Un mercoledì da leoni trent’anni dopo

Adriano Scianca

Adriano Scianca, nato nel 1980 a Orvieto (TR), è laureato in filosofia presso l'Università La Sapienza di Roma. Si occupa di attualità culturale, dinamiche sociologiche e pensiero postmoderno in varie testate web o cartacee. Cura una rubrica settimanale sul quotidiano Il Secolo d’Italia. Ha recentemente curato presso Settimo Sigillo il libro-intervista a Stefano Vaj intitolato Dove va la biopolitica?. Scrive o ha scritto articoli per riviste come Charta Minuta, Divenire, Orion, Letteratura-Tradizione, Eurasia, Italicum, Margini, Occidentale, L'Officina. Suoi articoli sono stati tradotti in spagnolo e pubblicati su riviste come Tierra y Pueblo e Disidencias. E’ redattore della rivista web Il Fondo, diretta da Miro Renzaglia.

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4 Risposte

  1. Carlo alberto ha detto:

    SECONDO ME Una delle peggiori recensioni che abbia mai letto riguardo ad un film,a parte che è pienamente di parte,comunque tralasciando questo,un mercoledì da leoni è uno dei migliori film (basandomi sulla morale)in circolazione)solo chi è nell'ambiente,chi passa le estati in compagnia in spiaggia,ogni anno gli stessi amici,surfando e andando in giro per feste può veramente capire i sentimenti che provano questi ragazzi,e il momento in cui viene aggredito verbalmente il cameriere,è secondo il mio parere pieno di significato,mostra il rancore che Matt prova nel vedere che tutto quello in cui loro erano cresciuti,i loro luoghi in cui avevano amato magari anche per una sola sera una donna,si stavano trasformando per seguire la nuova epoca,i ragazzi erano cambiati,magari invece di puntare ad una festa dove andare la sera per cercar di beccare qualche ragazza,preferivano ritirarsi in gruppo per fumare e sentirsi fratelli,e Matt che aveva vissuto il suo periodo al massimo questa cosa proprio non poteva mandarla giù,e io appoggio pienamente il suo modo di fare perchè se sei un nostalgico,quando ti volti indietro capisci che ciò che è passato può solo allontanarsi e non tornare più.Per quel che riguarda Bear,è una figura chiave di questo film,e fidati esistono veramente persone del genere,persone che si intendono ai massimi livelli di onde mareggiate o temporali,ma la caratteristica principale di Bear la si capisce solo alla fine,il messaggio che manda con la frase finale quando gli viene chiesto :ehi ma tu fai surf??? e lui risponde: no no io sono solo l'uomo delle pulizie! è di una tristezza unica.Si è rassegnato,ha deciso che ormai il suo tempo è passato,non dirà mai la verità,non dirà mai a quel ragazzotto che lui è stato uno dei più grandi Shaper degli anni precedenti,che anni prima costruiva le tavole per quelli che veramente sono stati sulla cresta dell'onda,ma a sua volta proprio Bear gli anni precedenti era stato colui che aveva surfato la grande mareggiata,e che iniziando a shapare le tavole senza più surfare aveva iniziato a mettersi da parte per lasciare spazio a Matt Jack e Lee roy.

    L'unica cosa con cui non sono d'accordo nel film,è che loro aspettano la grande mareggiata che li consacrerà i campioni,il surf non necessita di un momento in cui devi essere definito campione,ogni volta che scendi una parete,che vada dai 50 cm ai 3 metri e oltre,per te stesso sei il re del mondo,è una sensazione che se uno non la prova non la spiega,e ogni volta hai preso l'onda più bella della tua vita,anche se quella dopo è nuovamente l'onda più bella della tua vita.

    Con tutto ciò non voglio criticare chi ha scritto la recensione del film,però secondo il mio parere prima di scrivere uno deve vedere se il film che recensisce l'ha visto con la testa o con il cuore,se ha affrontato tematiche in cui esso crede,per fare un esempio,io non mi metterei mai a scrivere commenti su Blooday Sunday in quanto è un fil di protesta per avere dei dirittti in cui un popolo crede,ma che io non provo,e magari protesta in un modo che io magari non appoggio nemmeno,quindi non scrivo una riga al riguardo,per non rischiare di annientare il vero valore del film che per me può non valere nulla,mentre per altri può essere un modo di pensare e di vivere.

    Sono un ragazzo di 23 anni senza alcun titolo specifico ne dote particolare,non mi ritengo nessuno per poter criticare questa recensione,ciò che ho scritto è più un parere personale e mi piacerebbe che tale rimanesse,in modo da non ledere nessuno.

  2. Ales ha detto:

    La Recensione è perfetta, ce la "palleggiamo" da 3 anni. Ma chi ha è finisce a scrivere certi commenti, chi sono questi sbandati che approdano sul sito? Il film è chiaramente Riefensthaliano, magari con una influenza un pò anarcoide SvenHasseliana – Motorheadiana, che comunque ci si collega. Forse non sanno di cosa si parla, e non hanno capito che loro sarebbero i ! cattivi del film, gli altri della generazione successiva contrapposta agli eroici virilisti tradizionalisti spartiati, ecc, protagonisti, anche se aimè nel nuovo mondo. Tanto per cominciare Milius è uno che ficca la citazione di Nietschze in Conan ed è ben poco Hollywoodiano. Probabilmente chi si trova davanti i testi di CSLR è semplicemente un membro dell'ultimissima, disarmante, persa generazione (di parte dell'Europa occidentale solo) col vuoto dentro e fuori, annichilita (nichilista sarebber troppo onore), priva di strumenti e contenuti, pronta per la pacifica poltiglia mondiale. I surfisti reali usavano vestiario Wehrmacht preda bellica dei padri, lo sanno (sapevano..) tutti, ci sono le pellicole.

  1. 29 maggio 2014

    […] Vedi la recensione di Adriano Scianca: Un mercoledì da leoni trent’anni dopo. […]

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