Volontari spagnoli nella battaglia di Berlino

Miguel Ezquerra, Berlin: a vida o muerte Nello scorso numero di “Volontari” terminammo l’articolo sui volontari spagnoli arruolati nella Divisione “Wallonie”, con la notizia che nel marzo del 1945 un ordine dell’SS-FHA aveva richiesto il rilascio degli Spagnoli dalla “Wallonie” al fine di formare un’unità speciale spagnola da trasferire a Berlino. L’SD-Hauptsturmführer Miguel Ezquerra (1) stava a sua volta reclutando altri volontari, in particolare un pugno di veterani della Legione straniera spagnola, della guerra civile e della Divisione Azzurra. I soldati troppo vecchi e quelli poco motivati furono esclusi. A questi ultimi vennero consegnati dei passaporti, grazie all’intervento dell’ambasciata spagnola a Berlino, e dei documenti che li classificavano come “lavoratori stranieri volontari” e degli abiti civili. Juan Beltran de Guevara venne incaricato di provvedere al rimpatrio di questi “esclusi” in Spagna.

Formazione dell’SS-Einsatzgruppe “Ezquerra”

Come primo comandante della nuova unità spagnola venne designato inizialmente l’Obersturmführer Luis Garcia Valdajos. Essendo però più un ufficiale dei servizi, Valdajos propose il suo camerata Miguel Ezquerra, che aveva maggiore esperienza come ufficiale di prima linea. Venne quindi formato l’SS-Einsatzgruppe “Ezquerra”, comprendente i volontari reclutati da Ezquerra stesso e la sessantina di spagnoli provenienti dalla Divisione “Wallonie”. In totale circa 150 uomini. Pur essendo belga, Horembeke scelse di seguirli. Secondo la testimonianza dello Standartenoberjunker Ricardo Botet: «…ricevemmo l’ordine di raggiungere Potsdam, dove tutti gli Spagnoli dovevano raggrupparsi in una sola unità agli ordini di Miguel Ezquerra Sanchez, ma eravamo tristi per aver lasciato i nostri camerati della “Wallonie” con i quali avevamo combattuto e versato il nostro sangue per lo stesso ideale. Quando arrivammo a Potsdam fummo alloggiati in un collegio per orfani di militari dove trovammo un ‘circo’ fuori dal comune: c’erano più sergenti che soldati, qualche cattivo personaggio, dei Legionari debosciati, degli sbandati che non sapevano dove andare e dei veterani della Divisione Azzurra insieme ad altri elementi di varie unità della Wehrmacht. Eravamo tra i 100 ed i 150 effettivi. Mi ricordo di un Legionario, che era la guardia del corpo di Ezquerra, con il viso completamente tatuato e con un cinturone del Tercio (la Legione straniera spagnola), con due pistole sui fianchi. Molti anni dopo venni a sapere che era caduto ed era rimasto sepolto sotto le macerie di Berlino».

A Potsdam i volontari spagnoli vennero riequipaggiati ed armati con i nuovi fucili d’assalto Sturmgewehr 44, armi che si rivelarono terribilmente mortali negli scontri a Berlino. Durante la battaglia nella capitale del Reich, l’SS-Einsatzgruppe “Ezquerra” fu impegnata intorno al bunker della cancelleria (Moritz Platz) e nelle vicinanze del Ministero dell’Aereonautica, dove gli Spagnoli lottarono spalla a spalla con i volontari lettoni. Come per tutti i difensori di Berlino, anche gli Spagnoli conobbero l’asprezza di questi ultimi disperati combattimenti. Secondo la testimonianza dell’SS-Schütze Julio L.V.: «…provavo odio e rabbia. Mi vergognavo di me stesso e provavo piacere quando uccidevo i nemici. Ma soprattutto avevo una paura atroce di perdere una parte del mio corpo e di restare mutilato per sempre. Berlino era un grande carnaio a causa delle bombe sovietiche e del fuoco delle armi automatiche. Ero al fianco di un tedesco di un’altra unità, credo che fosse della Luftwaffe, eravamo molto vicini all’entrata del Metrò, quando vedemmo una donna sull’altro lato della strada con un bambino in braccio, pronta ad attraversare la strada. Il tedesco le gridò di non attraversare, dal momento che la zona era battuta dall’incessante fuoco nemico. O non sentì, o non prestò attenzione, il fatto è che la donna cominciò a correre verso di noi. Non fece tre passi. L’onda esplosiva di un colpo di artiglieria la spinse verso di noi come una bambola di pezza. Si risvegliò quasi nuda, stordita, sanguinante da tutte le parti. Il bambino era stato decapitato e ciò che restava del suo corpo era un ammasso di carne inerme. La povera donna, tra i gemiti e le lacrime, iniziò la macabra ricerca della testa del suo bambino. Noi restammo indifferenti. Ormai era tutto normale…».

Ad un certo punto della battaglia, un Colonnello tedesco passò per tutti i posti di combattimento, decorando con la croce di ferro di seconda classe i volontari spagnoli che non l’avevano ancora ricevuta. Tra essi anche Miguel Ezquerra, che aveva solo la Kvk II, la medaglia per meriti di guerra di 2a classe, ricevuta con la Divisione Azzurra nel 1943. Fu allora che Ricardo Botet venne inviato ad effettuare un collegamento nella zona ovest di Berlino con una dozzina di uomini. Durante la marcia si accorse di aver dimenticato il suo sacco con le sue cose personali al posto di comando. Inviò dunque Julio L.V. a prenderlo. Giunto al posto di comando Julio L.V. incontrò Miguel Ezquerra che, furioso, l’accuso di voler scappare, ordinandogli di restare a difendere la posizione. I nervi erano ormai saltati a tutti… Sia Julio L.V. che Ricardo Botet credettero entrambi che l’altro fosse caduto e fu solo molti anni dopo la fine della guerra che si rincontrarono in Spagna.

Verso la fine

Jean Mabire, Mourir à Berlin Il 1° maggio 1945, i resti dell’Einsatzgruppe “Ezquerra” furono impegnati a difendere la stazione radio del Metrò di Steglitz cercando disperatamente di prendere contatto con i loro vicini del Reggimento “Grossdeutschland”, che a loro volta difendevano la stazione del Metrò sull’Alexander Platz. Appena perduta, i Sovietici si erano infiltrati nella stazione della FriedrichStrasse impedendo tutti i movimenti. La fine era prossima. L’ambasciata di Spagna collaborò con i volontari, fornendo in extremis dei passaporti civili e grazie a Rodriguez del Castillo (addetto stampa dell’ambasciata) e Marin de Bernardo (addetto militare spagnolo) e a tutte le loro relazioni con le diverse autorità tedesche, riuscirono a procurare dei falsi documenti come “lavoratori stranieri”.

L’indomani, 2 maggio, la situazione si fece disperata. Nel settore dell’Hotel Excelsior, nei pressi di una stazione del Metrò, lo Standartenoberjunker Lorenzo Ocañas invitò tutti i suoi uomini a tornare in superficie. Quando uscirono fuori, furono sorpresi nel vedere che Ocañas era prigioniero dei Russi. Era la fine. Troppo tardi per fare qualcosa. Horembeke faceva parte di questo gruppo che cadde prigioniero dei Russi. Dopo aver assistito all’esecuzione di un volontario spagnolo con un colpo alla nuca (portava sull’uniforme lo scudo con i colori spagnoli), Horembeke dichiarò di essere cittadino belga…

Dalle memorie di Julio L.V.: «…ci gridarono dagli altoparlanti che Hitler era morto. Che noi dovevamo deporre le nostre armi e che non ci avrebbero fatto alcun male. Io ero dietro ad una finestra, guardando come un gruppo di Tedeschi con le braccia in alto, si arrendevano ai Russi. La mia prima reazione fu di volermi mettere in contatto con i miei superiori per ricevere ordini. Quando discesi nella galleria dove si trovava il mio gruppo, trovai solo Felipe Vilchez intento ad indossare abiti civili. Senza dire una parola, cercai di fare la stessa cosa, trovando però solo una divisa della gioventù hitleriana che era lì per terra. Proprio in quel momento entrarono i Russi seminando il panico tra la folla di civili presente. Un soldato sovietico saltò addosso ad una giovane ragazza iniziando a stuprarla davanti ai suoi genitori. La giovane non cessava di piangere e gridare. Io ero morto di paura quando all’improvviso vidi Felipe tirare fuori una pistola e sparare come un folle. Approfittando della confusione del momento scappai correndo tra le rovine di Berlino. Qualche ora dopo fui catturato con dei camerati tedeschi da una pattuglia sovietica che ci trattò con maggiore considerazione. Non ho mai saputo più nulla di Felipe Vichez. Suppongo che sia morto in quella galleria, vendendo cara la sua pelle…».

La divisa della gioventù hitleriana risparmiò il gulag a Julio L.V. In effetti i Russi lo presero effettivamente per un “monello” della Hitlerjugend (aveva 17 anni al momento della cattura) e passò qualche tempo in un campo di rifugiati dove soffrì la fame. Rimase in Germania dove proseguì gli studi. Altri ebbero maggior fortuna come Ezquerra e Garcia Valdajos, i quali riuscirno a nascondersi all’ambasciata spagnola a Berlino e, grazie ai documenti come “lavoratori” stranieri in Germania, ritornarono sani e salvi in Spagna attraversando tutta l’Europa occupata dagli Alleati. Ricardo Botet, promosso Untersturmführer all’ultimo momento, riuscì ad uscire da Berlino, finendo prigioniero degli Inglesi.

Note

1) Miguel Ezquerra Sanchez, falangista della prima ora, partecipò all’alzamiento del 18 giugno 1936 contro la Repubblica spagnola. In seguito agli accordi tra la Falange e l’esercito di Franco, seguì un corso rapido per ufficiali dal quale uscì con il grado di alferez provisional (aspirante a titolo temporaneo per la durata della guerra). Nel 1941 si arruolò nella Divisione Azzurra con il grado di Sottotenente. Fu Promosso Tenente nel 1943. Ritornato in Spagna dopo il rimpatrio della Divisione Azzurra, proseguì la sua carriera militare nella Legione straniera spagnola. Nell’aprile del 1944 riuscì come tanti altri Spagnoli a varcare la frontiera per ritornare a combattere nelle forze armate germaniche. Una volta a Parigi e presentatosi alle autorità militari tedesche, Ezquerra fu trasferito prima a Berlino e poi insieme ad altri suoi compatrioti fu inviato al campo di addestramento di Königsberg. Fu introdotto nell’SD (Sichereit Dienst), il servizio segreto delle SS, con il grado di Hauptsturmführer. Al quartiere de la Reine a Versailles, divenne istruttore dei volontari spagnoli.

Tratto da Volontari, n. 7 (Novembre/Dicembre 2005).
L’articolo completo di foto è disponibile sulla rivista da pag. 35 a pag. 37.

5 Responses

  1. oscar
    | Rispondi

    Se penso a quanti valorosi si sono fatti ammazzare pur di non cedere all'ideale, capisco perchè anche oggi valga la pena combattere in questo mondo.

  2. Marco
    | Rispondi

    I russi stuprarono migliaia di donne durante la "liberazione" ma questo non lo ricorda mai nessuno. Nei libri di scuola i crimini dell' armata rossa vengono allegramenti "dimenticati".

    Io rispetto questi soldati perche` non si sono arressi e hanno combattuto sino alla fine.

    L'unico vero esercito europeo.

  3. Mauro
    | Rispondi

    ONORE a tutti i camerati caduti di ogni nazionalità!

    • alex
      | Rispondi

      L'epica battaglia di Berlino è stata e sarà per sempre un faro nella lotta per un Nuovo Ordine Europeo.
      Il nostro Onore si chiama Fedeltà.

  4. Gianfranco
    | Rispondi

    Ho letto ezquerra a 16 e mi ha emozionato l ho riletto adesso a 46 e cmq mi ha commosso rispetto chi lotta ed io nel mio piccolo al mio tempo ci ho provato ma ora mi chiedo esiste ancora qlc x cui lottare

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