Teoria tradizionale delle razze: Julius Evola

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3 Risposte

  1. Fabio Calabrese ha detto:

    Leggendo (spesso rileggendo) gli scritti di Silvano Lorenzoni, provo un senso di meraviglia: Quest'uomo è un depositario (forse l'ultimo) di una scienza sull'umanità che la "libera" democrazia ci ha impedito e vietato di apprendere.

    • Michele ha detto:

      Ho letto il libro "Il selvaggio" di Silvano Lorenzoni e l'ho trovato estremamente interessante. Farei una piccola considerazione : partendo da un'ottica tradiizionale ed involutiva, non dovremmo comunque mai dimenticare che TUTTA l'attuale umanità si è allontanata daila primordiale condizione semidivina, quindi anche noi "civilizzati". Diversificati, semmai, sono stati i percorsi e le modalità di questo movimento discendente. Ma se consideriamo i "selvaggi" come dei decaduti anche rispetto a noi, dovremmo però chiarirci secondo quale criterio effettuiamo tale gerarchizzazione. Se il criterio è quello della superiorità tecnologica, non ci comportiamo in fondo come dei materialisti ? Se invece il criterio è quello spirituale (che in fondo è l'unico legittimo, come anche Evola ricorda), siamo sicuri, anche qui, di averne veramente titolo ? Non dimentichiamoci che proprio l'occidente moderno è, a quanto ne so, l'unico ambiente che ha "inventato" una fatale aberrazione quale l'ateismo, e che sotto questo aspetto i "selvaggi" potrebbero anzi insegnarci molte cose. (continua)

    • HISTRO ha detto:

      (segue) Siamo d'accordo che la gran parte delle società che sussistono a livello etnografico hanno ormai perso i riferimenti più alti, metafisici, cristallizzandosi al più su un livello, a volte ipertrofico, di conoscenze di tipo psichico ; credo però sia il caso di riconoscere che noi "moderni", ormai, non possediamo più nemmeno quelle, regnando quasi ovunque il più desolante materialismo.
      Conclusione: a mio avviso i "selvaggi" non rappresentano qualcosa di antropologicamente "diverso" o inferiore a noi, sono semplicemente dei "cugini" più o meno lontani, dei "fratelli di sventura" (non cadiamo nel mito del buon selvaggio) che ogni tanto si rivelano essere addirittura un pò più saggi.

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