Il mistero della tredicesima tribù

Il mistero della tredicesima tribù d’Israele è uno dei più affascinanti temi della storia universale. Com’è noto, la Bibbia ci parla di un popolo ebraico suddiviso in dodici tribù: ma c’è chi ha contato anche una tredicesima tribù, che sarebbe quella dei Cazari, il misterioso popolo delle steppe eurasiatiche, di origine turca, che si stanziò nel nord del Caucaso e nell’est dell’Ucraina alla fine del VII secolo, e che cominciò a praticare la religione ebraica fra l’VIII e il IX secolo.

Originariamente i Cazari erano pagani e praticavano culti sciamanici in onore di Tengri, dio del cielo. Le religioni monoteiste offrono alle classi dirigenti evidenti vantaggi in termini di controllo sociale, e i sovrani cazari venendo in contatto con le “genti del Libro” avranno valutato la possibilità di aderire a questi culti. Poiché l’Ebraismo è oggi conosciuto come una religione che prevede la conversione solo in casi specifici definiti dalle autorità rabbiniche, c’è da chiedersi come sia possibile che un intero popolo si sia convertito alla religione mosaica. Probabilmente i Cazari hanno cominciato a praticare questa religione imitando le comunità ebraiche con cui venivano in contatto, e dato che praticavano il culto in massa le autorità religiose ebraiche non hanno avuto modo di esercitare un controllo nei riguardi di tale fenomeno. Tanto più che gli ebrei che erano perseguitati nell’Impero Bizantino o nei paesi arabi trovavano proprio nel regno cazaro un potente alleato. Da parte dei Cazari, inoltre, l’adozione del Giudaismo probabilmente era percepita come un elemento che li distingueva dai minacciosi vicini cristiani e musulmani. Evidentemente questi sono i motivi che hanno convinto i sovrani e gli aristocratici cazari a praticare l’Ebraismo.

Fra i Cazari erano diffusi anche Cristianesimo, Islam e l’antico paganesimo, ma la scelta della nobiltà venne seguita dalla maggioranza della popolazione, dando all’Impero Cazaro la connotazione di regno giudaico.

Per amministrare la giustizia esisteva anche una sorta di assemblea di magistrati che erano scelti in modo da dare rappresentanza ai fedeli delle religioni praticate nell’Impero: ebrei, cristiani, musulmani, pagani.

L’Impero Cazaro finirà con l’espansione della nuova potenza emergente nella regione: la Russia. Del resto sappiamo che quando il sovrano della Russia di Kiev, Vladimiro il Santo, decise di scegliere una religione monoteista per il suo popolo, valutò oltre al Cristianesimo e all’Islam anche l’Ebraismo: pare quindi che l’esempio dei Cazari sia stato preso in considerazione.

La storia dei Cazari non era sconosciuta, ma il primo intellettuale che ha portato il tema all’attenzione del pubblico di massa è stato Arthur Koestler, col libro del 1976 La tredicesima tribù.  Koestler affermava che con la dissoluzione dell’Impero Cazaro, grandi masse di persone che praticavano l’Ebraismo si diffusero in tutta l’Europa dell’Est, e richiamava l’attenzione sul fatto che la maggior parte degli ebrei sterminati dal nazismo fossero probabilmente di origine cazara. Secondo questa tesi quasi tutti gli ebrei ashkenaziti altro non sarebbero che i discendenti dei Cazari. L’ipotesi di Koestler è stata tenuta in considerazione inizialmente, ma poi è stata ridimensionata dalla storiografia più recente, e le ricerche genetiche hanno dato risultati frammentari (tuttavia nel valutare questi dati occorre tener presente che viviamo in un’epoca in cui la politica esercita un controllo asfissiante sulla ricerca storica).

L’ipotesi cazara ha suscitato un dibattito sull’identità israeliana e sui fondamenti del sionismo: protagonista di questo dibattito è lo storico israeliano Shlomo Sand che si segnala per l’onestà intellettuale delle sue affermazioni, al punto che viene considerato quasi come un “traditore” nello stato ebraico. In Israele i Cazari sono stati oggetto di un documentario televisivo e di un libro pubblicato da una piccola casa editrice: l’argomento tuttavia è diventato piuttosto “imbarazzante” e i media israeliani e occidentali tendono a non parlarne…

Sand ha operato una radicale decostruzione dell’identità israeliana, e cita esempi di fedeli dell’Ebraismo che non appartengono alla popolazione stanziata in Terra Santa nell’antichità: il caso più famoso è quello dei Falasha, gli ebrei etiopi. Ma ci sono altre significative manifestazioni di una propensione missionaria dell’Ebraismo: il regno himyarita nel IV secolo, il regno della regina berbera Kahina in Nord Africa, testimonianze latine di antichi romani convertiti alla religione di Mosè…

Inoltre la leggenda delle tribù perdute d’Israele suggerisce l’idea che l’Ebraismo possa assumere forme non abitualmente prese in considerazione dalla cultura corrente. A questi elementi si possono anche aggiungere le ipotesi di Sigmund Freud sull’origine egizia dell’Ebraismo.

La questione è tutt’altro che secondaria: la pista cazara e la possibilità di conversione all’Ebraismo non riguardano solo l’origine etnica di coloro che oggi sono considerati ebrei ma, cosa ancor più importante, pongono il quesito se l’Ebraismo possa essere considerato religione missionaria. Le evidenze storiche mostrano che, almeno in alcuni momenti, la religione di Mosè ha fatto proselitismo.

La definizione dell’identità ebraica è un tema storiografico che può portare a conclusioni assolutamente destabilizzanti per gli equilibri strategici mondiali: non c’è bisogno di sottolineare quanto sia importante il mito di Israele per la psicologia delle masse contemporanee. La questione ebraica, il sionismo, l’antisemitismo sono temi sui quali i nostri illuminati governanti legiferano con grande leggerezza, verosimilmente senza nemmeno sapere di cosa parlano. E se il mito dell’identità israeliana dovesse crollare, trascinerebbe nella sua rovinosa caduta l’intera classe dirigente occidentale, che di quel mito ha fatto la sua stessa ragion d’essere!

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Arthur Koestler, La tredicesima tribù, UTET 2004, p.215

Kevin Alan Brook, The Jews of Khazaria, Rowman & Littlefield Pub Inc 2018, p.357

Shlomo Sand, L’invenzione del popolo ebraico, Rizzoli 2010, p.536

Shlomo Sand, Come ho smesso di essere ebreo, Rizzoli 2013, p.149

Sigmund Freud, L’uomo Mosè e la religione monoteistica. Tre saggi, Bollati Boringhieri 2013, p.152

http://www.khazaria.com/

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Michele Fabbri ha scritto il libro di poesie Apocalisse 23 (Società Editrice Il Ponte Vecchio, 2003). Quella singolare raccolta di versi è stata ristampata più volte ed è stata tradotta in inglese, francese, spagnolo e portoghese. Dell’autore, tuttavia, si sono perse le tracce… www.michelefabbri.wordpress.com
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