collaborato a Convivium ed a Mos Maiorum. Socio della Società Pratese di Storia Patria; dell'Istituto Internazionale di Studi Liguri e del Centro Camuno di Studi Preistorici. E' stato tra i Fondatori del Gruppo Archeologico Carmignanese.

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