Tipologia razziale dell’Europa

Nota: il presente scritto costituisce la Nota introduttiva a Tipologia razziale dell’Europa di Hans Friedrich Karl Günther, pubblicato dalle Edizioni Ghénos di Ferrara (2003, 224 pagine, 320 illustrazioni, 20 cartine. Costo 20 Euro). Prima edizione a cura del gruppo di studi Ghénos.Traduzione della seconda edizione tedesca (Rassenkunde Europas, von Dr. Hans F. K. Günther,J. F. Lehemanns Verlag, München, 1926) ad opera di Silvio Waldner.

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Hans Friedrich Karl Günther, Tipologia razziale dell’Europa
Hans Friedrich Karl Günther, Tipologia razziale dell’Europa

Sull’utilità della prima parte del presente libro (capp. 1-6), quella più sistematica, data la totale esclusione delle nozioni razziali dall’ambito divulgativo (relegate in un iperspecialismo che quasi si vergogna di trovarsi di fronte al dato razziale, e che per ‘rimediare’ aggioga la ricerca al ‘dogma’ egualitarista), è già stato fatto cenno da parte dell’editore, Invece, vale la pena qui di soffermarsi un po’ di più sulla seconda parte del testo di Günther (capp. 7-12). Essa tratta piuttosto argomenti storici e temi di attualità (quali essi potevano essere negli anni Venti). In particolare, al Cap. 8, l’autore fa una sintesi di quegli sviluppi storico-razziologici che portarono alla decadenza dell’Ellade e di Roma, argomenti che poi egli avrebbe sviluppato in grande dettaglio in due sue opere specifiche mai tradotte in alcuna lingua diversa dal tedesco (eccettuati alcuni stralci in inglese) (1). Indipendentemente dalla fissazione del Günther sull’idea nordica (che aveva certamente i suoi pregi ma che fu portata all’estremo), la lettura di questa seconda parte ha una sua notevole utilità, in quanto vengono prospettate tematiche sociali che, incipienti all’inizio del secolo XX, sono adesso di tragica attualità.

Quanto alla fissazione sull’idea che l’unica ‘razza portante’ della civiltà europea fosse stata e sia ancora quella nordica, è basata soprattutto su constatazioni storiche; e ‘l’idea nordica’, probabilmente valida ancora diversi secoli addietro, non è detto che continui ad esserlo adesso. Ogni cosa sembra indicare che la ‘razza’ nordica (in termini razziologici più esatti, la sottorazza nordica della razza europide) abbia subito un collasso interno dal punto di vista dell’evoliana ‘razza dello spirito’, con conseguente affievolimento della capacità di retto giudizio. Ne resterebbe, al massimo, una maggiore intraprendenza e, forse, serietà di propositi (ma probabilmente non una maggior intelligenza, laboriosità o inventiva) rispetto alle altre sottorazze europidi – qualità messe a profitto spesso e volentieri da elementi di torbida origine per scopi che con ‘l’idea nordica’ poco avevano a che vedere. Già Julius Evola aveva osservato che la facilità con cui le popolazioni a prevalenza nordica accettarono, quasi tutte, il Cristianesimo prima e il protestantesimo dopo (e l’americanizzazione in tempi recenti), non deponeva in loro favore: contro il veleno psichico biblista, la ‘razza nordica’ dimostrò di avere ben pochi anticorpi.

Il Günther, poi, dimostra anche lui un’ottusa anglofilia, che si estende anche all’America del Nord – cosa non del tutto atipica della Germania della svolta dei secolo XIX e XX e anche dopo – la quale, per i Tedeschi, fu ancora più esiziale della loro slavofobia, anch’essa spesso ottusa ma che, se non altro, aveva dei precisi radicamenti storici. I ‘fratelli di razza’ anglofobi sono stati la rovina della Germania (e della razza europoide). In riguardo, valgono, fra l’altro, due osservazioni: (a) la ‘nordicità’ inglese (quale che possa essere l’importanza di questo fatto) fu sempre sopravvalutata: la popolazione dell’isola inglese è ed è sempre stata fondamentalmente di ceppo occidentale/mediterraneo; con buona pace del Günther, che va incontro agli anglofobi che hanno orrore di essere confusi con i centro o sud – europei, classificare l’inglese come lingua germanica è, scientificamente, un grossolano errore. L’inglese non è una lingua germanica – e tanto meno una lingua neolatina, nonostante il suo lessico neolatino al 70% – ma un liquame fonetico, grafologico, lessicale, grammaticale e sintattico che ha molto del ‘papiamento’ (3) e che, quale idioma profondamente degenerato, è stato classificato come strutturalmente affine alle lingue bantù (4).

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(1) Lebensgeschichte des hellenischen Volkes (Storia biologica del popolo ellenico) e Lebensgeschichte des römischen Volkes (Storia biologica del popolo romano) pubblicati ambedue da Franz Freiherrn Karg von Bebenburg, Verlag Hohe Warte, Pähl, 1965 e 1966 rispettivamente. (Verlag Hohe Warte, Tutzinger Str. 46 D-82396 Pähl. Tel: +498808267. Fax: +498808921994)

(2) Julius Evola, Rivolta contro il mondo moderno, Mediterranee, Roma, 1969(3).

(3) Il papiamento è quell’intruglio di spagnolo, olandese, portoghese e inglese che è adesso lingua ufficiale nelle ex-Antille Olandesi (Curacao, Aruba, Bonarie).

(4) Dal linguista francese Claude Hagège, Storia e destini delle lingue d’Europa, La nuova Italia, Scandicci, 1995. Da notarsi (!) che l’Hagège è tutt’altro che un anglofobo o un americanofobo.

Hans Friedrich Karl Günther

Nel dopoguerra, nella più grande operazione di censura e distruzione culturale della storia, anche tutte le opere di Hans Friedrich Karl Günther furono messe all’indice. Il 13 maggio 1946 la Commissione Interalleata di Controllo emanò una legge “sull’estirpazione della letteratura a carattere nazionalsocialista o militarista”. Contemporaneamente si creò nella zona di occupazione sovietica un organismo specializzato (“Schriften-Prüfstelle bei der Deutschen Bücherei”) che intraprese subito la redazione di una nuova lista di libri proibiti (Liste der auszusondernden Literatur). La lista iniziale di 526 pagine comprende 13.223 libri e 1502 giornali proibiti dal 1 aprile 1946. A completamento di questa prima escono altri tre volumi rispettivamente il 1 gennaio 1947 (179 pagine, 4.739 libri e 98 giornali), il 1 settembre 1948 (366 pagine, 9.906 libri e giornali) e il 1 aprile 1952 (circa 700 libri e giornali). In totale furono proibiti poco più di 36.000 libri e periodici editi prima del 1945. Queste liste di proscrizione sono consultabili in quanto ristampate nel 1983 dall’editore antiquario Uwe Berg (Uwe Berg Verlag und Antiquariat, Tangendorferstr. 6, D – 21442 Toppenstedt, Tel. 04173 6625, Fax 04173 6225).
Un’interessante selezione delle opere di Hans Friedrich Karl Günther è stata messa in rete ed è consultabile al sito http://www.white-history.com/earlson/gunther.htm

13 Responses

  1. Wainer
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    La razza biologica britannica/inglese in sé (bio-territorio-natura-clima) dimenticando per attimo gli altri ingredientiun la razza-ethnos, cultura antropologica, ecc. :

    ma per favore..chiamare quelli che sono i discendenti dei Cimmeri britannici (che di scuro hanno iridi e sistema pillifero, e basta, con tratti regolari, pelle bianchissima o bianco-rosea), dei mediterranei levantini..che ridicolo, soprattutto se detto da gente del continente. L’Inghilterra fra l’altro è quella che agli albori dell’evo moderno ha cacciato in massa gli unici possibili rappresentanti di un biotipo mediterraneo orientale, cioè tutti i fratelli maggiori. Da segnalare tra i ceppi razziali tra i più belli della nostra razza europea (uso un linguaggio un pò d’antico regime): il -ceppo atlantico- (definito accademicamente): compessivamente nordico, per statura, pigmentazione della pelle, dell’iride e della fisionomia, ma coi capelli addirittura neri, o castani scuri. Naturalmente sono poi tutte -boiate- mondialiste progressiste (possiamo bocciare l’idea di progresso, è teleologia biblista, non esiste progresso ma solo decandenza), quelle di tracciare (documentario “Atleantean” 1983) una fantasmagoria della origine “etnica” (pudicizia per “razziale”) celta, britannica e celtibera che risale al Nordafrica, tesi mondialista fallace poi…considerato poi che nell’arcaico Nordafrica risiedevano ceppi bianchi). Queste produzione cripto-ministeriali anti-celtiche (nelle isole britanniche!!), piuttosto che anti-germaniche, ecc, avevano e hanno lo scopo di negare l’esistenza di una etnia europea in toto!

    L’altra ex faccia della medaglia mondialista, quella sovietica, negava la realtà degli insediamenti germanici vichinghi di Novgorod, ecc. e quindi l’etimo di –russi- proveniente dai germanici svedesi variaghi Rus. Non che gli Slavi, più europei dei tanti nordici uralici ritrovabili sul Reno di fronte alla Francia, a Stoccolma, a Oslo, siano da meno. Cito un breve dialogo sul web tra uno svedese e un russo: “Nice to hear some old Swedish songs, thanks.” / “O, thanks! It is an ancient Russian ethnic vocal style” (“RURIK KONUNG OF RUS. Germanic Rus. Rurik. Kiev. Kievan Rus, Galicia Volhynia, Muscovy”).

  2. Wainer
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    Su una tavola della stupenda chiesa cattolica e al contempo di stile gotico (una delle più stupende quanto sconosciute d’Europa) della seppur violentata (ma quale città oggi non lo è) Brighton viene espresso tutto il livore contro la religione di stato anglicana. Fotografando poi l’architettura al suo interno e durante una messa (la chiesa è enorme e io sono neopagano) un tipico anziano del Sussex (”terra dei Sassoni del Sud”; Wessex : “(…) dell’Ovest”, ecc.) che la custodisce mi esprime la sua soddisfazione (con quell’atteggiamento e quella razza curiosamente così simile ai nostri vecchi della Valle del Po, così come simili sono gli erbazzoni*, le torte salate..) per un giovane che entra in un luogo di culto (vale la pena sottolineare la chimica che esiste con gli inglesi-popolo e che manca con popoli considerati più fratelli e più limitrofi). Non dimentichiamo che gli inglesi tradizionalisti non sono estinti, (lo sono più i tedeschi, la BRD ha oggi preso il timone, storicamente inglese (ma mai irlandese, gaelico, “zone perdenti del mercato”) dell’antiEuropa, in qualità di 51esimo stato ufficioso USA e per di più nel cuore d’Europa (stato, non ancora società: i tedeschi non festeggiano il babbo natale americano, gli italiani sì). Nella cultura britannica nativa non è un problema usare la parola “race”; gli inglesi sanno che rumeni e zingari “are two different races” (non ho motivi personali per inorridire allo scempio italiano della parola “rumeno” o del datato sinonimo “romeno”); e gli Inglesi, dopo essere stati utili idioti del potere mondiale in ben due guerre mondiali (..con uno spirito tutto arcaico europeo..”right or wrong my country”, con significative resistenze passive (rifiuto di combattere “brother’s wars” e richiesta di combattere in Asia), sono però quelli (gli unici) che negli anni ’50 si sono ribellati in massa alle prime colonizzazioni di popolamento africane-caraibiche, (anche se con il demenziale: “non ho combattuto la guerra per questo”), con un movimento unionista europeo di Mosley che era molto più maturo dei continentali (non sciovinista e non nostalgico del passato recente), con un letterato accademico di tutto riguardo e politico maledetto Enoch Powell (oratore del “the Rivers of Blood Speech”, e di spessore: indianista e contro gli indiani in casa, non perché gli allogeni siano tutti Al Capone e noi tutti l’Arcangelo Michele), ma anche un più modesto (e popolare) Eric Clapton che inveiva contro i “negri”, “wogs” e “coons” nella sua “Gran Bretagna bianca”.

  3. Wainer
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    Papiamento? Molto imbarazzante….

    Gli inglesi non dicono "ragazzo" (raqqas, giovane messaggero in arabo), "a bizzeffe" (-bizzef = grande quantità), "racchetta" (-rahèt = mano), eccetera, eccetera, eccetera…

    Il liquame nel senso eurocentrico è più la lingua che stiamo parlando…(per molti di noi straniera, imposta ai nostri nonni che dicevano, in lombardo nazionale, mugnegh a Modena a mugnaga a Bergamo= albicocca , aincò a Trento e Incò a Bologna..= adesso).

    Povera Inghilterra Anglo-normanna e Mosleyana! è risaputo che i migliori dei nostri Länder venivano subito colpiti e infiltrati..E oggi la Germania federale è molto peggio della "perfida Albione" minculpoppiana…

    Restano poi irlandesi (un milione e più), Scozzesi e abitanti di Man, Cornici, Bretoni e Gallesi che possono anche non parlare inglese ma il celtico brittonico e goidelico (voglio vedere come un romanista possa irridere al Celtico per di più puro e arrivato ai giorni nostri).

    L'inglese non è il globish, non è l'inglese americano, non è l'inglese-tedesco federale, e non è neanche la variante degradata snob interna "Ox-bridge" o Queen's English. Era una lingua inter-europea, da impero europeo, che si preserva ancora nella provincia (quella che domani sarà la nostra salvezza).

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