L’origine nordica della Tradizione: Omero nel Baltico

Alberto Lombardo

Alberto Lombardo è stato tra i fondatori del Centro Studi La Runa e ha curato negli anni passati la pubblicazione di Algiza e dei libri pubblicati dall’associazione. Attualmente aggiorna il blog Huginn e Muninn, sul quale è pubblicata una sua più ampia scheda di presentazione.

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8 Risposte

  1. Daniele Ventre ha detto:

    Alle discussioni su Omero nel Baltico mi sono dedicato su questo sito e altrove, confutando in tronco le idee pseudoarcheologiche di Felice Vinci.

    Quello che ho scritto in merito si trova nella postfazione della mia traduzione dell'Iliade in esametri italiani, uscita nel 2010 e premiata nel 2011 dalla Fondazione Achille Marazza, la stessa che ha premiato Guido Ceronetti nel 2009 e nel 2007 da Giovanni Giudici. Questo credo sia garanzia di qualità dell'opera.

    Il link tramite cui verificare quanto affermo è il seguente.
    http://www.fondazionemarazza.it/web/media/press/c

    Quanto a Vinci, l'insostenibilità delle sue tesi non è questione di rifiuti ideologici preconcetti o di accuse di criptonazismo, ma di dati scientifici obbiettivi, che andrebbero controllati un po' meglio. Fra l'altro, preso com'è dalle sue fantasie norrene mal connesse, Vinci oblitera totalmente la questione della comune origine indoeuropea di figure eroiche come quella di Achille -un argomento quest'ultimo ben illustrato da un libro di Bernard Sergent (I Celti e i Greci, il libro degli eroi) da voi pure recensito su questo spazio.

  2. Musashi ha detto:

    Ah ecco! il problema il cripronazismo!

    Meno male che qualcuno finalmente lo tira apertamente fuori e la ringrazio.
    Vede dottor Ventre,
    nessuno mette in dubbio la qualità della sua opera letteraria.
    ma la bellezza poetica nulla a che vedere con l'archeologia.

    Le ricordo comunque che vi è un'altra grande filologa, autrice di una traduzione se non altro più famosa della sua – visto che secondo lei l'essere traduttori di Omero è titolo di credito- mi riferisco a Rosa Calzecchi Onesti che invece ha più volte ammesso pubblicamente la'assoluta plausibilità storica delle tesi di Vinci.
    Del resto i greci, gli Ario-greci vengono dal Nord…

    ma il problema è che poi dopo bisogna ammettere l'esistenza di una Urheimat inoeuropea, un aryamen-vahejo, e questo non piace vero?

    Il problema è il "criptonazismo", meno male che qualcuno ha il coraggio di dirlo.
    I dati scientifici che andrebbero controllati un po' meglio?
    Bè alcuni la pensano come lei, altri studiosi, geologi, antropologi, filologi e archeologi cominciano (pur con la cautela che il mondo accademico richiede) ad ammettere le tesi di Vinci.
    Si tenga presente che nel mondo accademico l'ostracismo verso il nuovo o il politicamente scorretto è all'ordine del giorno…
    Lo sapeva bene Filippani-Ronconi, e lo so bene anche io, devo nascondermi dietro uno pseudonimo.

    E rammento che anche Schliemann prima del ritrovamento della" Troia" mediterranea fu visto come un parvenu dal mondo accademico….

  3. Alberto ha detto:

    Non ho le basi per giudicare l'opera di Felice Vinci, ma avendo iniziato da poco a studiare il greco ho appreso che i Greci per un certo periodo non hanno avuto una parola per definire il mare, e questo sembrerebbe contrastare con la tesi dell'origine baltica (che pure spiegherebbe altre questioni, comunque).

  4. Musashi ha detto:

    Tuttavia il fatto che il greco non avesse un parola per mare (cosa peraltro discussa e discutibile e degna di una seria considerazione che qui non si può se non solo accennare), costituirebbe però un ben maggiore scoglio anche per l'origine "mediterranea" della popolazione greca e del racconto omerico.

    Se i greci combatterono sotto le mura di Troia sulla costa della Turchia erano un popolo che il mare avrebbero dovuto vederlo e chiamarlo in qualche modo, no?
    non credo che questa osservazione sia dirimente: sia il contesto mediterraneo che quello baltico sono scenari bellici "anfibi".

    Si potrebbe supporre che la parola per mare "thalassa" in greco sia effettivamente derivata dalla componente pre-aria o pelasgica del mondo dell' Ellade, sostituendo eventuali altri termini precedenti.
    In effetti conosciamo così poco delle lingue micenee e di quelle pre-micenee che nulla possiamo inferire al riguardo.

    Del resto la tesi che i Micenei o i Dori avessero dovuto sopperire ad una mancanza della loro lingua per la parola "mare" è tesi vetusta che sa di "razzismo al contrario" verso i popoli indo-ari.
    Anzitutto è ben strano supporre questa carenza non solo linguistica ma umana, antropologica e tecnologica in una serie di popolazioni (acheo-doriche) le quali però, guarda caso, riuscirono in brevissimo tempo a diventare abili navigatori e a soppiantare la talassocrazia di civiltà ben più "marinare" (secondo la tesi corrente) quali quella minoica o la pelasgica "Troia"…

    E sarebbe ugualmente strano che fra tutti i popoli indoeuropei (dai celti ai germani, dai parsi agli ariani dei "veda") tutti conoscitori del mare, dell'esistenza dell'elemento marino, proprio gli ario-dori fossero all'oscuro dell'esistenza delle distese marine (e venissero pertanto da un 'entroterra remoto, fatto non impossibile ma assai improbabile specie se si ammette un'origine comune o almeno di "prossimità" fra i popoli suddetti).
    In sanscrito ad esempio "mare" è मीरा (pron. meera), di cui è palese la consonanza col latino "mare". Ugualmente i galli e i celti il mare lo chiamavano "mor". Essendo il sanscrito una lingua indoeuropea del "satem" (ramo "orientale") mentre il latino o il celtico lo sono del "kentom", è anzi altamente probabile che i popoli indoeuropei tutti venissero da una sede (nordica?) di sicuro prossima al mare o ad un oceano, e si servissero di una radice comune per definirlo.
    Poi vi è un discostarsi dalla radice comune.
    Il greco prese la parola, forse pelasgica, thalassa, ma potrei dire che anche il protogermanico prese quella alternativa di "see" che è differente dal comune proto-indoeuropeo.
    Influssi esogeni? probabile.
    Ma nessuno si sogna di dire che i Germani non conobbero il mare prima che qualche popolo forse non indoeuropeo insegnasse loro a dire "see". E del resto la localizzazione delle popolazioni germaniche nel corso della loro storia (origine scandinava mai contestata) non lascia dubbi al riguardo sulla profonda promiscuità dei popoli germanici con l'elemento marino….Nessuno lo contesta anche se poi i Germani hanno abbandonato la comune radice indoeuropea per "mare", che invece conservarono i latini, i celti, e gli indo-iranici. Semplice differenziazione lessicale.
    Chissà perchè dunque solo gli xanthoi achaioi di Omero, i Biondi Achei, non avrebbero dovuto conoscere il mare come i loro fratelli (o cugini) germani?
    E' un'argomentazione che francamente non regge.

  5. Musashi ha detto:

    Salve Alberto avevo inserito delle riflessioni sulla tua osservazione, mi sa però che si sono perse..

  6. Andrea Ricci ha detto:

    Ho assistito sabato 6 luglio a Gaeta alla presentazione del libro di Felice Vinci, da semplice curioso. Una tesi affascinante, spiegata con abilita’ oratoria, con dimostrazione di cultura e di passione per la ricerca, e con una infinita’ di riscontri; veramente convincente. Al momento delle domande del pubblico ho chiesto a Vinci, senza alcun intento polemico, su quali aspetti si appuntassero le critiche alla sua teoria. Vinci ha risposto con chiarezza e rispetto: un altro punto a favore della persona e del suo lavoro.

  1. 18 aprile 2010

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