Il Christo-Serpente. Cristianesimo e misteri antichi. Parte IV

Chrismon e ankh
Chrismon e ankh

Dei filoni misterici da me ipotizzati è bene al fine enunciare esplicitamente quali e quanti. A mio avviso sono principalmente due impossibili da scartare (ve ne sarebbe altri ma secondari, si tenga presente del resto che le religioni misteriche tendono comunque ad assomigliarsi per relazione analogica e derivazione dagli stessi archetipi). Tuttavia sul piano formale vi è da rilevarne due, a mio avviso.

Analizziamo la prima.

E’ giustamente stato rilevato da molti come il battesimo, inizialmente rito di iniziazione, non avesse precedente alcuno nella tradizione ebraica, per cui non si spiega da dove fosse derivato se coloro che lo praticavano avessero attinto unicamente alla tradizione veterotestamentaria.

I numerosi riti di abluzioni purificatorie (praticati da gruppi ebraici: Farisei ma persino dagli stessi Esseni, in osservanza ai loro rigidi precetti di purezza, che peraltro derivavano dal sacerdozio babilonese-caldeo, dopo il periodo della cattività babilonese) si compivano più volte nel corso della giornata ed avevano scopo di lavacro purificatorio: non possono essere certo confusi con una iniziazione come il battesimo, che infatti veniva compiuto una sola volta nel corso della vita ed aveva il senso di una rinascita. Nulla di simile si trova nell’ebraismo, che al massimo conobbe dei riti lustrali di purificazione ripetuti di frequente, ma senza finalità iniziatiche.

Viceversa è ampiamente attestato l’uso delle immersioni rituali in vasche come atto di rinascita nei riti iniziatico-sacerdotali dei templi egizi (cfr. Max Guilmot, Iniziati e riti iniziatici nell’Antico Egitto, pag. 177 e seg.). Donde attinse questa conoscenza Giovanni Battista? Non certo dalla tradizione biblica.

Circa le iniziazioni egizie, il papiro T32 di Leida attesta che la fase di immersione del miste in acqua avveniva dopo la fase della Giustificazione (maakheru) nelle iniziazioni egiziane e rappresentava la rigenerazione effettiva. L’immersione in acqua rappresentava la discesa di Osiride negli abissi (in alternativa si scendeva sottoterra in altre forme rituali). L’uscita dalle acque costituiva la rinascita effettiva. Nei Testi dei Sarcofagi (formula 393) leggiamo: “nel lago, ricevetti la corona”, la corona nei misteri antichi essendo simbolo quasi universale di rinascita iniziatica.

Questo basta, credo, a far riflettere sull’origine né biblica né ebraica di uno dei principali “sacramenti” del cristianesimo.

I Nazorei, o coloro che seguivano il Battista, erano iniziati ad una tradizione interna proveniente dall’Egitto?

D’altra parte, se è abbastanza evidente che i “dieci comandamenti”, di cui in Esodo, sono derivati dalle formule delle confessioni negative del Libro dei Morti, è ugualmente evidente che – in analogia a quanto scritto sopra circa il battesimo – anche l’istituto sacramentale della confessione cristiana non trova nessuno specifico antecedente nella religione ebraica. Di nuovo dobbiamo risalire alle iniziazioni dei complessi templari egizi per ritrovare qualcosa che possa aver suggerito la base di questa istituzione cristiana. Si tratta della “Giustificazione”: il rito di confessione delle proprie colpe e dell’assoluzione da parte del Tribunale di Osiride che trasformava l’iniziando –ove fosse superata questa prova- in un maakheru, primo gradino del processo iniziatico (M. Guilmot, op.cit., pagg.172-175).

L’archeologo “eterodosso” Ahmed Osman, nel libro House of the Messiah, ha avanzato l’idea che i Vangeli propongano la rappresentazione di un mistero risalente a molti secoli prima, all’antico Egitto. Anche Osman si basa sugli impressionanti paralleli tra il mito di Gesù e le storie dell’antica religione egizia, in particolare il mito di Osiride.

Monogramma di Cristo
Monogramma di Cristo

Sia che si voglia seguire l’ipotesi della costruzione mitografica della vicenda di Gesù, sia che si voglia ammettere, sia pure con diversi gradi di leggenda, l’effettiva storicità della sua persona (cosa per la quale ormai propende quasi tutta la comunità dei ricercatori), non si può non rintracciare dei passaggi che richiamano cerimoniali iniziatici degli antichi misteri pagani intercalati nella narrazione dei vangeli canonici. Secondo il Vangelo di Giovanni la Maddalena, la prima a recarsi al sepolcro di Gesù, in lacrime rispose al giardiniere che la interrogava (che poi era lo stesso Gesù): “hanno portato via il mio signore e non so dove lo abbiano deposto” (Gv 20, 13).  Ricorda la frase rituale pronunciata dalla sacerdotessa di Iside a proposito del suo sposo Osiride, nonché analoghe lamentazioni rituali che doveva pronunciare la miste nei misteri di Tammuz/Attis.

Queste tracce sono ancora presenti nella liturgia: basti pensare che il pastorale cattolico comunemente impiegato non è altro che il pastorale indicante la Clemenza, il pastorale (hekat) di Osiride e del faraone. L’altro attributo, il flagello del Rigore, il cattolicesimo sembra averlo non conservato, tuttavia nel racconto evangelico della cacciata dei mercanti dal tempio è stato simbolicamente brandito dal Cristo. Ugualmente per alcuni gnostici cristiani esso era l’arma di Abraxas, il Dio supremo. Circa la natura pastorale di Gesù, l’essere “pastore” (non nel senso moralistico del cristianesimo attuale, ma per precise correlazioni esoteriche) era attributo peraltro proprio di Osiride e di Orfeo.

La sopravvivenza di questi elementi simbolici non deve essere presa per quel meccanismo propagandistico di “inculturazione” usato nei secoli per rabbonire le masse convertite da altre religioni (spesso a forza). Infatti tali tratti sono ancor più evidenti non nei riti pubblici del cristianesimo ma in quelli meno conosciuti, utilizzati raramente e “desueti”, ma che ancora la Chiesa conserva e pratica per “uso interno”. Si pensi all’uso di inumare i pontefici – si badi: solo loro! – all’interno di quattro teche di materiali differenti corrispondenti ciascuno a i corpi sottili della tradizione egizia. Tale è la pratica di sepoltura dei faraoni nei quattro sarcofagi tradizionali.

La derivazione “egizia” si può spiegare in vari modi. Di sicuro ci sono persino degli esoteristi che hanno ipotizzato che il mito di Gesù sia stato creato ad arte per far sopravvivere l’iniziazione osiriana. Cosa a mio avviso poco credibile perché è difficile credere che vi fosse qualche motivo per impacchettare una via iniziatica regolare in un sottoprodotto exoterico per farne sopravvivere almeno i simboli. Le religioni misteriche erano vive e vegete nei secoli dell’era tardo-antica, anzi erano al culmine della loro diffusione e vivezza: non vi era certo motivo di ricorrere a tali forme. Tuttavia questo ragionamento si fonda su una somiglianza di fondo che è oggettiva.

Va poi detto che per l’origine  egizia dei riti cristiani e dei “simboli” vi sono indizi anche di altra natura da ricordare.

San Cristoforo cinocefalo
San Cristoforo cinocefalo

La più grande comunità cristiana (nei primi secoli) fu in Egitto e la Chiesa di Alessandria fu il centro della cristianità (ben prima che primeggiasse Roma). In Egitto sono stati ritrovati un serie di vangeli molto antichi, non appartenenti né al gruppo dei canonici ma nemmeno a quello dei vangeli gnostici attualmente noti. Si tratta dei vangeli dei famosi papiri di Ossirinco e di Fayyum. Da notare che ad Ossirinco era associato il mito del Pesce che ingurgitò il fallo di Osiride (l’unica parte del corpo del dio che non fu ritrovata), e il simbolo dei cristiani fu proprio il pesce. Curiosa coincidenza che degli antichi vangeli fossero conservati proprio ad Ossirinco. Il testo di questi vangeli (specie Oss.1224) è fortemente anti-ebraico, tuttavia dimostra di conoscere superficialmente le usanze ebraiche, ragion per cui attesta una “corrente” del cristianesimo circolante in un mondo non ebraico, e completamente al di fuori di esso!

E se addirittura il Cristianesimo non fosse nato in ambiente ebraico?

In attesa di rispondere a questa domanda mi limiterò ad osservare che l’episodio della fuga in Egitto di Gesù apre spazio a scenari interessantissimi per le nostre ipotesi. Non è un caso se, fra le tante direzioni possibili per la fuga si sia – dalla cosiddetta “sacra famiglia”- l’Egitto. Gli stessi vangeli canonici ci lasciano ignari di dove e come Gesù trascorse i suoi primi trent’anni. Le tradizioni apocrife della chiesa copta e i vangeli dell’infanzia narrano di numerosi luoghi legati alla vita della famiglia di Gesù in Egitto, lasciando intendere che la sacra famiglia avrebbe trascorso un lungo periodo di anni in vari luoghi dell’Egitto. E se Gesù fosse stato iniziato in Egitto? Questo spiegherebbe la provenienza di tutti quei riti già detti, che non hanno alcun precedente nella religione ebraica.

Ancora, nell’apocrifo copto Storia di Giuseppe il falegname, vi sono alcune significative cifre simboliche che richiamano l’iniziazione osiriana. Ad esempio Giuseppe sarebbe morto nel giorno 26 del mese di Epipi, giorno epagomeno che il culto egizio associava alla resurrezione di Osiride. Anche lo gnostico Basilide (II sec.) interpretava i vangeli in chiave simbolica: ad esempio quando si dice che Gesù fu battezzato “nell’[anno] quindicesimo di Tib[erio]” esso andrebbe letto come un riferimento al giorno 15 del mese di Tyb o Tibi  dell’antico calendario egizio (giorno che rapportato al nostro calendario darebbe la data del Natale copto, curiosa coincidenza!).

Così sarebbe da supporre che molti vangeli (sia apocrifi, sia canonici) contenessero in maniera criptata delle date del complesso calendario iniziatico dei Misteri di Osiride.

Del resto l’inquietante ed enigmatica frase dell’imperatore Adriano, presente in una lettera contenuta nell’Historia augustana secondo cui i vescovi cristiani in Egitto (siamo intorno al 130) adorassero Serapide (Wsr-Apis), potrebbe far supporre un culto iniziatico riservato nella cerchia dei vescovi cristiani egiziani.

Prendiamo il chrismon, simbolo dei primi cristiani oggi non più usato. La spiegazione usuale dell’origine di questo simbolo non convince: perché mai prendere le prime due lettere del nome di Cristo? È evidente che questo non ha un significato in sé, e si tratta di una giustificazione a posteriori; persino il valore numerologico di queste due lettere greche X e P (600+100) non dà nulla di significativo. In realtà esso è un palese riadattamento dell’Ankh egizio, la croce ansata del culto egizio: la transizione dall’una forma inconografica all’altra è addirittura presente in steli funerarie. Vi sono reperti archeologici risalenti al II secolo che raffigurano il monogramma di Cristo sulla barca solare di Ra, affiancata al simbolo ankh (Cairo, Museo Copto, stele n.7730).

I copti non hanno mai rinnegato persino nei nomi di battesimo la loro reale origine. Il discepolo di San Pacomio –fondatore del monachesimo- fu battezzato Horsaesi (= Horo, figlio di Isis).

Nel cimitero paleocristiano di Terenuthis, su una stele è raffigurato il defunto (cristiano) affiancato da Horo e Anubi.

A questo proposito ricordo che il San Cristoforo (santo mitico e immaginario, non già storico) quale è presente nell’iconografia tradizionale ortodossa e copta (e si badi non cattolica), è appunto rappresentato come un vescovo con la testa di cane! Cioè il san Cristoforo cinocefalo è palesemente il dio Anubi.

Ora, la cosa non è affatto casuale, infatti, il “cristo-foro” cioè il portatore del Cristòs, è per definizione lo psicopompo, colui che porta o conduce l’anima dell’iniziato, e questo era esattamente il ruolo di Anubi, cioè di condurre il miste attraverso il rituale iniziatico di morte e rinascita.

Ugualmente, sono state di recente pubblicate (2001) le foto di un’icona copta conservata al museo del Cairo raffigurante san Michele arcangelo recante in mano una bilancia e uno Djed egizio a tre livelli! Il modo in cui è raffigurato quello djed mostra anche un possibile anello di congiunzione per spiegare la vera origine della croce ortodossa a tre barre (per le foto rimando alle riviste in bibliografia). Viene peraltro da chiedersi se la stessa iconografia tradizionale di Michele con la bilancia non derivi da quella di Toth che reca la bilancia della pesatura delle anime di cui al Libro dei Morti.

La conservazione di queste iconografie- di rara e recente pubblicazione- è quasi una testimonianza archeologica circa le misteriose origini cristiane.

Il secondo elemento che, nella mia ipotesi, deve aver guidato la formazione del Cristianesimo è da ricercarsi nell’Orfismo (esso stesso peraltro analogo dalla simbologia orisiaca: Orfeo, ma anche Dioniso Zagreo, fu fatto a pezzi esattamente come Osiride: smembramento archetipico dell’Uomo Cosmico).

L’assimilazione dell’Orfismo si intravede nella catacombe, nell’arte, nel simbolismo dei primi cristiani (vedasi bibliografia).

Uovo cosmico e serpente nel simbolismo orfico
Uovo cosmico e serpente nel simbolismo orfico

Da ricordare che Orfeo fu una delle pochissime, forse l’unica, divinità pagana a non incappare nel feroce odio propagandistico dei Padri della Chiesa, che amavano esercitare le loro doti dialettiche nel dileggiare le divinità precedenti. Addirittura molti Padri indicarono invece in Orfeo una prefigurazione del Cristo che vince la morte, vedasi Eusebio (Laudes Constantini). Per non parlare di San Clemente che elabora un’esegesi del mito di Orfeo quale simbolo del Logos cristico.

Perché tanti accorgimenti per Orfeo? In realtà se l’origine e il “clima” del Cristianesimo è quello al quale siamo stati abituati e che viene usualmente insegnato, questa reverenza per Orfeo o questo trarre simboli dall’Orfismo risultano del tutto ingiustificati.

La derivazione del Cristianesimo o più correttamente del paolinismo dall’Orfismo è in realtà già piuttosto studiata. Basti citare i lavori del nostro Macchioro per avere delle significative conferme. Macchioro, che peraltro era di origini e di cultura ebraica, mostra chiaramente l’enorme discontinuità tra cristianesimo ed ebraismo (in ciò intendasi l’Antico Testamento) e la derivazione orfico-misterica della cristologia paolina. Questo ovviamente restringendo il campo anche al solo “cristianesimo canonico”.

Tuttavia l’ipotesi di una derivazione orfica risolve e spiega altre anomalie anche sul versante gnostico. Ad esempio, i Sethiani presentano una serie di scritti che dalla critica ufficiale vengono definite gnosi ebraica. Tuttavia Ippolito, nel Libro V dei sui Philophoumena, dedicato a questa setta, narra di un mito cosmogonico incentrato su “uovo cosmico” che fluttua sull’Oceano Primordiale, le cui acque sono agitate da un “vento” che è anche un serpente. Questo è il potere generatore che feconda l’uovo. Su questi due elementi che sono la natura naturans, per così dire, discende la Luce dall’alto, il principio spirituale caduto nelle acque della generazione. Ritroviamo così proprio il simbolo del Serpente Cosmico che circonda l’Uovo Primordiale che fu simbolo dell’Orfismo. Vediamo dunque che il simbolismo orfico viene reinterpretato secondo la dottrina gnostica. Del resto è lo stesso Ippolito, in un passo seguente, a dire che l’origine di questa setta risiedeva nei Misteri Orfici ed Eleusini.

Orfeo crocifisso. Reperto archeologico collezione Gerhard
Orfeo crocifisso. Reperto archeologico collezione Gerhard

Supponiamo allora che quei testi della “gnosi ebraica” fossero usati da gruppi che si rifacevano all’Orfismo. Bene, che dei gruppi ebraici coltivassero queste conoscenze non è affatto peregrino visto che già Filone, nell’antichità, e altri autori moderni come il Larson, hanno rilevato l’origine pitagorica degli Esseni (e dei Terapeuti), come dicemmo nella prima parte di questo scritto, e ben sappiamo della connessione fra Orfismo e Pitagorismo. Si noterà poi quanto anomala fosse questa confraternita cenobitica degli Esseni nel mondo ebraico, che mai conobbe fenomeni di questo tipo. Ancora di nuovo si troverà un probabile precedente dell’organizzazione degli Esseni guardando non all’ebraismo, che non conobbe fenomeni religiosi “monastici” ma ai thiasoi dei misteri classici e ancor meglio all’organizzazione settaria dei pitagorici che conducevano vita comune.

Ora, se assumiamo che il Cristianesimo possa essersi originato da questi ambienti esoterici ebraici dediti a qualche forma di Orfismo, troviamo anche la spiegazione del perché gli Ofiti fossero già presenti nel primo Cristianesimo e si confondessero con esso. Problema sollevato nella seconda parte di questo mio lavoro, che, come vediamo, trova qui ora una spiegazione.

Persino la dottrina delle reincarnazioni, ammessa da alcuni Padri della Chiesa, potrebbe trovare la sua giustificazione in quanto detto, in effetti essendo la metempsicosi uno dei pensieri cardine dell’Orfismo.

E’ vero, d’altra parte, che l’idea della reincarnazione non è del tutto estranea alla religione ebraica (seppure non sia articolo di fede obbligatorio), pertanto questa osservazione potrebbe non essere dirimente, a meno che non si voglia estendere l’influsso orfico-pitagorico a settori dell’ebraismo, cosa peraltro più che plausibile nel caso degli Esseni.

Ad ogni modo, san Clemente (Stromata 4,160) parla delle vite “che si succedono fra loro fino a condurci alla immortalità” e trova che questa dottrina sia stata rivelata direttamente per via mistica (lett. “tradizione divina”) a San Paolo, e precedentemente afferma che questa è “trasmessa dalla tradizione e autorizzata da San Paolo” con riferimento a Gal 6,7.

Quando dice “trasmessa dalla tradizione” ci testimonia che esisteva fattualmente una tradizione cristiana reincarnazionista almeno fino a quel periodo (150-215). Ad ogni modo, stando a questa traccia offerta da Clemente, risulterebbe di nuovo un altro collegamento fra dottrine orfiche (metempsicosi), lettere di Paolo e cristianesimo.

Ora si vorrà però voler cercare un anello di congiunzione fra queste differenti religioni (cristianesimo originario e orfismo), ben oltre le semplici ipotesi erudite, e qualcuno obietterà che appunto non vi siano elementi oggettivi di questo tipo. La cosa però sorprendente è che, invece, prove addirittura archeologiche in grado di fare da anello di congiunzione ve ne sono…

Si tratta della cosiddetta “gemma di Berlino”, facente parte della collezione Gerhard, ritrovata a fine Ottocento, oggetto assolutamente unico, una gemma raffigurante un crocifisso sormontato da un crescente lunare e da sette stelle con la iscrizione “Orpheos Bakchikos”, probabilmente risalente al secondo secolo. L’autenticità dell’oggetto è chiaramente dimostrata dalle solide argomentazioni di A. Mastrocinque.

La particolarità di questa gemma è che essa è in controtendenza all’opera di “assimilazione” cultuale, che vide i cristiani appropriarsi di immagini divine preesistenti attribuendo ad esse sovrastrutture o nomi cristiani. Qui, all’inverso, siamo invece in presenza di un oggetto cristiano e non pagano (un pagano, come osserva Mastrocinque, non avrebbe mai rappresentato come crocifisso il proprio dio, sarebbe stata una blasfemia, cfr. il link in Bibliografia). In questo manufatto il Crocifisso è riconosciuto espressamente quale Orfeo Bacchico. Di conseguenza, l’autore cristiano riconosceva in Gesù crocifisso un rappresentante del culto orfico, o più correttamente una manifestazione di Orfeo. E questo dato archeologico è particolarmente  significativo, perché testimonia veramente come vi potesse essere davvero più di quello che noi oggi percepiamo nel Cristianesimo attuale.

 Le tracce sepolte dalla terra o dalle sabbie del Nilo svelano anch’esse delle tappe intermedie di un culto sincretico che collegava i Misteri antichi e il Cristianesimo nascente, a cui alcuni Padri e successivamente i Concili di Nicea e Calcedonia, si sforzarono invece di dare una veste dottrinale e di culto che via via si allontanava sempre di più dalla natura misterica delle origini.

A questo proposito va notato che la stessa costruzione mitica della vicenda del Gesù storico rispecchia il clichè delle religioni misteriche, con un Sotèr divino che sconfigge la morte. Questo tema è tipico di quelle religioni appartenenti alla tradizione atlantico occidentale (di cui in Evola e Guénon), le cui epifanie sono Osiride, Adone (Tammuz), Dioniso Zagreo e …lo stesso Gesù mitizzato dei racconti evangelici. Caratteristiche di queste divinità mediterranee è quella di seguire il ciclo di nascita e morte del ciclo dell’anno (con la resurrezione che coincide con l’equinozio di primavera). Tale è l’importanza del ciclo dell’anno, in questa Ur-religion astronomico-solare del mediterraneo e dell’Asia minore, che alcuni sprovveduti positivisti come il Frazer vi hanno visto un culto della fertilità, misconoscendone la portata autenticamente spirituale. Altra caratteristica è un rituale di pasto sacro a base di pane e vino (tipico del “sacerdozio di Melkisedeq”) con una quasi totale concordanza di temi: il pane è fatto con la spiga di grano di Cibele, la vite di Cristo è la stessa che compare nel tirso dei misteri di Dioniso. E già le due divinità della Spiga e della Vite (Cibele e Dioniso) furono associati nel mito. Per contestualizzare, ricordiamo che l’altro grande filone tradizionale, quello nordico-iperboreo, è in vece centrato su un simbolismo assiale verticale che ha il suo cardine nei solstizi, più che negli equinozi. Si tratta cioè di religioni non “solari” ma stellari (o “polari” come diceva Guénon). Le divinità ariane di questo culto non muoiono e non rinascono: non decadono mai, ma sono trionfanti dall’inizio alla fine, e il prototipo di queste divinità è l’indo-iranico Mithra, il quale fu però, esso stesso associato, in epoca tarda a Helios. In Egitto furono presenti entrambe le tradizioni, quella iperborea e quella atlantidea, viventi nei due culti: quella stellare antica di Ra e quello terrestre-solare di Osiride.

Tornando a quello che investe l’origine del Cristianesimo, cioè il filone atlantico mediterraneo basato sul ciclo “orizzontale” dei solstizi, è ben evidente che il mito del Cristo dei vangeli segue lo stesso schema tipologico, e il fenomenologo delle religioni non può che prenderne atto.

Ora, però, la caduta di livello del Cristianesimo corrente sta proprio nel fraintendimento di questi significati, come un culto che avesse perso, insieme alla bussola, il significato autentico dei propri simboli. Dal punto di vista esoterico non è tanto la resurrezione mitica che si nega quanto la sua applicazione ingenua nella storia orizzontale, laddove essa è invece un simbolo della rinascita iniziatica. Non che essa non sia reale, e non possa altresì investire la stessa compagine fisica…ma allora conviene parlare della realizzazione di un corpo di luce, come fu il caso di Apollonio di Tiana.  Del resto l’inutilità di una resurrezione del corpo carnale è perfettamente chiara nello stesso san Paolo (Cor I 15,50) , il quale peraltro era del tutto convinto della necessità della Resurrezione. Eppure quello di cui parla Paolo è la creazione di un Corpo di Gloria. Ora, l’errore del cristianesimo fu di estendere nella sua dottrina tale possibilità – che rientra nel dominio iniziatico  e solo al termine di un processo di trasfigurazione interna che può durare perfino più esistenze – facendone un dato di fatto simultaneamente e incondizionatamente esteso a tutta l’umanità, mercè la semplice connessione con il dio Sotèr. Nelle religioni misteriche questo avveniva sì, grazie a quella connessione, ma il dio era simbolo del processo che il miste doveva attuare in sé, e solo al termine di questo incerto processo si poteva intravedere una ri-nascita a nuova Vita, una re-surrectio, per quanti ne fossero effettivamente in grado.  Nella creazione della religione exoterica fu invece assunto che questo atto non lo compivano gli iniziati, di volta in volta, ma veniva compiuto una sola volta nella storia, da un unico essere umano-divino e in virtù di quell’atto erano tutti automaticamente iniziati, trasfigurati e risorti. Ma questa è pura illusione!

Ancora più perniciosa fu l’assunzione assolutamente fuorviante e falsa che ogni uomo possiede ab origine un’anima immortale. L’anima dell’uomo ordinario è condizionata e destinata a decadere un certo tempo dopo la morte fisica. Solo l’iniziato che ha percorso sino in fondo l’opera di rigenerazione, almeno dei Piccoli Misteri, possiede un Io immortale, secondo un punto di vista tradizionale, al fuori di spiritualismi consolatori.

Sicché si vede che il Cristianesimo attuale fu solo un travisamento, una perdita di contenuto rispetto al fondamento originario (per questo suscitò le legittime ripulse dei filosofi platonici e degli iniziati antichi). Data questa caduta di potenziale, il Cristianesimo risulta in sostanza simbolo dal significato perduto, incomprensibile a chi lo ha ereditato – La Chiesa. Tecnicamente, il Cristianesimo è superstizione, senza alcun intento denigratorio, ma davvero esso è tale: super-stitio, la rimanenza popolare di un sistema spirituale antico e ormai decomposto, di cui restano parti non più organicamente collegate e pertanto non più funzionale.

Le giustificazione addotte da tradizionalisti cripto-cattolici come Guénon, che cercò di giustificare il tutto come la necessità di creare per le masse un sistema exoterico (ammesso e non concesso che l’exoterismo abbia davvero una qualche utilità) e di salvare il salvabile delle antiche sapienze, è una pura sciocchezza. Perché se una parte della religione pubblica del “paganesimo” (espressione inesatta che dobbiamo appunto ai polemisti cristiani) fu effettivamente in stato di decadenza, non così può dirsi del politeismo “colto” che nell’evo tardoantico conobbe il suo periodo di massimo splendore. Basta questa considerazione storica a confutare la pretesa di Guénon. Per il resto valga osservare l’amplissima diffusione che le iniziazioni misteriche ebbero presso gli strati financo popolari, diffusione davvero quasi di massa (si pensi al mithraismo e ai misteri di Iside nella Roma imperiale) per far decadere anche la fantasiosa ipotesi di masse di diseredati esclusi dalle forme spirituali precedenti il Cristianesimo.

Questo, se non tutto, è già molto di quello che si potrebbe dire.

Un’ultima nota: si potrebbe obiettare che non vi sono “anelli di congiunzione”, archeologicamente parlando, a dimostrare la prima linea, e più importante, confluita nel Cristianesimo: quella “egizia”. Posso anticipare che tuttavia prove di siffatta natura vi sono (sebbene non ancora rese pubbliche) e sarebbero della stessa natura di quelle da me sopra indicate sull’arte cristiano-copta, tuttavia di maggiore entità, più organica e sistematica. Non posso essere più preciso, non potendo qui svelare certi futuri sviluppi dell’archeologia e, non potendo qui dare per il momento dimostrazioni concrete, mi fermo –  in caso contrario scadrei nell’illazione. Mi limito a dire che si dovrebbe guardare di nuovo al Monte Athos per eventuali scoperte archeologiche “sconvolgenti”:  il monte sacro degli ortodossi conserva ancora molti segreti.

* * *

Bibliografia ragionata

Per la dimostrazione di autenticità della gemma di Berlino, e la sua attribuzione all’area cristiana leggasi l’articolo di A. Mastrocinque.

http://www.uni-koeln.de/phil-fak/ifa/zpe/downloads/1993/097pdf/097016.pdf

H.Rahner  Greek Myths and Christian Mystery, New York  Evanston, 1963

Per gli influssi greco-pagani o ellenistici sul primo cristianesimo. In particolare l’assimilazione Cristo-Orfeo era frequente persino nel cristianesimo non gnostico, e non furono pochi i Padri della Chiesa che videro in Orfeo una prefigurazione del Cristo.

V. Macchioro. Orfismo e paolinismo. Studi e polemiche, Bastogi, 1982; cfr. anche L’origine orfica della cristologia paolina, Bari 1923, stampato in Zagreus, 1930: consultabile online: http://it.scribd.com/doc/102667839/V-Macchioro-Zagreus-Studi-Intorno-All-Orfismo

Elizabeth C. Prophet, Erin L. Prophet, Reincarnazione, l’anello mancante del cristianesimo, Armenia, 2003.

Buona lettura. Aggiungo una riflessione: sopra ho parlato di una “tradizione” cristiana sulla reincarnazione, testimoniata da Clemente. Poteva essere questa una delle dottrine segrete di cui dissi nel precedente articolo (Christo-Serpente III parte)?

In effetti così sembrerebbe stando anche a certe lettere di san Girolamo a Demetriade si parla della metempsicosi come di “come una verità tradizionale che non doveva essere divulgata”.

M. Craveri, a cura di, I vangeli apocrifi, Torino, Einaudi 1969.

P.Paigent L’arte dei primi cristiani, ed Arkeios, Roma 1997.

Per le tracce dell’iconografia e della simbologia orfica nel primo cristianesimo, in particolare cfr. pagg. 142-157.

Max Guilmot, Iniziati e riti iniziatici nell’Antico Egitto, ed. Mediterranee, Roma 1999.

L’autore, allievo del grande C. Jacques, traduce finalmente una serie di documenti relativi alle iniziazioni sacerdotali nei templi egizi, noti da almeno un secolo ma mai pubblicati o tradotti per l’ostracismo degli egittologi cattolici. Gran parte delle notizie circa i dettagli dei rituali iniziatici egizi citati nell’articolo è tratta da questa preziosa opera.

B. de Rachewiltz, Egitto magico religioso, Edizioni Terra di mezzo, 2008.

Insigne egittologo, de Rachewiltz ebbe il merito di essere sia uno studioso scientifico di fama mondiale, sia un esoterista capace di cogliere a fondo il significato dei miti egizi sia, eventualmente, di verificarne l’effettività. Ha rilevato la compresenza nella religione egizia, sin dai primordi, di entrambi i filoni, quello mediterraneo solare basato sul ciclo di rinascita del dio-anno espresso nel culto popolare di Osiride, ed anche il filone nordico iperboreo, legato alla religione stellare di Ra, culto di matrice aristocratica.

Rivista online di Egittologia

http://www.egittologia.net/Portals/0/Magazine-AnticoEgitto-Egittologia/MagazineEM_03_2012/MagazineEgittologiaNet_03_12.html#/16/zoomed per la documentazione sulla presenza di simboli egizi traslati (o forse criptati?) nell’arte copta.

39 Responses

  1. Davider
    | Rispondi

    Musashi, spero di non essere fuori tema…
    In un commento all”articolo dal titolo “La mistificazione della storia” (20/06/2011) scritto da Fabio Calabrese per centrostudilaruna.it, lei scrisse:
    ” Le origini egizie di buona parte della tradizione giudaica, anzi mosaica nella fattispecie, sono abbastanza evidenti, e questo vale sia per la religione di culto popolare, sia per le forme exoteriche (kabala, che derivano dalla magia atlantico-egizia). ”
    Vorrei conoscere le fonti dell’ultimo nesso: “Kabala-Magia Atlantico-egizia”. E se esistono indizi o prove dell’origine egizia dell’angelologia ebraica.
    Grazie mille

  2. Musashi
    | Rispondi

    Non fa niente se siamo off topic: spero di essere esaustivo.

    1) L’angelologia ebraica è pagana. INFATTI i cristiani hanno visto giusto nell’abolire i culto degli arcangeli, in questo hanno visto assai bene l’origine pagana dei nomi degli arcangeli della tradizione ebraica, che nel cristianesimo vengono ristretti a tre: Michael Raphael e Gabriel. Con esclusione di Uriel, il quarto che intanto fino al VIII secolo riceveva regolarmente culto insieme agli altri nelle chiese cristiane. La storia dell’esclusione è lunga e credo di averne scritto in un altro commento, ora non lo ritrovo.

    Comunque è evidente che i nomi degli arcangeli non sono presenti nell’antico testamento se non i tre summenzionati. Anzi dirò di più non tutti i cristiani riconosco tutti e tre. per esempio i protestanti rigettano Raphael essendo il suo nome presente solo nel libro di Tobia che è un deuterocanonico e quindi non accolto dal protestantesimo. In realtà nell’ebraismo troviamo molti “arcangeli” oltre ai quattro suddetti, ve ne sono 10: uno per ogni sephirot, compreso il Metatron, il Principe dei Volti, più i 72 che corrispondono ai 72 Nomi divini.
    Il fatto è che il loro nome non è presente nella Bibbia, sono i rabbini cabalisti che con giochi di estrazioni di lettere e numeri, notaricon ecc.. spesso un po’ forzatamente li tirano fuori dalla Bibbia per permutazioni di lettere. Va detto che con questo sistema- senza nulla togliere alla kabala- si può desumere un po di tutto…
    In realtà la Bibbia non contiene quei nomi, tuttavia l’ebraismo li accetta, essendo presenti, alcuni nelle tradizioni orali confluite nei pesharim e altri nel talmud babilonese. E qui si rivela l’origine babilonese dell Creature alate. In particolare il Toro Alato della tradizione babilonese è l’antecedente iconografico del Cherubim ebraico ed anche del tetramorfo della visione di Ezechiele, che guarda caso è collocato sempre a ridosso della cattività babilonese.
    Anche l’assonanza semitica fra le diverse figure è notevole: Cherubim in ebraico; Karibu in lingua accadica!

    Sono diverse le autorità ebraiche che da tempi molto antichi ammettevano candidamente la derivazione caldeo-babilonese del culto degli arcangeli, soprattutto fu il rabbi Shimon di Tiberiade nel III secolo d.C. Quindi se lo dicono gli ebrei, che disprezzano oltretutto i “gentili”, perchè non dovremmo fidarci???
    Del resto la connessione dei /2 arcangeli con i 72 quinari dello zodiaco non può che derivare dalla rigorosa religione astrologica dei babilonesi e dei caldei, mentre l’ebraismo non espresse mai una conoscenza particolarmente strutturata della scienza degli astri e questa è la quinta prova.

    2) l’origine egizia di una parte della religione ebraica è connessa alla vicenda mosaica, di Mosis, (Tut)-Mosis che ha chiaramente un nome egizio
    ed era un sacerdote di Amon-Ra, in seguito passato al culto monoteistico e materialistico di Aton, e venne espulso dall’egitto in seguito alla caduta di Akenaton (Amenophi IV) che cronologicamente coincide proprio con l’esodo, più o meno il XV secolo a.C. secondo la maggior parte già degli studiosi antichi (Erodoto, Diodoro Siculo, Giuseppe Flavio,Eusebio di Cesarea) come ben riassunto da Meyer in questo lavoro:
    http://www.bibleandscience.com/archaeology/exodusdate.htm
    La tesi dell’orgine atonista dell’ebraismo mosaico è stata sostenuta da molti studiosi, non certo solo da Freud: citerei l’archeologo “eretico”
    Ahmed Osman, poi R. Feather, e il Campbell e da un egittologo come Mehler. Oramai è una tesi non più tanto rivoluzionaria…anzi ormai è abbastanza “sdoganata”, perfino nel mondo accademico più rigoroso è una tesi che non turba più nessuno…

    Torniamo agli Ebrei: essi continuarono a officiare le liturgie ebraiche in lingua egiziana, fino alla caduta del primo tempio. In realtà “gli ebrei” furono un popolo composito, non tutti neanche propriamente semiti: erano i fuggiaschi o esuli seguaci di Aton, in seguito fusi con popolazioni semitiche del Sinai (la tribù di Jetro).
    lo stesso nome Is-Ra-El, secondo alcuni avrebbe una origine egizia Ib-Ra-El cioè “il dio El è il cuore di Ra”.
    Le 22 lettere dell’alfabeto ebraico derivano dalle ventidue lettere dell’alfabeto demotico egizio, che erano ventidue come i Nomi in cui era diviso l’Egitto ed avevano una funzione magico religiosa, cosa che poi è stata mutuata nella Kabala ebraica.
    Del resto molti dei Salmi sono palesemente delle preghiere egizie: è bastato sostituire Adonai (evidente derivato del culto Aton, Adon/Aton) al nome del Faraone e l’evidenza è lampante. Si tratta di molte preghiere tratte dai Testi delle piramidi. Il Salmo 104 poi è un palese plagio da un Inno al Sole del periodo del Medio Regno, usato soprattutto dalla religione atonista.
    Potrei addirittura far notare come le stesse Tavole della Legge sono dei derivati delle 42 confessioni negative del Libro dei Morti. Solo che i comandamenti essenziali sono ristretti a dieci ed altri vengono passati nel deuteronomio. In ogni caso la dipendenza è lampante.

    Sicchè di veramente “ebraico” vi è ben poco almeno nelle “origini” dell’ebraismo. Ed esso nasce da una sezione di fuoriusciti eretici del culto materialistico del dio Aton.

    3) l’orgine atlantica della Tradizione egizia è tema non pertinente per il ricercatore accademico ma per quello esoterico: l’origine atlantica dell’Egitto è stata sostenuta sia da Guénon e d Evola, sia dalla Blavatsky e da Steiner.
    Non c’è molto da argomentare: prendere o lasciare: atlantide non esiste per l’archeologia ufficiale. vi sono però tratti atlantidei in alcune civiltà, come in altre vi sono tratti iperborei, ma questo secondo certi insegnamenti esoterici. non secondo la scienza ufficiale.

  3. Musashi
    | Rispondi

    Forse non sono stato chiaro nel precedente commento. Ma l’ “angelologia ebraica” non deriva dall’Egitto ma dalla religione caldeo-babilonese, e questo influsso risale al periodo della cattività babilonese quindi un millennio circa rispetto alla “fondazione” mosaico/egizia.

  4. Alberto
    | Rispondi

    http://www.adelphi.it/libro/9788845915796

    c’è anche questo libro su Mosè e l’Egitto

  5. Davider
    | Rispondi

    Musashi, grazie mille per le risposte fornitemi.
    1) mi chiedevo se nella cultura egizia non esistesse qualcosa di analogo all’angelologia caldeo-babilonese. In particolare, qualcosa di riconducibile ai 72 quinari dello zodiaco (non so, reggenti di quei giorni specifici, geni, dèi, ecc), non c’era? Glielo chiedo proprio perchè, per una questione di cronologia, mi sembrerebbe più semplice supporre una forte influenza egizia sul futuro popolo ebraico (“creato” da Mosè) piuttosto che credere a quella, posteriore, babilonese (dell’esilo).
    Non mi sembra che l’Antico Egitto fosse inferiore, per conoscenze astronomiche/astrologiche (e credo anche magiche), alla tradizione caldeo-babilonese…
    2) ero a conoscenza dell’ipotesi sostenuta da noti esoteristi (quelli da lei citati) che la civiltà egizia derivi da quella atlantidea; ma la mia domanda era un’altra: chiedevo lumi sulla possibile derivazione della “kabala ebraica” dalla magia “atlantico-egizia” (o anche solo quella egizia)
    Grazie

  6. Musashi
    | Rispondi

    Premetto che gli “Arcangeli” non vivono nè in egitto nè in Babilonia. Essi “dimorano”, se ci rifacciamo al magistero della Kabala, sul secondo Mondo, quello di Briah, paragonabile all’iperuranio platonico, che è dunque lo stato d’essere delle Intelligenze noetiche di cui nel neoplatonismo, o al Pleroma della gnosi cristiana. Pertanto queste Intelligenze Magistrali sono equiparabili agli eoni del Pleroma, dunque la loro natura è oggetto della metafisica non dell’etno-antropologia. Ovviamente tutte le tradizioni iniziatiche postulano o ammettono esseri di quel livello spirituale, a prescindere dalla latitudine, egiziani compresi, i quali forse denotavano queste intelligenze identificandoli negli ShemSu-Hor, i Figli di Horus (ma è cosa controversa, essendo questi forse degli esseri semidivini incarnati, che regnavano sull’Egitto predinastico), o forse in altre divinità minori ma senza una specifica classe di appartenenza.
    Ecco perche dobbiamo rifarci alle tradizioni caldaiche. Nel mio intervento volevo dire che la NOMENCLATURA e la forma ICONOGRAFICA sono di derivazione babilonese. Nè nell’arte nè nei testi egizi troviamo riferimenti ad esseri divini dall’ “aspetto alato” eppure l’arte egizia non è certamente parca di simboli e ricche immagini pittorico-grafiche. Le creature alate della tradizione ebraico cristiana derivano dal toro alato babilonese o di altre divinità alate come le ritroviamo sin dall’epoca del Gilgamesh assiro.
    http://www.bibleorigins.net/serpentningishzida.html
    Il Cherubino nella tradizione magica medievale ebraico-cristiana a detto “toro volante” (cfr. le formule di consacrazione del sale), e il toro volante o alato è detto Haribu in accadico e Cherub in ebraico sicchè l’etimologia è chiaramente babilonese e non egizia. E questo conferma l’asserzione di Rabbi Shimon bar Lakish di Tiberiade secondo cui l’ebraismo trasse i nomi degli arcangeli dai babilonesi durante la cattività.

    L’astrologia egizia dava molta più importanza ai 36 Decani [vedansi il “libro delle Porte” e il Libro delle caverne” tradotti da angelini per la Kemi-Hathor] che non ai 72 quinari che evidentemente dovevano esistere ma non vengono molto citati nei testi magici e religiosi e non compaiono nello zodiaco di Dendera.

    Quanto al punto 2) oserei dire che buona parte della Kabala, a parte gli aspetti formali più marcatamente giudaici, sono derivati i tutto dall’egitto.
    Anzitutto la Kabala non si fa senza lettere, e prima di passare per l’egitto gli Ebrei non sapevano nè cosa fosse la scrittura, nè cosa fosse la vita stanziale, questo tanto per dire che splendido popolo eletto fosse….
    Le 22 lettere ebraiche derivano dalle 26 lettere demotiche che corrispondevano ai 26 Nomoi del Basso Egitto del Medio Regno. Quattro lettere furono tolte per diminuire il potere del popolo ebraico. tuttavia l’uso magico delle lettere deriva dalla Magia egizia.

    Contatti più “recenti” sono da segnalare circa i periodi di elaborazione delle dottrine cabalistiche. E si sa che queste furono elaborate in primis nei circoli di Alessandria d’Egitto, la più grande comunità di Ebrei colti, che non erano certo i rozzi zeloti che vivevano in palestina.
    Qui gli ebrei mistici elaborano il loro sistema suggestionati dal Neoplatonismo e dagli Gnostici (esemplare il caso di Filone ebreo che applicò per primo un ‘ esegesi allegorica alla Bibbia)…e soprattutto dal sacerdozio egizio. da questi cenacoli le dottrine cabalistiche si diffusero, attraverso altre comunità, nel nord Africa e nel sud della Spagna.

    La terza ed ultima fonte fu rinascimentale ed è l’Arizal. Infatti il grande rabbi Ytzhak Luria,trascorse gli anni della sua formazione proprio in Egitto e visse in ascetico isolamento per sette anni sulle rive del Nilo.
    La sua dottrina è emanazionista (come quella degli gnostici e come lo era la metafisica, se così si può dire, che intuirono i sacerdoti egizi che sapevano esseri i Neteru null’altro che raggi emanati da Amoun)… Evidentemente entrò in contatto con mistici del luogo e con comunità copte dedite al culto egizio antico , gruppi peraltro tuttora esistenti come ci ha testimoniato de Rachewiltz.
    E infatti al ritorno a Safed in Palestina l’Arizal fu enormemente osteggiato dai rabbini ortodossi che ripudiarono come non-ebraiche le sue dottrine.

  7. Davider
    | Rispondi

    Grazie Musashi per la chiarezza e la completezza delle risposte.

  8. Giovanni
    | Rispondi

    Consiglio la lettura attenta del testo :

    ” I segreti dell’Esodo. L’origine Egizia degli Ebrei” ,

    di Messod e Roger Sabbah, Marco Tropea Editore, uscito in Francia nel 2000 e in Italia nel 2005.

    504 pagine.

    Gli autori sono due fratelli nati a Fez, in Marocco, appartenenti ad una antica famiglia rabbinica. Per anni, appassionati di egittologia ( soprattutto Roger ) si sono dedicati alla comparazione tra geroglifici egizi e alfabeto ebraico.

  9. BuonAnno
    | Rispondi

    Purtroppo Guilmot aderì ad un bidone come l’amorc…

  10. Musashi
    | Rispondi

    Va bene non tiriamo dentro però le diatribe fra i vari ordini, magari con affermazioni perentorie come Amorc= bidone
    ….Anche perchè poi dovrebbe giustificare questa equazione, e non è qui il luogo per queste discussioni e non credo che potrebbe poi dimostrarla a prescindere, anche se fosse questo il luogo…..

    Si tenga alla mia constatazione del valore accademico di Guilmot quale egittologo, in effetti io ho citato delle sue traduzioni, non il suo “pensiero esoterico” che peraltro non emerge affatto nell’opera citata.

    L’appartenenza a qualche ordine, rosicruciano o martinista, fa parte delle scelte private della persona, e non può inficiare le qualità di ricercatore accademico, molti dei quali non sono nè roscacroce né altro, nè tanto meno degli esoteristi.
    Il vissuto personale teniamolo fuori.
    Spero di essermi spiegato.

  11. Pier Tulip
    | Rispondi

    Complimenti, Musashi, trovo tutto il lavoro sull’origne del cristianesimo molto interessante. Vorrei avere un suo parere su una mia ricerca che può trovare all’indirizzo segnalato. Mi sono occupato principalmente di Mitraismo e sue possibili commistioni con il cristianesimo.

  12. Musashi
    | Rispondi

    Ho appena iniziato la lettura di KRST che trovo già molto interessante.
    Spero a breve di poter dare un giudizio più completo.
    Grazie della segnalazione…

  13. Musashi
    | Rispondi

    Devo dire che trovo molto ben centrate le contestualizzazioni astrologiche, la successione delle ere precessionali ecc… il “teorema di Tulip” è parte di questo mio giudizio, perche in linea appunto con l’interpretazione allegorico astrologia. Qui si inserisce lo spunto sull’interpretazione allegorica dei vangeli, e sul merito di ciò che ho letto devo dire sono sostanzialmente d’accordo: la natura solare di quel simbolismo (vicenda simbolica) è credo un punto diffcilmente contestabile, e anche io nel mio scritto ho evidenziato che addirittura fossero adombrate nelle vicende evangeliche addirittura le date di un calendario liturgico. Sicuramente il fatto che quei vangeli siano stati soggetti a manipolazioni innegabili (provate dalle incongruenze narrative e dai “buchi” specie nel vangelo di Giovanni) , manipolazioni tanto più necessarie quanto più si volle nascondere i contenuti esoterici, è anche questo un punto che ci trova d’accordo.

    Noterei una cosa: curiosamente, Steiner sostenne che in Palestina, al nascere della corrente cristica confluirono o si riunirono il ramo nordico e quello atlantico più quello indiano.
    Sembra quasi che io abbia posto più l’accento sugli aspetti nordico-atlantici (osirismo e orfismo); mentre Tulip abbia rappresentato il filone indo-iranico di cui in effetti Mithra (dio vedico) fu emanazione.
    In effetti io ho invece solo accennato alla similitudine tra il rituale mithiraco e l’eucarestia, ma senza approfonfire questo aspetto.
    Così sembra che i nostri due studi rivelino una curiosa complementarità, specie se ci riferiamo a questo dato che Steiner volle attribuire alla figura cristica.
    interessante coincidenza!

  14. Pier Tulip
    | Rispondi

    Si certamente, Musashi, il mito da cui è nato il cristianesimo è un’elaborazione di precedenti teologie. Sono convinto che si possano rilevare anche influssi molto più orientali, induisti e buddisti come suppone ad esempio Acharya S, ma io non li ho approfonditi.
    Ho reputato che le corrispondenze con il mithraismo e l’osirismo (in generale con la teologia eliopolitana egizia) fossero più che sufficienti per appoggiare la decodifica mitica applicata ai vangeli.
    Non so se lei ha letto tutta la mia ricerca e nel caso non l’abbia fatto la invito a farlo perché mi preme ricevere una risposta a questa domanda: Il teorema di Pier Tulip e le successive decodifiche dei passi dei vangeli contenute nel capitolo “Il Gesù dei Vangeli” sono sufficienti per dichiarare in via definitiva che i vangeli sono dei racconti allegorici e che la figura di Gesù in essi narrata è solamenta letteraria e mitica?
    Grazie per una sua eventuale risposta.

  15. Pier Tulip
    | Rispondi

    @Musashi
    PS
    Chiedo il permesso di inserire la sue risposte e il link a questi suoi articoli in un gruppo di discussione su FB https://www.facebook.com/groups/238547332884490/

  16. Musashi
    | Rispondi

    volentieri.

    Ho letto la sua opera completa. Tuttavia devo dire che personalmente ritengo possa essere molto difficile smentire la storicità di un certo Yoshua ben Yosef, che forse non è morto a 33 anni, (come indicherebbe un troppo facile “simbolismo”), forse non sarà neanche stato crocifisso realmente (come sapevano alcuni autori gnostici). Io ritengo tutto sommato credibile che possa essere esistito un essere incarnato di nome Yoshua della casa di David, della Tribù di Giuda (il leone di Giuda) così come fu un personaggio reale il Buddha Sakyamuni (il leone di Sakya). il fatto che entrambi detenessero simboli solari (leone domicilio del Sole) non ne inficia la possibile storicità.

    Prove dell’esistenza di questo personalità reale e non solo simbilica ritengo possano essere attinte già dalle fonti antiche. Il famoso “testimonium flavium”, ne è un esempio. Per anni si è disputato se quel passo delle “antichità giudaiche” fosse una interpolazione cristiana. In effetti il passo fu molto manipolato, tuttavia il ritrovamento di un manoscritto musulmano del IX secolo non inficiato da zelo confessionale (cattolico) sembrerebbe più simile all’originale di Giuseppe Flavio e mostrerebbe l’originalità di quel passo, sicchè si avrebbe una testimonianza di un cronista antica su Gesù.

    Ovviamente tutte le possibili ricostruzioni devono arrestarsi di fronte alla impossibilità di ricostruire il suo personaggio storico; anche le ipotesi di Celso, sulla paterintà di un certo Pantera, soldato romano, fanno parte di una pubblicistica che cercava di infamare o divinizzare, a seconda dei casi il personaggio, sicchè oltre un certo punto si impone la sospensione dl giudizio.

    Io però fare valere il punto di vista di Guenon, stavolta ben centrato: il fatto che le vicende di un Essere spirituale possano seguire un codice simbolico, non ne inficia necessariamente la realtà storica. Cioè nella visione esoterica non si può escludere a priori che una vicenda terrena possa incarnare effettivamente un simbolo.
    Da questo punto di vista secondo me la risposta alla domanda non può essere affermativa:
    nulla, in via definitiva, può escludere questa eventualità.
    “il vento dello Spirito soffia dove vuole” e, aggiungere io “come vuole”.

    Sicuramente i vangeli canonici più ancora di quelli gnostici sono simbolici.
    Ciò perchè i primi riportano in parte o direttamente, un eventuale isegnamento di Gesù rivolto al circolo interno, e dunque sono “espliciti”. I secondi invece, sono delle costruzioni simboliche di una vicenda che sa di mito o che comuqnue incorpora un processo di mitizzazione del proprio Maestro spirituale.
    Ciò rispondeva a delle precise esigenze: la prima di salvare un retaggio simbolico-esoterico, la seconda, più tardiva, che ne ha guidato le “manipolazioni” ulteriori al fine di nascondere sempre più questo retaggio, storicizzando ancor più questa vicenda per le masse ignoranti ormai del tutto incapaci di ricostruire l’ascendenza misterica di quei simboli.
    Così nacque l’equivoco della “storicità”.
    Ciò però non può far escludere a priori che un maestro spirituale potesse realmente trasformare l’acqua in vino o camminare sulle acque o ridare la vista a un cieco, sebbene ciò abbia un significato fortemente simbolico.
    Non dobbiamo negarlo a priori: ci macchieremmo della stessa stupidità con cui i cristiani bestemmiano negando la storicità di questi stessi miracoli, ove siano attributi a quella grandissima personalità spirituale che fu Apollonio di Tiana.

    Per altri versi nego la storicità della “resurrezione e morte” ecc.. perche essa è una impossibiltà sul piano metafisico: nel senso che essa è un mito simbolico, ma che non può passare per quello che il simbolo evangelico sembrerebbe narrare se preso alla lettera (ho detto ciò più chiaramente nella quarta parte del mio scritto). Ecco su questo punto concordo: una sana comprensione della metafisica delle dottrine esoteriche esclude una resurrezione della carne in senso fisico-storico. la vicenda della crocefissione andò in tutt’altro modo, come gli gnostici sanno, e se ne può parlare e scrivere le differenti possibili versioni. di sicuro il fatto narrato nei vangeli è in questo caso un simbolo per riallacciarlo al mito di Osiride/Attis ecc.
    Tuttavia non è necessario negare del tutto l’esistenza di un Gesù uomo.
    Gli studi interessanti sul Gesù non crocifisso (leggasi Notovich ecc..) indicano una possibile alternativa alla storia dei vangeli.
    Però a priori non possiamo escludere del tutto la sua storicità, anzi credo che ciò andrebbe contro alcune testimonianze antiche su un Gesù storico come quella di Giuseppe Flavio.

    Spero di aver espresso chiaramente il mio punto di visto. Comunque è una discussione interessante, sono disposto a sviscerare ulteriormente questi temi, se dovesse essere necessario.
    Grazie

  17. Musashi
    | Rispondi

    ….come postilla aggiungerei che anche di Osiride è stato ipotizzato, non senza una qualche logica, che potrebbe essere non propriamente solo una figura mitologica, ma un probabile fondatore o unificatore dei due regni, un faraone del periodo predinastico, successivamente “evemerizzato” e arricchito di aspetti simbolici.

    Peraltro lo stesso Mithra non è in senso assoluto un essere solamente mitico.
    Infatti, Varuna, Indra o Mithra, o Aura Mazda, se da un lato sono forze archetipiche, dall’altro, su un piano più basso, sono anche degli esseri, dei “deva”, intelligenze disincarnate ma non per questo “non-reali”.Sotto questi archetipi “vivono” se così si può dire degli esseri gerachici, realtà più o meno individuali in evoluzione che possono decadere o evolvere in ragione del culto che ricevono. E attualmente questi “dei”, sono “passati”, all’inizio dell’Era dei Pesci, cioè sono ascesi ad un grado maggiore di evoluzione (corrispondente cabalisticamente a Briah ed oltre). Per questo tali esseri ora “non ci sono più”, cioè non hanno più relazione col nostro piano, e non ha senso invocarli, se non quello di evocare un fantasma, un eggregore larvale e svuotato.

    Non di meno Mithra, Varuna, Nettuno, Minerva, Giano, o Lug (così come gli esseri delle loro gerarchie) erano esseri reali, ancorché disincarnati, e non solo figurazioni mitiche. Reali anche se non umani, non appartenenti al nostro stato di esistenza, ma a quello dei deva.

    a mio avviso infine è necessario ricordare che il concetto di discesa avatarica può ben conciliare l’apparente dilemma mito/realtà simbolica.
    L’avatara è definito essere un uomo incarnato su cui discende in modo perfetto una determinata influenza spirituale.
    Ovviamente non voglio sostenere senza ombra di dubbio che tale fosse il caso del Gesù storico, ma bisogna riconoscere che questa posizione gode di una particolare logica. Gesù quale “avatara” dell’eone Christos è una dottrina molto antica che risale agli gnostici ed è meno “ingenua” della posizione cattolica.
    Si ammetterà che è inoltre una posizione moderata e “intermedia” fra la semplicistica teologia cattolica che tutto materializza e storicizza in maniera dogmatica, e una esclusivamente simbolizzante che rischia di lasciare troppi interrogativi, irrisolti sul piano storiografico, al momento di spiegare i fatti che hanno portato alla nascita di questo fenomeno religioso.

  18. Musashi
    | Rispondi

    voglio aggiungere infine che a mio avviso non ha eccessiva importanza stabilire la storicità del Gesù storico.

    Io so che è disceso un principio spirituale, un Mediatore, per questa epoca, che dagli gnostici greci fu detto Christòs.
    “dove” sia disceso è cosa meno importante se non per mero interesse storiografico (e io sono sia un ricercatore spirituale che un accademico, ma il secondo punto è infinitamente meno rilevante del primo). A questo proposito, non escludo, come qui sostenne un mio discepolo, che si firma Ammonio Italico, che addirittura quel rappresentante avatarico, il vero portatore del Christos, fosse non tanto il rabbi Yoshua quanto Giovanni il Battista.

  19. Musashi
    | Rispondi

    Non so se ha trovato queste mie riflessioni pertinenti. Io ritengo soprattutto valido il suo lavoro per ciò che riguarda la decodificazione simbolica.
    ma ritengo che certi lineamenti storici sulla vicenda del cristianesimo dei primi secoli ricadano in un ambito che non potrà mai uscire dalla sfera congetturale -cosa che dissi citando Guenon sul mistero che avvolge la vera nascita del cristianesimo.
    Le ricostruzioni sono legittime, tuttavia credo che risalire più indietro del 50 d.C. sia davvero arduo, io mi sono fermato a quella data, gli anni (possibili) del Vangelo di Tommaso e del primo concilio di Gerusalemme- Più oltre si va davvero in un ambito in cui la storiografia può dire poco, almeno allo stato attuale dell’arte.

    Sono contento se vuole riportare queste mie riflessioni, così come il link ai miei articoli, sulla sua pagina di facebook.

    Grazie.

  20. Musashi
    | Rispondi

    Ammetto in ogni caso che le sue ricostruzioni della storia narrata dai vangeli alla luce di antropologia, giurisprudenza ecc. del mondo ebraico sono molto ben fatte. Le ricostruzioni del processo, in cui lei attinge da lavori già famosi di Donnini, sul processo sono molto ben documentate e io le condivido.
    Ci sono delle incongruenze con la prassi giuridica ebraica: tuttavia non è da escludere che il processo abbia avuto delle irregolarità. Tuttavia si potrebbe propendere per un’altra interpretazione: i vangeli some si sa sono stati scritti anche dopo un secolo (si veda quello di “giovanni”) e così l’accuratezza storica del ricordo potrebbe giustamente essersi persa. Tuttaiva ho io stesso rilevato come alcuni vangeli non canonici, ma neanche gnostici, i vangeli egiziani di Ossirinco, mostrano delle vistose lacune circa il mondo ebraico. In effetti si può pensare che esistesse un “cristianesimo” non ebraico e sostanzialmente pre-ebraico?
    E’ un punto che ci vede sostanzialmente d’accordo…

    tutte le ricostruzioni simbolico storiche, ben documentate, i riferimenti a culti solari e le innegabili analogie, con Phanes, con l’Aion, con il culto di Mithra, i due ladroni solstiziali che sono Cautes o Cautopates del mitrasimo ecc.. sono giustissimi.
    La documentazione archeologia e storico-artistica che lei riporta è davvero calzante.

    diciamo che io non ho inteso tirare le somme sulla eventuale storicità della figura di gesù (per me infondo non essenziale come ho detto), per il resto siamo in sostanziale concordanza, con la sola differenza che il mio scritto è sostanzialmente poco più che un accenno, il suo è un saggio completo e circostanziato. diciamo che il mio è al massimo un abbozzo.

  21. Pier Tulip
    | Rispondi

    La ringrazio Musashi per la lunga e dettagliata recensione. E’ chiaro che l’approccio all’origine del cristianesimo è da lei fatto in chiave principalmente mistica e spirituale, mentre il mio approccio è fondamentalmente materialistico.
    Riporterò integralmente il suo intervento nella mia pagina, ma vorrei sapere se secondo lei è possibile dare una risposta certa e definitiva alla mia domanda precedentemente espressa e che ripeto: le decodifiche in chiave solare dei passi dei vangeli contenute nel capitolo “Il Gesù dei Vangeli” sono sufficienti per dichiarare in via definitiva che i vangeli sono dei racconti allegorici e che la figura di Gesù in essi narrata è solamenta letteraria e mitica?

  22. paolo2
    | Rispondi

    Salve Musashi. A proposito di significati simbolici nei vangeli canonici, vorrei sapere come valuta questa interpretazione esoterica della vicenda dell’Apparizione di Gesù al Lago Tiberiade (Giovanni, 21, 1-14), data da Umberto Capotummino che si può leggere qui:http://www.esonet.org/articoli-studi-biblici/al-lago-di-tiberiade-liniziazione-di-simon-pietro-e-il-segreto-del-numero-153 . Sembra interessante, ma io non ho le conoscenze sufficienti per valutarne l’attendibilità. Grazie e cordiali saluti

  23. Musashi
    | Rispondi

    @paolo2
    credo che Capotummino sia un po’ partito per la tangente perdendosi in un prolisso discorrere per numeri in cui non si capisce bene dove voglia andare a parare. Per fortuna sul finale si riprende. la connessione con la formula 153 secondo me era implicitamente richiamata in quel passo. E’ un’ipotesi altamente probabile che si cela dietro un numero dal significato numerologica in realtà poco perspicuo…e conferma quanto scrissi sui riferimenti presenti nei vangeli che rimandano a passi o momenti del ciclo osiriaco.

    @Tulip,
    a mio avviso la parola “dimostrazione definitiva” può difficilmente farsi valere nel campo delle scienze naturali che sono quelle più deterministiche, figuriamoci nel campo delle scienze filologiche!
    sicuramente il suo, come quello di altri che l’hanno preceduto, è rigoroso e se vogliamo fa valere un determinato punto di vista che permetterebbe di ricondurre la vicenda cristica a dei fatti meramente simbolici (a livelli molto più pedestri lo fece il filmato zeitgeist).
    Quello che non capisco è perchè dovrebbe questo punto di vista escludere necessariamente che possa essere esistito un uomo chiamato Yoshua, della Casa di David della Tribù di Giuda in qualche modo legato (o maestro) di un gruppo esseno, nazoreo o gnostico. Che poi i fatti narrati nel vangelo siano spesso ricostruzioni allegoriche o spesso dei miti trasposti o ritagliati addosso al personaggio (lo stesso legato all’insegnamento gnostico) non implica che il personaggio non possa essere stato anche reale. E questo nè il suo pregevole lavoro, nè altri lo possono escludere come dice Lei “invia definitiva”.
    peraltro proprio i vangeli gnostici ci offrono l’aspetto di un Gesù forse ancora più sovrannaturale (o meglio se si parla di lui in relazione all’eone che incarnava) e tuttavia i passaggi simbolico-allegorici nei vangeli gnostici sono significativamente meno vistosi. vi trova invece esposta da parte dell’Iniziatore Gesù un insegnamento esoterico.Ma il Gesù gnostico in questi vangeli è raramente implicato in vicende dal chiaro sapore allegorico, sicchè vi sono fonti per così dire, meno simbolizzanti, e ci figurano un Gesù simile ad un Buddha che predica il Dharma.

    Viceversa ripeto, sono incline a non escludere una qualche realtà storica anche dietro a personaggi quali Zagreo. Quindi per menon ho ancora visto nessuna prova che possa escludere definitivamente l’esistenza reale di un personaggio storico di nome Gesù in palestina istruttore di un circolo spirituale.
    Ovviamente non pretendo che sia il protagonista “reale” di vicende simboliche a lui attribuite, tuttavia, ripeto con le parole di Guenon, è addirittura il caso che un evento simbolico possa “accadere realmente”.
    A parte questo, in sede scientifica, ritengo che le prove “definitive” di non esistenza siano epistemologicamente assai difficili, se non impossobili.
    Al massimo sarebbe rigoroso dire: “allo stato attuale dell’arte…. sembrerebbe sufficiente ipotizzare un’origine mitologica dietro la figura di gesù”.
    tuttavia anche questo non è propriamente possibile stante la testimonianza di giuseppe Flavio che parla di un Gesù di Galilea, sempre che si accetti il testimonuim flavium.
    Insomma in “via definitiva” è un concetto troppo impegnativo che io non userei.

  24. Pier Tulip
    | Rispondi

    @Musashi
    Sono pienamente d’accordo con lei. La mia domanda era solo relativa alla trattazione evangelica, non all’esistenza storica di un personaggio vissuto nel primo secolo, a cui far risalire in qualche modo, difficile da immaginare e definire, la nascita del cristianesimo.
    Se si accetta la miticità dei vangeli si deve anche accettare che gli eventi in essi narrati siano fittizi, allegorici, mitici.
    Ma se lei ha letto fino in fondo il mio KRST, nel capitolo “Il Gesù della storia”, io faccio una precisa ipotesi di chi potesse essere stato questo personaggio, e si aprono orizzonti di interpretazione che possono spiegare anche la sua linea di ricerca, di Guenon, e di tanti altri autori che ipotizzano contenuti esoterici.
    Anch’io, spero in una prossima ricera, di occuparmi di queste problematiche.

  25. Umberto Capotummino
    | Rispondi

    Salve Musashi, grazie per avere commentato il mio articolo sul segreto del numero 153. Attraverso la numerologia si può accedere alla comprensione degli antichi segreti iniziatici, come ci ha tramandato Plutarco (Iside e Osiride ca.75) con la sua tetraktis: “La cosiddetta tetraktis, ossia il trentasei, era la forma più alta di giuramento,come è stato rivelato, ed ha avuto il nome di Mondo perchè è formata dalla somma dei primi quattro numeri pari e dei primi quattro numeri dispari”. La ‘prolissita’ che ti sembra, fa salva l’annotazione dei molteplici riferimenti impliciti, nel caso della tetraktis: dal molteplice pari 2, all’unità dispari 1, sino alla manifestazione del ‘Mondo’ 36, per duplice pulsazione quaternaria della decade( 1+2+3+4=10) si dà l’espressione completa della tetraktis: 2+4+6+8+1+3+5+7=36. Per quanto riguarda la simbologia della figura di Cristo associata alla Fenice egizia puoi leggere qualcosa sul mio blog. Ne tratto estesamente nel mio libro : L’Occhio della Fenice” che riporta nell’introduzione un dialogo con Boris de Rachewiltz.

  26. Minerva
    | Rispondi

    Gent. Sig. Musashi,
    La disturbo per chiederLe se sia possibile parlare privatamente via email con Lei, per favore: desidererei chiederLe alcune informazioni sulla Via Iniziatica dell’Ermetismo.
    La ringrazio dell’attenzione e le porgo i miei più cordiali saluti,
    Minerva
    minnie.mcgranitt@gmail.com

  27. Marco
    | Rispondi

    Guilmot, nell’egittologia, non è nessuno. Neanche in quella “di frangia”. La sua adesione all’AMORC , inoltre, squalifica ulteriormente. AMORC è la new age dei pseudo-rosacrocianesimi moderni ( i quali TUTTI nnon hanno nulla a che fare con quella autentica, neanche nella qualità dei loro assunti…). Pattume.

  28. Alberto
    | Rispondi

    Ero in contatto con Musashi, ma sembra che non sia più reperibile da mesi. Per quanto riguarda l’ermetismo operativo, mi aveva consigliato in particolare “La pietra iniziatica” di Vollarich

  29. Minerva
    | Rispondi

    Grazie Alberto, sei molto gentile, cercherò questo libro. Spero che il sig. Musashi stia bene.

  30. Luigi
    | Rispondi

    Il libro del Vollarich-Volarici è solo un re-make alquanto confuso e barocco degli scritti del gruppo di ur, di bardon, di Barzagh, angelini, palamidessii e altri autori noti. Non c’è “tradizione ermetica”, ma solo un collage condito in modo maldestro. L’ermetismo non nasce dalle proprie fantasie/ipotesi spacciate per corpus tradizionale.
    E’ uno scadente testo sul fai.da.te pseudo-ermetico.

  31. Pujol
    | Rispondi

    Guilmot come egittologo non vale nulla. Davvero scadente. Per nulla considerato dagli accademici ( e va bene )…ma neanche minimamente paragonabile ad egittologi eretici ed esoteristi come R.S. De Lubicz o De Rachewiltz…Un tizio vicino a quell’ammasso di pensiero positivo, teosofia e invenzioni varie che è l’A.M.O.R.C, un guazzabuglio per casalinghe annoiate che è stato partorito dalla mente grossolana di H.S. Lewis.
    Non accorgersi di questo è davvero grave.
    Ci si legga, fra le altre cose, anche ” I rosacroce del Nuovo Mondo” di Robert Vanloo. Documenta con facilità la ciarlataneria di personaggii come Lewis e simili. E Guilmot ha pescato parecchio là sopra…

  32. umberto capotummino
    | Rispondi

    Salve Musashi,per i nessi tra la tradizione egizia e cristiana ho riportato qualcosa in questa intervista
    http://umbi.blogspot.com/

  33. Gianfranco
    | Rispondi

    Nella prima parte di questo articolo è scritto:
    “Probabile che qualcuno, lui vivente, lo identificasse
    col Messia, ma mai Gesù, in nessun passo evangelico,
    dice esplicitamente di esserlo”.
    Nel Vangelo di Giovanni (4:25-26) è scritto:
    Gli dice la donna [la samaritana]: “So che il Messia
    viene quello chiamato Cristo; quando verrà quello
    annuncerà a noi tutte le cose.
    Dice a lei Gesù: “Io sono, che ti parlo”.
    L’immaginazione smodata raramente aiuta nello
    studio delle Scritture.

  34. Gianfranco
    | Rispondi

    Commento di Gianfranco
    Ora: 12 ottobre 2014, 21:26

    [Inserite gentilmente questo, non quello di prima]:

    Gesù era giudeo, ma il suo sacerdozio non segue la “linea”
    di trasmissione giudaica (Famiglia dei Levi etc. Aronne etc.),
    ma quella di Melchisedek, che non era giudeo. Magari con
    questo è possibile spiegare le “discrepanze” tra ebraismo e
    predicazione e ritualità di Gesù.
    Forse è il caso di “scavare” su questo versante prima
    di impantanarsi in altre ipotesi.
    Nessuno ha la verità in tasca, ma ci sono modi e modi di cercarla.
    Il cristianesimo non è una realtà uniforme e omogenea, ma un
    flusso spirituale che va dalla idolatra devozione popolare ad
    altissime espressioni di santità. E’ troppo facile inquadrarla
    come un travisamento di culture e riti antichi, quando invece
    abbiamo numerose trasmissioni della sua estrema vitalità spirituale
    neanche troppo lontane da noi, storicamente parlando.
    L’aspetto interiore della vita (la Vita, appunto) non è espressione
    di qualcosa di morto che può essere racchiuso da sterili ed asettiche
    categorie di valutazione (come va di moda fare),
    ma è espressione di qualcosa di vivo che attraversa la storia
    e ci testimonia delle realtà che superano la storia e che
    stanno più in alto delle vicissitudini di questo travagliato mondo.

  35. Gianfranco
    | Rispondi

    Commento di Gianfranco
    Ora: 12 ottobre 2014, 21:37

    [inserite questo gentilmente, nell’altro c’erano errori]

    In ogni caso quella risalente a Melchisedek non
    va inquadrata come una discendenza
    “storica”, dato che qui non si sta parlando di
    eventi e personalità semplicemente storiche. Nel momento
    in cui riduciamo Melchisedek e Gesù a semplici personalità
    storiche, allora in quel momento non abbiamo
    compreso nulla di quanto le Scritture vogliono
    trasmetterci. Tutto il resto è filologia, che può anche
    dare una mano, ma anche distorcere del tutto il senso
    di determinate questioni.

  36. Gianfranco
    | Rispondi

    [Inserite questo, nell’altro c’erano errori]:

    “A questo proposito, non escludo, come qui sostenne un mio discepolo, che si firma Ammonio Italico, che addirittura quel rappresentante avatarico, il vero portatore del Christos, fosse non tanto il rabbi Yoshua quanto Giovanni il Battista”.
    Giovanni fu figlio di Zaccaria ed Elisabbetta. Zaccaria è sacerdote secondo la linea di trasmissione giudea e Giovanni, essendo “nato da donna”, non può che esserne un successore (certo, con la sua particolare missione di “immergitore” e annunciatore del Messiah). Gesù invece in quanto sacerdote lo è “secondo l’ordine di Melchisedek”. Giovanni è “il più grande tra i nati da donna”, mentre Gesù è “Figlio dell’Uomo” [espressione che sia in ebraico che in aramaico significa sinteticamente “Uomo”, ma nel caso di Gesù sarebbe meglio dire ‘L’Uomo’ come sostanza spirituale procedente dal Principio Supremo] disceso dal cielo. Giovanni immerge nell’acqua, Gesù nel fuoco e nello Spirito.
    Lo potete escludere.
    Lasciatevi meglio ammaestrare da chi può dirsi Maestro, maestri o discepoli che siate.

  37. Gianfranco
    | Rispondi

    Pare che questo sito abbia funzionato fino a quando c’era da
    avvallare delle grossolanissime “imprecisioni”.
    Adesso c’è il deserto.
    Non ho per nulla l’abitudine di pubblicano, come molti, dei
    pareri personali solo per aggredire il prossimo. Più semplicemente,
    dopo aver notato che uno studioso – a quanto pare – molto competente
    in materia di tradizioni spirituali ha affermato delle cose estremamente
    svianti circa i Vangeli, volevo farlo notare a lui stesso e a quanti
    leggono i suoi scritti.
    Ma pare che di questi tempi le fantasiose e suggestive ricostruzioni
    abbiano più richiamo delle parole stesse della Scrittura.
    E questo non mi sorprende.
    Non voglio dire che non sia possibile sbagliare, ma mi chiedo come
    sia possibile che uno studioso che tanto ha approfondito l’argomento
    cristianesimo possa cadere in errori tanto evidenti circa i Vangeli
    canonici.
    Dato che i reiterati tentativi di avere un confronto sull’argomento
    sono falliti, non posso che fare tesoro di questa “esperienza” per
    confermarmi una volta di più ciò che già sapevo: il mezzo
    internet, con il suo delirio informatico ed “iperdemocratico”, non si
    presta affatto ad un confronto serio su argomenti seri.
    Anzi è proprio un’impressionante fucina di svianti imprecisioni.
    Spero comunque che le parole che qui lascio possano servire a
    qualcuno… anche se in realtà esse non dovrebbero servire più di
    tanto a chi legge il Nuovo Testamento così per com’è,
    possibilmente con una traduzione interlineare che tenga conto, alla
    lettera, dell’originale greco, senza inventarsi interpretazioni e conclucioni
    del tutto infondate e meditando col cuore quanto vi va leggendo.
    Saluti.

  38. Giuseppe
    | Rispondi

    Sig. Gianfranco, ottimi i suoi interventi. Era ora. Di mitomani esaltati, in giro, ce ne sono già troppi. Basta con le fantasie spacciate per “ricerca”…di quarta mano, poi…

  39. Gianfranco
    | Rispondi

    Salve Giuseppe, di sbagliare capita a tutti, anche per lungo tempo, in un modo o in altro. E’ capitato anche a me, che tuttora non mi sento all’altezza delle cose che ho appreso tramite le Scritture: non conta saperle infatti, ma conta viverle. I forum – a cui solitamente non partecipo – sono quel luogo in cui ognuno si sente una piccola falsa divinità che può tutti giudicare. Questo, almeno per quanto mi riguarda, è un gorgo pericoloso. D’altronde quelle che intervengono sono, suppongo, persone che tra di loro non si conoscono: non sono che un nome sullo schermo di un computer. Questo, mi creda, per discutere di determinate questioni, sia pure per iscritto, è un grandissimo limite. E a volte l’errore serve per portare a galla la sostanza di un questione: chi la porta, poco conta. Sinceri Saluti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *