Luce della reincarnazione

Ogni uomo rinasce sulla terra indefinite volte.

Ad ogni reincarnazione l’anima incontra gli effetti delle azioni compiute nella vita precedente. Riceve dal destino una missione di vita. Si immerge in una civiltà.

Alla morte ognuno viene giudicato per gli atti compiuti, per i sentimenti che ha coltivato nell’anima, per la stessa purezza dei propri pensieri.

Passando attraverso gli anelli della catena delle esistenze, l’anima purifica sé stessa. Ma questa purificazione non è un fatto automatico. Il vile può riscattarsi dalla precedente esistenza, l’anima nobile può rovinare in basso.

La legge di azione e reazione domina il ciclo delle reincarnazioni. Chi ha distrutto ricostruirà, chi ha preso restituirà, chi è fuggito dal proprio posto di combattimento continuerà a fuggire da tutto nell’esistenza successiva.

Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni Ma le leggi che reggono la formazione del destino sono varie e complesse. Se a un uomo onesto è stata saccheggiata la casa, ciò non significa che egli fosse un ladro nella vita precedente. Può voler dire che egli deve impegnarsi con energia a combattere il crimine.

A volte cose terribili accadono ad anime pure. Una creatura angelica massacrata da un bruto offre in sacrificio sé stessa affinché la comunità si svegli, e impugni la scure contro il male che dilaga.

Nessuno deve permettersi di gioire delle sventure degli altri e di collegarle a colpe passate. Sono pochi i saggi che vedono chiaro nel destino degli uomini. Ognuno deve invece interrogarsi sul proprio destino e chiedersi per ogni fatto che accade qual è stata la causa che egli stesso ha prodotto. Le cose vanno esattamente come devono andare. L’anima nobile coltiva in sé stessa l’amore per il destino, che è il contrario della rassegnazione. Chi ama il proprio destino matura le energie per agire nella maniera più forte.

Gli Dei che reggono il karma non sono i macellai che applicano il taglione. Nelle venture e disavventure del destino non bisogna vedere sempre premi o punizioni: l’uomo non è un cavallo che si doma con zucchero e frusta.

La buona sorte, la cattiva sorte possono essere il modo con cui il destino conduce l’uomo ad un certo traguardo. Il soldato che viene ferito, in ospedale si innamora della infermiera e la sposa da vecchio vedrà nel colpo del nemico l’aiuto un po’ brusco del destino.

Quando si incontra un uomo col quale immediatamente ci si intende, spesso antiche storie, antiche esperienze si riversano in quell’incontro. Anche il nemico che si incontra potrebbe essere una vecchia conoscenza e qualche volta ci si può chiedere se non sia il caso di interrompere la catena delle vendette e delle ripicche.

La credenza nel caso è la superstizione degli stolti. Una profonda, sottile intelligenza governa le specie viventi in natura e gli eventi umani nella vita. Bisogna fare allora come i Romani, che avevano gli occhi aperti su tutti i segni del destino. Perché ogni giorno è disseminato di indizi che svelano da dove veniamo, dove dobbiamo andare.

Viceversa ci si tenga lontani dalle vecchie che favoleggiano sulle vite passate e tengono l’anagrafe delle reincarnazioni. Il modo migliore per capire chi si era in passato è vivere intensamente il presente.

Ci si tenga anche lontano da quegli stregoni che “confessano” i peccati e impartiscono perdoni. In realtà chi ha truffato deve restituire, chi ha danneggiato deve riparare al danno, questa è l’unica forma di assoluzione. Il destino non si imbroglia con le preghiere.

Ma nei momenti di gioia e di fortuna l’anima non si inorgoglisca. Spesso sono gli Dei che per grazia concedono favori non commisurati ai meriti. La coscienza della reincarnazione dona forza nelle sventure e senso di gratitudine nei momenti propizi.

Amare la terra è il comandamento più grande. L’anima nobile rinuncia alla beatitudine dei cieli per scendere sulla terra a combattere contro il demone della oscurità. Ogni esistenza, grande o piccola che sia, ha un suo compito. Chi comprende il proprio dovere attinge al massimo piacere.

Mircea Eliade, Storia delle credenze e delle idee religiose. Vol. 2: Da Gautama Buddha al trionfo del cristianesimo Come lo spirito umano passa di era in era assumendo le vesti di diverse persone, così la Terra si sviluppa nel tempo attraverso ampi cicli storici. Il mondo non finirà domani, nuove prove, nuove aurore di civiltà attendono ancora di sorgere. Il grande ordine dei secoli procede secondo le norme tessute dal fato. Che il mondo dovesse finire all’indomani ci fu già detto duemila anni fa. Anche quando è stupido ed in buona fede (1), il credente nella apocalisse ha un fondo oscuro di malvagità nell’anima, dal momento che il fanatico che attende l’apocalissi inevitabilmente prepara la distruzione.

L’uomo che sa della reincarnazione, agisce con coscienza nella vita presente per migliorare il proprio futuro e il futuro della terra. Egli sa che le azioni compiute nella vita quotidiana hanno un valore assoluto: ordinare una casa, pulire un giardino, sradicare una spina sono azioni che agli occhi degli Dei valgono più dei discorsi dei vescovi e delle macerazioni degli eremiti.

Accade talvolta in India che qualche bambino ricordi distintamente i particolari della vita precedente. È la prova materiale della reincarnazione.

Accade in Occidente che sottoposto ad ipnosi un uomo ricordi un evento che cade prima dell’ultima nascita. Anche dalla pratica maligna della ipnosi (2) viene una conferma della reincarnazione.

Platone e Pitagora insegnarono ai Greci la reincarnazione. Ennio e Virgilio ai Latini. Cesare attribuì la credenza nella reincarnazione ai Celti, Erodoto agli Egizi. I più grandi iniziati moderni hanno ricordato all’uomo di oggi questa arcana dottrina. La conoscenza della reincarnazione è la verità universale (3) della Tradizione.

NOTE

1) I casi di malafede non infrequenti sono quelli in cui oscure profezie apocalittiche vengono interpretate e adattate di volta in volta per servire a macchinazioni politiche.
2) Nessun uomo libero dovrebbe sottomettersi ad ipnosi.
3) Sulla universale diffusione dell’idea di reincarnazione (sia pur nelle sue diverse formulazioni) cfr. Mircea Eliade, Trattato di Storia delle Religioni.

42 Responses

  1. Musashi
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    Mike,
    La dottrina della reincarnazione nell’ebraismo è stata approfondita soprattutto dalla mistica ebraica, la quale però non è un corpus estraneo alla religione, ma è con essa in un rapporto di continuum, assai più di quanto non avvenga nel mondo cristiano-cattolico. Ma era già diffusa al tempo di Gesù, come ci raccontano gli storiografi ebrei..
    In primis:si deve distinguere il Nefesch (corpo eterico-astrale), il Ruach (corpo mentale) e dal Neschamah (Spirito): parlare di anima è semplicistico.
    La dottrina ebraica della reincarnazione è ben articolata. Una parte di quella che fu anima umana è suscettibile di incarnarsi, passando in forma di "influenza errante", persino nel mondo vegetale. Tanto è diffusa questa credenza che nella religione ebraica in primavera si compie la benedizione degli alberi, per il beneficio di quelle anime che così si sono incarnate.
    Bisogna distinguere fra gilghul (metempsicosi propria) e ibbur (che implica che l’anima di un Giusto possa trasferirsi come “spirito guida” o genio superiore a guidare una anima terrena). Ibbur è gia previsto dallo stesso Antico Testamento. Secondo L’esodo Dio trasse dallo Spirito di Mosè (togliendolo a lui) la sostanza spirituale per trasforamere gli anziani di israele nei primi sacerdoti. Elia anche trasferì ad Eliseo tre quarti del suo spirito. (questa idea per inciso è assai prossima alla nozione tibetana di “tulku”, che non è propriamente e completamente una “reincarnazione”).
    Il “gilghul” ebraico è invece una reincarnazione in senso comune del termine e i commentari biblici ne prevedono diverse: es. Mosè come reincarnazione di Abele, Esaù di Caino ecc…
    Secondo rabbi Isaac Luria, massimo esponente della scuola palestinese, le anime scendono ciclicamente nei corpi prima del Giudizio, per purificarsi e accrescere i propri meriti. Solo le anime più impure devono sostare nel Gehinnom (Geenna, che non significa tanto “inferno” come traducono i cristiani: in effetti esso rende meglio l’idea di un Purgatorio). Per rispondere a quanto chiedevi esso è eterno, perché è uno stato dell’essere. Ma secondo la Tradizione ebraica in genre l’espiazione nella Gehinnom è temporanea. Secondo Luria e Chaim Vital di Calabria essa dura al massimo un anno (ma è evidente che si tratta di una cifra simbolica).
    Tutto questo non osta affatto con la resurrezione, come di solito obiettò il mondo cristiano. In effetti uno dei veri motivi per cui il cristianesimo temette la reincarnazione è proprio perché esso è assai più incentrato dell’ebraismo sull’idea di reincarnazione, a partire da quella del suo Fondatore. I cristiani temevano dunque che essa potesse creare problemi al cardine della loro fede.
    In realtà per l’ebraismo non c’è nessuno ostacolo. Dimostra semplicemente che il cristianesimo occidentale ha abbracciato una idea materialistica del corpo di resurrezione, che non è affatto il corpo materiale di cui ci si è serviti in questa o in quella incarnazione: ma un CORPO SPIRITUALE del tutto NUOVO, cioè un nuovo "veicolo", come la patristica greca e lo stesso S. Paolo hanno ben mostrato di sapere.
    Purtroppo la grande ignoranza non solo dell'ebraismo ma delle radici stesso del cristianesimo porta all'intransigentismo dottrinale che rende il cattolicesimo (come il protestantesimo, sua involuzione) una triste eccezione- speriamo passeggera- nella storia delle religioni.

    • Musashi
      | Rispondi

      errata corrige:
      esso è assai più incentrato dell’ebraismo sull’idea di reincarnazione,

      volevo dire di "resurrezione".
      Gli ebrei accettano l'idea di resurrezione ma senza l'enfasi e la centralità che vi è nel cristianesimo.
      In realtà il fatto che uno stesso principio cosciente possa incarnarsi più volte non toglie nulla all'idea di una resurrezione. A meno che di essa non si abbia una idea semplicistica e materialistica come quella che si è affermata nel cristianesimo occidentale.

      Ovviamente nella religione l'idea di "resurrezione" è scaduta a semplice concetto exoterico, secondo una semplificazione escatologica assai infantile che mistifica assolutamente il significato di "corpo di resurrezione" facendo di esso una realtà automaticamente estesa a tutti.
      Il Corpo di resurrezione, o Rebis, o Corpo di Vajra, come lo si chiami è conseguibile solo al limite di un processo di reintegrazione iniziatica: è il dominio su qualsiasi forma di manifestazione "corporea" corrispondente a ciascuno degli Stati dell'Essere…. e dunque un fatto assai più eccezionale e raro di una semplice "caduta" in un altro corpo.

  2. vate
    | Rispondi

    Salve Musashi.
    Non sbagli sulla la fonte evoliana circa il concetto di reincarnazione posto a commento. Comunque non mi sembra fuori luogo ricordarlo nel merito di una diatriba che anche se riguarda la forma mentis di chi ci ha preceduto piuttosto che la validità di tale concezione, ne fa risaltare la relatività.
    La tua precisazione è tuttavia gentile ed impeccabile dal punto di vista dottrinale e lo è a tal punto che tornando fra le righe bisogna anche riconoscere che se il principio individuante in una certa misura è anche l'individuo, l'individuo in se stesso non è il principio individuante e dal momento che ha la possibilità di risolversi in esso, non è più individuo con le sue caratteristiche peculiari di coscienza e memoria di se.
    Comunque che vi possa essere o meno continuità di coscienza comunemente intesa, tra le manifestazioni e le dislocazioni dell'essere, questo non pregiudica che tra essere condizionato e il suo spirito incondizionato vi è una tal differenza di stato che le questioni della reincarnazione e dalla continuità cosciente possono reclamare le loro ragioni solo da un punto di vista formale.

  3. Musashi
    | Rispondi

    Rispondo a quei cattolici che ritengono essere la cabala “dottrina umana”. In realtà so che pensate che essa è dottrina addirittura diabolica, ma non avete il coraggio di dirlo apertamente. Sorvoliamo il fatto che esiste una mobilissima cabala cristiana che ha avuto i suoi massimi esponenti in Pico e Reuchlin… e proprio in base ad argomenti tratti dalla Qabalah (come metodo di indagine) un grande rabbino cabalista, di recente scomparso, ha ammesso la divinità di Cristo, o meglio ha riconosciuto in esso il Massiach atteso.

    Bollare la Qabalah come dottrina umana sarebbe falso per l'Ebraismo, e non solo: perchè la Tradizione non ha origine umana. Fare di esso come del talmud opera non ispirata dal divino è un assurdo: sulla base di quale argomento? forse che sono dottrine orali?
    Per la verità ora sono scritte, soprattutto il Talmud. ma anche la Qabalah ha i suoi i testi canonici.
    Prima di venire "scritta" da interpreti umani anche la Bibbia era trasmessa oralmente: non si capisce perchè solo essa sarebbe allora ispirata da Dio!
    Vi sono diversi lbri dell'AT che sono considerati non canonici dai cristiani, o deuterocanonici dai cattolci ma non dagli ortodossi. E allora?
    Cosa ne segue: la mistica ebraica è tutta basta su una fantasiosa e arbitraria (solo perchè non letterale) interpetazione della Bibbia. E il Midrasch? e i Pescharim? tutta l'esegesi ebraica è solo dottrina umana?

    A ben guardare la stessa teologia cattolica, presso a queste premesse, è dottrina umana essendo basata sulle opere della patristica e dai successivi perfezionamenti filosofici della scolastica. Non è forse un'opera umana, di un filosofo umano, la Summa theologica di San Tommaso?
    E dove trovano il concetto di Trinità? Esso non è presente nel Nuovo Testamento (al massimo si parla di Padre, Figlio, e Spirito Santo): ma tutta la teologia che ne segue e i rapporti fra le varie Persone è tratto dalla patristica: da Tertulliano, da S. Agostino. Il Nuovo Testamento, coi pochissimi riferimenti a queste tre Persone (solo due versetti tratti da Giovanni), non dà certo la risposta su cosa esse siano e quali rapporti intercorrano.
    Insomma a rigor di logica il Nuovo Testamento supporta teologie multiple…. E infatti le diverse e contrapposte confessioni trinitarie hanno tutte gli stessi vangeli. La teologia cattolica, a voler seguire gli argomenti messi in campo da Alfareligio, è per il novanta per cento frutto di elaborazioni di filosofi o teologi, più che di rivelazioni contenute esplicitamente nelle parole del Salvatore.
    Persino il concetto di Persona (in greco hypostasis) è tratta da un filosofo, pagano per giunta: il grande Plotino!

    E hanno il coraggio di parlare di "dottrine umane"….!!

    Giusto per farsi due risate: i cristiani hanno persino avuto la faccia tosta ( o la dabbenaggine, scegliete voi) di considerare canonici, fino al III secolo, gli Oracoli Sibillini, degli apocrifi dell' AT : testi profetici pagani rimaneggiati e piegati in chiave di apocalittica giudaica. E successivamente rimaneggiati in senso messianico dai cristiani. Insomma un falso d'autore frutto di tre manipolazioni successive!

    E giù S.Ambrogio, e S.Agostino, Giustino martire, ed Eusebio – tutti ispiratissmi dallo Spirito Santo- a giurare su di essi che fossero veri…..
    Ma se lo Spirito Santo ci fosse davvero entrato per qualche attimo in quelle zucche vuote deve esserne uscito subito inorridito!

    Il bello è che poi hanno avuto la faccia tosta di espellere dal canone i vangeli di Tommaso e Filippo!

  4. sinwan85
    | Rispondi

    GRAZIE A TUTTI VOI PER IL GENEROSO LABORIOSO OPEROSO ONESTO SINCERO IMPEGNO!!!!!

  5. Auletes
    | Rispondi

    Concordo con la tesi secondo cui nel protocristianesimo fosse conosciuta la reincarnazione, sebbene si cominciasse a delineare una ‘ortodossia’ che via via l’avrebbe, nel giro di pochi secoli, respinta.

    Non parlo di filosodi platonici convertiti al cristianesimo o di settari o degli gnostici: ma di autori e teologi cattolici.

    San Giustino di Nablus afferma: ‘l’anima piu’ volte si incarna in corpi umani, ma se si sono rese particolarmente indegne, prendono corpo in animali inferiori’.

    San Gerolamo scrive nella Lettera a Demetra ammette la reincarnazione come ‘Dottrina tradizionale che non doveva essere divulgata’.

    In un altro passo affermava: ‘non conviene si parli troppo delle rinascite, perche le masse non sono in grado di comprendere’.

  6. Musashi
    | Rispondi

    Malgrado oggi i cattolici facciano di tutto per cercare di dare una immagine extra-storica (se non addirittura anit-storica) e perfettamente unitaria della loro religione, come se essa fosse scesa dai Cieli già confezionata e non contenesse aggiunte umane,
    vi è a smentirli lo studio della storia dell'ebraismo.

    Vi ho già ricordato come secondo Gli ebrei Elia doveva, e secondo una tradizione la sua seconda incarnazione ( o "discesa" o venuta, visto che qualcuno pretende di stabilire con quale veicolo corporeo Elia potesse o non potesse ritornare) doveva precedere quella del Messiah. Secondo altre correnti ebraiche Elia sarebbe tornato lui stesso come messiah. Queste due letture sono entrambi presenti tradizione ebraica. (Accenno appena al fatto che secondo alcune letture vi sarebbero addirittura due Messiah da attendere. Infatti in Zaccaria 4,14 : "Che significano quei due olivi a destra e a sinistra del candelabro?". […] "Questi ,soggiunge, sono i due consacrati [massiach] che assistono il dominatore di tutta la terra").

    Ovviamente il racconto evangelico, soprattutto quello di Giovanni, ma anche Matteo, privilegia l'ipotesi che Elia fosse il Battista, piuttosto che Gesù stesso.
    si legga Mt 11, 14:
    "Se volete accogliere Giovanni Battista, egli è l’Elia al quale mi riferivo allorché dissi che sarebbe venuto".

    Questo mi sembra il brano più chiaro. dunque Il Battista Giovanni è Elìa. ora sta a vedere se la cosa debba intendersi solo come un modo di dire. O si tratti di di una seconda discesa in corpo umano (cioè di una nuova INCARNAZIONE.
    La prima ipotesi, che farebbe piacere a cattolici, mi sembra debole. Infatti il greco è una lingua abbastanza esente da troppe ambiguità: il Vangelo potrebbe dire "os" Elia, "come Elia". Perchè non usa un comparativo? e notare: in tutti i passi evangelici di Matteo (17, 10-13), o Giovanni, o in Mc 9, 11-13, in cui si parla del battista non si dice MAI, neanche una volta, che egli sia come Elia. Insomma il costrutto della frase, in greco, prevede l'uso del sostantivo Elìa in funzione predicativa e non attributiva, come invece ci si potrebbe aspettare se "elia" fosse quasi un aggettivo o un modo d'essere spirituale, un "essere come Elia". Invece il testo è stringente, tanto è vero che giammai viene usato un comparativo. E poi sono troppi i passi evangelici a riportare la relazione Elia-Battista. Se fosse una semplice analogia non si capisce come mai insistervi tanto.
    Infine faccio notare, a conferma del fatto che l'uso del nome Elia sia predicativo, che esso è preceduto – come nel brano sopra di matteo che ho lasciato il più letterale possibile- dall'articolo: 'o Elias. Elia è quindi il nome proprio di una entità spirituale. "Proprio lui", "ipse" in latino,e infatti in greco viene usato l'articolo. Non un "elia" in senso aggettivale. Questa seconda ipotesi è antigrammaticale.
    Il testo, e la sua analisi grammaticale e sintattica impongono una sola conclusione: si parla proprio di Elia, e- come si vede- egli ha assunto un a nuova incarnazione.

    D'altro canto se gli evangelisti avessero avuto tanto a cuore l'insegnamento del fatto che nessuna anima può rivestire un nuovo corpo, avrebbero potuto togliere ogni ambiguità dicendo "egli è un grande maestro o profeta" senza nominarne uno in particolare. Oppure avrebbero potuto almeno una volta dire è "come Elia", ("più o meno siamo lì"). Invece viene enunciata una identità, non una similitudine.
    Evidentemente Gesù stava proprio affermando una identità sensu strictu, almeno questo è ciò che sintatticamente è più corretto.
    E ciò è corroborata dal contesto ermeneutico ebraico, che in effetti parla di seconda venuta di Elia in senso letterale. A me sembra che Elia, a detta del maestro Gesù, sia dunque disceso nel corpo del Battista. Ora che si tratti di "Ibbur" cioè infusione di spirito o "gilgul", non mi metterei a cavillare… basta precisare che quando una grande persoanlità spirituale torna ad incarnarsi non lo fa come un essere ordinario. Però tecnicamente siano in presenza di "metensomatosi", ritorno nella dimensione corprorea!

  7. Musashi
    | Rispondi

    ma le prove ermeneutiche non finiscono qui.

    Ora ritengo doveroso fare dei collegamenti coi testi di Nag Hamadi. E' vero che non sono ritenuti canonici, ma sono coevi ai canonici. quelli che sono successivi lo sono di poco (al massimo un secolo). In quanto tali essi testimoniano di un sentire diffuso presso i compilatori e le prime comunità cristiane: ci fanno capire come venivano interpretati quei brani. Insomma anche essi fanno parte del contesto ermeneutico.
    Ad esempio L'Apocrifo copto di Giovanni ci dice in proposito:" Ma Satana,il Principe di questo mondo, conobbe che io ero venuto per cercare e salvare quelli che erano perduti e mandò un suo messaggero, cioè il profeta Elia, che battezzava con l’acqua ed era chiamato Giovanni Battista".Qui si fa riferimento alla corrente dei "cristiani di san giovanni", e vi è un intento polemico, tuttavia testimonia di una associazione letterale e strictu senso fra Elia e Giovanni, che evidentemente era ben nota presso le comunità cristiane dell'epoca.

    Vediamo cosa dice il vangelo della Pisits Sophia. In essa Gesù dice:
    «In luogo dell’anima degli arconti che (Giovanni Battista) era destinato a ricevere, trovai – negli eoni della sfera – l’anima del profeta Elia: presi lui, tolsi la sua anima, la portai alla vergine luce, lei la passò ai suoi ricevitori, questi la portarono alla sfera degli arconti e la spinsero nel seno di Elisabetta.
    La forza del piccolo Jao, che è nel mezzo, e l’anima del profeta Elia sono unite nel corpo di Giovanni Battista.
    Quando vi dissi: “Giovanni ha asserito: io non sono il Cristo”, voi avete dubitato e mi rispondeste: “Nella scrittura è scritto: quando verrà il Cristo, sarà preceduto da Elia che preparerà la sua via”; e io vi risposi: “Elia è già venuto, ha preparato ogni cosa – come sta scritto – ed essi lo trattarono a loro piacimento”.
    Visto che voi non capivate che io mi riferivo all’anima di Elia, la quale è unita a Giovanni Battista, mi rivolsi a voi con un linguaggio chiaro, faccia a faccia: “Se volete accogliere Giovanni Battista, egli è l’Elia al quale mi riferivo allorché dissi che sarebbe venuto”» (Pistis Sophia, Libro I°, 7,7-9).

    Insomma qui si spiega persino in che modo nei mondi superiori sia stata preparata la seconda discesa dello Spirito di Elia nel corpo del Battista!
    Si potrà dire che i testi gnostici siano stati scritti da cristiani paganizzanti, ellenizzanti, platonizzanti.
    Comunque i brani citati dimostrano che non è una mia fantasia: l'interpretazione in senso stretto e non letterale dell'identità Elia-Giovanni è più che evidente, e si tratta di una interpretazione assai antica.

    Sta di fatto che i relativi testi canonici sono ben lungi dallo smentire questa lettura…per le ragioni, sia sintattiche che esegetiche, che esposto sinora.

  8. alfareligio
    | Rispondi

    Tutto quello che scrivo Musashi è intrinseco al suo sistema di pensiero. Posso apprezzare il gran da fare che si dà perchè dimostra un interesse sincero. A monte vi è secondo me l'errore di spezzettare i testi e di non confrontarli alla ricerca di una vera coerenza. La stessa modalità di perdersi nel particolare è di Mike che afferma "
    I brani evangelici citati da Alfareligio, concordo con Musashi, non mi sembrano che escludano affatto la reincarnazione. "

    Cristo risponde agli apostoli che lo interrogano sul senso del male che accade all'uomo, a proposito del crollo della torre di Siloe. Dice: non è per i loro peccati che la torre gli è crollata addosso, ma per la maggior gloria di Dio.

    Questo è sufficiente per far cadere ogni tesi di reincarnazionismo evangelico e biblico.

    Non entro nel merito della questione reincarnazione in altre culture ma solo sul tentativo di leggervi quello che nell'essenza del cristianesimo, non c'è. Che poi il mondo che circondava Cristo credesse quella come ad altre teorie non c'entra nulla. Il Cristo esclude la reincarnazione e questo basta. Il resto sono elementi di cultura umana.

    • Giuliano S.
      | Rispondi

      lo sai che su quel brano si fonda l'eresia pelagiana?
      in pratica se lo prendi in senso universale si nega il castigo per i peccati e il libero arbitrio, sia afferma la grazia e la predestinazione.
      A volte, come in quel caso della torre di Siloe si viene colpiti per dare lustro a Dio (che bel Dio! è un Arconte e non lo vedi? ma lasciamo stare…). Quel brano non può essere universalizzato scrive giustamente S. Agostino. Infatti in altri casi si viene colpiti per i propri peccati già in questa vita, e la storia biblica ne è piena (cito un esempio, Saul).
      Se invece si nega che le punizioni terrene possano essere dispensate per punizione dei peccati (come avvenne a Caino, Saul, Datan, Sodoma e Gomorra) si rasenta il plelagianesimo o il predestinazionismo, che sono pericolose eresie esecrate come la reincarnazione!!!
      dunque per bandire una eresia rischia di avallarne un'altre: è una infelice nemesi!!!

  9. Musashi
    | Rispondi

    Il metodo con cui procedo, signor alfareligio è ben più rigoroso e scientifico di quello che crede lei.
    Io non spezzetto testi: è ovvio tuttavia che qui per ragioni di brevità non posso che presentare le risultanze di un lavoro di comparazione (non spezzettamento) ed esegesi. di sicuro ci sono studi e pubblicazioni in ambito sia di neotestamentarismo che di storia delle religioni che danno ampia analisi a tesi analoghe alle mie. A questo dibattito ho contribuito anche io, nel mio piccolo, in ambito accademico.

    Per farsi una idea può leggere il volume del cardianle J. Danilou su Gregorio di Nissa e la reincarnazione. Il quale, pur volendo sostenere che questo grande padre della chiesa criticava la reincarnazione, in realtà fa emergere la complessità del tema. Più si legge il suo libro e più ci si convince ad esempio che certe tesi sono assai poco definitive. Del resto altri padri della Chiesa, comunque la accolsero la reincarnazione.

    Lei invece pensa che basta citare un mezzo brano evangelico per tagliare la discussione. Ma chi? un prete di campagna?

    Lei forse non si rende conto della complessità della ricerca scientifico filologica sul tema.

    Quello che dice lei non fa cadere nulla della discussione.

    Anzitutto NON è vero che Cristo esclude la reincarnazione. Semmai ci sono brani evangelici "ambigui" che fanno pensare invece che implicitamente la accettasse! E sono i passi in questione. Di sicuro non la condanna. Non è un caso che la condanna eresiologica della reincarnazione venga solo dopo secoli! (553 d.C.) Se i brani evangelici fossero stati così espliciti, come si spiega questo ritardo?

    Si spiega così: i passi evangelici non sono espliciti, semmai anzi sono stati probabilmente manipolati o forzatamente interpetati. Anche però a vole escludere queste eventuali manipolazioni (per la verità assai probabili visto lo stato dei vangeli, con le loro lacune, e il fatto che in sostanza il loro testo è palesemente rimaneggiato), in ogni caso non c'è aperta confessione di antireincarnazionismo, o di una particolre escatologica nei vangeli. Questo è un dato di fatto.
    Fu così che ci vollero cinque secoli di dibattito ed elaborazione teologica per arrivare alla condanna del reincarnazionismo in sede cristiana.

    Il che conferma quello che ho scritto finora: che il cristianesimo originario, in più di una corrente, e in più di uno dei suoi interpreti ammetteva quello che lei nega.

  10. Musashi
    | Rispondi

    Se parla di reincarnazionismo evangelico, tenga presente anche la letteratura apocrifa.
    Anche quelli sono vangeli.
    io non parlo di cattolicesimo ma di cristianesimo: in particolare cristianesimo delle origini.
    e' lei che mostra il vizio metodologico del suo pensiero. Lei ammette una perfetta continuità teologica e di pensiero tra cattolicesimo e cristianesimo. La verità è che il proto-cristianesimo è ben altra cosa.
    Devo citarle tutta la corrente di pensiero accademica che mi sostiene? da Walter Bauer alla Pagels?

    La realtà di quello che lei chiama cristianesimo è la continuità di un filone che si è affermato a scapito degli altri. Ed esso stesso è costellato specie fino al sesto secolo da una serie di non poco conto di svolte e ripensamenti teologici. poi dal sesto secolo in poi la dottrina si è stabilizzata, e nasce la "continuità"… ma prima le cose stavano altrimenti.

    Lei vuole difendere il dogma cattolico ad ogni costo. Quindi ogni altro studio del NT diventa inaccettabile. la capisco. Ma lo stato dell'arte della ricerca scientifica esige ben altre ragioni.

    Ad esempio lei dice che sono sbrigativo e taglio corto: questo è esattamente quello che fa lei.
    Nessun brano può essere letto al di fuori del contesto. Dunque nel contesto ermeneutico del detto evangelico ci sono anche i vangeli gnostici: almeno quelli di Filippo, Tommaso, Maria, Verità, Egiziani, Ebrei.
    Se gli stessi padri della Chiesa raccontano che i primi martiri andavano in pasto ai leoni recitando passi del vangelo di Filippo, è evidente che non si può non tenerne conto.
    Quindi i cattolici non vogliono leggerli: ma tengano presente che essi, volenti o nolenti SONO PARTE DEL CONTESTO ERMENEUTICO.

    Siccome qui stiamo interpretando e cercando d contestualizzare i passi evangelici in questione, dobbiamo cercare di capire cosa pensavo quelli che vivevano nelle prime comunità cristiane e avevano più probabilità di noi di aver ascoltato insegnamenti di "prima mano".
    i Vangeli gnostici ad esempio avallano con maggiore disinvoltura questa dottrina escatologica.

    Secondo punto del contesto emrenutico: gli esseni. L'essenismo è una delle probabili fonti del cristianesimo. Più ancora dello stesso AT (il quale è comunque anch'esso opera composito e non unitario monolitica come credete). Alcuni insegnamenti assai simbolici e profondi di Gesù come quelli sulle beatitudini vegnono da ambrienti esseni ( 4Q 525). Persino il rito eucaristico era praticato come centrale nell'essnismo (il che lo distingue dall'ebraismo,) come attestato nelle regole della comunità. Si legga: 1QS VI 2-8 et alii. Anche la pratica del battesimo li differenzia dai giudei. Tutto questo già dal II sec. a.C.
    Che Gesù fosse un esseno è cosa assai probabile. Di sicuro i suoi riti vengono dagli Esseni, più che dall' Antico Testamento.
    Si pensa che Cristo se ne sia distaccato aprendo alla predicazione pubblica una tradizione cenobiti e chiusa.
    Lo stesso cardinal Danielou scrive: "quando la prima chiesa incominciò a svilupparsi, che essa dovette darsi una forma più istituzionale. E qui ancora emergono i punti di contatto con la comunità di Qumran. […] Risulta così evidente che la prima comunità cristiana è immersa in un ambiente ebreo e vicino a Qumran, dal quale essa riprende numerose forme di espressione." (le origini del Cristianesimo e i manoscrtti del marmorto ed. Arkeios).
    Perfino Ratzinger scrive: "i colpisce la devota serietà di questi scritti: sembra che Giovanni il Battista, ma forse anche Gesù e la sua famiglia, fossero vicini a questa comunità. In ogni caso i manoscritti di Qumram presentano molteplici punti di contatto con l’annuncio cristiano. Non è da escludere che Giovanni il Battista abbia vissuto per qualche tempo in questa comunità e abbia in parte ricevuto da essa la sua formazione religiosa"
    Ora così come molte sue dottrine di Gesù vengono da lì (beatitudini, Maestrato di Giustizia= sacerdozio di Melkitzedek, messianismo) , nonchè alcuni riti (battesimo, eucarestia), non si può non far confluire nel contesto ermeneutico l'esseinismo.

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