La grande menzogna patriottica

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17 Risposte

  1. Ales ha detto:

    "Il mondo intero è governato da 300 persone che conosco".
    Rathenau, ministro
    (ucciso dopo Versailles dal commando Kern-Fischer-von Salomon)

    "Bisogna avere vissuto nelle retroscene della politica per comprendere che il mondo è diretto da persone troppo differenti da quelle che il popolo immagina".

    Ci sono dei soliti scritti che, a prescindere dalla loro vericidità, sono una "splendida realizzazione". Soprattutto per quanto riguarda politiche verso stampa e mass media. Detto questo, l'idea che dietro ci sia uno sbirro russo che spende tanto tempo per una simile articolazione e che poi si auto-offende in tal modo, può venire solo da coloro che falsificarono la posizione bibliotecaria di tali scritti in Inghilterra, al fine di invalidarli.

  2. Musashi ha detto:

    Del resto la "mappatura" dei nomi ebraici, anche da noi non segue regola fissa, ma tendenza "statistica". basti pensare ai soliti "nomi di città",di cui però fanno eccezione molti nomi della toponomastica siciliana, che in Sicilia sono passati a cognome, in molti casi, non in famiglie ebraiche ma della piccola nobiltà, fatto questo attestato dagli uffici araldici. basti pensare anche al nome del feudo spagnolo-siciliano Avola/Evola, tale per cui il prete Nitoglia arrivò inopinatamente a sostenere l'origine ebraica dell'anticattolico Evola.

  3. Ales ha detto:

    Da «Il Montaggio» di Vladimir Volkoff: il banchiere Warburg concesse sussidi importanti a Lenin. Ciò che si sa meno, è che Warburg aveva un fratello, fondatore della Riserva Federale americana, che sovvenzionava anche i rivoluzionari russi attraverso i banchieri americani Kuhn, Loeb e Schiff. Trotski non si faceva scrupolo di confessare d’aver ricevuto un prestito importante da un finanziere appartenente al Partito liberale britannico». Campbell è il consigliere di Stalin per la collettivizzazione. «Mentre avrebbero potuto aspettare la disfatta dell’URSS per piombare su una Germania esausta, gli americani intervennero appena in tempo per salvare il regime comunista in procinto di crollare».Un giornalista interloquisce con Kurnessov: «Lei dimentica che sono i comunisti che hanno sconfitto i nazisti». «E’ inesatto: sono i russi che hanno battuto i tedeschi», ribatte Kurnossov. E poi: «E’ il soldato russo che ha battuto il soldato tedesco, ma è il materiale americano che ha salvato il sistema marxista. Quando Molotov, in cambio di quel materiale, propose alcune liberalizzazioni, Roosevelt rispose che non ne vedeva la necessità».

  4. Ales ha detto:

    «La Russia imperiale dava fastidio agli Usurai per molteplici motivi, dato che per principio dipendeva da loro molto meno degli altri Paesi europei. Nel 1908, l’indice del debito pubblico era 288 per la Francia; per la Russia, 58,7 soltanto. E nel 1914, l’83% di questo debito era restituito grazie alle ferrovie dello Stato. Nel 1912, l’indice della tassazione era 3,11 in Russia, contro il 12,35 in Francia e il 26,75 in Gran Bretagna. Le riserve d’oro russe ammontavano nel 1913 a 1.550 milioni di rubli, mentre erano stati emessi soltanto 1.494 milioni di rubli di carta. In quella stessa data, il franco francese era coperto soltanto per il 50% circa».
    «Grazie a tutto questo, l’economia russa era tale che un economista francese diceva nel 1914: 'Verso la metà del secolo, la Russia zarista dominerà l’Europa politicamente, economicamente e finanziariamente'. La produzione industriale per abitante aumentava del 3,55 l’anno, contro il 2,75% degli Stati Uniti e soltanto l’1 % in Gran Bretagna. Vedete che gli Usurai avevano motivo di preoccuparsi.

  5. Ales ha detto:

    Aggiungete che nel 1912 il presidente degli Stati Uniti Taft notava che la legislazione sociale dell’impero russo era'più vicina alla perfezione' di qualsiasi legislazione di qualsiasi Paese democratico. Se si poteva dimostrare che un Paese retto da un sistema di governo non democratico – quello che, suppongo, voi chiamate teocrazia – era capace di risolvere problemi di fronte ai quali gli Usurai erano sul punto di fallire, il controllo che essi esercitano sull’economia era condannato».
    Aggiungete che nel 1912 il presidente degli Stati Uniti Taft notava che la legislazione sociale dell’impero russo era'più vicina alla perfezione' di qualsiasi legislazione di qualsiasi Paese democratico. Se si poteva dimostrare che un Paese retto da un sistema di governo non democratico – quello che, suppongo, voi chiamate teocrazia – era capace di risolvere problemi di fronte ai quali gli Usurai erano sul punto di fallire, il controllo che essi esercitano sull’economia era condannato».

  6. Ales ha detto:

    Volkoff, figlio di un ufficiale bianco emigrato in Francia, è stato volontario dell’armata francese nella guerra d’Algeria, diventando ufficiale d’intelligence, decorato. Si ritiene che il libro rifletta le vedute dei servizi francesi, e sia stato ispirato dal suo leggendario capo, Alexandre de Marenches, fra l’altro come «messaggio» al KGB (conosciamo i vostri agenti d’influenza in Francia). All’uscita del romanzo nel 1982, nella nota trasmissione letteraria «Apostrophe», il giornalista de l’Express e Libération Pierre Joffroy (vero nome Maurice Weil) attacca «Il Montaggio» e il suo autore come «razzista, anti-ebreo e anti-musulmano (sic), e fascista». Volkoff lo querela e vincerà la causa. Ma il libro incontrerà insormontabili ostacoli nella diffusione. Anche l’edizione nostrana (Rizzoli 1983) risulta immediatamente introvabile nelle librerie. La casa editrice manda l’intera tiratura al macero, senza nemmeno tentare di venderla.

  7. Ales ha detto:

    Il nostro agente d’influenza letterario è stato tale Erich Linder. L'intermediario indispensabile anche tra autori stranieri e grandi editori, che devono dipendere da lui se vogliono pubblicare Brecht, Joyce, Musil o Thomas Mann. Si lega di amicizia con il famigerato Enzo Biagi, che lo definirà «non solo il mio agente, (ma) anche il mio amico, il mio suggeritore». Linder applica una sorta di «manuale Cencelli»: a Mondadori i bestseller di grande livello, a Rizzoli la letteratura medio-bassa, ad Adelphi e Einaudi le cose più raffinate, a Feltrinelli quelle di sinistra».

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