Solo soldati

(Editoriale del direttore tecnico e consulente storico di presentazione della rivista Volontari).

Non siamo qui per esaltare la morte, per aizzare l’odio contro qualsiasi razza o religione, per incitare i popoli alla violenza, per rivangare dal passato vecchi e nuovi odi; siamo qui solo per raccontare la storia. E nel raccontarla siamo aperti al dialogo con chiunque voglia civilmente collaborare e discutere con noi. Il nostro sarà soprattutto un lavoro di ricerca, non riservato esclusivamente agli storici, ma anche ai semplici appassionati.

Parlare di storia significa attenersi ai fatti e soprattutto ai documenti, lasciando al lettore il libero arbitrio di interpretazione. Per anni si è fatta troppa storiografia, dall’una e dall’altra parte. E’ ora di finirla. La pacificazione nazionale si ottiene anche così, riconoscendo i meriti ed i torti dell’avversario, ma soprattutto i meriti ed i torti propri. Noi parleremo di seconda guerra mondiale, delle sue battaglie, dei suoi protagonisti, ma parleremo soprattutto dei volontari arruolati nelle Forze Armate delle Waffen SS, cercando di capire i motivi della loro scelta, senza giustificazioni né mistificazioni, concentrandoci sul loro sacrificio in battaglia, sul loro valore di combattenti.

Massimiliano Afiero, Nordland: i volontari europei sul fronte dell'est La Waffen SS, la quarta forza armata della Germania nazionalsocialista, durante il corso della seconda guerra mondiale arrivò a contare più di 40 Divisioni di tutti i tipi: granatieri corazzati (Panzergrenadier), da montagna (Gebirgs), di cavalleria, ma soprattutto Divisioni corazzate (le famose Panzer Divisionen) passate alla storia come vere e proprie unità di élite. Queste Divisioni combatterono su tutti i fronti dalla Francia all’Ucraina, dalla Grecia alla Lapponia, distinguendosi sempre per valore e combattività e guadagnandosi la stima ed il rispetto del nemico.

Tutto questo malgrado alla fine della guerra, tutto l’apparato militare e organizzativo delle SS venisse giudicato come un’organizzazione criminale; colpa da additare soprattutto a quei reparti che vennero impegnati nella lotta anti-partigiana e nella amministrazione dei campi di concentramento, che nulla avevano a che fare con le SS combattenti. Nelle formazioni delle Waffen SS combatterono migliaia di volontari stranieri provenienti da ogni angolo della terra. Come scrissi nel mio primo libro (I volontari stranieri di Hitler) “mai nella storia di tutti i tempi, in un solo esercito venne a trovarsi una mescolanza così eterogenea di soldati provenienti da tre diversi continenti. Tedeschi, cittadini europei di origine germanica (Volksdeusche), volontari stranieri provenienti dall’Europa, ma anche dall’Asia e dall’America. Solo nelle Waffen SS sul finire della guerra, su 38 Divisioni in combattimento, non una era completamente composta da soldati tedeschi. Tra di esse si trovavano circa 300.000 Volksdeutsche, originari della ex-Cecoslovacchia, della Polonia, del sud-Tirolo, dell’Alsazia. Altri 300.000 erano volontari stranieri: 20.000 Belgi, 20.000 Italiani, Svizzeri, Olandesi, Francesi, Finlandesi, Norvegesi, Danesi, Svedesi, Croati, Serbi, Ungheresi, Baltici. Si trovavano anche slavi (Cosacchi, Ucraini, Ruteni), circa 50.000 asiatici (Turcomanni, Armeni, Tartari), Arabi e Indiani”.

Perché tanti volontari fecero la “scelta sbagliata”, come direbbe uno storico policamente corretto?

Noi possiamo solo rispondere riprendendo le tesi dello storico Nolte: la paura del bolscevismo scatenò l’insorgere dei movimenti nazionalisti. Al terrore ed alla violenza delle orde bolsceviche, l’Europa rispose con un’alzata di scudi, già sul finire della prima guerra mondiale. I governi pseudo-democratici dell’Europa occidentale compresero il “pericolo rosso”. In Spagna, durante la guerra civile, le forze comuniste e nazionaliste si scontrarono ancora in campo aperto schierando numerose formazioni volontarie dall’una e dall’altra parte. Nel 1941, poi, dopo la breve parentesi del sodalizio Hitler-Stalin, quando ormai il dittatore sovietico stava per prepararsi all’invasione dell’Europa, Hitler lo anticipò lanciando l’offensiva all’est. La civiltà contro la barbarie. Le democrazie occidentali questa volta scelsero di allearsi con il diavolo Stalin pur di battere Hitler.

Molti giovani europei fece la scelta opposta.

Ma l’avversione per il Comunismo non fu il solo motivo che spinse tanti giovani ad arruolarsi nelle armate hitleriane. Vanno considerate soprattutto le aspirazioni nazionalistiche di alcune specifiche etnie di volontari; la lotta per l’indipendenza e l’autonomia dei loro Paesi poteva essere ottenuta combattendo al fianco dei Tedeschi. E così, i Belgi fiamminghi speravano che in un futuro assetto dell’Europa avrebbero avuto una loro patria, le Fiandre e, quindi, la separazione dagli odiati Valloni, i quali a loro volta aspiravano alla rinascita dell’antico Regno di Borgogna. I Croati e gli Slovacchi avevano conquistato l’indipendenza grazie alla forze italo-tedesche e solo grazie al mantenimento della supremazia dell’Asse in Europa avrebbero potuto conservarla. I volontari russi anti-comunisti combattevano al fianco dei Tedeschi per liberarsi dal regime staliniano, così come i volontari arabi e indiani volevano sottrarsi alla dominazione inglese per l’indipendenza dei loro Paesi.

Va anche detto che molti volontari si arruolarono anche solo per spirito di avventura, per la bella uniforme, per entrare a far parte di un esercito che, almeno fino al 1941, non aveva conosciuto sconfitte, ma solo eclatanti vittorie.

Maltrattati inizialmente dai Tedeschi, i volontari stranieri si guadagnarono con il sangue versato sui campi di battaglia ed il valore dimostrato nei combattimenti, il riconoscimento e la fiducia dei comandanti germanici. E non fu un caso che l’ultimo quadrato intorno alla Cancelleria di Berlino nel maggio 1945, fosse costituito in larga parte proprio da soldati non tedeschi. Furono proprio gli “stranieri di Hitler”, l’ultimo baluardo della civiltà europea contro i barbari venuti dall’est.

Segui Massimiliano Afiero:
Massimiliano Afiero nasce ad Afragola (Napoli) nel 1964. Insegnante di informatica ma soprattutto appassionato studioso del secondo conflitto mondiale, ha pubblicato numerosi articoli sulle principali riviste di Storia a diffusione nazionale, come Storia del XX Secolo, Storia e Battaglie, Storia del Novecento, Raids e Milites e collabora attivamente con numerosi siti web a carattere storico-militare. Dal novembre 2004 è Consulente storico e Direttore Tecnico della rivista Volontari, bimestrale dedicato esclusivamente alla storia delle formazioni della Waffen SS. Dal maggio 2008 Caporedattore della rivista bimestrale SGM (Seconda Guerra Mondiale) pubblicata dall'Editoriale Lupo.

3 Responses

  1. Andrea Lombardi
    | Rispondi

    Massimiliano Afiero, colonna portante di Volontari, non è più il direttore tecnico della rivista in oggetto.

    Parte dei collaboratori di Volontari entreranno a far parte della rivista SGM – Seconda guerra mondiale, Ed. Lupo, e – auspicabilmente – gli stessi creeranno una nuova rivista dedicata alla storia delle Waffen-SS.

  2. Centro Studi La Runa
    | Rispondi

    @Andrea Lombardi: ho segnalato la nascita di Ritterkreuz su Huginn e Muninn. Grazie.

  3. Nuovo libro di Max Afiero | Huginn e Muninn
    | Rispondi

    […] del suo ultimo lavoro, che mi pare di comprendere riunisca gli articoli da lui pubblicati prima su Volontari e successivamente su Ritterkreuz sotto il titolo Storia delle Waffen […]

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