L’universo, gli dèi, gli uomini

vernantEcco in un libro di facile lettura – come un romanzo, consigliabile o regalabile ad amici e conoscenti – l’esposizione dei miti greci dalle origini dell’universo alle lotte fra i Giganti e gli Dei olimpici, da Prometeo attraverso la guerra di Troia e le avventure d’Ulisse, il ciclo tebano con Dioniso ed Edipo, a Perseo.

Questo libro del Vernant, se ci è concesso di fare un parallelismo, ci ricorda il Mahabharata raccontato da R.K. Narayan.

Cos’è un mito? O più precisamente, si domanda l’Autore, che cos’è un mito greco? “Un racconto, naturalmente. Ma bisogna sapere come questi racconti si sono formati, consolidati, trasmessi, conservati. Ora, nel caso greco, essi sono arrivati a noi soltanto nel momento del declino: sotto forma di testi scritti di cui i più antichi appartengono alle opere letterarie maggiori di ciascun genere, epopea, poesia, tragedia, storia, perfino filosofia, e dove, fatta eccezione per l’Iliade, per l’Odissea e per la Teogonia di Esiodo, appaiono il più delle volte dispersi, in modo frammentario, a volte allusivo. E’ infatti molto tardi, solo verso l’inizio della nostra era, che alcuni eruditi hanno messo insieme queste molteplici tradizioni, più o meno divergenti, per presentarle unite in uno stesso corpo, allineate le une dopo le altre come sugli scaffali di una Biblioteca, per riprendere il titolo che Apollodoro ha dato al suo repertorio, diventato uno dei grandi classici in materia. Si è formata così ciò che è stato deciso di chiamare mitologia greca” (p. 4).

Più avanti il Vernant giustamente afferma: “Il mito si presenta sotto forma di un racconto venuto dalla notte dei tempi e che esisteva già prima che un qualsiasi narratore iniziasse a raccontarlo. In questo senso, il racconto mitico non dipende dall’invenzione personale né dalla fantasia creatrice, ma dalla trasmissione e dalla memoria. Questo legame intimo e funzionale con la memorizzazione riavvicina il mito alla poesia che, in origine, nelle sue manifestazioni più antiche, può confondersi con il processo di elaborazione mitica. A questo riguardo è esemplare il caso dell’epopea omerica. Per comporre i propri racconti sulle avventure di eroi leggendari, l’epopea procede dapprincipio come la poesia orale, composta e cantata davanti agli ascoltatori da generazioni successive di aedi ispirati dalla dea Memoria (Mnemosyne), ed è soltanto più tardi che diventa oggetto di una redazione scritta che si incarica di stabilire e fissare il testo ufficiale” (pp. 5-6).

Nel chiudere l’introduzione l’Autore confessa di aver “cercato di raccontare questi miti come se la loro tradizione potesse tramandarsi ancora”, di aver voluto “che quella stessa voce che un tempo, secolo dopo secolo, si rivolgeva direttamente agli ascoltatori greci (…) si facesse ascoltare di nuovo dai lettori di oggi”. Sperando “che in certe pagine di questo libro (…) sia proprio lei, in eco, a risuonare” (p. 8).

Chi leggerà questo libro non potrà che rendergliene atto, come anche noi facciamo.

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Jean-Pierre Vernant, L’universo, gli dèi, gli uomini. Il racconto del mito.

Tratto da Arthos (n.s.), nn. 7-8, 2000, 293-294.

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Nato a Prato nel 1953. Collabora alle seguenti riviste di studi storici e tradizionali: Arthos; La Cittadella; Vie della Tradizione; ha collaborato a Convivium ed a Mos Maiorum. Socio della Società Pratese di Storia Patria; dell'Istituto Internazionale di Studi Liguri e del Centro Camuno di Studi Preistorici. E' stato tra i Fondatori del Gruppo Archeologico Carmignanese.

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