L’etno-nazionalismo e l’ideologia völkisch

Fiorenzo Toso, Frammenti d'Europa. Guida alle minoranze etnico-linguistiche e ai fermenti autonomisti Come già scritto, l’etnonazionalismo si rifà al federalismo etnico, forma modernizzata del nazionalismo etnico e dell’ideologia völkisch. Tale ideologia assegna la priorità alla tutela del Volk, inteso come comunità di Sangue e Suolo. L’etnicità costituisce per noi etnonazionalisti il criterio fondante della nazione, che prende corpo attraverso la forza del Sangue. Il singolo individuo è subordinato al volere della Volksgemeinschaft, della comunità etnica. Nella visione etnonazionalista la mappa geopolitica dell’Europa deve essere ridisegnata, attraverso la nascita di una Federazione europea etnica, costituita da Regioni-Stato, etnicamente omogenee. Ecco perché nel nostro edificio etnocentrico non vi è posto per lo Stato nazionale etnicamente eterogeneo.

Il pensiero etnonazionalista si rifà ad una concezione oggettiva della nazione, che corrisponde al Volk della tradizione di Herder, Fichte e M.H. Boehm. Bisogna sostituire gli Stati nazionali etnicamente pluralisti, e quindi ingiusti, con un insieme d’unità etnicamente omogenee. Lo Stato nazionale di matrice massonica e giacobina è il nemico in quanto si è storicamente sviluppato come realtà istituzionale etnicamente eterogenea, che non fonda i diritti di cittadinanza sull’appartenenza etnica! Dunque un indispensabile criterio per comprendere l’etnonazionalismo deve essere la conoscenza del pensiero völkisch, che si sviluppò in Germania e nelle università tedesche tra gli anni ’20 e ’30. Il pensiero völkisch nasceva da un profondo Kulturpessimismus presente in alcuni strati della società tedesca e si concretizzava in un’avversione per gli aspetti materialistici della moderna società industriale. Antiindustrialismo e antiurbanesimo, anticapitalismo e antiliberismo, coniugate ad una volontà di ritornare all’Ahnenerbe, all’eredità degli Avi: sono queste alcune delle facce con cui tale pensiero si mostrava, e proprio nel pensiero völkisch questi aspetti s’intrecciavano indissolubilmente. L’aggettivo völkisch sarebbe stato introdotto, secondo il germanista von Pfister, nel 1875 in sostituzione alla parola “national“. Il pensiero völkisch, che aveva le sue radici profonde nel periodo delle guerre napoleoniche ed in istanze romantiche, nasceva da un senso di frustrazione rispetto ad un’unificazione compiuta sotto l’egida prussiana e ad una scissione confessionale del paese, per recuperare un’identità etnonazionale più profonda e genuina, che si basasse sullo spirito popolare. Germanesimo ed antropologia razziale, antimodernismo e biologismo sono alcune delle facce che caratterizzano il pensiero völkisch. Un legame di popolo a livello biologico attraverso il Sangue e la Razza ed un mitico radicamento nel Suolo dell’Heimat, nell’idioma e negli usi e costumi trasmessi dalla Tradizione rappresentano il pensiero völkisch. La forza di tale pensiero risiede proprio nella profonda carica emotiva e passionale che era (è) capace di trasmettere. Dunque la teoria völkisch, termine che in italiano si traduce in “etnonazionale”, sostiene la prevalenza di una concezione della cittadinanza che contrappone “das Volk” a “the people“, e fa sì che in Germania si sia applicato lo jus sanguinis, il diritto del Sangue: cittadino tedesco era solo chi discendeva da genitori tedeschi, parlava tedesco e propagava la cultura tedesca. Per noi etnonazionalisti lo jus sanguinis è un punto fermo, irrinunciabile.

Walther Darré
Walther Darré

Un extraeuropeo che lavora da 30 anni in una delle comunità etnonazionali che costituiscono la Padania (ad esempio il Veneto) non sarà mai un cittadino Veneto, dal momento che conserva le sue racines, la sua cultura allogena, la sua lingua. Il diritto di cittadinanza, a nostro avviso, dovrà spettare, infatti, solo a chi appartiene alla comunità etnica, cioè, ad esempio in Veneto, è cittadino chi è Veneto di sangue. The people significa invece jus soli, diritto del suolo: la cittadinanza si acquisisce semplicemente risiedendo in un posto, e questa è la concezione tipica dello stato nazionale multietnico e giacobino-massone nato dalla Rivoluzione Francese. E’ proprio in nome del diritto alla differenza culturale e del diritto all’identità etnica che attualmente noi propugniamo un’etnoconfederazione. La nostra teoria völkisch etnonazionalista pone un’importanza speciale sulla supremazia della nazione rispetto all’individuo: per noi etnonazionalisti Razze, Etnie, Stirpi, Nazioni sono le categorie umane fondamentali, rifiutiamo categoricamente il concetto che le popolazioni siano flessibili e mutevoli, senza correlazione fra caratteristiche fisiche e culturali. Vi sono sicuramente analogie di pensiero tra alcuni esponenti della Nuova Destra (es.: Guillame Faye, Robert Steuckers,…) e noi etnonazionalisti völkisch, tali analogie si possono individuare nelle seguenti idee-guida:

a) il federalismo basato sul criterio etnico quale elemento costitutivo di un nuovo ordine europeo (“L’Europa delle comunità etnonazionali e delle Stirpi”), in cui alla disintegrazione degli Stati nazionali etnicamente eterogenei corrisponda la nascita di una federazione di Stati regionali etnicamente omogenei; il federalismo quale forma istituzionale che consenta l’esercizio del diritto all’autodeterminazione;
b) La richiesta di una nuova mappa politica dell’Europa, con la modifica degli odierni confini, da noi considerati artificiali;
c) La priorità assegnata ai diritti collettivi, di gruppo, rispetto ai diritti fondamentali dell’individuo; l’avversione verso l’universalismo;
d) Il rigetto della società multiculturale, considerata fonte di conflitti interetnici, la teorizzazione di forme del pensiero differenzialista;
e) L’esaltazione di comunità naturali e omogenee contrapposte all’idea di nazione nata dalla rivoluzione francese;
f) La relativizzazione della democrazia liberale, che necessita di correttivi etnici.

Nostro punto di riferimento culturale sono:

* Intereg (Internationales Institut fur Nationalitatenrecht und Regionalismus, ossia Istituto Internazionale per il diritto dei gruppi etnici e il regionalismo). Finanziato attraverso la Bayerische Landeszentrale fur Politische Bildungsarbeit (ente centrale bavarese di istruzione politica), fino alla sua scomparsa è sostenuto caldamente da Franz Joseph Strauss. Nella dichiarazione istitutiva dell’Intereg si precisa l’obbiettivo di una “relativizzazione degli stati nazionali”, al fine di conseguire “l’affermazione di un diritto dei gruppi etnici e dei princìpi dell’autodeterminazione e dell’autonoma stabilità delle regioni”.
* BdV (Bund der Vertriebenen), è l’associazione regionale dei tedeschi espulsi dopo il 1945 dai territori orientali del Terzo Reich. BdV nasce grazie al land della Baviera e su iniziativa dei profughi dei Sudeti, la regione popolata da tedeschi grazie a cui Hitler invase la Cecoslovacchia. Il BdV non riconosce gli attuali confini della Germania.
* SL: (Sudetendeutsche Landsmannschaft), è la lega dei profughi dei Sudeti.
* Fuev (Federalistiche Union Europaischer Volksgruppen), Unione federalista delle comunità etniche in Europa. Per gruppo etnico, secondo la Fuev, si intende una comunità che si definisce “attraverso caratteri che vuole mantenere come la propria etnia, lingua, cultura e storia”. Dopo la caduta del muro di Berlino e dell’Urss, tre milioni di cittadini di origine tedesca sono presenti negli stati post sovietici, per cui Bonn, dopo il 1989, ha iniziato a finanziare la Fuev.
* VdA: (Verein fur das Deutschtum in Ausland), associazione per la germanicità all’estero.
* Guy Héraud: coeditore di “Europa Etnica”, organo ufficiale della Fuev e di Intereg, figura nel comitè de patronage della “Nouvelle Ecole”, la rivista della nuova Destra francese. E’ il padre del federalismo etnico, la dottrina istituzionale che presenta le “Piccole Patrie”, nate dalla secessione dallo Stato nazionale multietnico, come l’estremo bastione contro la globalizzazione e l’invasione allogena. “Padre spirituale” del nazionalismo etnico è R.W. Darré e il suo testo, fondamentale per ogni etnonazionalista, è Neuadel aus Blut un Boden (Ed. italiana: Edizioni di Ar, Padova 1978): l’indissolubile binomio di “sangue e suolo” esprimeva la carica fortemente etnonazionalista e biologista del pensiero ruralistico di Darré. L’uomo, considerato innanzi tutto nella dimensione biologica di portatore e custode nel suo sangue di un prezioso patrimonio genetico, doveva realizzare la sua esistenza attraverso un’intima fusione con la terra. Egli doveva “come la pianta mettere radici nel suolo per prendere parte alla forza primigenia, eternamente rinnovantesi della terra”. “Vogliamo far diventare di nuovo il sangue e il suolo il fondamento di una politica agraria tedesca chiamata a far risorgere il “contadinato” e con ciò superare le idee del 1789, cioè le idee del liberalismo. Perché le idee del 1789 rappresentano una Weltanschauung che nega la razza, l’adesione al contadinato invece è il nucleo centrale di una Weltanschauung che riconosce il concetto di razza. Intorno al contadinato si scindono gli spiriti del liberalismo da quelli del pensiero völkisch“. Tra i molti importanti esponenti del pensiero völkisch vi furono: Julius Langbehn (Rembrandt als Erzieher), Paul de Lagarde (Deutsche Schriften), il movimento dei Wandervoegel, W. Schwaner (Aus heiligen Schriften germanischer Völker), Hermann Ahlwardt (Der Verzweiflungskampf der arischen Völker mit dem Judentum), Artur Dinter (Die Sünde wider das Blut), H.F.K. Guenther (Rassenkunde des deutschen Volkes, Rassenkunde Europas, Rassengeschichte des hellenischen und des römischen Volkes), Friederich Naumann, Alfons Stoecker e infine Georg Ritter von Schönerer.

Nostro dovere di etnonazionalisti è, quindi, prima di tutto quello di far riscoprire a tutti i Popoli Padano-Alpini ed agli Europei l’appartenenza alle proprie millenarie comunità di sangue, di suolo, di destino e di storia: comunità che da sempre hanno costituito quella più grande comunità di popoli che è oggi la Padania. Dire Padania, significa per noi evocare subito una molteplicità d’immagini e di concetti diversi. Primo fra tutti un concetto geografico: la Padania è una terra. Ma subito dopo un concetto d’ordine etnico: la Padania è, infatti, un insieme di popoli affini per comuni radici di sangue e di tradizioni. Ancora, un concetto d’ordine storico: la Padania è il risultato di millenni di vicende storiche specifiche, è il prodotto della vita fisica e spirituale, delle attività delle genti che l’hanno abitata. E infine un concetto d’ordine ideale: la Padania è un insieme di civiltà. Non è dunque possibile pensare la Padania senza avere ben presenti questi quattro momenti fondamentali della sua identità: la Padania come Terra, la Padania come Sangue, ovvero come l’insieme di numerose comunità etniche, la Padania come Memoria storica, la Padania come Civiltà. Noi rappresentiamo quelle Heimaten, quelle Stirpi che esistono da millenni e non un’artificiosa costruzione massonica e giacobina come lo stato italiano, noi siamo quella Terra di Mezzo che da sempre è il cuore pulsante della Mitteleuropa.

Il concetto di sangue e suolo non è certo astratto e trova un riscontro materiale nelle mappature genetiche italiane, che dimostrano in maniera scientifica come non esista in termini etnici un popolo italiano e come gli antichi popoli preromani siano ancora oggi presenti con i loro geni. Anche linguisticamente le differenze sono nette e parlare di dialetti è un eufemismo non supportato da riscontri scientifici. Non si può inoltre confondere la razza con l’etnia, ragion per cui gli Europei autoctoni sono razzialmente omogenei ed etnicamente divisi. Il Sacro Romano Impero della Nazione Germanica, unendo nella diversità rimane l’esempio più alto di un’Europa forte, libera e rispettosa delle tante patrie che la compongono. Detto questo riteniamo comunque che di fronte al pericolo immediato e mortale per l’intera Civiltà europea di un’immigrazione che è un’autentica invasione, sia oggi più importante ricercare i valori della comune Tradizione europea ed unire le forze per salvare il salvabile. Lo stato italiano è condannabile in quanto giacobino e perciò centralista e mondialista e nemico delle etnie che lo compongono. Un’etnofederazione basata sui valori della nostra Tradizione potrebbe essere un passo fondamentale verso la costruzione della Padania e dell’Europa che sognamo.

La battaglia è appena iniziata: siamo noi, tutti noi Popoli Padano-Alpini ed Europei che dobbiamo alzare il grido di battaglia, serrare i ranghi, e inondare le piazze di questa Terra antica dal nuovo destino. Inondarla delle nostre millenarie bandiere di libertà! E soprattutto noi etnonazionalisti dobbiamo restare uniti e legati come lo sono gli alberi di una stesa foresta, le onde di uno stesso fiume, le gocce di uno stesso sangue. Allora sarà veramente impossibile fermarci! Forza dunque: Padania, Europa in piedi!

25 Responses

  1. Lorenzo
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    Vorrei portare un po' di luce al tuo articolo piuttosto generale nei contenuti. Avendo vissuto in Germania per diverso tempo vorrei farti notare che il termine Volk non è più utilizzato né in Germania né in Austria perché ricorda un periodo buio, oscuro della storia tedesca. I tedeschi hanno compreso che l'identità basata sul suolo e il sangue (Blut und Boden) è stata la precorritrice delle teorie razziste. Oggi, vorrei farti notare, note ricerche di genetisti hanno sottolineato l'inesistenza delle razze, argomentando altresì che le differenze visive (guarda il colore della pelle e tratti somato-morfologici) sono date dall'adattamento all'ambiente. Da antropologo posso assicurarti che una delle caratteristiche più incredibili dell'uomo è l'adattamento. La pelle nera, ad esempio, è una delle più grandi conquiste dell'umanità, e siamo noi bianchi ad essere più vicini alle scimmie, poiché non abbiamo costruito uno schermo contro i raggi solari dannosi, come invece è accaduto ai progenitori degli attuali Africani. Fai attenzione quando parli di razze e ceppi etnici, o quando utilizzi la storia per i tuoi scopi di propaganda.
    Per quanto riguarda la lingua, chi ha detto che sia un carattere principale dell'identità, veneta per esempio? Sai che queste sono teorie dell'ottocento positivista? Il tedesco Herder fu uno tra i primi a postularle ed oggi sono più che superate, oggi si ride tristemente sulle teorie ottocentesche che presero le mosse dagli studi di linguistica. Nessuno in campo scientifico utilizzerebbe mai gli studiosi che hai citato, per una ricerca che tenti di basare l'appartenenza ad un determinato luogo.
    Credi veramente che in Padania ci sia un popolo autoctono ancora "puro"? Credi veramente che ci sia mai stato? Non credi che gli spostamenti e gli incroci di millenni abbiano ormai messo fine a questi discorsi sulla razza, l'appartenenza, creatori di disguidi inutili? Non converrebbe informarsi meglio? Parlare con quelli definisci, senza senso, non autoctoni? Non capisci che ti fai prendere in giro scrivendo tali bagianate?
    Ti consiglio inoltre, se volessi essere preso un po' più sul serio, di utilizzare gli accenti e le forme linguistiche tedesche adeguate. Oltre a questo, leggi per favore Razza e Storia, Razza e Cultura di Lévi-Strauss, ti chiarirà diversi aspetti. Dopodiché cancella questo articolo, e riscrivilo.

  2. Ales
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    Non ho parole. Nessuno in questo sito dubita che la Germania ovest (il muro c'è ancora) non sia quella che piace al Prati. E nessuna dubita che sia tutto un obbligo, una mancanza di libertà, un dovere, ecc.
    "fai attenzione", "riscrivi"….accidenti che toni, forse Prati ha colpito nel segno..chi esce dal Volk europeo cosa ci fa qua?. E' chiaro che non si conosce Prati e l'etnonazionalismo INTERNAZIONALE, quando si cade dal pero in questo modo, ma molti vogliono dire quanto vogliono: razza razza razza razza, sangue, razza, razza, volk volk volk."Antropologi?" tutti lo siamo.. Comunque, io vivo la Germania anche se non ci risiedo (la BRD mi fa vomitare) credo più di tutti gli utenti del sito, e faccio notare che al di fuori del gruppo di potere il popolo tedesco non è quello che si crede, alla fine unioni miste sono rare, non come nell'europa dell'ovest, e mi si dice "dillo tu che non sei tedesco và". In breve, nei fatti il regime BRD non esiste così tanto come si evince dalle sue leggi e dalla sua TV.

  3. Ales
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    E Austria, la Svizzera tedesca, Alto Adige, ma anche la Germania Est, NON sono la BRD nè lo saranno mai. C'è poco da consigliare

  4. Ales
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    Levi Strauss??? che ridere. In breve certe persone dovrebbero continuare a fare la pizza di fianco al kebabbaro in Germania, piuttosto che avventutarsi in ambienti culturali di cui non hanno la più pallida idea (Prati non è certo lo skin di quartiere!), bacchettandoli da titolari di diploma della terza media

  5. Fransej
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    Qualcosa mi sfugge nel concetto di " federalismo basato sul criterio etnico". In una federazione, diversi gruppi etnici dovrebbero prendere insieme molte decisioni; presumibilmente, poi, i cittadini dovrebbero potersi trasferire da uno Stato confederato all'altro. Tutto ciò sembra incompatibile con la comunità etnicamente omogenea, a meno che la " federazione " non debba essere poco più di un'alleanza. Comunque, " Lorenzo " ha ragione: piaccia o no, l'attuale genetica dice che le razze non esistono, se intese come gruppi con caratteristiche psichiche innate. Certamente le teorie scientifiche possono cambiare. Ma Prati giunge a fare appello a razze chiaramente inesistenti: vede delle vere o presunte differenze culturali, come quella tra padani e non, e dichiara che si basano su differenze genetiche, anche se non si accompagnano a differenze fisiche; ecco la razza " invisibile ". Lo stesso facevano i nazisti ai quali Prati si richiama. L'importante è ancorare l'identità e le norme di comportamento a ciò che proprio non può cambiare, così quelli come il signor Ales si sentono garantiti per l'eternità. Il tempo scorrerà anche per loro e per la comunità che vorrebbero instaurare

  6. Ales
    | Rispondi

    Fransej non è in grado di vedere la differenza tra un Ticinese e un Siciliano? A parte che per razza si intende Caucasica-Bianca, Gialla, ecc. Si parla di scienza, che voi crediate che la terra è piatta ("le razze sono solo colori") non ci riguarda.

  7. Ales
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    Nonchè – l'utilitarismo, il sentire da macchine, non appartiene a chi non è un automa dell'ultima società, non agiamo perchè la razza non è, ovviamente, solo un colore con caratteristiche diverse, ma in base a un sentimento ! romantico di preservazione che fa parte dell'essere ! umani, più umani di certi automi di oggi che si muovono in base all'istinto dei loro stomaci.

  8. Fransej
    | Rispondi

    Prati scrive, se non proprio di " razze ", certo di gruppi biologici distinti stabiliti nei diversi territori d'Europa. Al riguardo, un siciliano può avere i capelli chiari e un ticinese averli scuri, ad esempio. Esistono tipi fisici più diffusi in alcune regioni europee che in altre, niente di più. Se parliamo di scienza, assicuro ad Ales che qualsiasi genetista oggi confermerà che i vari abitanti d'Europa non sono collettività biologiche distinte, e dirà perfino che niente, geneticamente, mostra l'esistenza di una " mente nera " distinta da una " mente bianca ". Non che si debba giurare sulle tesi scientifiche come sulla Verità Definitiva, ma qualcosa contano. Se invece parliamo di romanticismo, è una cosa che capisco e a volte apprezzo, solo che, si sa, i romantici s'ingannano facilmente.
    A parte tutto ciò, sono sinceramente curioso di una questione sollevata dall'articolo. Come si concilierebbe la federazione europea, quindi includente molti popoli, con il principio dell'omogeneità etnica dello Stato? Credo che Lei, Ales, conosca queste tesi meglio di me; vuole cortesemente illuminarmi?

  9. Fransej
    | Rispondi

    Prati scrive, se non proprio di " razze ", certo di gruppi biologici distinti stabiliti nei diversi territori d'Europa. Al riguardo, un siciliano può avere i capelli chiari e un ticinese averli scuri, ad esempio. Esistono tipi fisici più diffusi in alcune regioni europee che in altre, niente di più. Se parliamo di scienza, assicuro ad Ales che qualsiasi genetista oggi confermerà che i vari abitanti d'Europa non sono collettività biologiche distinte, e dirà perfino che niente, geneticamente, mostra l'esistenza di una " mente nera " distinta da una " mente bianca ". Non che si debba giurare sulle tesi scientifiche come sulla Verità Definitiva, ma qualcosa contano. Se invece parliamo di romanticismo, è una cosa che capisco e a volte apprezzo, solo che, si sa, i romantici s'ingannano facilmente.

    A parte tutto questo, vorrei davvero capire una questione sollevata dall'articolo. Come si concilierebbe la federazione europea, quindi includente molti popoli, con l'omogeneità etnica dello Stato? Credo che Ales conosca tali tesi meglio di me; vuole cortesemente illuminarmi?

  10. Ales
    | Rispondi

    La comunità non è da instaurare, c'è e c'è sempre stata. Le vera genetica – non politicizzata suffraga la razza; lo sport, le arti, ecc. affermano che le razze esistono e sono diverse, tutta l'Europa centro-orientale e alpina non conosce mondialismo di sorta e resta preservazionista, come l'Asia e larghe fette di Nordamerica. Non c'è nessun tempo chbe deve scorrere perchè in interi territori c'è solo l'eterno ritorno. Ignoro il motivo per cui chi non appartiene alla comunità etnica debba "dannarsi" in casa altrui. Per il resto, veramente le due nazionalità dello stato italiano si distinguono tutt'ora anche solo a vista (caso unico negli stati europei) e presentano un distanza etnica, di intercultura, di problemi di convivenza (per es. nel numero di divorzi come tra "stranieri").

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