Ma quale tradizionalismo? (Una risposta a don Curzio Nitoglia)

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34 Risposte

  1. Musashi ha detto:

    Si bisognerebbe però chiedere a Polia cosa pensi di Nitoglia, essendo lui un cattolico (un "tradizionalista cattolico" e non un cattolico tradizionalista, cosa che è invece Nitoglia).

    Glielo chiederò la prossima volta che lo vado a trovare al suo museo entoantropologico in quel di Leonessa, sull'appenino laziale.

  2. Francesco ha detto:

    Caro Musashi, parli di cristianesimo e non conosci la sua mistagogia. non sai proprio un bel nulla. sei solo un pallone gonfiato. ciò detto, Nitoglia non conta nulla

  3. Dar ha detto:

    Uffa, che noia continuare a leggere queste invettive neopagane – area da cui ho preso definitivamente commiato – basate tutte sul fatto che si giudica le religioni/religiosità rimanendo sul piano essoterico, formale, di superfice. Certi passaggi sembrano presi pari pari dalla critica marxista alla religione. Con queste basi non si può nemmeno parlare di un fronte della Tradizione. Qui siamo fuori dalla Tradizione. Come non vedere che il cristianesimo ha cambiato le carte in tavola affinché ciò che contava venisse salvato? Come non capire che il mondo antico è diventato il cristianesimo – o meglio il cattolicesimo. La prova del nove è il giudizio che il mondo protestante e i tdg danno del cattolicesimo: paganesimo paludato di Bibbia. E anziché schermirmi – come fanno i cattolici essoteristi (limitati dalla trappola dell’esclusivismo*) – la cosa mi fa onore. Che cosa sono tutte le istituzioni cattoliche se non prassi pagana sub specie haebraicitatis? Cristo ha più in comune con Ermete Trismegisto o con il giudaismo talmudico? A parte che anche l’antigiudaismo indiscriminato rischia di rendere miopi nei confronti di dati tradizionali disseminati anche nella via ebraica. Mai analizzato Sansone alla luce di Ercole? E il carro di Elia non è forse il carro di Helios? Scopiazzature dei pagani? Dai, su, non siamo infantili. Il guaio che attanaglia l’intelligenza (nel senso di comprensione) dell’area è il pregiudizio nazionalista, e il rifiuto di analizzare i dati religiosi con la lente della trascendenza. Ci si liberi dall’orgoglio a non voler accettare l’innesto veterotestamentario e si capiranno molte cose, i dati appariranno sotto una luce molto diversa, meno limitata.

    * (l’esclusivismo non è altro che l’hic sunt leones dell’essoterista: il limite oltre cui non deve andare per non cadere nello scandalo, e quindi nell’irreligiosità; per le masse è un bene che ci sia, le elites possono e devono scavalcarlo; non è questo il luogo per dimostrare come ciò sia un fatto)

  4. Dar ha detto:

    Scusate, solo per commentarne una:
    Scrive Musashi:
    “[…] Dai per scontato che il rito eucaristico connetta alle Potenze celesti “realmente” (mi avessi detto “virtualmente” già potrei capire…), e che questo accada a masse intere!
    ma non è così. Se tu ricevi una iniziazione hai una esperienza trasfigurante, ci posso volere settimane, persino mesi per riprenderti. Chi esce dalla messa la domenica esce con la stessa mente ordinaria con cui è entrato e lo sai benissimo. […]”

    Ma tu che ne sai? Sei in grado di escludere che ciò sia avvenuto o avvenga?
    Azz, saper leggere nel cuore di qualche miliardo di persone (anche del passato) è una dote non da poco, devo riconoscerlo.

  5. Sandro ha detto:

    Evola era SICILIANISSIMO, sia pur nato a Roma!!! La madre, Concetta Frangipane, apparteneva alla nobile famiglia siciliana dei Frangipane, presente in Sicilia fin dal Medioevo!!! Per quanto concerne la parte paterna di Evola, anch’essa siciliana, la situazione è alquanto problematica, in quanto che ad un certo momento l’albero genealogico degli Evola si interrompe per mancanza di documenti! Da questi documenti si evince che gli Evola erano di certo una famiglia benestante, ma non se ne evince la nobiltà, tanto che qualcuno ha osato dire che il padre di Evola non fosse affatto nobile, prendendo anche spunto dal fatto che il cognome “Evola” è abbastanza presente e popolare in Sicilia, soprattutto nel palermitano! Tuttavia si sono fatte delle ipotesi più o meno probabili: alcuni hanno detto che probabilmente gli Evola non figurano registrati nell’Albo d’Oro della Nobiltà Siciliana, in quanto che, come molte altre famiglie nobili siciliane appartenenti alla piccola nobiltà, non procedettero per qualche motivo a tale registrazione quando i vari sovrani la richiedevano per riconfermare titoli, privilegi e proprietà (costoro quindi ipotizzano che gli Evola probabilmente appartenessero alla piccola nobiltà siciliana); altri, come l’introduttore all’edizione tedesca di Imperialismo Pagano, ipotizzano che gli Evola fossero dei siciliani di origine normanna, deducendo questo dal significato che essi attribuiscono al cognome “Evola”, che conterrebbe un significato normanno; altri ipotizzano quanto detto da Musashi, cioè che gli Evola fossero degli spagnoli-castigliani, successivamente passati in Sicilia, durante la conquista spagnola della Sicilia, visto che effettivamente una famiglia nobile castigliana con tale cognome esistette davvero, ma il collegamento tra questa ultima e la famiglia paterna del grande tradizionalista, come dicevamo, è problematico, in quanto, sia pure ipotizzabile, non certo!

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