Un frammento di storia dell’origine

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Si passa la vita a caccia di dettagli

(Gottfried Benn)

Il tema è immenso. Pertanto qui se ne offrirà solo un modesto frammento. Parto da Foucault, che in un suo scritto sul Nietzsche ‘genealogista’ fraintende radicalmente la ‘natura’ dell’origine, da lui interpretata come una “chimera”, come un che di astorico e di sempre identico a se stesso. L’origine sarebbe pertanto “sempre prima della caduta, prima del corpo, del mondo e del tempo; è dal lato degli dei e a raccontarla si canta sempre una teogonia”, laddove, al contrario, la genealogia, pienamente inscritta nella storia, s’opporrebbe “al dispiegamento metastorico dei significati ideali e delle indefinite teleologie”; s’opporrebbe, in una parola, “alla ricerca dell’origine”[1].

segnaviaIl fraintendimento in cui è caduto Foucault si mostra con chiarezza se ci si rivolge alla parola greca che sta per ‘origine’, cioè arché. Come notava Heidegger, per i greci arché ha “due sensi: arché significa innanzitutto ciò da cui qualcosa prende avvio e inizio; ma arché significa inoltre ciò che contemporaneamente, in quanto è questo avvio e questo inizio, si protende oltre ciò che d’altro da essa muove, e così lo ritiene e quindi domina. Arché significa insieme inizio e dominio”[2].

Detto altrimenti, ciò che inizia, proprio in virtù del suo essere appunto origine, non può essere astrattamente separato da ciò che dall’inizio stesso proviene. Staccare l’origine dall’originato, quasi come se si trattasse di due ‘ambiti’ tra loro irriducibilmente contrapposti, consegnando la prima alla metafisica e il secondo alla storia, è un errore fatale, destinato a riverberarsi negativamente tanto sulla comprensione dell’una (l’origine) quanto dell’altro (l’originato). L’oltre cui allude Heidegger è indicativo al riguardo. La storia che dall’origine si dipana, fa tutt’uno con l’origine stessa, essendo quest’ultima un che di relazionale e dinamico, che implica di conseguenza una fittissima, strutturale, trama di rapporti con l’originato, attraverso i quali, appunto dinamicamente, l’origine stessa si attua. Ed ecco perché l’origine non va mai pensata come l’Origine, pena il pensarla come una sorta di irrigidita ed esangue ‘ipostasi’ metafisica.

Di tutto ciò, da ultimo, ce ne dà conferma Agamben: “il termine arché significa in greco tanto ‘origine’ che ‘comando’. A questo doppio significato del termine, corrisponde il fatto che […] l’origine, ciò che dà inizio e pone in essere, non è soltanto un esordio, che scompare e cessa di agire in ciò a cui ha dato vita, ma è anche ciò che ne comanda e governa la crescita, lo sviluppo, la circolazione e la trasmissione – in una parola, la storia”[3].

uso-dei-corpiUna volta confutato Foucault, si presenta però un nuovo problema. Il riferimento al ‘comando’ può far nascere l’idea che il rapporto tra l’origine e la storia dell’origine sia necessitato, vale a dire che si possa dare una e una sola storia dell’origine, ferreamente predeterminata, in cui tutto sarebbe in qualche modo già scritto in anticipo. In realtà il ‘comando’ non indica affatto una direzione prestabilita e strettamente ‘sorvegliata’, rimandando, piuttosto, alla costitutiva relazione esistente tra origine e originato. Ma, ecco il punto decisivo, tale relazione a sua volta riflette il carattere eventuale della stessa origine. In altre parole, non essendo l’origine in sé necessaria ma ‘appesa’ al libero darsi del suo evenire, ne consegue che anche la relazione tra l’origine e la storia dell’origine sarà consegnata al ‘comando’ del possibile e della libertà, sarà posta sotto il segno dell’evento. Ma questo significa che la storia dell’origine segue percorsi accidentati e imprevedibili, dove l’origine può tanto re-iniziare in modo nuovo, quanto smarrirsi irreparabilmente o, ancora, velarsi in un oblio millenario. Una storia ‘in sé’ plurale e aperta, una storia che si dice in molti modi…

Chiudo queste assai sintetiche osservazioni con un piccolo esempio che spero possa ulteriormente chiarire quanto detto sinora. Probabilmente intorno al 360 e.v. un anonimo compilatore mise assieme e pubblicò tre opere già esistenti, riguardanti rispettivamente l’origine di Roma, le biografie di uomini illustri di età regia e repubblicana e la fatica storiografica di Sesto Aurelio Vittore, personaggio dell’entourage di Giuliano Augusto. La prima delle tre opere è l’altrettanto anonima Origo gentis Romanae. Già è significativo avvedersi di come uno dei modi di trasmissione dell’origine abbia forma anonima; assai più importante è però notare come, anche nel IV secolo, cioè a distanza di più di un millennio dalla fondazione di Roma, si avvertisse ancora l’esigenza di ritornare sulla storia della sua origine. Ma in effetti non di mero ritorno si tratta, bensì di un vero e proprio nuovo inizio. Non a caso, la recentissima edizione einaudiana dell’Origo porta un titolo che dice tutto: “Un’altra storia di Roma”.

gennaio 2016

Note

[1] Tutte le citazioni sono tratte da M. Foucault, Microfisica del potere, Torino 1978, rispettivamente pp. 34, 32 e 30.

[2] M. Heidegger, Segnavia, Milano 1987, p. 201 (corsivi nell’originale).

[3] G. Agamben, L’uso dei corpi, Vicenza 2014, p. 348.

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