La crisi economica e sociale del III secolo nell’impero romano

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Una risposta

  1. alberto ha detto:

    Ben, bene ben !

    Trovo scrito:

    Tuttavia ci teniamo a mettere in evidenza che la grande crisi del III secolo e le profonde lacerazioni nel tessuto sociale e culturale dell’impero che essa produsse aumentò di moltissimo il fascino delle culture locali, delle religioni preesistenti alla dominazione romana, degli usi e costumi degli antenati e delle lingue autoctone perché tutti questi fattori diventarono un cavallo di battaglia, un’arma da utilizzare contro gli odiati membri delle classi superiori romanizzate che a dire delle masse popolari urbane e rurali di molte zone dell’impero avevano tradito la cultura e la religione degli antenati per appoggiarsi ai dominatori romani e per meglio sfruttare con l’aiuto di essi le classi inferiori. In definitiva si creò un dualismo culturale oltre che economico: da un lato le classi superiori ricche, potenti che utilizzavano il latino o il greco e accettavano gli ideali della cultura classica e dall’altro le classi inferiori urbane e rurali povere, prive di potere che adottavano la cultura, la lingua e la religione degli antenati ovvero la cultura, la religione e la lingua locale.

    Meno male che un po' alla volta si sta infrangendo il monolitismo dogmatico di una "romanizzazione paradiasiaca" in contrapposizione a una "barbarizzazione infernale" …

    Per quanto mi riguarda non credo che le lingue, le culture, le tradizioni e gli dei dei singoli popoli "romanizzati" siano mai stati da questi abbandonati e dimenticati.

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