Lexicon Monacense anonymum

Lo studio della letteratura mediolatina si può avvalere di un nuovo testo consultabile in edizione moderna grazie al lavoro della D.ssa Valentina Lunardini che ha curato l’edizione del Lexicon Monacense anonymum, un vocabolario scritto in area tedesca nel XII secolo.

L’edizione del testo è stata condotta sui tre manoscritti superstiti che sono conservati alla Staatsbibliothek di Monaco di Baviera. Questi codici erano stati presi in considerazione da Augusto Marinoni nei suoi studi sulla storia dei dizionari perché rappresentavano la prima testimonianza conosciuta di opere che univano al glossario la prassi della derivatio, secondo un uso che si affermerà con Osbern di Gloucester e con Uguccione da Pisa.

Alcune lezioni erronee comuni ai tre manoscritti fanno presupporre l’esistenza di un archetipo comune perduto, e si notano concordanze con il Summarium Heinrici, testo diffuso in territorio tedesco che costituiva un importante punto di riferimento in materia. Il Lexicon in esame presenta i fenomeni caratteristici della tradizione lessicografica, con un campionario di monstra linguistici dovuti a trascrizioni sbagliate. Caso esemplificativo di quanto poteva avvenire nei lessici è l’esposizione di nomi biblici. Nel Liber interpretationis hebraicorum nominum di Girolamo si aveva ad esempio: “Ruth, videns vel festinans sive deficiens”. Il passo successivo riportava: “Maalon, de fenestra sive principio consummatio”. Il Summarium Heinrici scriveva: “Ruthmaa lon de fenestra vel a principio”. Nel Lexicon in questione troviamo: “Ruth, Maalon de fenestra vel a principio”. Come si vede, quindi, i copisti avevano assimilato due nomi diversi e ne avevano confuso l’interpretazione.

Come si diceva il Lexicon è caratterizzato da una divisione bipartita di ogni lettera trattata: le glosse e le derivationes. Nella parte derivatoria trovavano spazio citazioni classiche e bibliche.

Le citazioni classiche sono in buona parte tratte da Ovidio, autore oltremodo apprezzato nel XII secolo, ma si trovano anche brani di Terenzio, Prisciano, Lucano, Giovenale, Persio, Prudenzio, Sallustio e Plauto. Naturalmente si possono rilevare riferimenti indiretti ai lessici di Isidoro di Siviglia, di Marciano Capella, di Eucherio.

Frequenti sono i riferimenti a figure del mito e della storia antica, che testimoniano di una buona conoscenza dei classici; inoltre il testo mostra particolare dimestichezza con i nomi di piante e di animali che derivavano dai Bestiarii e dagli Herbarii diffusissimi nella cultura medievale. L’autore poi elenca numerosi vocaboli che hanno a che fare coi viaggi e coi mezzi di trasporto ed anche col cibo e col vasellame da tavola.

Questa edizione del Lexicon Monacense anonymum riporta le varianti dei codici, l’indice delle citazioni e l’indice dei lemmi latini e tedeschi. L’interesse di questo testo, infatti, risiede non solo nel raffronto con tanti altri lavori simili, ma anche nel fatto che alcune glosse riportano vocaboli in antico tedesco: si tratta quindi di un’opera utile anche agli studiosi di germanistica che possono trovare testimonianze lessicali di epoca piuttosto arcaica.

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Lexicon Monacense anonymum, a cura di Valentina Lunardini, Sismel – Edizioni del Galluzzo, Firenze 2009, pp.LXII-436.

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Michele Fabbri ha scritto il libro di poesie Apocalisse 23 (Società Editrice Il Ponte Vecchio, 2003). Quella singolare raccolta di versi è stata ristampata più volte ed è stata tradotta in inglese, francese, spagnolo e portoghese. Dell’autore, tuttavia, si sono perse le tracce… www.michelefabbri.wordpress.com
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