Huginn e Muninn

Blog del Centro Studi La Runa



Categoria: Storia

La storia dall’antichità ad oggi

Michele Menechini

29 aprile, 2010 (11:06) | Oggigiorno, Storia | Di: admin

23 giugno 1944. E’ una bella giornata d’estate, a dispetto dei giorni tragici della guerra. Un uomo mutilato, vestito con la divisa della Guardia Forestale, pedala in bicicletta. Davanti alla sella tiene, in equilibrio instabile, la figlioletta, una bambina piccola. Passa dalla Costa del Canale, una località dell’entroterra chiavarese, in comune di Mezzanego, sta tornando a Borzonasca dove abita e lavora.

Un uomo in borghese esce dalla macchia. Ha un fucile mitragliatore. Non visto, spara una rapida raffica alle spalle dell’uomo in divisa, poi scappa da dove è venuto. I partigiani sono odiati dalla popolazione civile; quindi non si attarda a infierire sul mutilato agonizzante.

Poche ore dopo il maresciallo Michele Menechini, eroe della Grande Guerra, muore all’ospedale di Chiavari. La figlia Maria scampa miracolosamente.

23 febbraio 2010, sessantasei anni dopo. Una celebrazione semplice. La nuova caserma della Guardia Forestale di Lavagna viene dedicata alla memoria di Michele Menechini. Alla presentazione, oltre alle autorità civili e religiose prende parte la figlia Maria. Poche, sobrie e toccanti parole. Sembra quasi che una giustizia, postuma, sia finalmente intervenuta a pacificare i cuori.

22 marzo 2010. L’ANPI Tigullio dà avvio a un’atroce campagna per far cambiare l’intitolazione della caserma. Il ragionamento è il seguente: Menechini indossava una divisa, era un fascista – e per di più un fascista repubblicano: non è ammissibile che un edificio pubblico possa essere dedicato a un fascista. Il Secolo XIX, il quotidiano locale, dedica tutti i giorni, per oltre un mese, intere pagine allo “scandalo”. Non un’unica volta si cura di indagare giornalisticamente i fatti (chi fosse Menechini, perché gli sia stata intitolata la caserma, come sia morto); l’importante è appoggiare la campagna di linciaggio promossa dall’ANPI. D’altra parte, è stato lo storico par excellence del resistenzialismo nostrano a dire che si fa così, e i giornalisti si mettono sull’attenti: che bisogno c’è di approfondire? Giorgio Getto Viarengo ha proclamato: quello era un fascista, togliete l’intitolazione della caserma. L’ANPI inzia a raccogliere le firme per far cambiare dedicatario alla caserma. Tutti si inchinano immediatamente al diktat.

Viene quindi il turno di individui – se possibile – ancora più miseri. Deputati, consiglieri regionali, tutti fanno a gara a chi per primo aderisca alla campagna dell’ANPI. Sgomitano, per arrivare primi. Non può mancare, ovviamente, quello che guida contromano in autostrada (Claudio Burlando); non esita ad aderire la ex DC, ex PDL, oggi UDC, domani chissà, Gabriella Mondello; manco a dirlo, poi, tutta la variegata fauna di politicanti di sinistra, e da ultimo tal Roberto Levaggi, del PDL, veterano di tante memorabili trombature politiche.

Una dichiarazione rende bene l’idea del ragionamento. E’ di Aurora Pittau, consigliere lavagnese all’istruzione: «Quando ci è stato annunciato che la caserma sarebbe stata intitolata a Menechini non conoscevamo il profilo politico di quest’uomo; in caso contrario, avremmo subito preso posizione». In altre parole: un mutilato ed eroe della grande guerra, ucciso in modo così barbaro davanti alla figlia, merita certamente la intitolazione. Ma, ovviamente, purché non sia un fascista.

Non ho dubbi che, tanto per cambiare, le cose andranno per il peggio e i partigiani l’avranno vinta ancora una volta. La caserma probabilmente verrà intitolata a qualcun’altro, magari proprio all’assassino di Menechini, che certamente dopo la guerra sarà stato coperto di quelle medaglie-patacca che i partigiani si sono autoattribuiti a tonnellate.

Alla fine, è sempre una questione di stile. Che sguazzino pure nel fango, loro.

Un altro articolo su questo caso.

Aggiornamento del 29 marzo 2011: sul sito Italia RSI sono presenti alcune note sulla morte dell’Aiutante Michele Menechini: http://www.italia-rsi.org/genova-rsi/caduti/genovarsicaduti_m.htm

Il nominativo è presente anche nell’archivio dei caduti e dispersi della Repubblica Sociale Italiana http://www.inilossum.eu/cadutiRsi_search.asp

Monografia sugli Indoeuropei

7 aprile, 2010 (11:43) | Storia | Di: admin

Circa tre settimane fa ho appreso che il numero 338 (marzo-aprile 2010) del bimestrale “Dossiers d’Archéologie” è stato interamente consacrato agli Indoeuropei. Ne ho ordinato una copia alla casa editrice (Faton) e l’ho ricevuta in tempi abbastanza rapidi; eccone ora un breve resoconto.

Ovviamente una rivista che affronta il tema in meno di 100 pagine, occupate per la maggior parte da immagini, non può avere che un taglio divulgativo. Questo non implica necessariamente un giudizio negativo; purtroppo però la cura del dossier è stata affidata a Jean-Paul Demoule, un autentico facinoroso, che occupa la maggior parte dello spazio in lamentele contro i malvagi nazisti che si sono occupati di studi indoeuropei e nel gettare discredito su Jean Haudry, non certo per i suoi studi scientifici ma per aver figurato nel Comitato Scientifico del Front National; non manca poi lo scandalo per la Nouvelle Droite, che dagli anni ’70 si permette di trattare questo tema con costanza. A tutto questo il dolce e buon Demoule contrappone gli studi seri, quelli concentrati intorno al Journal of Indo-European Studies. Effettivamente si tratta di una rivista prestigiosa; purtroppo però – ironia della sorte – Demoule non si è reso conto che quella pubblicazione ha annoverato tra i suoi collaboratori proprio il diabolico fondatore della Nouvelle Droite, Alain de Benoist. Ad ogni modo, per farsi un’idea di quale misera sommatoria di pettegolezzi e maldicenze siano gli studi indoeuropei secondo la prospettiva di Jean-Paul Demoule, è sufficiente leggere questo suo sconcertante articolo: Destin et usages des Indos-Européens (sic).

Se si espungono i ben tre articoli carichi di furore ideologico di Demoule, il resto della rivista è interessante: vi sono ospitate anche tesi difficilmente condivisibili, ma documentate e non frutto di pura e semplice propaganda antifascista. In particolare, vengono giustapposti due articoli di James Mallory e Colin Renfrew: come noto, il primo ha sviluppato l’ipotesi di Marija Gimbutas sull’Urheimat “kurganica”, il secondo ha sostenuto, in Archaeology and Language: The Puzzle of Indo-European Origins, quella dell’origine agriculturale-anatolica. Mallory inoltre è animatore del già citato JIES ed ha all’attivo la pubblicazione di due libri importanti, In search of the Indo-Europeans, che ripercorre le principali tesi sulla localizzazione della protopatria, e l’imponente Encyclopedia of Indo-European Culture.

Stranamente il bizzarro curatore, nemico giurato dell’indoeuropeistica “sulfurea”, riesce a sopportare che si menzionino gli studi di Dumézil. Il contributo sul tema è di Daniel Dubuisson, che presenta le linee generali del grande studioso di mitologia e linguistica indoeuropee. Lingua e cultura sono le due branche principali degli studi indoeuropei, che si suddivono poi in sottobranche innumerevoli: dal folklore all’archeologia, dalla fonetica alla genetica. In ambito più linguistico sono i due contributi di G. Bergounioux La langue des Indo-Européens? e K. Kristiansen La diffusion préhistorique des langues indo-européennes; riguarda invece tutt’altra questione – assai più spinosa – l’articolo su Indo-Européens et anthropologie biologique di E. Crubézy, B. Ludes e C. Keyser. I tre studiosi sostengono una provenienza centro-europea degli Indoeuropei in base a recenti esami del DNA. Segnalo infine un articolo di R. Nicolaï dal titolo De l’arbre généalogique à la saisie du contact des langues, che segnala come il modello “ad albero”, spesso utilizzato in passato per spiegare le ipotesi di successive diramazioni delle nazionalità indoeuropee, sia oggi svalutato nella teoria nonostante la sua evidente utilità pratico-didattica.

Conferenza sui Volontari

23 settembre, 2009 (11:28) | Manifestazioni, Storia | Di: admin

Segnalo che sabato prossimo Max Afiero terrà una conferenza presso la sede di Raido a Roma suli volontari europei nelle Waffen SS (era prevista la presenza in qualità di correlatore di Ferdinando Gandini). Di seguito il comunicato:

* * *

Volontarivolontari

L’epopea dei combattenti europei nelle Waffen SS

Intervengono Massimiliano Afiero e Ferdinando Gandini

La conferenza Volontari si terrà presso la sede della Delegazione Romana dell’Istituto, sita in Via Scireè 21/23 Roma.
Il tema trattato sarà il contributo dato dai volontari Italiani nelle Waffen SS, in particolare verrà presentato il nuovo lavoro dello storico Massimo Afiero sulle azioni belliche di quella che divverrà una armata pan europea.
Purtroppo per un improvviso malone non potremmo avere l’onore di ospitare, il Signor Gandini unico volontario Italiano nella divisione Leibstandarte, nonchè testimone e partecipante ai combattimenti della sacca dei Cherkassy, dello sbarco di Normandia e in parte delle Ardenne.
Verrà comunque proiettato una sua intervista che i membri della Delegazione hanno preparato appositamente per l’evento.

E’ gradita la prenotazione allo 06/86217334

RAIDO
Via Scirè, 21/23
00199 – Roma

Alla fine è arrivato Messner

15 settembre, 2009 (18:17) | Libri, Storia | Di: admin

In un post su questo blog di qualche tempo fa, Viaggi oceanici, citavo una frase di Simon Leys in cui mi sono ritrovato appieno:

“Da diciotto anni accarezzavo l’idea di scrivere la storia del naufragio del Batavia. Mi sono procurato quasi tutto ciò che si pubblicava sul soggetto; poi, ho effettuato un soggiorno alle isole Houtman Abrolhos, sito del naufragio […]. Alla fine, è arrivato Mike Dash. Con il suo Batvia’s Graveyard, quest’ultimo autore ha veramente colpito nel segno – e non mi resta più nulla da dire”.

Quella sensazione mi è piuttosto familiare. Più di una volta ho raccolto per passione tutto il materiale possibile su certi argomenti; poi, un’alchimia di pigrizia, l’idea di incompletezza delle fonti, la mole del lavoro necessario mi hanno fatto accantonare i progetti di uno studio sistematico, rinviando il tutto a un momento migliore. Sino a che, talvolta, è arrivato qualcun altro che ha colpito nel segno, e non mi è restato più nulla da dire.

Oggi mi è capitato di rivivere la medesima sensazione. Ho appreso che il 6 ottobre prossimo uscirà un nuovo libro di Reinhold Messner su un tema già ampiamente trattato in passato, su cui progettavo da tempo di scrivere qualcosa anch’io. Certo, la mole di monografie già uscite è notevole; ma avrei davvero voluto mettere insieme il lavoro definitivo.

duca-degli-abruzziInvece, l’uscita di Duca dell’avventura (per Electa Mondadori) farà certamente terra bruciata. L’importanza dell’autore, che renderà omaggio a uno dei grandi protagonisti dell’alpinismo eroico del passato, lo renderà indubitabilmente un testo di riferimento.

La vita del Duca degli Abruzzi è l’ideale per un biografo. Come recita la scheda del libro di  Messner di prossima uscita, fu “un uomo che, tra l’Ottocento e il Novecento, fu capace di viaggiare nei 5 continenti compiendo mirabili imprese e straordinarie scalate — Con documentazioni d’archivio e fotografie, Messner fa rivivere il fervore del’avventura che animò uno dei più grandi esploratori di tutti i tempi“.

Tra le grandi imprese non vi è soltanto il celebre viaggio della Stella polare nel mare artico. Vi sono le leggendarie ascensioni sul Monte Bianco, sul Sant’Elia in Alaska, del Ruwenzori, nel Karakorum; il comando della Marina italiana nella prima guerra mondiale; la fondazione del villaggio che portava il suo nome in Etiopia. Una vita avventurosa sin dal principio – suo padre fu deposto dal trono di Spagna quando il Duca aveva pochi giorni di vita; all’età di sei anni era già mozzo nella marina militare.

Un personaggio straordinario di cui è persino normale che si sia persa la memoria in tempi come gli attuali, nei quali si preferisce ricordare Michael Jackson o Mike Bongiorno.

Non aveva tutti i torti…

2 settembre, 2009 (16:52) | Libri, Storia | Di: admin

Keitel-Hitler20confOggi il Corriere della Sera ha pubblicato, sia nell’edizione cartacea sia in quella online, la notizia che sono stati pubblicati (o in corso di stampa) da parte della Libreria Editrice Goriziana inediti colloqui militari di Hitler con lo Stato maggiore. Un’intera pagina riporta alcuni passi delle conversazioni, relativi al 25 luglio ’43 e in particolare alla posizione dell’Italia.

Quasi che fosse una notizia, il Corriere riporta come titolo di questi estratti questa citazione (tra l’altro differente dal testo dei colloqui): “Quella marmaglia ci tradirà“.

Il titolo è evidentemente volto a creare indignazione nel lettore; eppure non capisco cosa ci sia di scandaloso. E’ esattamente quello che è successo in capo a un mese e mezzo. Evidentemente Hitler aveva capito immediatamente cosa bolliva in pentola e con che razza di alleati aveva a che fare.

Ad ogni modo, se i colloqui sono rimasti indenni da falsificazioni postume (cosa possibile) credo si tratti di un documento estremamente interessante.