Sintetiche annotazioni attorno alle iniziazioni ginecocratiche

Dal 14 al 16 settembre 2018 a San Cesario di Lecce, la fondazione artistica “Lac o Le Mon”, ha tenuto un laboratorio intitolato “INDICIBILE”, liberamente ispirato alle questioni iniziatiche Eleusine. La discussione, a margine della sperimentazione di “simulazioni rituali”, ha avuto come punto di partenza il libro La ragazza indicibile di Giorgio Agamben e Monica Ferrando. Qui di seguito la memoria che ho proposto per la discussione.

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Mi accingo alla stesura di queste brevi annotazioni con la libertà operativa dell’artista aperto all’alterità ma capace di critica, con il bagaglio di studi ed esperienze maturati nei cenacoli ermetici ed esoterici e con l’Essenza perfettamente posta nel Centro della mia Iniziazione più che decennale. Questo vale come cenno di presentazione personale.

Tutte le Iniziazioni hanno come scopo l’ottenimento della Conoscenza Integrale che è esattamente la Gnosi nel significato più autentico del termine. In merito si ricorda inoltre come gnosticamente all’Uomo “spetta” la deità di Conoscenza, alla donna la deità dell’Amore (si veda tra gli altri Samael Aun Weor, Il Matrimonio Perfetto, 1950) risultando così, in termini teoretici ed ontologici, le Vie disgiunte essendo cose ben diverse “l’amor di conoscenza” e “la conoscenza dell’amore”.

Nelle Iniziazioni maschili si collocano tutte le dottrine poste “a priori”, quelle prettamente metafisiche che esaltano il distacco dal profano e che contribuiscono alla trascendenza piena del reale. Qui si colloca la via prettamente Tradizionale intesa nel senso proprio di “trasmissione” (etimologicamente tradizione deriva proprio da tràdere cioè trasmettere), ovvero di collegamento alla Fonte e di unificazione al Sacro con il mantenimento vivo del rapporto diretto con l’Uno (o Dio). Nella luce cristallina della conoscenza saturniana, così pura, distaccata, noetica, intuitiva, virile nello Spirito, aderente alla Possibilità Universale di memoria guénoniana, l’uomo si fa Uomo, perfettamente compiuto nella “sede” che gli è gnosticamente propria, quella della Buddhi, l’intelletto trascendente o intelligenza universale, della dottrina indù. La partecipazione alla Buddhi è funzione, potremmo dire, del “grado di connessione” alla Fonte dell’Uno, e dipende precisamente dalla Manas ovverossia la facoltà mentale individuale che definisce il “senso interno” nella forma determinata della coscienza individuale dell’Essere (Ahankara).

Al contrario, nelle Iniziazioni femminili dobbiamo individuare un punto di partenza differente. La definizione che meglio d’altre descrive questa Via e che dobbiamo a Julius Evola in Oriente e Occidente precisa: “Con l’espressione “Misteri della Donna”, si intendono quelle tradizioni che riferiscono ad un principio femminile la partecipazione dell’uomo al sacro nelle sue diverse forme, siano esse quelle dell’esaltazione spirituale, dell’illuminazione o dell’effettiva iniziazione. Di regola, il punto di partenza è una ipostasi divina, una divinità femminile o donna “occulta”, concepita come principio ontologico, reso manifesto nelle donne reali che pertanto lo contengono in se stesse e ne sono le potenziali portatrici”.

Laddove nei Misteri dell’Uomo v’era il Dio (o l’Uno) qui c’è la ipostasi femminile della deità da ritrovare nelle donne reali che, soltanto se “dotate”, ne sono portatrici mentre tutta la parte della Buddhi o dell’intelletto trascendente è assente perché sostituita dall’intelletto d’amore (si legga Dante in “Vita nuova” quando canta “Donne ch’avete intelletto d’amore”).

Le differenze sono così marcate ed evidenti al punto da fondare i misteri propri all’uomo attorno al principio del Fuoco, quelli propri alla donna attorno il principio dell’Acqua: da una parte l’essere ed il quid immutabile ed eterno, dall’altra il divenire e lo svolgimento dinamico della manifestazione. Da un lato Morte dall’altra Vita.

Le tradizioni ginecocratiche sono ad esempio quelle dei culti sumero/babilonesi di Istar, culti di Diana con le ierodule sacre, culti misterici greci di Demetra e Persefone, culti romani pagani di Vesta con le sacre vestali.

La donna assume connotazioni ed attributi differenti dovendo essere “percepita” donna cioè iniziata e completa nella triplice manifestazione delle sue attribuzioni: madre magnanima, vergine simbolica, prostituta sacra. La “donna” autenticamente iniziata non è una ragazzina dai tratti “indicibili” ma, al contrario, una figura che “custodisce ed alimenta” (madre), che trascende e riconosce simbolicamente il fluire della manifestazione (vergine), che si accoppia in rituale ierogamico con il sacerdote/ierofante nella coniunctio oppositorum (prostituta).

La tripartizione dell’Uomo con attributi “di alto” (pensiero e slancio noetico), con attributi “di basso” (sentire ed attivazione del “vivente”), si unificano allorché vi è centratura polarizzata nel Cuore, sede del Sapere, sede del dio. Ed è dalla condizione di centro/cuore che ci “si muove” per la realizzazione dell’Opera Completa perché è solo in questa “sede”, che è prettamente umana, che si possiedono gli strumenti per attivare le tecniche appropriate all’obiettivo. Tali tecniche, queste sì, coperte da Segreto, sono quelle dell’Alchimia (tipicamente occidentale) o del Tantrismo (l’equivalente orientale).

Agamben scrive: “Cristo ci ha separato tanto dall’animale che dal dio e ci ha condannati all’uomo”. Ebbene, si rimarca invece come è proprio “l’umano”, in cui Agamben vede una “condanna”, la sede propria di ogni iniziazione autentica e completa. Ma il suo punto di vista di sinistra è del tutto coerente alla visione vitale e fluidica del divenire e, come tale, non poteva che esaltare gli aspetti ginecocratici capaci di “rompere” l’umana “condanna” e consentire un riscatto nella vita che, tuttavia, conclude il filosofo, è priva di ogni mistero se non la vita stessa. E come ogni concezione materialista in ogni tipo di visione di “sinistra”, si vede “l’umano” come una condizione di stallo, “impotente” nei confronti dell’ipostasi manifesta della dea. Ne discende che l’uomo che segue una via ginecocratica, accetta la visione del mito in cui l’accoppiamento avviene con la regressione a serpente, a toro, a Minotauro, ovvero ad archetipi di sostanziazione della forma non liberi dal “drago” ma anzi pregne della istintività animale generata, indotta e trasmessa dagli aspetti oscuri e “tamasici” della dea/ipostasi femminile.

I sacerdoti sacri a Istar, i muḫḫûm dei misteri sumero/babilonesi giungevano a mutilarsi, a castrarsi a fare sottomissioni grottesche nel nome della dea, si dimenavano in danze sacre e stati alterati di coscienza e la loro estasi idiopatica era distante dai piani sensibili, subendo la dominazione da forze caotiche e incerte che rappresentavano proprio “il flusso” vitale della dea.

Ancora Agamben scrive: “Gli uomini sono dei viventi che, a differenza degli altri animali, devono essere iniziati alla vita, devono cioè prima perdersi nell’umano per ritrovarsi nel vivente e viceversa”. Ed ancora aggiunge: “Il vivente che si era perduto nell’animalità si ritrovava nel divino e, viceversa, colui che si era perduto nel divino si ritrovava nell’animalità”. Il discorso presuppone una oscillazione e il concetto di “perdita” spesso associato “all’umano”: così, però si è distanti dalla polarizzazione iniziatica nel Cuore di centratura! Si è invece coerenti ad un sistema dinamico ed illusorio che, infine, non svela nessun mistero ed anzi risulta perfino “indicibile”. Le differenze tra approcci “di destra” o “di sinistra”, tra Iniziazioni Complete ed altre Ginecocratiche è proprio questa: una limitazione e conclusione della Via misterica femminile che rende perfino indispensabile una oscillazione regressiva nell’animale. Limitazione che manca nelle Vie del Fuoco che infine convergono nelle forme Eterne e Perenni proprie delle dottrine Tradizionali.

Le stesse bevande sacre hanno uso ed accezione differente nelle Iniziazioni Ginecocratiche ed in quelle Maschili. Là si parte dal piano basso del sentire e “salendo” si giunge alle alterazioni degli stati di coscienza giungendo alla liberazione istintuale e d’ebbrezza anche tramite visioni. Qua si parte dai piani alti del pensare e “scendendo” si giunge alla attivazione della forma sostanziata con spirito atarassico. Nel primo caso si ha contrazione del fuoco nell’acqua, nel secondo caso la contrazione dell’acqua nel fuoco: il ciceone eleusino là, il soma vedico qua.

Le Vie Ginecocratiche sono ascrivibili, in generale, ai metodi LHP (le vie della mano sinistra) in cui l’adepto non può o non ha il tempo per ricucire la “frattura” nella realtà manifesta tramite, ad esempio, le vie unitarie dell’advaita (non duali) tipiche dei percorsi di mano destra RHP (un esempio per tutti la via Vedantina indú). Pertanto si trova a “cavalcare la tigre” delle “corrosioni” partecipando al gioco (līlā) condotto e manifestato da “colei che gioca” (lalitā) che è, nella fattispecie all’interno di alcuni corpus Tantrici, proprio un archetipo della “ragazzina”.

L’iniziato che ha percorso le due Vie tramite esperienze ed in modo conforme alla natura propria, alla fine del viaggio si pone in cuore di Conoscenza e, polarizzato, può solo dall’umano “salire e scendere”, senza regredire sui piani animali, senza sublimare sui piani astratti. Costui è il Magister, il mago, il maestro polarizzato ovvero il Realizzatore nel piano della realtà sensibile. Le difficoltà operative iniziatiche sono poste esattamente nel fatto che non è il “profano” con le sue illusioni, stati emozionali, cultura, istinti colui che può raggiungere il compimento dell’Opera, ma solo l’Uomo posto in Verità, Gnosi e, con atteggiamento del sacrum facere (sacrificio), nel rito.

Non ci si perde nell’uomo ma in esso si risiede e si è. Non ci si ritrova nel vivente ma ad esso si perviene con le tecniche misteriche che non turbano e non degenerano la dignità dell’Essere.

Se si intravede la vita come solo una “ragazzina indicibile”, si resta in condizioni imperfette, incomplete, illusorie e sfuggenti, in un analogo parallelismo con l’archetipo del “fanciullino” interiore. Sicché la Vita Iniziatica deve pervenire all’Uomo ed alla Donna che con i loro misteri celebrano la sizigia di Morte e di Vita.

Una nota, per concludere, la spendo facendo un parallelo con l’opera di Apuleio L’asino d’oro, che è naturalmente, oltre che un testo “spassoso”, un vero libro iniziatico di grande completezza. Ebbene, Lucio, il protagonista, trasformato in bestia, un asino, per opera di magia nera di due donne/streghe, vive svariate peripezie e giunge perfino, da asino, ad atti lussuriosi/sessuali con donne lascive. Il parallelo si può trovare in quello che prima annotavamo, circa la regressione dell’uomo alla bestia. Ma alla fine del libro e delle avventure, per intercessione della Dea suprema (Iside) e mangiate le rose (altra inequivocabile simbologia), Lucio ritorna umano, perdendo la pelle dell’asino (non aveva mai perduto però il senno, il ragionamento e la “natura” essenziale dell’uomo) e viene ritualmente iniziato ai misteri di Iside.

Scrive Apuleio: …”scopro una cosa del tutto nuova e mirabile: che io ero stato iniziato ai misteri della dea; ma ancora non ero stato iniziato ai misteri del grande dio sommo padre di tutti gli dei, l’invitto Osiride. Sebbene infatti fossero congiunti e anzi tutt’uno il culto e le pratiche religiose delle due divinità, tuttavia vi era una grande diversità nell’iniziazione: perciò io dovevo interpretare che ero chiamato a essere servo anche del potente dio”.

Ed in effetti Lucio riceve una seconda iniziazione in parallelo alla acquisizione di un mestiere (avvocato difensore nel Foro) e poi ancora, certi “miracolosi comandi” ingiungono ad una terza iniziazione: “Devi esser lieto di questi assidui favori di cui ti degnano i numi, ed esulta piuttosto perché otterrai tre volte ciò che ad altri è concesso una sola volta, e riceverai giustamente da questo numero un’eterna beatitudine”.

Così la parabola iniziatica dell’asino d’oro porge infine un uomo degnissimo ed accolto nel collegio del Foro.

L’iniziazione non è tale se si riduce e persegue dalla prospettiva grottesca ed “indicibile”, sicché all’Uomo è riservata l’Opera quando scala i Tre Gradi fino alla Maestria.

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Ingegnere edile e strutturale, percorre da anni le Vie della Tradizione Iniziatica al cui punto di vista tutto è ricollegato. Con il nome palindromo muXum, ha prodotto lavori d’arte “sacra” e pregna di Essenza adoperando linguaggio poetico, trascendente, metafisico e figurativo. L’aderenza alla Fonte del Polo Perenne svela ogni Conoscenza e favorisce l’incontro con lo Spirito.

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