Pio Filippani-Ronconi e Ungern Sternberg

Francesco Lamendola

Francesco Lamendola, laureato in Lettere e Filosofia, insegna in un liceo di Pieve di Soligo, di cui è stato più volte vice-preside. Si è dedicato in passato alla pittura e alla fotografia, con diverse mostre personali e collettive. Ha pubblicato una decina di libri e oltre cento articoli per svariate riviste. Tiene da anni pubbliche conferenze, oltre che per varie Amministrazioni comunali, per Associazioni culturali come l'Ateneo di Treviso, l'Istituto per la Storia del Risorgimento; la Società "Dante Alighieri"; l'"Alliance Française"; L'Associazione Eco-Filosofica; la Fondazione "Luigi Stefanini". E' il presidente della Libera Associazione Musicale "W.A. Mozart" di Santa Lucia di Piave e si è occupato di studi sulla figura e l'opera di J. S. Bach.

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Una risposta

  1. Sepp ha detto:

    Io ho letto entrambi i due libri, nel dio della guerra Urgen è descritto come deve essere un vero comandante, viene rispettato perché è in grado di fare tutto, ottiene la fiducia dei suoi uomini perché non li manda mai al massacro e non li sacrifica, per vincere usa tattica e strategia, interviene prima che il suo comando possa essere messo in discussione, per riportare l’ordine sa che se perdona una defezione è l’inizio della sua padronanza sulle truppe, il barone non è un comandante improvvisato, come può esserlo un comandante dei rossi, lui è nato respirando la guerra è il potere. Il polacco confonde le qualità di scrittore con quelle del guerriero, non ha le qualità del militare, se fosse lui a comandare il suo esercito non avrebbe visto la fine del giorno. Un comandante incapace verrebbe ucciso dai suoi stessi uomini. Comandare non è da tutti, specie per gli strateghi improvvisati. Chi si scandalizza non conosce gli uomini. Il cristianesimo ha confuso le idee, tutti sono diventati degli inutili contestatori.

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