Il male assoluto: democrazia e liberalismo

Altro che nouvelle philosophes o “pensiero debole”: il vero politicamente antagonista, il vero trasgressivo, il vero e unico radicalmente alternativo è dalla parte opposta. Julius Evola, ancora lui. Più passa il tempo e più Evola esce dal suo ruolo di immobile icona: finalmente non è più solo il guru imbalsamato di una setta maledetta, idolatrato da immature fantasie o da cocciuti manipolatori d’immagine. Ma viene letto, studiato e criticato anche dall’intellettualità di “fuori-area”, quella ufficiale, quella con le “carte in regola” e ben spalmata sulle tacite direttive del potere e del sottopotere. Più passa il tempo e più se ne comprende lo spessore di pensatore che riassume in sé non soltanto un’ideologia (anzi, più di una: fascismo, tradizionalismo, “rivoluzione conservatrice”…), ma anche intere epoche: non solo la sua, ma anche la nostra. E perfino le “sinistre”, ormai a mani vuote di idee e di progetti, perfino le grandi concentrazioni editoriali inseritissime nel sistema, gira e rigira, ne parlano e ne scrivono. Di solito male, ma ne scrivono. Nonostante gli sforzi che alcuni “guardiani del faro” da tempo dispiegano per edulcorarlo, camuffarlo, liftarlo, al fine di renderlo presentabile alle “destre” perbeniste, moderate, borghesi, Evola se ne sta ancora ben fermo in piedi tra le rovine degli altri. Chirurghi plastici compresi.

 

Francesco Cassata, A destra del fascismo. Profilo politico di Julius Evola Il barone non avrebbe gradito il lifting cui a ripetizione lo sottopongono taluni suoi non richiesti e petulantissimi allievi. Gli sarebbe invece piaciuto l’ultimo libro a lui dedicato, che dice le cose come stanno, senza livore né virginali rossori: A destra del fascismo. Profilo politico di Julius Evola (Bollati Boringhieri), scritto dallo storico torinese Francesco Cassata. Non essendo egli un evolomane, il suo non è un prodotto da beauty farm, ma un libro di storia. E, ciò che non guasta, un ottimo libro. Ne viene fuori la migliore e più puntuale delle analisi del pensiero di Evola, il quale ha subìto il dannato destino postumo di vedersi ad un tempo troppo venerato e troppo demonizzato. Inutile girarci intorno: dà terribilmente noia il suo razzismo, quasi che per apprezzare un autore e la sua importanza, dovessimo per forza condividerne tutte le idee oppure, addirittura, difenderlo da esse. Diciamo la verità, questo razzismo imbarazza da morire tutti coloro che vorrebbero fare di Evola un infallibile pontefice, mondo di “macchie”. Ci si vergogna o ci si scandalizza – a seconda se si è di “destra” o di “sinistra” – di tutta una serie, una lunga serie, di scritti apertamente razzisti. Se dello “spirito” o del “corpo” non saprei, ma razzisti. Benedett’uomo, come ha potuto scrivere quelle cose? Adesso è durissima cercare di farne il santino della “destra” al potere, capirete… occorrono sforzi dialettici e virtuosismi esegetici di non facile soluzione… Ma per chi non è interessato a strattonare Evola per la giacca, per chi è interessato alla sua figura di solido pensatore e di intellettuale “interventista” complesso e di ottima lega, tutto questo non inquieta né ha importanza. I fatti sono fatti. E gli scritti sono scritti. Carta canta, come si dice. E la “carta” di Evola canta che è una bellezza. Per cui: prendere o lasciare.

 

Nell’introduzione, Cassata mette le cose in chiaro: “In realtà, il razzismo fascista non era soltanto ‘spirituale’ così come quello nazionalsocialista non era unicamente ‘biologico’. Ed Evola, negli anni trenta e quaranta, non ha mai parlato di razzismo ‘spirituale’. Preferiva definire la propria ‘dottrina’ in termini di razzismo ‘totalitario’ o ‘tradizionale'”. Dopodiché l’autore lascia parlare Evola, non si intromette troppo con giudizi di valore, che sappiamo scontati fin dall’inizio, segue il barone passo passo, senza abbellire né imbruttire. Questo fa uno storico, quando sa fare bene il suo lavoro.

 

Julius Evola, Gli uomini e le rovine Il razzismo di Evola è storicamente un fatto: ognuno lo giudicherà, in sede ideologica, politica, privata, morale, come più gli aggrada. Ma in Evola c’è dell’altro. Molto altro. Ad esempio, pur singolarmente incapace di avvertire l’importanza politica delle masse nel mondo moderno – cosa che invece seppero fare alcuni suoi omologhi: basta pensare a Jünger -, o forse proprio per questo, Evola vide con chiarezza e fin dal principio che il tarlo mondiale non era tanto il comunismo, semplice cascame, ma l’egualitarismo liberale, l’ideologia dei diritti, l’indiscriminato appiattimento dell’essere umano sulle formule universali imposte dagli illuministi di ogni tempo. Ne Gli uomini e le rovine non fece che ripetere una convinzione che aveva già maturato molti anni prima: “Senza la Rivoluzione Francese e senza il liberalismo, non vi sarebbero stati il costituzionalismo e la democrazia, senza la democrazia e la corrispondente civiltà borghese e capitalista del Terzo Stato non vi sarebbero stati il socialismo e il nazionalismo demagogico, senza la preparazione del socialismo non vi sarebbero stati il radicalismo e, infine, il comunismo a base nazionale o proletario-internazionale”.

 

Liberalismo e individualismo sono i nomi di quell’uovo di serpente da cui sono fuoriuscite, lungo un piano inclinato, tutte le degenerazioni di cui il mondo ha goduto e gode oggi i benefici: questa la macro-lettura evoliana della modernità. Questa la sua intatta attualità. E su questa sua consapevolezza, profondamente articolata e saldamente legata ad una visione del mondo, innestiamoci pure i dettagli o le contraddizioni. Evola fu tutt’altro che l’inamidato manichino autarchico: risibile totem per gli insicuri. Fu elastico e anche duttile, conobbe stagioni diverse tra loro, e tuttavia le sue “rettificazioni” in corso d’opera non mancarono mai di una loro coerenza. Dall’antifascismo anti-democratico degli esordi alla collaborazione, lui spregiatore della base “plebea” del fascismo, con due capi storici dello squadrismo: prima Arpinati, poi Farinacci. Che credettero in lui molto più di tanti inutili e anzi perniciosi reazionari. Lo squadrismo fece scrivere Evola, gli dette spazio, credito, libertà di espressione, opportunità. Gli altri, i tradizionalisti reazionari, facevano nicchia esoterica. Evola, grazie allo squadrismo, fece militanza politica.

 

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Francesco Cassata, A destra del Fascismo. Profilo Politico di Julius Evola, Bollati Boringhieri, Torino 2004, € 25,00.

 

Tratto da Linea del 1 febbraio 2004.

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