Luce e doni per il Natale del sole

Alain de Benoist, Tradizioni d'EuropaIl Natale è la festa per eccellenza: lo avvertiamo in modo quasi naturale e istintivo, e non vi è spazio per dubbi o perplessità. Le famiglie tornano a unirsi intorno a una tavola e – ove le case lo permettano – a un camino; si gioca alla tombola, si scambiano i doni e i bambini ascoltano i racconti dei vecchi. Spesso si tira un bilancio dell’anno trascorso, ricordando chi non c’è più. Fuori, è buio presto: il tepore della casa, addobbata con ghirlande e candele, raccoglie ancor più il nucleo familiare in una stanza centrale.

La festa ci riporta al passato: non soltanto a quello personale, alle feste di quando si era bambini e si attendeva con ansia l’ora di aprire i pacchetti, ma anche alla celebrazione perenne di questo momento cruciale dell’anno. È quello in cui il Sole “scende agli inferi” della notte: come ogni volta tornerà in trionfo a vincere le tenebre, portando la sua luce benefica sul mondo. Innumerevoli tradizioni mondiali riconoscono nel solstizio d’inverno questa fondamentale caratteristica di “passaggio cruciale”. Come per la natura, così anche per l’uomo molto deve essere abbandonato nel lungo viaggio.

Joscelyn Godwin, Il mito polare. L'archetipo dei Poli nella scienza, nel simbolismo e nell'occultismo Al giorno d’oggi, nell’epoca in cui viviamo tra computers e satelliti artificiali, molto si è perduto dell’antico sentimento religioso. Eppure il Natale cristiano ha mantenuto, almeno in buona parte, la sacralità di questa festa antichissima e dall’origine per nulla cristiana. Alfredo Cattabiani scrisse che «se c’è una festa cristiana che ha le radici in Roma, questa è il Natale». E, occorre aggiungere, si tratta di una festa romana che ha caratteri primordiali e universali, giunta nella Città Eterna nella sua forma di Dies Natalis solis invicti attraverso la mediazione del Vicino Oriente. Allo stesso modo, alcune delle innumerevoli caratteristiche del Natale si sono trasmesse nel tempo da una civiltà all’altra, in un continuo arricchirsi e mutarsi di una festa che, pure, ha mantenuto immutata la sua struttura centrale: come un grande albero di Natale al quale via via, di anno in anno, siano aggiunte o mutate le decorazioni.

Alfredo Cattabiani, CalendarioL’albero principe del Natale è una conifera, cioè l’abete: il sempreverde che anche nel gelo invernale si conserva in vita, solitario o in gruppo, pur se coperto da un’abbondante coltre di neve. In molti paesi d’Europa, specialmente in area germanica, se ne sceglie un esemplare di grandi dimensioni e lo si pone al centro della piazza principale: esso diviene così il simbolo assiale del solstizio. La tradizione, come è noto, è stata fatta propria anche dalla Chiesa cattolica: ogni anno un grande abete, donato da una diversa regione d’Europa, viene eretto in Piazza San Pietro a Roma. Allo stesso modo in Finlandia, ove peraltro l’uso rituale dell’albero pare sia penetrato solo nel corso dell’Ottocento, l’abete è oggi un elemento simbolico fondamentale nella festa. In segno di amicizia, dal 1954 la capitale Helsinki dona un grande albero a quella del Belgio Bruxelles, come del resto similmente fa Oslo, capitale della Norvegia, con Londra e Copenhagen. Questi doni rappresentano un’amicizia tra paesi europei e rientrano nelle caratteristiche generali del Natale.

Stefano Arcella, I misteri del sole. Il culto di Mithra nell'Italia antica La Finlandia è oggi anche conosciuta come patria elettiva di Babbo Natale: la cittadina di Rovaniemi, che si trova oltre il Circolo Polare Artico, deve oggi la maggior parte dei suoi introiti turistici a questa fama, oltre che alle renne e a un interessante museo sulle usanze samoiediche. La figura di Babbo Natale è comunque diffusa in diverse forme in varie zone d’Europa, e molte città si contendono l’origine del personaggio prodigo di doni e dolciumi (San Nicola ne è l’incarnazione più ricorrente).

I doni natalizi, per i cui involucri ricorre il simbolico colore rosso, sono al tempo stesso messaggi di un’abbondanza ultraterrena: la pienezza della vita fiorisce nel cuore dell’inverno. In Germania e Austria le feste natalizie sono accompagnate da caratteristici mercatini all’aperto (Christkindlmarkten, “mercatini di Gesù Bambino”), allestiti nelle principali città: il più famoso è probabilmente quello di Stoccarda. Essi offrono la piacevole opportunità di mangiare o di bere qualcosa di caldo, e di trovare ogni genere di addobbi per l’albero, dolciumi, giocattoli, pesanti capi d’abbigliamento.

Come è noto, il giorno di Natale apre il “piccolo anno”, i dodici giorni sacri che portano sino all’Epifania. L’abbondanza che contraddistingue i giorni del “microanno” (le ghirlande, i doni, i grandi pranzi e cene – inclusa quella di Capodanno) è un auspicio per il “macroanno” che verrà. Così in Bulgaria la sera della vigilia di Natale si usa preparare una cena molto abbondante, che annovera almeno 12 portate. Ognuno di questi piatti rappresenta un mese dell’anno, e pertanto deve essere molto ricco. In Danimarca si usa offrire dolci speziati, bevande e cibo in quantità agli ospiti, anche perché si ritiene che se durante il periodo dell’Avvento qualcuno visita la casa senza ricevere nulla in dono porterà via con sé lo spirito di Yule, cioè quello del Natale.

Manlio Triggiani, Storia del Natale. Culti, miti e tradizioni di una festa millenaria In Austria la festa si associa alla musica: non vi sono soltanto i classici giri di valzer degli Strauss, ma si tengono cori popolari e concerti di musica classica un po’ dappertutto. Ragazzi e ragazze in costumi tradizionali cantano le canzoni natalizie di fronte alle case, ricevendone in cambio piccoli doni o monete (lo stesso avviene nei paesi anglosassoni e in Irlanda).

La luce è una delle più importanti caratteristiche della festa, poiché “aiuta” quella del sole a risplendere: per questo motivo si accendono fuochi e candele, e nel camino un ceppo brucia per tutta la notte o persino per tutti i dodici giorni del “piccolo anno”. In Danimarca, ove si vanta il curioso primato del massimo consumo mondiale di candele pro capite nel periodo natalizio, durante l’avvento si ornano le abitazioni con ghirlande di piante sempreverdi, ornate da quattro candele di colore bianco o rosso: ciò che se ne ottiene è una rappresentazione fiammeggiante della croce dell’anno.

Celebriamo dunque con gioia il Natale, consapevoli che alla fine la luce trionferà ancora una volta sulle tenebre di questo oscuro periodo.

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Tratto da Area 86 (2003), pp. 71-72.

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Alberto Lombardo è stato tra i fondatori del Centro Studi La Runa e ha curato negli anni passati la pubblicazione di Algiza e dei libri pubblicati dall'associazione. Attualmente aggiorna il blog Huginn e Muninn, sul quale è pubblicata una sua più ampia scheda di presentazione.

  1. Dott.Agnese Gisonni
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