L’itinerario di Knut Hamsun

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14 Risposte

  1. Egr. Sig. Calabri, non riesco a vedere il suo indirizzo e-mail: non mi pare che sia pubblicato su questa pagina.

  2. Annamaria Banfi ha detto:

    __come è tremendamendamente attuale lo sdegno e la ribellione di Hamsun a un sistema che ha annientato il senso della vita e che progredendo nella sua pregressione conferma, quale presagio, l'intuizione di questo enorme autore, antropologo ma non vorrei schematizzare con, ormai divenute squallide, etichette la libertà del suo pensiero.

  3. Annamaria Banfi ha detto:

    Avevo trovato per caso, allora ero un tarlo della biblioteca rionale (è una storia purtroppo dell'altro secolo, parlo addirittura degli anni 50) il libro, credo fosse "fame", ma ricordavo il titolo "come essere poveri" e comunque ho sempre conservato nella mia testa ormai troppo "fuori", il nome dell'autore e l'"impressione" assolutamente vaga e non determinata, ma forse era rimasta l'impronta del pensiero che allora adoloscente non ero forse riuscita a decifrare ma che ho conservato, vivendo il mio non facile percorso di vita, scomodamente avvertendo anche i limiti delle mie capacità cognitive ma soprattutto la limitatezza del mio spirito, non sempre libero. Sono veramente "vivificata" di aver trovato cercando su internet questo sito e di aver confrontato (si fa per dire) le mie idee con il pensiero di Hamsun trovando conferma alle mie inquietudini.____

  4. Michele Gardini ha detto:

    Uno scrittore interessante, ma dopo aver letto Misteri, devo dire che non mi sorprende la sua adesione al nazismo. L’esaltazione totale dell’istinto sulla ragione e della natura sulla scienza, il rifiuto viscerale delle convenzioni umane e sociali, la rivendicazione del’intelletto come strumento autoreferenziale, non potevano che portarlo verso l’abisso della ragione, ed i mostri che genera. Sorprende invece che non abbia seguito l’esempio del suo personaggio, togliendosi la vita giovane. Ma chi esalta l’incoerenza può anche essere incoerente, diventando però caricatura di se stesso, trasformandosi nel classico reazionario da scrittoio. Di Nietzsche io ne conosco uno solo.

    Michele Gardini

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