Alfredo Cattabiani, il vero anticonformista

alfredo-cattabianiAlfredo Cattabiani è riuscito a imprimere il suo stile originale anche alla morte. Ieri il Giornale, nel dare la notizia della scomparsa, ha pubblicato il ricordo di Cattabiani redatto dallo stesso Cattabiani. Lo scrittore sapeva, già da qualche mese fa, che non gli sarebbe probabilmente rimasto molto da vivere. Ed ha quindi affidato la sua breve autobiografia al quotidiano per il quale collaborava.

E’ un profilo essenziale, senza fronzoli, scritto in terza persona e in modo impersonale. In questo estremo racconto di sé, Cattabiani ha mantenuto la dignità e il distacco proprio di chi è stato assiduo frequentatore del sacro, della sua cultura e dei suoi simboli. Nel lungo articolo, a bilancio di una vita rischiarata dalla luce della Tradizione, c’è solo un passaggio polemico, che si giustifica più con l’ossequio alla verità storica che con l’espressione di un ricordo doloroso e rabbioso: “Nel 1979, dopo una pluriennale persecuzione della Sinistra nei confronti della sua politica culturale, giudicata una pericolosa minaccia al monopolio delle culture marxista-leninista e neoilluminista, è costretto ad abbandonare l’editoria e a cambiare professione per sopravvivere”.

Già, la necessità di sopravvivere. Cattabiani viveva in serie difficoltà economiche all’età in cui gli uomini normalmente colgono i frutti di una vita di lavoro, nel pieno della loro esperienza professionale e umana. Nel suo caso, trattandosi di un intellettuale di grande valore e di raffinatissima cultura, non sarebbe stato improprio vederlo ricoprire un qualche prestigioso incarico, se non altro a titolo di risarcimento per le sofferenze patite al tempo dell’egemonia culturale della Sinistra. Il destino e la diffusa indifferenza, nel nostro tempo, per la cultura non gli hanno però permesso di vivere in serenità neanche l’ultimo tratto del suo cammino. Di lui si può ben dire, parafrasando d’Annunzio, che ha donato assai più di quello che ha ricevuto.

La cultura di destra gli deve molto. Ma gli deve molto anche l’intera cultura italiana. Nei dieci anni in cui fu direttore editoriale della Rusconi Libri rese possibile un’alternativa culturale in Italia. Fu un vero intellettuale anticonformista e spezzò il clima pesante che allora dominava nelle patrie lettere.

Grazie a lui gli italiani hanno conosciuto o approfondito J. R. R. Tolkien, Mircea Eliade, Hans Sedlmayr, René Guénon, Simone Weil, Urs von Balthasar, Jean Servier, Jules Barbey d’Aurevilly, Abram J. Heschel, Pavel Florenskji e tanti altri. La sua apertura mentale permetteva di far convivere, nelle collane della Rusconi, autori della tradizione sapienziale con filosofi e teologi cattolici, come Jean Danielou o Cornelio Fabro. Cattabiani pubblicò perfino gli scritti di monsignor Lefebvre, cioè a dire il massimo del “politicamente scorretto” negli anni Settanta. Ma la Rusconi di Cattabiani non era anticonformista solo perché proponeva la cultura del sacro e della Tradizione nell’imperversare dei materialismi e dei progressismi. Al coraggioso direttore editoriale si deve anche la scoperta (o la riscoperta) di alcuni classici del pensiero politico come Joseph de Maistre e Donoso Cortes. Augusto del Noce pubblica con Cattabiani Il cattolico comunista e Il suicidio della Rivoluzione. E, sempre per i tipi Rusconi, il filosofo cattolico esce con un volume scritto a quattro mani con Ugo Spirito mentre Giuseppe Prezzolini lancia il Manifesto dei conservatori e Giuseppe Sermonti pubblica il suo attacco allo scientismo. L’elenco dei meriti editoriali di Cattabiani potrebbe ancora durare a lungo, ma ci fermiamo qui perché dovrebbe essere abbastanza chiaroil motico per cui l’establishment culturale della Sinistra può vederlo come il fumo agli occhi. Quelle collane confutano, punto su punto, le vulgate ideologiche degli anni Settanta. Cominciano gli attacchi. Così ad esempio Walter Pedullà su Rinascita del 31 dicembre 1971, a proposito ovviamente della Rusconi: “Non si tratta certo di un pericolo da sottovalutare, solo perché è stato possibile circoscrivere il suo campo di manovra e pretendere la quarantena dell’ufficiale sanitario”. I libri sono dunque un “pericolo”? L’attività di una casa editrice va forse “circoscritta”?

Dopo l’abbandono della direzione editoriale alla Rusconi, Cattabiani lavora per qualche tempo al Settimanale, un periodico anticomunista che avrà vita breve. Nel 1982, cominciano le difficoltà economiche. L’ex-direttore editoriale della Rusconi vive ormai di sole collaborazioni. Prima con le reti radiofoniche della Rai, poi con qualche giornale. Nello stesso tempo comincia a scrivere libri sugli argomenti di cui è studioso: storia delle religioni, tradizioni popolari, simbolismo. Nel 1984 esce Bestiario, dialoghi sugli animali simbolici, nel 1985 Erbario, dialoghi sulle piante e i fiori simbolici. Nel 1986 pubblica Bestiario di Roma, scritto insieme alla moglie Marina Cepeda Fuentes, in cui studia i vari animali dipinti o scolpiti nella capitale dall’epoca degli obelischi al fascismo, spiegandone miti e simboli. Nel 1988 ottiene un grande successo con Calendario, dedicato alle feste, ai miti e ai riti del calendario sia religioso che laico. Dopo un altro saggio sulla Capitale, Simboli, miti e misteri di Roma, pubblica nell’aprile del 1993 Santi d’Italia, sui santi italiani e stranieri più popolari nel culto, nell’iconografia e nelle tradizioni popolari italiane. Nel 1996 la Mondadori pubblica il primo volume di una serie di saggi sui miti, simboli, leggende, feste, poesie, opere d’arte, proverbi ispirati dai mondi vegetale, minerale, animale e astrale. E’ Florario, che, dedicato al mondo delle piante e dei fiori, vince il Premio Scanno 1997. Cattabiani continua il suo viaggio nei simboli, miti, leggende, feste, tradizioni popolari ispirati agli esseri del mondo visibile. Due anni dopo, sempre la casa editrice di Segrate, lancia Planetario, dedicato agli astri. Nel 1999 Bompiani pubblica un saggio storico, Breve storia dei Giubilei, mentre nella collana economica Bur della Rizzoli esce la nuova edizione riveduta e ampliata di Santi d’Italia. Nel 2000 la casa editrice Il Cerchio pubblica una sua antologia di Joseph de Maistre, Breviario della tradizione. Nel 2001 esce Zoario, una serie di racconti che hanno come coprotagonisti animali familiari, ma misteriosi.

Sono le ultime perlustrazioni nel mondo della Tradizione. Cattabiani ha avuto il privilegio di entrare nella sapienza nascosta nei simboli del passato. Non ha inteso il linguaggio del potere. Ma è riuscito ad ascoltare la voce degli dèi.

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Tratto dal Secolo d’Italia del 20.5.2003.

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