La Tradizione non è evasione

Mai come oggi è attuale il consiglio di Platone: «io volentieri a coloro che sanno parlo, a coloro che non sanno mi nascondo»; cui si potrebbe aggiungere un’altra sua osservazione: «senza precomprensione non c’è comprensione di uno scritto». Purtroppo non lo hanno seguito né Elémire Zolla, lasciandosi intervistare a proposito di un suo libro del 1971, Che cos’è la Tradizione, ristampato oggi da Adelphi, né il giornalista della Stampa Mario Baudino, il quale lo ha interpellato dopo aver letto quel saggio che a suo tempo suscitò una ostile indifferenza per le sue tesi inaccettabili dalla vulgata illuminista e/o marxista.

Quale è il risultato? Il titolo con occhiello nelle pagine culturali della Stampa (9 marzo): «La riscoperta della tradizione. Finora era stata coltivata solo dai conservatori, oggi grazie alla New Age piace anche a sinistra».

Accanto all’articolo principale vi è una “mappa” dei “misticismi vecchi e nuovi”, quasi che sapienza tradizionale e misticismo si identificassero, dove si mescola disinvoltamente René Guénon con il teosofo Rudolf Steiner, che era un mistificatore della “tradizione”, come lo stesso scrittore francese denunciò nel Teosofismo, storia di una pseudoreligione (Arktos editore). Non ci saremmo occupati di questa inchiesta giornalistica se non fosse stata un esempio, probabilmente inconscio, del tentativo di confondere la tradizione sapienziale con neo-teosofismo, sentimentalismo religioso, pratiche igieniche a sfondo vagamente spiritualistico, riassunti nella vaga formula della New Age. La si vuol ridurre agli occhi dei profani a un miscuglio di idee e comportamenti inoffensivi, adattabili a ogni situazione, blande droghe (come la cannabis light) per anime alla ricerca di una evasione apparente dal carcere del pensiero strumentalistico. Ma occorre anche osservare che molte credenze e pratiche etichettate sotto la New Age non sono inconciliabili con la tradizione sapienziale, dalla medicina cosiddetta “alternativa” all’aromaterapia e alla cromoterapia.

Si può facilmente comprendere come tutto ciò possa piacere anche a livello “politico”, l’unico dove termini come destra e sinistra significano ancora vagamente qualcosa nell’ambito dei banchi parlamentari. Ma se si cominciasse a spiegare alcuni concetti elementari della “tradizione” per antonomasia, che è intrinsecamente antilluministica e antistrumentalistica, che al primato della prassi antepone quello della contemplazione, alla pretesa di una conoscenza divulgabile la necessità di celare ai profani il non divulgabile perché, come raccomandò il Cristo stesso, «non si danno le perle ai porci», immediatamente le supposte simpatie di certi ambienti svanirebbero. Queste osservazioni non riguardano solamente la “sinistra”, ma anche la “destra” politica che, come abbiamo constatato negli ultimi mesi, insegue con sado-masochistica determinazione i vecchi cascami dell’illuminismo e del liberalesimo.

Ebbene, proprio il liberalesimo, come ideologia moderna, è inconciliabile con la tradizione sapienziale. Già Joseph de Maistre ci aveva pazientemente spiegato che la Libertà, in senso politico e sociale, non esiste, mentre esistono le libertà concrete, storicamente espresse in un Paese . Quanto al criterio secondo il quale la libertà soggettiva trova soltanto il limite in quella degli altri, è talmente vago da risultare risibile perché presuppone, come notò Sergio Quinzio, un’armonia prestabilita fra tutti i possibili diritti e quindi fra tutte le legittime scelte libere, mentre si sa che i diritti sono, di regola, in conflitto fra di loro. D’altronde tutto il pensiero critico delle utopie rivoluzionarie  di ispirazione rousseauiana aveva osservato che la Libertà è un non-valore perché, se le scelte di un uomo non sono fondate su un principio trascendente e permanente, equivalgono l’una all’altra e non c’è possibilità di scelta fra bene o male.

Questo non è che un esempio della inconciliabilità della tradizione sapienziale con altre riduttive visioni del mondo, tipiche di una paleocultura morente come il nostro secolo.

* * *

Tratto da Lo Stato del 24 marzo 1998.

  1. Fabio
    | Rispondi

    D’altronde tutto il pensiero critico delle utopie rivoluzionarie di ispirazione rousseauiana coincide con la logica dei principi non negoziabili di Benedetto XVI. Negli ultimi 50 anni abbiamo identificato con il concetto di emancipazione tutto ciò che allontana dalla trascendenza cristiana e cattolica. La forsennata secolarizzazione sta già mostrando il ghigno dell’imbarbarimento della società occidentale.

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