Unità di vivi e morti

Riportiamo di seguito due formule efficienti date da Rudolf Steiner per corroborare l’unione tra i vivi e i morti. Per formula efficiente si intende una formula (diversa dai ritualismi riesumati dal passato oppure improvvisati su due piedi) che in virtù delle immagini evocate suscita effetti. La formula più ampia contiene numerosi elementi di teologia; quella breve si impone per intensità di immagini e la facile ripetibilità. La traduzione risente di una particolare interpretazione stilistica che le rende compatibili col nostro orientamento spirituale.

Chi utilizza queste formule tenga presente che il loro obiettivo non è quella di spostare l’attenzione sull’aldilà, di suscitare un morboso interesse per l’oltretomba, ma al contrario è quello di rafforzare l’amore per la vita, la fedeltà alla terra, la gioia per l’azione chiamando a partecipare ad essa anche i morti.

Per la loro piena efficienza, si richiedono un sentimento di pietas, di serietà, la capacità di visualizzare immagini sullo specchio della mente. È necessario in via preliminare sgombrare l’anima da ogni disprezzo per la vita terrena – intesa come “valle di lacrime”, come semplice preparazione alla “vita eterna” – e parimenti da quelle concezioni dell’aldilà a base di larve notturne e di spettri incatenati.

L’ampia diffusione delle due formule è particolarmente auspicabile. L’Europa per corroborare il giustificato amore per la vita sensibile – che le è proprio – per superare le paure del presente ha bisogno di rinsaldare l’unità d’azione tra i vivi e i morti intesi come due schiere di un medesimo esercito in battaglia.

MEDITAZIONE PER I DEFUNTI
(Formula lunga)

Voi che vegliate sulle anime
dalle sfere del cosmo (1)
e le nutrite di vita.
Voi generati dalla sapienza per agire con amore,
voi che proteggete l’essere umano
ritornato allo stato di anima,
o Spiriti divini osservate il nostro amore
ascoltate la nostra preghiera
che vuole unirsi al fiume
delle Vostre forze di salvezza
affinché gli Dei si manifestino
e irradino il loro splendore.

Dagli Dei ogni esistenza.
Negli Dei l’origine della vita.
Agli Dei tendono tutti gli esseri.

Noi dirigiamo verso i regni divini
l’amore fedele da noi concepito.
Per unire la nostra anima alla sua:
tu devi incontrare i nostri pensieri (2)
allorché dalle regioni del cielo
il desiderio ti orienta alle nostre anime
per trovare ciò che attendi da esse:
l’offerta del nostro amore.

La nostra benevolenza ti giunga (3)
rinfrescando ciò che ti brucia (4)
riscaldando ciò che ti gela (5).
Innalzato dall’amore,
avvolto di luce,
va, sali più in alto!

Dalle profondità del cosmo
la vita rinnova in eterno (6)
se stessa.
L’anima cede alla morte
per lanciarsi in nuove forme di vita.

Geni custodi (7), Dei della stirpe (8) e della civiltà (9)
accogliete nella trama dell’etere
il destino tessuto da_____________.
Dei che con saggezza producete le forme (10)
accogliete tra gli astri
i frutti di vita di_____________.
O Dei che con volontà inflessibile
reggete l’armonioso ordine del tutto (11)
fate germogliare gli effetti
delle buone azioni compiute da_________ (12).

O genio custode che vegli sull’anima,
sulle tue anime giunga
l’amore pietoso della nostre anime
all’essere umano che nelle sfere celesti
si affida alla vostra custodia.
Affinché la nostra preghiera
unita ai Vostri poteri
soccorrano colui
che con amore cerchiamo.

Elevo lo sguardo verso te
nel regno d’oltretomba ove ti trovi.
Che il mio amore plachi ciò che ti brucia,
che il mio amore moderi ciò che ti gela
mentre dalla distesa di tenebre
tendi al regno della luce.

La mia anima possa seguirti
oltre il fiume della morte
con l’affetto maturato sulla terra
quando gli occhi ti vedevano ancora.
Il mio affetto sia un balsamo
per ciò che ti brucia,
per ciò che ti gela.

Nella luce delle intelligenze celesti
ormai agisce quell’anima
che sulla terra ci fu vicina.

Che la vita ardente del nostro cuore
ti accarezzi come un soffio
di calore – laddove senti freddo
di freschezza – laddove senti caldo.
Che i miei pensieri vivano nei tuoi.
Che i tuoi pensieri vivano nei miei.

Mediante la vita
lo Spirito manifesta la sua forza.
Mediante la morte
Esso svela il misterioso potere
di andare verso forme di esistenza più alte.
Passa dunque attraverso la morte
per risorgere a nuova vita!

Geni custodi, Dei della stirpe e della civiltà
accogliete nella trama dell’etere
il destino tessuto da_____________.
Dei che con saggezza producete le forme
accogliete tra gli astri
i frutti di vita di_____________.
O Dei che con volontà inflessibile
reggete l’armonioso ordine del tutto
fate germogliare gli effetti
delle buone azioni compiute da_________.

In Principio,
dalla Parola primordiale (13) degli Dei
è venuta la vita
che come luce
risplende sugli uomini (14).

Il Principio da cui tutto questo universo è sorto
in questo stesso Principio ogni cosa si discioglie
e da questo Principio ogni cosa è sorretta
ed a questo Principio essenziato (15). Di gnosi sia adorazione.

L’amore che si innalza dal cuore
diventa calore
e luce interiore (16).
Possa così avvicinarmi a te
pensando con te pensieri ideali
sentendo con te l’armonia universale
volendo con te i voleri divini
rimanendo unito, una cosa sola con te (17).

Formula breve

È bene ripeterla – del tutto silenziosamente – tre volte al giorno, una delle quali deve essere la sera immediatamente prima di addormentarsi, in modo che io pensieri della meditazione oltrepassino la soglia del sonno. La cosa migliore sarebbe di addormentarsi con i pensieri e le immagini evocate dalla formula.

Il calore dell’anima a cui si fa riferimento è la sete ardente di sensazioni suscitata dalla mancanza di organi di percezione fisica atti a soddisfarla.

Il senso di freddo dell’anima è dato dalla mancanza degli strumenti fisici della volontà.

Il mio amore sia l’involucro
che adesso ti avvolge –
rinfrescante ogni calore,
riscaldante ogni gelo,
intessuto di sacrificio! (18)
Vivi portato dall’amore verso l’alto,
ricevendo in dono la luce!

Note

1) Sono le intelligenze celesti di cui parla Aristotele.
2) L’invocazione si rivolge a questo punto all’anima del defunto, con un certo tono imperativo per scuoterlo dallo smarrimento che potrebbe eventualmente averlo colto.
3) Qui viene espressa la formula efficiente con l’immagine che produce il contatto tra i vivi e i morti.
4) Ciò che brucia: le passioni impure, le brame che non possono più essere assecondate bruciano l’anima.
5) Ciò che gela: la privazione di ogni calore dei sensi che ora l’anima sperimenta.
6) È il mistero della reincarnazione, che genera nuova vita dalla morte.
7) Il Genius – il greco Daimon – protettore della personalità individuale.
8) Il Genio della Stirpe – o arcangelo etnarca – è la divinità che agendo sui corpi eterici trasmette a un popolo il suo archetipo spirituale e con esso la sua identità biologico-psichica.
9) Si fa riferimento allo Spirito del Tempo – l’Eone della gnosi tardo antica: divinità che conferisce l’impronta caratteristica ad una data epoca e nello stesso tempo unisce i popoli che partecipano alla medesima forma di civiltà. La scienza dello spirito individua all’interno del divenire della razza ariana cinque forme principali di civiltà: l’indiana, la persiana, l’egizio-caldaica-babilonese, la greco-romana, la germanica alla quale si riconducono gli odierni popoli europei centro-occidentali. A quest’ultima è chiamata a succedere una civiltà nordico-scandinava proiettata ad Oriente.
10) Si fa riferimento a Divinità olimpiche che manifestano l’intelligenza che regge il cosmo, dalla quale scaturiscono le forme e le evoluzioni della natura.
11) Si accenna agli attributi supremi degli Dei: la volontà creatrice, la forza ordinatrice, l’amore cosmogonico (Eros Protogonos).
12) La preghiera dei vivi agisce per smorzare la vendetta delle Erinni e per dare esito felice al destino futuro del morto: si invitano gli Dei a valorizzare e a far germogliare gli effetti che scaturiscono dalla azioni buone del defunto. Ovviamente si suppone che tali azioni siano state compiute…
13) Il Logos.
14) Cfr il Vangelo di Giovanni. 15) Il testo originario di Steiner a questo punto faceva chiaro riferimento alla strofa della Mandukja Upanishad, che pertanto è stata riportata nella forma originaria, secondo la traduzione di Pio Filippani-Ronconi.
16) La meditazione intensa sposta il centro di coscienza dalla fronte al cuore, producendo come effetti sperimentabili il calore ascetico (l’indiano Tapas) e la percezione della luce interiore.
17) Unificazione delle tre facoltà psichiche del vivo con l’anima del defunto.
18) La forza sacrificale (= sacrum facere) è quella che trasforma le energie psico-fisiche in facoltà spirituali. Tale trasformazione nei tempi antichi era affidata al Fuoco rituale che ardeva le sostanze innalzandole agli Dei; nei tempi moderni il fuoco si interiorizza e diviene calore della volontà autocosciente che sublima gli istinti e le passioni.

  1. Musashi
    | Rispondi

    Bell'articolo, come gli altri che ho trovato in questa sezione.

    Vorrei però aggiungere una riflessione. La versione qui riportata della meditazione per i defunti è un'adattamento di una formula rituale scitta da Steiner per la "scuola esoterica". Quella originale non parla di "dei" ma riporta le invocazioni dei cori angelici secondo la denominazione orginaria del crsitanesimo greco-orientale, secondo cioè l'angelologia di Dionigi Aeropagita. Non si pensi che io voglia qui contestare l'adattamento pagano-politeista, perchè per me si tratta di una "versione" della Scienza dello Spirito assolutamente legittima!

    Si tratta però di rilevare un punto. Nel nostro caso abbiamo a che fare con una formula meditativa che giustamente suscita, in virtù di certe immagini, una risonanza interiore nel vivo la quale investe, indirettamente, il defunto a cui è rivoltà, mercè una connessione occulta che si spera sia presente ancora – e comunque varia in ragione dei singoli casi. Qui comunque si ha a che fare con una pratica "soggettiva" di azione sul proprio sentire, sull'anima cosciente, sul coltivare certe immagini interiori che suscitano nell'operatore un impulso corrispondente. Questo di riflesso crea determinate azioni sottili perchè investe il defunto con una carica di sentimento e di pensiero.

    La pratica originaria era tuttavia diversa. Non era inizialmente una pratica "soggettiva" ma un vero e proprio rituale, infatti compiuto collettivamente, in cui si invocavano in primo luogo direttamente quelle determinate gerarchie, non chiamandole con i nomi generici "dei della stirpe" ecc. per sucitare nell'operatore un certo sentimento. Si impiegavano "nomi propri" per agire direttamente e realmente su queste gerarchie chiamandole per nome, cioè col nome dei cori angelici "dynameis", "Kryiotetes" ecc. Si trattava cioè di operazione teurgica; i nomi greci, qui sostituiti, erano funzionali al rito: si operava evidentemente attraverso quell'eggregore. Steiner, del resto, volendo almeno nelle sue intenzioni presentare una forma di esoterismo cristiano, doveva sapere che l'unico barlume di esoterismo in seno al cristianesimo lo poteva trovare nell'antico crsitianesimo orientale.

    Dico "operazione teurgica" perchè quello che è pubblicato in "insegnamenti per una scuola esoterica" in realtà era un adattamento delle pratiche del circolo interno della scuola antroposofica (il gruppo dei dodici, fra cui Wachsmut, von Bernus ecc.) che praticava anche una forma di teurgia. Questi rituali si trovano in parte anche nella riforma che attuò lo Steiner all'interno della Massoneria austriaca del Rito di Memphis e Mizraim. Attualmetne le logge austriache e numerose tedesche seguano la riforma del rito introdotta dal Dottore.

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