Terroni?

In Italia la malattia mentale della “correttezza politica” conosce una variante tutta particolare, legata alle vicende storiche di età contemporanea: il vittimismo meridionalista.

Come tutti sanno, nel “Belpaese” i meridionali hanno il controllo pressoché esclusivo dell’apparato statale. Mentre i nordisti sono quasi tutti impiegati nelle aziende private, sottoposte all’incertezza del mercato e al rischio d’impresa, i sudisti sono rappresentati con percentuali che si aggirano attorno all’80% nell’esercito, nella polizia, nella guardia di finanza, nell’impiego pubblico, nella scuola. In quest’ultimo settore, forse il più strategico di tutti, durante il governo Renzi le cattedre assegnate al Nord sono state vinte “casualmente” dai meridionali per circa  il 90%…

Le pensioni di invalidità sono erogate con grande generosità al Sud, e quanto meno dall’inizio della storia repubblicana un fiume di denaro è stato indirizzato al meridione mentre, per contro, le cosche mafiose si sono infiltrate al Nord in maniera capillare…

Ovviamente per i canoni della “correttezza politica” le vittime sono…i meridionali!

È sintomatico a questo proposito lo straordinario successo di pubblico del libro Terroni di Pino Aprile. Questa pubblicazione infame, che da ogni parola gronda odio contro il Nord, evidentemente interpreta al meglio il risentimento che anima molti meridionali che, pur avendo il coltello dalla parte del manico, riescono a recitare la commedia del vittimismo, e a renderla credibile non solo per i loro conterranei, ma anche per i cittadini del Nord, inebetiti e abituati a vivere il loro stato di sottomissione senza nemmeno riuscire a immaginare di poter cambiare le cose…

La storia italiana recente presenta quindi un caso emblematico e particolarmente irritante di “correttezza politica”, un caso esemplificativo della sete di vendetta che anima le presunte vittime, e del clima di odio che si instaura fra gruppi sociali…

Il libro di Aprile pretende di raccontare una storia alternativa a quella risorgimentale che, secondo lui, sarebbe all’origine dei problemi del mezzogiorno. Le famose vicende del “brigantaggio” sono una realtà storica meritevole di attenzione, ma anche in questo caso sarebbe opportuno riferirsi ai Savoia e alla classe dirigente piemontese, mentre per Aprile la responsabilità di questi fatti deve essere genericamente addossata al “Nord”.

Inoltre nell’ottica di Aprile non si capisce il senso di queste recriminazioni, visto che, alla luce della storia più recente, lo stato unitario si è rivelato un vero e proprio Eldorado per i meridionali. Del resto Aprile sembra oscillare fra posizioni neo-borboniche e un generico astio verso il Nord che evidentemente solletica i più bassi istinti di tanti suoi lettori…

Naturalmente l’autore presenta le vicende da un punto di vista estremamente semplicistico e sempre funzionale alle sue tesi, e segue i canoni di una pubblicistica meridionalista ampiamente collaudata secondo la quale i meridionali  sarebbero vittime di tutte le discriminazioni possibili e immaginabili. I cittadini del Sud sarebbero quindi assimilabili alle vittime di stermini e invasioni, e chi più ne ha più ne metta: dai pellerossa nelle riserve ai popoli colonizzati, dalle vittime di Stalin a quelle di Pol Pot, dagli ebrei dell’olocausto ai palestinesi di Gaza, la propaganda meridionalista è un vero e proprio festival del vittimismo…

Come ci si può aspettare non c’è pagina del libro che non contenga attacchi e invettive contro la Lega Nord (sebbene il partito indipendentista si sia dimostrato un cane che abbaia ma che non morde…).  Oltretutto nella sua furia antileghista l’autore travolge anche personaggi che poco o nulla hanno da spartire con la dirigenza del Carroccio: Tremonti, Gelmini, esponenti di Forza Italia…

Anche il fascismo, che pure qualcosa ha fatto per la crescita civile e sociale del paese, sarebbe stato per Aprile l’ennesima manifestazione di uno stato costruito e gestito in chiave esclusivamente nordista. E perfino il lungo cinquantennio democristiano, che ha segnato il trionfo della classe dirigente meridionale, non avrebbe fatto altro che avvantaggiare il Nord…

Nella concezione meridionalista la seconda metà del ‘900 sarebbe il periodo in cui le masse meridionali sarebbero state “deportate” al Nord per fare la fortuna delle industrie settentrionali, ma in realtà questo esodo interno ha rappresentato la colonizzazione del Nord da parte dei meridionali!

Inoltre le notazioni sul ruolo della massoneria nel Risorgimento e sullo sviluppo in senso mafioso del sistema di potere massonico sono sostanzialmente un boomerang per Aprile, visto che proprio con quei metodi il Sud si è impadronito del Nord…

Chiaramente argomentazioni di questo genere possono far presa soltanto su un pubblico semi-colto che non è interessato alla valutazione critica dei fatti, ma che ha già in testa uno schema interpretativo e che aspetta solo qualcuno che lo esponga nei modi opportuni. Il libro di Aprile non è certo l’unica pubblicazione di questo genere, ma è inquietante il fatto che abbia trovato troppi appassionati lettori, soprattutto fra i tanti meridionali che vivono al Nord e che non fanno che glorificare e osannare la loro terra di origine, dalla quale tuttavia se ne vanno alla prima occasione, spesso per non tornarci mai più…

Il libro di Aprile può anche essere letto come ennesima testimonianza del fallimento dell’idea di Italia come stato unitario, e se non altro può avere la funzione di richiamare l’attenzione sulla storiografia revisionista che ha sfatato tanti miti risorgimentali, nonché su seri studiosi meridionalisti che hanno trattato il tema del Mezzogiorno in maniera più equilibrata e scientificamente attendibile.

Ma l’impressione che il libro suscita nei lettori più accorti è perfino controproducente rispetto alle intenzioni dell’autore poiché non fa altro che confermare il più radicato dei pregiudizi sui meridionali. Infatti Terroni è un libro scritto da un autore piagnone per lettori piagnoni!

* * *

Pino Aprile, Terroni. Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero meridionali, Piemme 2010, pp. 303.

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Michele Fabbri, originario della subregione Romagna-Toscana, ha scritto i libri Trobar clus (Fermenti Editrice), Arcadia (Società Editrice Il Ponte Vecchio), Apocalisse 23 (Società Editrice Il Ponte Vecchio). Dopo la pubblicazione di Apocalisse 23 si sono perse le tracce dell’autore. Alcuni pensano che da allora Michele Fabbri abbia continuato a scrivere sotto falso nome…www.michelefabbri.wordpress.com

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3 Risposte

  1. Pino
    | Rispondi

    Articolo cattivo, polemico, fazioso; gronda odio e dimostra che l’autore non conosce la storia risorgimentale
    ma solo la propaganda italobuonista da libro cuore, che spaccia per grande impresa una malvagia guerra
    coloniale, condotta da loschi personaggi al soldo di massonerie e banche molto interessate ad essa.
    Naturalmente la colpa è di Aprile e dei suoi lettori semi-colti e infestatori del nord prospero, buono e fratello.
    Grazie fratelli grazie di tutto dei Garibaldi, Cialdini, Bixio,di due guerre mondiali, guerre coloniali ;
    grazie per il re sciaboletta fuggito sul baionetta, grazie di tutto.
    Ma che piacere vedere ora le vostre “civili” e prospere città infestate da centinaia di migliaia di subsahariani
    minacciosi, vede amico ora ha anche lei i meridionali autentici, quelli dei quali preoccuparsi

  2. mimmo
    | Rispondi

    …caro Pino, hai sprecato il tuo tempo.Non avrei degnato nemmeno di una parolaccia, un simile articolo.
    “Dopo la pubblicazione di Apocalisse 23 si sono perse le tracce dell’autore. Alcuni pensano che da allora Michele Fabbri abbia continuato a scrivere sotto falso nome…”

    che è meglio…

  3. Michele Fabbri
    | Rispondi

    Egr. Sig. Pino (Aprile?) “fratelli” a chi?

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