Una scelta elettorale, non di civiltà

Gianfranco de Turris

Giornalista, vicedirettore della cultura per il giornale radio RAI, saggista ed esperto di letteratura fantastica, curatore di libri, collane editoriali, riviste, case editrici. E' stato per molti anni presidente, e successivamente segretario, della Fondazione Julius Evola.

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2 Risposte

  1. Michelangelo ha detto:

    La proposta scomposta, ma insistente, dei catto-comunisti di introdurre lo ius soli in Italia è una delle “manovre politiche” più semplicistiche e ingenue che siano mai state avanzate da quest’area politica. Nessuno, proprio nessuno, il cui buon senso non sia oggetto e vittima di barbare incursioni ideologico-buoniste-comuniste può pensare che l’approvazione di questa legge scellerata possa orientare i voti degli extracomunitari a favore dei partiti e partitini di sinistra o peggio ancora di “ispirazione cristiana”. La maggior parte di coloro a cui si vorrebbe concedere la cittadinanza italiana, come se fosse il regalino ottenuto con i punti raccolti al supermercato , sono di religione islamica. Non si “piegheranno” mai all’ateismo comunista né meno ancora ai comandamenti cristiani, ma si organizzeranno in un partito che promulga la sharia. Da qui inizierebbe ufficialmente la fine della democrazia di cui i cattolici con la svolta a sinistra tanto blaterano e smaniano. Stiamo assistendo alle prove generali di un suicidio politico che ha come effetto collaterale il tentativo di annientare la nostra civiltà. FERMIAMOLI!

  2. fabio ha detto:

    Purtroppo, non posso altro che condividere quanto scritto da Gianfranco de Turris. Sono anni, ormai, che si parla di integrazione e, a mio modesto parere, se ne parla a sproposito. Noi italiani parliamo di integrazione partendo da un punto di vista culturale, occidentale e laico, che non tiene conto della profonda diversità culturale/antropologica rispetto a quello dei popoli immigrati. Ogni immigrato è un emigrato: proviene da altre latitudini e da altri mondi, soprattutto, culturali, quindi filosofici, religiosi e psicologici. Esprimendo il mio parere da pedagogista posso dire che siamo di fronte a fenomeni che non garantiscono niente di automatico e scontato. Il fatto stesso, come giustamente ci rammenta l’autore dell’articolo, che il terrorismo islamico avvenga per mano di individui islamici già stanziati in Europa da due generazioni la dice lunga sull’effettiva possibilità dei nostri valori di far breccia nelle loro teste e nel loro DNA culturale. Non dimentichiamo, poi, che stiamo parlando dell’Italia, ossia di un popolo che dopo 156 anni di unità fa ancora fatica a riconoscersi come un’unica comunità, una nazione che ha vissuto anni tremendi di terrorismo interno e di criminalità organizzata. Non dimentichiamo, dunque, che noi stessi siamo un popolo alquanto confuso a proposito dei valori da condividere e da difendere. Coloro ai quali, invece, vorremmo concedere la cittadinanza non sono affatto confusi sui loro valori e se li portano dietro ovunque vadano. Per noi, scusatemi la generalizzazione, che non crediamo fermamente in niente se non nelle mode del momento e le seguiamo proprio perchè durano solo un momento, è facile vaneggiare di integrazione. Del resto anche quello che avviene durante le campagne elettorali, che in Italia non hanno mai fine, ci dovrebbe suggerire qualcosa a proposito della pasta di cui siamo fatti.

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