La via degli dei. Sapienza greca ed iniziazione

Alcuni filosofi del Novecento sono tornati a confrontarsi con il tema dell’origine, così come esso fu esperito dai Sapienti greci. Lo hanno fatto Heidegger, Michelstaedter, Colli, pur muovendo da prospettive diverse. Il loro tentativo ha segnato le ricerche inaugurate nel nuovo millennio. L’intero iter speculativo ellenico, doveva essere depurato dalle scorie concettuali-filologiche imposte dalle letture ‘fideistiche’ dei successivi autori cristiani. La terminologia teoretica greca ha subito, nel Medioevo ma non solo, una torsione cristianeggiante al punto tale che si continua a parlare di ‘metafisica’, quando il termine non compare neppure una volta nel corpus aristotelico. Giorgio Colli ha poi mostrato quanto fuorviante sia l’esegesi ‘naturalista’ del pensiero arcaico.

Uno studioso italiano contemporaneo, Davide Susanetti, docente di Letteratura greca all’Università di Padova, ci pare stia degnamente proseguendo la via analitica inaugurata dal filosofo piemontese: la Sapienza arcaica non segnò una rottura nei confronti del mito, non manifestò, sic et simpliciter, l’affermarsi della ratio: il lógos greco sorse in colloquio stringente con la cultura che lo precedette. Abbiamo maturato tale convinzione leggendo il volume di Susanetti, La via degli dei. Sapienza greca, misteri antichi e percorsi di iniziazione, da poco comparso nel catalogo di Carocci (euro 24,00). A giudizio dell’autore: «le scritture e le dottrine di molti amanti della sapienza si nutrono […] di immagini e di dinamiche misteriche e il testo filosofico stesso diviene […] un percorso iniziatico […] memoria di un’iniziazione effettivamente esperita» (p. 23). Lo scopo teorico perseguito dal volume, maturato nella consapevolezza della «miseria» delle parole, è da individuarsi nell’ascolto e custodia dell’ «eco di un’esperienza. La loro esperienza (dei Greci) e insieme anche la mia» (p. 17). Forte di tale assunto, Susanetti attraversa e discute le voci più insigni di quel popolo, muovendo dai Misteri eleusini, dai miti e riti di Persefone e Dioniso, per giungere all’orfismo e alle intuizioni dei pensatori aurorali. Presenta i principali scenari del teatro filosofico platonico e i rituali magico-teurgici del neoplatonismo. Lo studioso, dispone di una prosa affabulante che coinvolge il lettore nel narrato, ricco di riferimenti eruditi, abilmente celati nel testo che non risulta appesantito. La bibliografia su cui costruisce le proprie analisi è vasta e puntuale e include autori controcorrente, da Evola all’antroposofia.

Partiamo dai Misteri. In essi, come ricordato da Aristotele, non si apprendevano contenuti, si provava un’emozione intensa, atta a rimodellare l’uomo imprimendovi una forma differente: «Si produce allora qualcosa che assomiglia a una ‘folgorazione’, a un lampeggiare intuitivo: la vita si manifesta nella sua luce assoluta e nella sua verità» (p. 20). Il patire fa transitare l’iniziando nello smarrimento e nella morte, gli fa vedere cose orribili ma, alla fine del percorso, si manifesta una luce meravigliosa: «L’iniziazione è dunque un’esperienza di morte, o, meglio, è l’emozione stessa del morire e di ciò che accade dopo quell’istante» (p. 21).  Tale esperire prelude all’epoptéia, alla visione che mostra il nucleo divino sul quale si fonda la vita. Tutto è divino e tutto può conoscere, come ribadiranno gli ermetisti rinascimentali. L’iniziazione è indicibile, richiede il segreto, in quanto si tratta di esperienza non trasferibile in parole, ma che deve essere vissuta in prima persona, in un percorso complesso e pericoloso. I frammenti dei primi filosofi altro non sarebbero, stando a tale prospettiva, se non ‘memorie’ delle esperienze iniziatiche. I riti dei Piccoli quanto dei Grandi Misteri (Arga ed Eleusi), seguivano i ritmi e le pulsazioni del cosmo «inserendo uomini e dei, vegetali e animali nell’orizzonte di un grande tutto» (p. 24). L’iniziando eleusino si calava nel precedente della storia divina di Demetra, affranta per la scomparsa della figlia, rapita da Ade, presso il quale si recò Ermete per impetrare il ritorno di Persefone sulla Terra. Per nove mesi la fanciulla sarebbe tornata dalla madre, per gli altri tre sarebbe rimasta nell’oscurità.

Il mito in questione suggeriva che la vita sorge dall’invisibile della morte, in un ciclo in cui pieno e vuoto, essere e non essere, rinviano circolarmente l’uno all’altro. Il gioco di Demetra e Persefone apre al segreto della vita assoluta. Il medesimo rimando simbolico lo si rintraccia in Dioniso, dio che nell’entusiasmo libera l’energia cosmica, al di là delle false identità. Alla potenza del dio non bisogna apporsi, bisogna affidarsi, abbandonarsi. Dioniso è coincidente con Phánes, il Sommo vivente, sorto dall’uovo cosmico orfico, simbolo della manifestazione. L’inumano che l’iniziando incontra sulla propria strada, ripropone il sacrificio dionisiaco, lo smembramento titanico che induce la rigenerazione immortalante: è il modello su cui si costruisce il rito iniziatico.

Tale visione la si rinviene nei Sapienti. In Pitagora che: «divenne maestro e il suo insegnamento si connetteva […] ai precetti dei misteri» (p. 50),  o in Eraclito per il quale il ‘pensare’ altro non era che la sperimentazione dell’universale sentire il ‘comune’ di tutte le cose. Il viaggio di Parmenide   fu catabasi e anabasi: «una tensione del corpo e della mente portata all’estremo» (p. 63), perché l’io si trasformi in puro ardore, mentre il dáimon di Empedocle stava ad indicare la possibilità dell’uomo di indiarsi, la spinta anagogico-divina presente nella nostra natura. Quanto l’iniziazione fosse al centro della filosofia greca è ben testimoniato dal mito della caverna di Platone, nel quale l’uomo dallo stato di iniziale ‘opacità’ passa, per ‘conversione’, alla possibile  ascesa al Sole del Bene, per poi ridiscendere, come fece Socrate, nella caverna, al fianco dei prigionieri ivi rinchiusi. Stante la lezione di Colli, la civiltà ellenica sorse quale ‘perla’ dall’incontro di due diverse istanze spirituali: la vocazione politica degli Elleni e il misticismo dionisiaco. Su questo punto, Susanetti pecca di eccessiva concessione nei confronti di una visione esclusivamente contemplativa dell’iniziazione che, al contrario, ha un evidente correlato politico. Solo l’uomo dall’animo ordinato può costruire la Città giusta. Tale impostazione è forse conseguenza di un’apertura nei confronti delle posizioni antroposofiche. A proposito di Eraclito, Susanetti riferisce di una possibile «auto-iniziazione»: sarebbe più corretto far riferimento ad un’iniziazione lungo la verticale.

Rilevante ci pare l’attraversamento dell’esperienza socratica e dei due momenti del metodo ‘iniziatico’ dell’Ateniese, così come la discussione dei Misteri d’amore, nonché del riproporsi della Sapienza nel neoplatonismo e nelle teurgia ellenistica. Un libro coraggioso, La via degli dei che ci auguriamo possa incontrare lettori attenti e accorti continuatori.

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Giovanni Sessa è nato a Milano nel 1957 e insegna filosofia e storia nei licei. Suoi scritti sono comparsi su riviste e quotidiani, nonché in volumi collettanei ed Atti di Convegni di studio. Ha pubblicato le monografie Oltre la persuasione. Saggio su Carlo Michelstaedter (Roma 2008) e La meraviglia del nulla. Vita e filosofia di Andrea Emo (Milano 2014). E' segretario della Scuola Romana di Filosofia Politica, collaboratore della Fondazione Evola e portavoce del movimento di pensiero "Per una nuova oggettività".

  1. “Αρετή διαχρεωμένη η Ελλάς, την τε πενίην και δεσποσύνην απαμύνεται”.
    Traduzione:
    La Grecia essendo dotata dalle virtu’ ,riesce a combattere , tanto la poverta’ ,quanto la padronanza (di occupazione sua).

    Tale era la visione Greca Antica, per quanto riguardava la battaglia continua contro la poverta’ (infatti la Grecia e’ un Paese non ricco di risorse) e la continua minaccia di occupazione ,da popoli piu’ forti e piu’ ricchi.
    Questa visione risultava dalla filosofia e la mitologia Greca, le quali erano un culto per la loro vita. Una filosofia ed una mitologia a cui credevano e cercavano di applicare ,in ogni fase delle loro vita. Virtu’ astratte che li guidavano e li ispiravano. Ispiriamoci ,anche noi, da loro.

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