Tradizione Primordiale e realizzazione ermetica

Salomon Trismosis, Splendor Solis
Salomon Trismosis, Splendor Solis

Nell’ambito delle diverse civiltà, un’analisi alquanto superficiale ha sempre inquadrato le tradizioni d’Oriente come caratterizzate dalla via della Contemplazione e le tradizioni d’Occidente come caratterizzate dalla via dell’Azione; infatti, è importante ricordare come i segni di entrambe le vie di realizzazione siano riscontrabili sia in Oriente quanto in Occidente. A chi, soprattutto, ravvisa nelle civiltà orientali una specificazione di stampo puramente contemplativo e sacerdotale, non possiamo non ricordare l’illuminante dottrina guerriera dello Zen, ma anche le virili epopee dell’India vedica:”il Brahman crea una forma più alta e perfetta di se stesso, che è l’aristocrazia guerriera e la serie delle divinità guerriere…..non vi è nulla di superiore all’aristocrazia guerriera, e il sacerdote venera umilmente il guerriero quando ha luogo la consacrazione di un re”(1).

Dalla presenza simultanea in tutte le forme tradizionali di orientamenti sia sacerdotali quanto guerrieri, possiamo intuire come ciò non sia altro che il retaggio di una realtà superiore, di una realizzazione che primordialmente riuniva in sé le due vie dei brahmana e degli kshatriya, la casta originaria di Hamsa, che esisteva nel Krita-yuga, nell’Età Saturnia, che allo stato indifferenziato conteneva i quattro varnas successivi, quando il Rex era tanto Imperator quanto Pontifex

Nell’antico Egitto il Faraone, infatti, rappresentava una diretta manifestazione di Rà o di Horo, similmente nella tradizione indo-iranica il Re era considerato della stessa stirpe degli Dei e “ha lo stesso trono di Mithra, sorge col Sole” e all’Imperatore in Roma (e Pontefice Massimo) era associata una qualità trascendente, la qualità dell’invictus, essendo la massima espressione della solarità e dell’imperiumsol dominus romani imperii! Ciò a cui facciamo esplicito riferimento è quella dottrina ermetico-alchemica che in forme al quanto simili è stata presente in moltissimi civiltà, nel Taoismo, in India, ma anche nell’Islam: se all’ermetismo possiamo associare la parte più speculativa dell’arte, all’alchimia dobbiamo abbinare la parte strettamente operativa.

Un primo elemento su cui una chiarezza cristallina si deve assolutamente affermare è la nozione di dottrina, di un corpus unico di insegnamenti iniziatici, che tramite vie sotterranee si è perpetuato nel corso dei secoli, come è possibile ritrovarlo in autori greci, arabi, fino a giungere al Medioevo ed alla Rinascenza; la sapienza ermetica la ritroveremo dai simboli più alti della Romanità pagana fino alle espressioni della più sensibile metafisica cristiana; d’altronde, si noti come cattolici fossero Lullo ed Alberto Magno, oltre all’abate Pernety. Sull’unicità dell’arte ermetica, poi, varie ma non equivocabili sono le espressioni:”Notate che, quale pur sia il modo con cui [i filosofi ermetici] hanno parlato, natura è una sola, ed essi sono tutti d’accordo, e dicono tutti le stesse cose…sappiate che noi siamo tutti d’accordo, qualunque cosa diciamo. Accordate dunque l’uno con l’altro e studiateci; poiché l’uno rischiara ciò che l’altro occulta, e chi veramente cerchi, può trovare tutto”(2).

Tale linguaggio, inoltre, si caratterizza per la sua enigmaticità, essendo appunto ermetico, esprimendosi con simboli, allegorie e metafore che si ricollegano alla natura dei metalli, che assurgono ad una valenza essenzialmente spirituale, di trasfigurazione, di occultamento quanto di regale solarità: il senso rigenerativo dell’alchimia è nel suo principio di Verità trascendente, come processo trasmutatorio delle componenti organiche e psichiche dell’Uomo. Dato che le fasi alchemiche sono viste come dei veri e propri combattimenti, non sono insoliti simboli presi dal mondo cavalleresco, come la spada, il colpo di lancia, lo scudo, il cavallo: anche da ciò si giustifica l’aggettivo “eroico”, che noi applichiamo al percorso di rigenerazione ermetica. Ovviamente sono simbolici i metalli, i pianeti e le sostanze chimiche presi in considerazione nei manuali operativi. Si ritiene, infatti, che solo una conoscenza rara ed acquistata con un lavoro metodico possa garantire alle persone degne e preparate, predestinate per le loro doti intrinseche, di accedere ai segreti o meglio ai “secreti” dell’arte. E’ meritevole di operare con successo chi é in grado, dopo numerosi e faticosi tentativi, di sciogliere il groviglio di pseudonimi e sostanze arcane, di orientarsi nel caotico sistema di riferimenti, dove ogni cosa pare significare tutto e il suo contrario. Tutti gli altri sono sviati intenzionalmente per impedire che s’impadroniscano di un potere e di una conoscenza che la loro indole non evoluta non può che volgere il nulla: la Bhagavad-Gita recita che “Ciò che è giorno per il saggio, è notte per l’ignorante”.

A tal punto, è chiaro che il concepire l’arte alchemica come una spuria antesignana della chimica moderna, è sintomo di una forma mentis di natura scientista e modernista, che non riesce a cogliere la profondità trascendente del Magistero, dei suoi simboli, degenerandoli nelle fantasticherie e nelle ciarlatanerie dei cosiddetti soffiatori o bruciatori di carbone, che stoltamente ricercavano la trasmutazione materiale dei metalli: ”Se l’alchimia fosse una mera questione da ciarlatani, il suo linguaggio sarebbe improntato all’arbitrio e alla stoltezza; al contrario, essa possiede tutti i caratteri di una genuina tradizione…una dottrina organicamente coerente”(3). L’Ars Regia, designazione caratteristica della conoscenza ermetico-alchemica, deve, per i motivi che abbiamo summenzionato, essere considerata una filiazione diretta della Tradizione Primordiale ed Universale, significando un processo di ascensione spirituale che presenta quei tratti di eroicità, di qualità virili che ne riportano la dottrina alla Regalità Divina delle origini. Si manifesta una via realizzativa che si manifesta nei miti di tutte le forme assunte dalla Tradizione, che si prefigge il fine di riconquistare lo stato noetico assoluto, di “fabbricarlo” – da qui l’accezione di Opera -, secondo una visione della vita che non mira ad una devozionale adesione all’universale, ma ad una luciferina e titanica sfida contro il cielo, per il suo dominio, per la sua riconquista: ”Non temiamo di dire la verità. L’uomo vero è al di sopra di essi [degli dei celesti], o per lo meno uguale ad essi. Poiché nessun dio lascia la sua sfera per venire sulla terra, mentre l’uomo sale in cielo e lo misura. Onde osiamo dire che l’uomo è un dio mortale e che un dio uranio è un uomo immortale”(4).

A tal proposito, crediamo sia illuminante evidenziare la valenza simbolica dei miti greci e romani legati alla figura eroica di Ercole ed dell’iniziazione solare di Mithra, in cui le virtù eroiche e virili possono maggiormente esprimere la propria significazione ermetica. E’ fondamentale operare un iniziale separazione tra la figura dell’Ercole, greco o romano che sia, da quella dell’Ares greco, mentre un’assimilazione col Marte romano è più che accettabile. Mentre la divinità greca della guerra è associabile ad una natura violenta, ad una virilità selvaggia, Heracles e Marte rappresentano la “fissazione”, la sublimazione di tale furor, una virilità eroica, che manifesta la vittoria, simboleggiata dalle fatiche erculee, come cammino iniziatico di purificazione e di reintegrazione, che vede nel numen di Apollo il Principio immutabile e solare, a cui, appunto, tende l’azione eroica: ”in Roma come in Grecia con Eracle, si “conosce” la necessità (per la Via Eroica) di sublimare l’elemento guerriero con tratti ancora titanici (Ares, Marte “volgare”), si può vedere quanto sia univoca la Tradizione Occidentale, ritrovandovi la stessa legge presente nell’ermetismo alchemico, dove, esotericamente, essa definisce la “Via al Cielo” degli Eroi, cioè la stessa Tradizione di Roma”(5). Similmente nei misteri mithriaci si realizza un’impresa eroica, con l’uccisione del toro, simbolo dell’animalità microcosmica da superare, da vincere – nell’Opera ricorre spesso l’immagine di un mostro da abbattere e si usa l’espressione “tagliare le ali al drago”-; al grano germogliato dal sangue dell’animale caduto in Terra si avvicinano, in seguito, animali selvatici pronti a cibarsene, che, nel percorso iniziatico-simbolico, è importante allontanare, a conferma che le scorie combustibili non sono ancora del tutto esaurite: la fissazione regale si realizzerà con la vittoria di Mithra sul Sole stesso, esplicitando quella “violenza ai cieli”, di cui si parla nel Vangelo.

Non è un caso che Saturno, Re splendente dell’Età Aurea sia accosto simbolicamente al Sole, nella versione volgare o di purità spirituale: nella prima si realizza uno stato di totale passività, in cui Saturno, abdica per divenire un numen conio e sotterraneo; nella seconda una riconquistata autorità regale lo manifesta come Oro incombustibile, Zolfo spirituale. Non si dimentichi, infatti, come solo nell’oscurità si possano attuare le trasmutazioni di stato: nella palingenesi ermetica nigrum nigro nigrius si riferisce alla prima Opera di combustione di tapas, del fuoco ascetico, la Nigredo, e similmente non meravigli i profani come, proprio all’inizio di tale opera, l’oscura caoticità, assimilata al Piombo, corrisponda all’astro di Saturno. ”La pietra che i costruttori avevan gettato via è diventata la principale pietra d’angolo…testa d’angolo (caput anguli)”(6): similmente significativo è anche tale riferimento evangelico, che è diretto principalmente al Cristo (summo angulari lapide), che come pietra fondamentale ascende e si realizza in pietra d’angolo, cioè pietra di vertice, una chiave di volta, una Via al Divino, che, alchemicamente trasforma il Piombo in Oro. Non possiamo ora esimerci dal notare come le fasi del processo alchemico, come le varie tappe di una vera e propria realizzazione spirituale, che condurrà l’iniziato fino alla conquista dell’Oro Saturnio, cioè quella sublimazione degli stati sovraindividuali che permetterà l’attuazione di quell’Identità Suprema, siano il percorso inverso, dal punto di vista ontologico, delle quattro ere del grande ciclo: l’Opera al Nero, associata all’Età del Ferro ed all’inverno; l’Opera al Bianco, associata all’Età del Bronzo ed alla primavera; l’Opera al Giallo, associata all’Età dell’Argento ed all’estate; l’Opera al Rosso, associata all’Età dell’Oro ed all’autunno. Infatti, Julius Evola, che pure limita la trattazione ai tre colori, nell’assimilazione dei colori e delle stagioni accenna, senza darvi seguito, a “rossa” estate e “aureo” autunno(7), unendoli nella trattazione o identificati con la “Iosi”, fase finale, la quale è appunto quella del “Rosso” autunno, nel quale si raccolgono i frutti. La Rubedo è la fissazione finale e totale, ove si realizza la perfezione della Grande Opera: si ritorna alla Terra, ove si è estratto l’Oro come da una miniera, “il Diadema del Re”, Saturno ritornando sovrano primordiale…questa è la Via del segreto incomunicabile, questa è la Via dei pochi!

Note:

1) Brhadaranyaka-Upanishad (I, IV, II);
2) Testo in Introduzione alla Magia, Edizioni Mediterranee, Roma, 1971, vol. II, p. 245;
3) Dalla Prefazione de L’Alchimia, Titus Burckhardt, Paolo Boringhieri, Torino, 1961;
4) Corpus Hermeticum, X, 24-25;
5) Il nome segreto di Roma, Giandomenico Casalino, Edizioni Mediterranee, Roma, 2003, p. 50-51;
6) Salmo CXVIII, 22; Matteo, XXI, 42; Marco, XII, 10; Luca, XX, 17;
7) La Tradizione Ermetica, Julius Evola, Edizioni Mediterranee, Roma, p. 97.

Saggio pubblicato sulla rivista Hera e successivamente inserito nel monografico dedicato all’Alchimia ne I Misteri di Hera.

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Nato a Taranto nel 1977, è stato l’animatore nei primi anni del 2000 del Centro Studi Tradizionali Cuib Mikis Mantakas, con la correlata fanzine Camelot, a cui hanno offerto la loro preziosa collaborazione numerosi studiosi del tradizionalismo italiano. Attualmente, i suoi interessi, che spaziano dalla metapolitica alla Tradizione, dall’antichità classica alla dottrina ermetico-alchemica, lo coinvolgono in alcune collaborazioni di rilievo con riviste come Vie della Tradizione, Elixir, Arthos, Orientamenti, Orion. Suoi articoli sono apparsi anche su pubblicazioni come Ciaoeuropa, Graal, Hera, Simmetria ed Arketè.

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