Finis Europae

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4 Risposte

  1. MASSIMILIANO ha detto:

    Adriano Romualdi.

    Quanto ci mancano menti lucide, analitiche e poetiche come te.

    In questa ora oscura.

    Quando il buio si fa più sudicio e la solitudine urla dentro di noi.

    Vale bene in pax deorum.

    Massimiliano

  2. mosley ha detto:

    Ci sono dei problemi mai risolti, non addossabili al solo autore in questione, che alla fin fine con la loro vuota retorica hanno portato al crollo senza pieta’ di movimenti e ideologie. Fortunatamente i legionari belgi, francesi, neerlandesi-norvegesi non pangermanisti la sapevano lunga e affrontavano la problematica tedesca a muso duro.
    In primo luogo nella retorica postbellica abbiamo i “camerati” cechi e polacchi (in base all`eurofascismo) trattati come cittadini del Reich. Poi la sudditanza, in ogni caso non necessaria, della letteratura italiana al nordicismo di Günther e degli altri. Poi la dubbia centralita’ euroccidentale di Berlino e del prussianesimo (per fortuna che sono un germanista), Rebatet scriveva degli ufficiali tedeschi “dall´aspetto e dal vestire disgustosamente slavo”, poi il non considerare la politica del Lebensraum sia in termini di codice penale militare che in termini di Europa e Occidente (Himmler, che come Rosenberg ha il cuore e la mente non piu a Ovest di Mosca, definisce gli Estoni “indistinguibili da noi Tedeschi”), e il credere l´Europa una singola entitä, quando abbiamo una Europa dell`Est assolutamente aliena all`Occidente, un`Europa mediterranea-meridionale, e oltremare in ogni direzione degli europeisti-occidentalisti di ferro contro i proprio governi degli ultimi 100 anni. Quelli che nell´eurofascismo sono etichettati come non europei che dicevano “no more brother`s wars” o in un territorio molto europeo “quella (la USA) non e’ la mia bandiera” e per due intere guerre mondiali. Nella letteratura di settore poi i refusi, le superficialitä, si sprecano.

  3. Mosley ha detto:

    Il riferimento ad una maggiore competenza riguarda le pubblicazioni della fu Ed. Volpe: Werner Neulen critico della politica di Berlino (affossatrice dell’ Europa semmai), ed altri.
    Senza superficialismi retorici insomma. E poi quale Europa? l`Europa Slava e dell`Est – quella mediterranea o l´Occidente – che non e’ l`Europa e non e’ morto, che include (come propaggini che non devono e non possono detronizzare) Baton Rouge, Windhoek, Quebec, ecc.
    Uscendo dai partiti poi: “partito russo” e “partito americano” fino a un certo punto, o non sarebbero durati. Vada per i “Cosacchi” allogeni, ma alla fine se gli euroccidentali guardavano a Richard Widmark, William Holden, la Monroe come a dei connazionali, non parliamo poi del nazista generale Patton (piu’ nazista -e nazionalsocialista- di Stauffenberg e dei putschisti di sicuro) significa che qualcosa non funziona nel ragionamento della linea ufficiale (da manifesti propagandistici e basta).

  1. 31 marzo 2009

    […] della carica evocativa che trasmette sin dalla prima lettura. Fin dalle prime pagine, dal capitolo Finis Europae, si respira un’aria familiare, si comprende di avere tra le mani un’opera che vuole essere un […]

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