Una rivolta ideale che non ha precedenti nella storia

Berlino, 13 luglio.

«Questa è più di una guerra: è una rivoluzione che non conosce compromessi. Ai fattori economici generali che l’hanno provocata si sono sovrapposti fattori ideali. E non esistono compromessi fra gli ideali. L’accanimento, il puntiglio e la barbarie dimostrati finora sono più consoni ad una spaventosa guerra civile che ad un conflitto fra Potenze. Alla fine non potranno sopravvivere due modi di vita: o prevarremo o saremo schiacciati. Ora noi siamo all’avanguardia, non è possibile alcun dubbio di sorta che il mondo di domani sarà simile a quello dei nostri programmi. È una legge naturale che il giovane sopravviva al vecchio. Questo lo dico al di fuori d’ogni considerazione contingente sugli sviluppi del gigantesco conflitto. Veramente noi viviamo la più grande rivolta ideale della storia. L’idea fascista è una di quelle che avranno maggiori conseguenze nella storia della civiltà umana».

Cosi si esprimeva giorni or sono uno fra i più grandi scrittori germanici, noto in tutto il mondo. E lo diceva con convincimento, forse anche con un po’ di accoramento, perchè le spaventose rovine provocate dall’attuale conflitto non sono certamente tali da lasciare indifferenti. Dicendo quanto sopra abbiamo trascritto, il nostro interlocutore scuoteva il capo.

«Non bisogna avere sentimentalismi. Guai a chi guarda indietro. L’epoca che tramonta ha avuto in se stessa molte belle cose. Ma è inutile ed insano voler ricordare le dolci fattezze di una donna che da giovane fu meravigliosamente bella e che ora, vecchia e disfatta, è in preda alla putrefazione».

Si accarezzò i capelli bianchi e concluse: «Il sole che sorge, anche in un mattino di bufera, è più ricco di promesse di quello che tramonta, sia pure in un cielo puro e meraviglioso».

Egli ha detto «anche in un mattino di bufera». Effettivamente ogni grande idea che ha conquistato l’umanità, è stata alla sua nascita impopolare e duramente avversata perchè incompresa. Poi, quando è diventata popolare ed universale, quando cioè tutti i «pacifisti», tutti gli «agiati» e i cosidetti «benpensanti» si sono schierati nei ranghi dell’ex-nuova-idea per vivervi eternamente tranquilli, subito si è iniziata la sua decadenza, mentre una nuova luce spuntava a rischiarare l’ottenebrazione incipiente. Non soltanto gli uomini e le cose invecchiano, ma anche le idee.

Un episodio significativo

Soldati della terza Panzer-Division SS "Totenkopf" durante una pausa vicino a un carro T-34 sovietico distrutto. Fonte: Deutsches Bundesarchiv.
Soldati della terza Panzer-Division SS “Totenkopf” durante una pausa vicino a un carro T-34 sovietico distrutto. Fonte: Deutsches Bundesarchiv.

Occorre ora che narri ai lettori un piccolo episodio vissuto in Russia nell’autunno del 1941. Si era nelle vicinanze di Kiew, proprio mentre degli ufficiali germanici interrogavano un colonnello sovietico appena fatto prigioniero. Disse un tedesco:

— Ma non vi rendete conto, voi bolscevichi, che state facendo il giuoco dell’Inghilterra, cioè delle Potenze capitalistiche, combattendo un regime sociale e rivoluzionario che lotta per un livellamento sociale, cioè per migliorare le condizioni di vita del proprio proletariato?

Il russo scosse il capo:

— Non è cosi. Noi non combattiamo per le Potenze capitalistiche, combattiamo per la nostra idea. L’Europa di domani sarà vostra oppure nostra. Quando vi avremo battuti, sarà per noi un giuoco far saltare tutte le già corrotte impalcature sociali, morali e religiose delle cosiddette «grandi democrazie».

La risposta era stata sicuramente interessante; gli fu chiesto di spiegare le ragioni della sua certezza, perchè davvero aveva risposto con il tono di persona che dice cose ovvie, facilmente coprensibili. L’interrogato — che nella vita civile era direttore di una fabbrica di trattori in guerra comandava una Brigata corazzata — spiegò a lungo, pacatamente. I governi fascisti hanno realizzato nei loro Stati molti dei progressi sociali ai quali mira il bolscevismo. Per questo, la propaganda sovietica non può avere fra le popolazioni fasciste un terreno fertile. Nello Stato fascista il Governo è già il difensore del lavoratore contro la tirannia capitalistica, le istituzioni governative sono tutte a favore del proletariato contro lo sfruttamento degli individui. Far prevalere un concetto estremista contro il similare concetto relativo non è facile. Diventa poi impossibile quando i popoli fra i quali si vuole agire hanno un radicato senso morale e una fede religiosa che è depositaria di millenni di civiltà. Inoltre la organizzazione politica interna — senza opposizione — rende praticamente impossibile nello Stato fascista una rivolta senza che sia preceduta da una sconfitta militare. Nelle grandi democrazie, invece, le cose si presentano per la propaganda bolscevica in un modo del tutto differente. Per prima cosa la propaganda stessa non conosce molti ostacoli. Inoltre la tirannia plutocratica spadroneggia sia in Inghilterra che in America. Se i popoli non si sono ancora ribellati, ciò è dovuto unicamente al fatto che gli Stati possiedono smisurate ricchezze con le quali è sempre possibile corrompere il proletariato. Ma lasciate che il bolscevismo vinca la sua battaglia in Europa, lasciate che le potenze plutocratiche perdano i loro più ricchi mercati e precipitino in una nuova crisi economica; allora la bandiera rossa non incontrerà più alcun ostacolo.

Il colonnello sovietico che espresse le idee che abbiamo riassunto, non parlava a vanvera. Conosceva perfettamente le realizzazioni fasciste e le paragonava a quelle bolsceviche. Valutava l’enorme forza morale e produttiva del Fascismo e per questo vedeva in esso il nemico numero uno che la Russia doveva abbattere.

Il medesimo concetto di rivolta dei popoli proletari contro le potente plutocratiche è ben chiaro in seno al popolo germanico. I lavoratori e i soldati tedeschi sanno benissimo perchè si battono: si battono per non essere schiacciati da altri popoli. Essi vogliono che il loro lavoro si risolva a loro vantaggio, vogliono che ad ogni singolo lavoratore sia possibile raggiungere una meta di pace, di riposo, di serenità. Vogliono, in altre parole, che quella pace, quei concetti di giustizia sociale enunciati dal nazionalsocialismo — e in parte già messi in pratica — possano generalizzarsi per giungere a quella comunità popolare germanica ed europea che garantirà alle prossime generazioni una vita felice. Per questo si battono, sono decisi a battersi fino alla fine. E’ nel cuore di tutti una certezza, e questa certezza dice che non si può tornare indietro. Non resta quindi, fatalmente, che andare avanti. Gli eventi sono forse diventati più grandi degli uomini che li hanno creati. Ma proprio per questo si intuisce di essere sulla buona via.

Idee vitali

L’idea fascista si è vista accumulare gli ostacoli sulla sua strada: più diventava grande, maggiori erano gli intralci che le si ponevano contro. Alla fine le antiche ideologie che si vedevano fatalmente sommergere hanno tentato freddamente la partita estrema, la guerra.

Quando la guerra è cominciata, guardando la carta geografica, era forse una pazzia pensare che la Germania potesse prevalere — mi ha detto un tedesco. — Un mondo era schierato contro il Reich, un mondo anglo-francese dietro il quale, in sordina ma in armi, stavano le Americhe. Nessun tedesco credeva poi all’accordo con l’U.R.S.S. Ancora una volta, come nel 1914, pensammo che tutto il mondo sarebbe stato contro di noi. Poi le cose sono migliorate. La giustezza della nostra idea ha cambiato molte cose. Se si fa un paragone fra il 1939 e il 1943 il bilancio torna a nostro vantaggio. Molto è stato tolto dal Tripartito alle Potenze anglosassoni, molto alla Russia. Senza contare che il popolo inglese deve essersi già accorto di una terribile verità: che non è più il popolo americano che fa la guerra per conto di quello inglese, ma che è l’Inghilterra ormai che si batte per una egemonia mondiale statunitense.

Questo modo di pensare germanico trova una diretta rispondenza nei fatti. Innegabilmente è in corso una violenta rivolta sociale, una rivolta ideale quale mai si è verificata nella storia dell’umanità. E c’è un fatto curioso da constatare: alle «grandi democrazie » manca una bandiera. La prova migliore è nel fatto che quando parlano del domani, debbono «prenderla in prestito» dal fascismo e — occasionalmente — perfino dal bolscevismo.

* * *

Tratto da La Stampa del 14 luglio 1943.

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Felice Bellotti è stato un giornalista italiano, autore di numerosi reportage di viaggio e di guerra e di una quindicina di libri. Alcune informazioni sulla sua vita si possono leggere sul blog Huginn e Muninn.

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